Queta domanda è rivolta specialmente ai ragga del ms-ft di roma!
palestina libera!
onore a Yassin!
onore a Rantisi e all'Iran rivoluzionario e antimondialista!!
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Ci sono state nuove esercitazioni recentemente?In Origine Postato da Musashi
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Che razza di post è questo? Dì qualcosina invece di fare proclami!


SI VIS PACEM PARA BELLUM !In Origine Postato da Musashi
Queta domanda è rivolta specialmente ai ragga del ms-ft di roma!
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A parte i soliti inutili proclami medio-orientalisti, tale notizia su POL è circolata (anche se vedo che si preferisce in generale la chiacchiera all'informazione, segno che altri agiranno...):In Origine Postato da Iron81
Ci sono state nuove esercitazioni recentemente?
Che razza di post è questo? Dì qualcosina invece di fare proclami!
http://www.paginedidifesa.it/2005/apicella_050831.htmlUsa, il triangolo Ru-In-Ci non l'avevo considerato
Franco Apicella, 31 agosto 2005
La Russia potrebbe coinvolgere l'India in future esercitazioni militari con la Cina, analoghe alle manovre congiunte svolte di recente tra Russia e Cina ("Peace Mission 2005", ndr). Secondo quanto riportato dall'agenzia Press Trust of India (Pti), il ministro della Difesa russo Sergei Ivanov avrebbe dichiarato alla televisione di Stato russa: "Ritengo che verranno condotte ulteriori esercitazioni tra Cina e Russia a cui probabilmente prenderanno parte altri membri della Shanghai Cooperation Organisation (Sco) , inclusi paesi con lo status di osservatori come l'India".
L'India e la Russia hanno programmato la loro prima esercitazione congiunta per il prossimo ottobre. Secondo uno dei maggiori quotidiani russi, Russia, Cina e India stanno pianificando la condotta di una nuova esercitazione congiunta sulla base dell'esperienza fatta con la "Peace Mission 2005" russo-cinese. Secondo quanto scritto da Nezavisimaya Gazeta Andrei Kokoshin, già segretario del Consiglio di sicurezza russo e membro del Parlamento, ha detto che la prossima esercitazione potrebbe essere parte di un triangolo Russia-Cina-India e dell'accresciuta attività della Shanghai Cooperation Organisation (Sco).
La Sco è una alleanza aperta che comprende Russia, Cina e le repubbliche centro asiatiche di Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan and Uzbekistan. India, Pakistan e Mongolia hanno lo status di ossrvatori. "L'esercitazione potrebbe essere mirata a mantenere stabilità nell'Asia Centrale e a garantire sicurezza alle rotte marittime di rifornimento dei prodotti petroliferi", ha affermato Kokoshin nella sua dichiarazione.
La Russia è stata particolarmente attiva sul piano politico-militare nel corso di questa estate. A parte la manifestazione di facciata, ma soprattutto di business, del Moskov air show, l'esercitazione congiunta con la Cina ha rappresentato un evento unico nel suo genere. Il successivo annuncio della esercitazione con l'India nel prossimo ottobre conferma ulteriormente l'interesse della Russia nei confronti del continente asiatico.
Le risorse energetiche della piattaforma caspica costituiscono il punto focale della politica economica ed energetica russa, in sistema con le riserve siberiane da indirizzare verso l'Estremo Oriente. Per consolidare la cintura di sicurezza costituita dalle Repubbliche centro asiatiche (mentre Uzbekistan e Kyrgyzstan stanno sfrattando le basi Usa) occorrono buoni rapporti con il più rilevante player nell'area, l'India; di qui la prossima esercitazione. Nell'Estremo Oriente, pur avendo indirizzato il grande oleodotto siberiano su un terminale più favorevole al Giappone, la Cina è stata accontentata con una consistente quota di rifornimenti per altra via e ulteriormente rassicurata dalle manovre congiunte.
Non resta che coinvolgere entrambi - Cina e India - in un triangolo. Ma forse gli Usa non lo avevano considerato.


