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  1. #1
    Meda sabios paris
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    Question Pregunta istorica a subra sas ambiddas

    Tenzo in manu sos resultados elettorales de su 1946 e de su 1948 in su Parlamentu italianu (innantis Consurta)......

    Su Psd'Az jughiat in su 1946 pagu mancu de 350.000 votos!! Primmu partidu in Sardinnya cun su 40% e una paja de Diputados e Senadores!!

    In su 1948 su mattessi paltidu jughiat..... 60.000 votos!!!! Su 10%, pius o mancu.....

    In duos annos 30% de votos isparidos, volatilizzados...... Nemmancu sa DC a pustis de tangentopoli gai.....

    Si caligunu iskit, itte cazzu est suzzessu in cussos duos annos????
    E podet suzzedere una cosa gai como, a s'imbesse??

  2. #2
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    be,penso che dipenda dal clima di quelle elezioni,praticamente l'interesse fu monopolizzato dalla contrapposizione tra forze cattoloche e comuniste ,sostenute rispettivamente da usa e urss,la chiesa scese in campo massicciamente, i preti e tutte le organizzazioni cattoliche furono impiegate per convincere la gente, e lo stesso governo ha utilizzato molti mezzi di dissuasione!quindi penso che in una regione come la sardegna, dove avevamo punte di analfabetismo altissime, non sia stato difficile indirizzare i voti, con un mix di false promesse e di illusioni!questa è la mia opinione, magari ci saranno anche altre ragioni

  3. #3
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    Salude,
    in Tradurre la tradizione e in Tracce di Memoria ho provato a mostrare che questo "schianto" coincide con quelle "secchiate d'acqua fredda" sul fuoco indipendentista, come le definì a posteriori Michelangelo Pira, che la classe dirigente sardista gettò sul suo stesso elettorato (il riferimento di Pira è specificamente a Lussu, ma evito di personalizzare).
    Faccio notare che Pira ricorda quel periodo proprio per testimoniare come da giovane avesse creduto (anche se in modo "grezzo") all'indipendenza e dopo sia invece finito nel PCI. La cosa interessante è che Pira ritiene quell'atmosfera e quella aspettativa praticamente collettiva, come se la Sardegna avesse covato quel momento per tutto il periodo fra le due guerre e poi si sia vista "umiliare" da quelli che dovevano essere i suoi "salvatori", i suoi massimi rappresentanti. Ricordo anche che la stessa esperienza la vive Simon Mossa che in quei giorni parla a Radio Sardegna di "Repubblica sarda" e poi scompare per riemergere ad attività politica solo agli inizi degli anni '60 quando però si trova a dover combattere e mediare con un quadro autonomista e un generale fatalismo prodotto proprio dall'umiliazione collettiva generata dai falsi padri della Sardegna.
    Credo che sul finire della Seconda guerra mondiale in Sardegna si sia assistito a un trauma collettivo di cui nemmeno ci rendiamo conto, anche perché tutti (dico tutti esclusa la visione della storia proposta da iRS) raccontano ai sardi che in realtà lì non è successo nulla e che anzi, meglio di come è andata non poteva andare perché "il contesto" era quello. Noi contestiamo il contesto: noi contestiamo la ricostruzione a posteriori e ad hoc, a fini unionisti, di quel periodo. Che dal nostro punto di vista il sardismo ne esca totalmente delegittimato - tanto quanto i partiti italiani - non ci tocca. La via verso l'indipendenza, l'acquisizione di una coscienza nazionale sarda, è lastricata di scomode verità.
    Ovviamente credo che la nostra visione (molto più complessa di come l'ho riportata) coglie alcuni fattori decisivi ma non unici per spiegare quanto è accaduto. I fatti sociali si fanno sempre all'incrocio di molti processi concomitanti. Tuttavia credo che senza la nostra visione ci sarà ben poca possibilità di uscire dalle secche autonomiste.
    Unu saludu mannu
    Franciscu Sedda