In Origine Postato da Iron81
Ci sono state nuove esercitazioni recentemente?
Che razza di post è questo? Dì qualcosina invece di fare proclami!
In breve. Recentemente Russia e Cina hanno firmato un accordo di cooperazione militare (i cui esatti termini non ricordo benissimo) e questo accordo potrebbe essere allargato all'India.
L'assetto geopolitico asiatico presente e futuro si muove in parte lungo coordinate fissate da tempo e in parte su nuove coordinate. Ad esempio Cina e India potrebbero accantonare la loro tradizionale rivalità. D'altra parte invece gli Usa stanno 'investendo' molto sul Vietnam, che da sempre è in conflitto con la Cina.
Dico la mia, per quanto possa valere. Difficile che un accordo Cina-India-Russia possa reggere troppo a lungo: è la proverbiale situazione della cucina con troppi cuochi.
Più probabile, a mio avviso, un asse tra Russia e Cina da una parte e India e Vietnam dall'altra (con gli Usa supporters di questi ultimi due). D'altro canto il quadro presenta ancora molte, troppe incognite. Il rapporto tra India e Usa rischia di essere incrinato dal Pakistan, nemico della prima e alleato fondamentale dei secondi, e il Pakistan al momento è tra i paesi più instabili dell'area. Rimane aperta pure la questione della Corea del nord. Sia la Cina che la Corea del sud hanno interesse, per ragioni diverse, a che Pyongyang non collassi.
E poi c'è pure l'Indonesia, che non è esattamente un bruscolino.


In Origine Postato da Arthur I
A parte i soliti inutili proclami medio-orientalisti, tale notizia su POL è circolata (anche se vedo che si preferisce in generale la chiacchiera all'informazione, segno che altri agiranno...):
http://www.paginedidifesa.it/2005/apicella_050831.html
Non avevo visto la tua risposta.
Mi sembra dunque che sia soprattutto la Russia a voler legare Cina e India in un accordo trilaterale. Bisogna vedere cosa ne pensa la Cina.
Attenzione a ritenere gli Stati Uniti tagliati fuori. Molto dipende dagli sviluppi della politica americana nei prossimi anni. Se rimangono al potere i neocons, contineurà una politica molto aggressiva. Se nel partito repubblicano tornano al potere i vecchi conservatori - gente alla Kissinger, per capirci - è probabile una politica molto più realista, che potrà pure riconoscere le potenze asiatiche come Stati 'titolari' dell'area.
Se vincono i democratici, è la vera incognita: probabilmente assisteremo a una politica schizofrenica sul modello di quella clintoniana.
Due notizie su questo aspetto:In Origine Postato da enrique lister
Attenzione a ritenere gli Stati Uniti tagliati fuori. Molto dipende dagli sviluppi della politica americana nei prossimi anni. Se rimangono al potere i neocons, contineurà una politica molto aggressiva. Se nel partito repubblicano tornano al potere i vecchi conservatori - gente alla Kissinger, per capirci - è probabile una politica molto più realista, che potrà pure riconoscere le potenze asiatiche come Stati 'titolari' dell'area.
Se vincono i democratici, è la vera incognita: probabilmente assisteremo a una politica schizofrenica sul modello di quella clintoniana.
http://www.agi.it/news.pl?doc=200510...nline.dalmondoGIAPPONE-USA: TOKYO ACCETTA PRESENZA PORTAEREI NUCLEARE
(AGI) - Washington, 27 ott. - Il Giappone permettera' la presenza di una portaerei nucleare degli Stati Uniti nelle sue acque territoriali a partire dal 2008. Lo hanno reso noto fonti della Marina statunitense. Finora il governo giapponese -l'unico Paese che ha avuto due citta', Hiroshima e Nagasaki, rase al suolo da bombe atomiche statunitensi nel 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale- si era sempre opposto alla presenza di navi nucleari nelle sue acque o nei suoi porti.
La portaerei, che ancora non e' stata prescelta, avra' come base delle operazioni il porto di Yokosuka, a sud di Tokyo, in sostituzione della USS Kitty Hawk, la portaerei piu' vecchia nella Marina Usa, che andra' in pensione nel 2008. Avere una portaerei in maniera permanente in Giappone e' da sempre un elemento costituivo della strategia militare statunitense nel Pacifico. La Marina Usa conta al momento su 9 portaerei nucleari classe Nimitz, piu' una decima in costruzione.
La conferma dell'accordo arriva alla vigilia delle riunioni che cominceranno oggi al Pentagono tra funzionari del ministero della Difesa e del Dipartimento di Stato Usa e rappresentanti militari e del Ministero degli Esteri giapponese. L'accordo militare nippo-statunitense e' il secondo nel giro di pochissimi giorni: mercoledi' scorso, le autorita' giapponesi hanno accettato la costruzione di un nuovo eliporto nella base militare statunitense nell'isola di Okinawa. (AGI)
http://www.paginedidifesa.it/2005/pdd_051072.htmlShangai Cooperation Organization: via gli Usa dal Caucaso
Pagine di Difesa, 31 ottobre 2005
Le sei nazioni che fanno parte della Shangai Cooperation Organization (Sco) hanno chiuso il loro meeting a Mosca con la richiesta agli Stati Uniti di ritirare le forze dalle basi militari nei Paesi del Caucaso. Russia, Cina, Uzbekistan, Kazakstan, Kirghizistan, Tajikistan (con India, Iran, Pakistan e Mongolia come osservatori) hanno approvato il documento finale.
Zhang Deguang, segretario del gruppo ed ex ministro degli Esteri cinese, ha affermato che la Sco ha come obiettivo la guerra al terrorismo e la collaborazione e non è una ‘alleanza militare’. Inoltre Deguang ha specificato che quella rivolta agli Usa è una richiesta, non un ultimatum.
Nel mese di luglio la Sco inoltrò una richiesta analoga agli Stati Uniti nei riguardi delle basi in Uzbekistan e Kirghizistan. Sempre a luglio, il presidente Uzbeko ha chiesto agli Usa di ritirare le truppe entro sei mesi.
Fonte: Asia News


Russia e india hanno avuto aspri contrasti con la cina in passato,In Origine Postato da Musashi
Cosa ne pensate delle prove militari fra cina e russia e india?
è prova della somma abilità del governo cinese averli coinvolti in manovre militari congiunte.
è anche prova della somma idiozia di bush a dire la verità.
Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle
La situazione tra India, Cina e Pakistan rende difficilissimi degli accordi di cooperazione tra questi tre Stati. In particolare il contenzioso ultradecennale per il cashmir non credo permetterà particolari accordi.......


OMNIA SUNT COMMUNIA
PROVE TECNICHE DI EURASIA?
In questo numero di «Comunitarismo» i lettori troveranno la recensione all’ultimo libro di Costanzo Preve che tratta da un punto di vista filosofico, ma non solo, l’argomento geopolitica, con un capitolo dedicato all’Eurasia, intendendosi con questa espressione la possibile unione geopolitica tra l’Europa ed il Continente asiatico.
Abbiamo già espresso su questa Rivista la nostra diffidenza verso certe concezioni eurasiatiche provenienti da ambiti di estrema destra neonazista che cercano di appropriarsi del concetto per inserirvi elementi imperialistici mutuati dall’esperienza nazionalsocialista e di riproporre il concetto di Lebensraum come motore di quest’unione.
Noi, pur rifiutando a priori queste impostazioni deliranti, ci siamo però chiesti se valesse la pena, invece, analizzare e discutere su alcuni avvenimenti che hanno caratterizzato questi ultimi mesi e che sembrano avvalorare una politica di avvicinamento tra alcuni paesi di questo blocco continentale.
Il primo avvenimento di portata storica è stato l’annuncio dato nei primi di agosto da parte di tutta la stampa dello svolgimento di manovre militari congiunte russo-cinesi in un’area di confine: la cosa ha destato scalpore perché mai nel corso della Storia dei due paesi ex-nemici si era verificata una cosa del genere.
I due eserciti hanno svolto manovre congiunte aeronavali e terrestri che, a detta dei portavoce dei rispettivi Governi, avranno un seguito.
Come infatti ha scritto Giulietto Chiesa «Come svegliandosi da un lungo sonno, i giornali di tutto il mondo “civile” hanno annunciato che Cina e Russia hanno cominciato in agosto le prime, grandi manovre militari congiunte della loro storia. Nemmeno ai tempi di Stalin e di Mao, di Chu Enlai e di Molotov, Russia (allora Unione Sovietica) e Cina si erano spinte a tanto. Certo erano – come si diceva allora – due paesi socialisti, avevano rapporti economici, l'URSS forniva armi alla Cina, ecc. Ma mai le loro truppe si erano messe insieme. C'erano stati momenti, al contrario, in cui le canne dei loro fucili si erano puntate reciprocamente le une contro le altre. Ma è acqua passata da molto tempo».
Ed, infatti, la seconda puntata di questa storia è che l’8 settembre scorso le agenzie hanno battuto un’altra notizia storica: oltre alle manovre congiunte Mosca venderà ai cinesi aerei militari, sistemi ad alta tecnologia per la difesa aerea, sistemi di puntamento, insomma tutto ciò che Mosca può fornire a Pechino nel campo dell’alta tecnologia militare.
Sempre Giulietto Chiesa, uno dei pochi giornalisti degni di questo nome, scrive: Il Pentagono pubblica i dati dell'armamento cinese, e rivela un segreto di Pulcinella: la Cina spende in armamenti dieci volte di più di quello che dichiara. Probabilmente le cifre americane sono attendibili, ma che cosa dicono? Dicono che i cinesi si stanno preparando alla stessa, identica cosa cui si stanno preparando gli americani: il momento in cui le risorse non basteranno per tutti e solo la forza deciderà chi potrà accedervi.
Sarà un momento drammatico e non è molto lontano. Avverrà nel corso del prossimo decennio. Da qui la corsa cinese a comprare tutto il comprabile e anche il non comprabile. Perché quando la maggiore impresa petrolifera cinese, statale, si affaccia a Wall Street con la regolare offerta di comprarsi la Unocal americana, offrendo un miliardo di dollari in più della massima offerta di una multinazionale a stelle e strisce, ecco che scattano tutti gli allarmi.
E quando Hu Jintao decide di rivalutare lo yuan di un modestissimo 2%, facendosi beffe della richiesta USA di rivalutare fino al 15%, l'occidente dovrebbe capire che Pechino non accetta ordini da nessuno. E procede – come Hu Jintao ha ribadito, con il sorriso sulle labbra e «denti d’acciaio» – secondo i suoi tempi, le sue esigenze, e non secondo le pressioni che vengono dall’esterno.
Le esercitazioni militari congiunte, Cina-Russia sono solo un segnale, prima della «tempesta perfetta» che si annuncia.
Ma non basta. Sempre quest’estate arriva un altro annuncio, stavolta dalla Shangai Cooperation Conference, un organismo che riunisce Russia, Cina, Iran e India in cui si invitano gli USA senza mezzi termini a smantellare le basi presenti in Uzbekistan e Turkmenistan, perché dopo l’attacco del 2001 all’Afghanistan si ritiene che il loro utilizzo non sia più necessario.
È ovvio che dietro la mossa di questi paesi si cela l’obiettivo di non consentire agli americani di utilizzare queste basi per futuri attacchi sia verso l’Iran che verso, in un futuro non troppo lontano, la Cina e soprattutto di arginare la disgregazione dello spazio russo che ha subito duri colpi in questi anni con le cosiddette «rivoluzioni arancioni» finanziate dalla Cia in Georgia e, ultima in ordine di tempo, in Ucraina con l’elezione del pupazzo Yuvschenko.
Ancora: quest’estate in qualche trafiletto di giornale filtra la notizia che la Cina stia vendendo all’Iran sistemi missilistici antiaerei in caso del paventato attacco Usa/Israele contro le centrali atomiche iraniane e che Cina e Iran stanno allacciando rapporti commerciali e militari sempre più stretti.
E l’Europa? Sembrerebbe tagliata fuori da questo gioco di risiko planetario che si sta svolgendo quasi in sordina, dove molti Stati stanno correndo verso forme di riarmo «difensivo» nei confronti delle mire della superpotenza a stelle e strisce, ma non è proprio così…
L’8 settembre esce una notizia di agenzia che riportiamo integralmente per il suo indubbio valore politico: «Il presidente russo Vladimir Putin arriva oggi a Berlino per firmare con il cancelliere Gerhard Schroeder l’accordo per la costruzione di un mega-gasdotto del Baltico, che aggirando l’Ucraina, la Bielorussia e la Polonia, permetterà alla Germania a partire dal 2010 di ricevere 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno, che successivamente dovrebbero salire a 55 miliardi di metri cubi. La firma del contratto era prevista inizialmente per il mese di ottobre a Mosca, ma le elezioni tedesche del 18 settembre e la probabile mancata rielezione di Schroeder hanno fatto anticipare la data. Il gasdotto lungo 1200 km, che partirà da Wyborg, nei pressi di San Pietroburgo, e terminerà a Greifswald, sulla costa baltica del Meclemburgo, sarà completamente sottomarino nei fondali del Baltico ed avrà un costo di 5 miliardi di euro. A partecipare al progetto sono l'azienda statale russa Gasprom, che deterrà il 51% della partecipazione, mentre il 49% verrà ripartito tra i due colossi energetici tedeschi Eon e Wintershall. La costruzione del nuovo gasdotto ha provocato parecchia irritazione nei Paesi baltici e soprattutto in Polonia, che adesso si vedono aggirati dalla nuova pipeline. Le reazioni della stampa polacca sono state durissime e anche il capo dello Stato, Aleksander Kwasniewski, ha affermato che il progetto è stato realizzato “sopra la testa della Polonia”. Il settimanale “Wprost”, che ha parlato al riguardo del “Patto Schroeder-Putin”, ha fatto addirittura un parallelo con il Patto Ribbentrop-Molotov del 1939, che decise la spartizione della Polonia tra il Terzo Reich nazista e l'Urss di Stalin. (AGI)».
Non solo i due partner tagliano fuori paesi legati a «filo doppio» agli USA come la Polonia e l’Ucraina dal progetto, ma Schroeder, da vero statista europeo,si cautela firmando il via libera al progetto prima della scadenza elettorale dove potrebbe – noi ci auguriamo di no – perdere con la filoamericana Merkel.
Ora non vorremmo giungere a conclusioni affrettate ma questi fatti se messi in una concatenazione logica non possono far tacere la sensazione che le cose sullo scacchiere eurasiatico si stiano muovendo in fretta e che i paesi più accorti si stiano preparando ad allineare i «pezzi» sullo scacchiere mondiale.
L’asse franco-germanico scalpita in Europa e cerca di coinvolgere la Russia in un progressivo avvicinamento all’Europa, con vertici sempre più frequenti tra Chirac, Schroeder e Putin, che prevedono transazioni commerciali di natura strategica. La Russia, a sua volta, stringe febbrili alleanze militari con la Cina la quale sembra voler «uscire dal guscio» e giocare la partita che prevede l’allargamento della sfera di influenza sull’Asia Centrale e sul Medio Oriente, rinunciando alla politica di «laissez faire» perseguita sinora nei confronti degli Stati Uniti.
In conclusione, non sappiamo ancora se queste sono prove tecniche di «eurasiatismo» o più semplicemente alleanze tattiche allo scopo di dissuadere gli USA dal perseguire il controllo totale delle risorse e dello spazio geostrategico in quell’area vitale del mondo. Di una cosa, però, siamo certi: sono iniziate le «grandi manovre» per lo scontro prossimo venturo e, come diceva un detto antico, «chi si ferma è perduto»…
Maurizio Neri
"COMUNITARISMO" OTT - 2005
TUTTO E' DI TUTTI
" OMNIA SUNT COMMUNIA "
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