  4. #4
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    Concordo, processi concomitanti, ma anche sovrastanti.
    Alle elezioni dell'assemblea costituente italiana (1946) il ps d'az conta 78554 voti validi, pari ad uno 0,3% del panorama italiano, con riferimento a 2 seggi.
    Nel Missouri Churcill parla per la prima volta di cortina di ferro tra europa orientale ed occidentale.
    Tra il 1946 ed il 1948 l'Italia aderisce ai trattati di pace (1947) e all'adesione al blocco che segnerà la sua ala di riferimento per un cinquantennio: Bretton woods, piano Marshall, etc.
    Il 20 ottobre del 1947 il Partito d'azione confluisce nel PSi.
    In Sardegna 3/4 del ps d'az formavano una base indipendentista.
    Lussu confluisce nella formazione italianista-socialista.
    Nelle elezioni politiche del 1948, alla Camera dei deputati si ha per il ps d'az un risultato pari a 61919 voti pari ad uno 0,2%, 1 seggio.
    Nel 1953 il ps d'az passa a 27228 voti validi, pari allo 0,1% e nessun seggio.
    Analoghe situazioni di fermento con la fine del 2o conflitto mondiale in varie aree del pianeta con l'avvento della guerra fredda vedono un progressivo indebolimento (negli anni successivi agli accordi di pace ed alla divisione in blocchi) delle forze politiche che guardavano all'autodeterminazione come nuova era di pace e stabilità.
    E' quindi corretto ritenere che con l'avvio di un nuovo ordine mondiale e la spartizione tra i blocchi, la ns classe dirigente all'epoca fosse solo colta da miopie e fervori ideologico-politici o vi erano spinte dall'alto che hanno portato ad una stasi strategica per lo stato nazione (come in altre parti del mondo) del movimento autonomo-indipendentista?
    Altamente probabile quest'ultima opzione.
    Forse quelle secchiate d'acqua fredda nascono anche da volontà terze che trovano la loro spiegazione e naturale comprensione in un contesto che mirava ad evitare instabilità sociopolitica in aree di estrema rilevanza strategica (vedi il Mediterraneo)
    Perchè spegnere sicure vittorie e scegliere Roma?
    Il contesto è chiaro.
    E' quindi corretto con riferimento a tale epoca avanzare il giudizio che l'autonomismo non sia stato il modello più idoneo per avanzare gradatamente verso l'indipendenza?
    Probabilmente nò.
    Probabilmente l'autonomismo può, a maggior ragione oggi, essere un gradino intermedio di un percorso verso l'autodeterminazione.
    Sopratutto in una fase storica quale l'attuale che vede un'assorbimento generalizzato della ns società attraverso strumenti quali l'assistenzialismo e di riflesso, l'accettazione di una precarietà economica che non fà presagire agli occhi dei ns cittadini una valida alternativa in un'eventuale indipendenza.
    La visione di Irs sul tema autonomismo è rispettabilmente opinabile.
    In buona sostanza, pensare di poter passare dalla dipendenza all'indipendenza senza passaggi intermedi non è una valutazione politica suscettibile di reale applicazione.
    Del resto, non ci sono neppure riscontri validi per cui si possa affermare che, a condizioni correnti, una corsa solitaria nel panorama politico isolano apporti più aperture che isolamenti dalla ns società.


    Chin amistade,
    Repubricanu

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da repubricanu
    E' quindi corretto con riferimento a tale epoca avanzare il giudizio che l'autonomismo non sia stato il modello più idoneo per avanzare gradatamente verso l'indipendenza?
    Probabilmente nò.
    Probabilmente l'autonomismo può, a maggior ragione oggi, essere un gradino intermedio di un percorso verso l'autodeterminazione.
    Sopratutto in una fase storica quale l'attuale che vede un'assorbimento generalizzato della ns società attraverso strumenti quali l'assistenzialismo e di riflesso, l'accettazione di una precarietà economica che non fà presagire agli occhi dei ns cittadini una valida alternativa in un'eventuale indipendenza.
    La visione di Irs sul tema autonomismo è rispettabilmente opinabile.
    In buona sostanza, pensare di poter passare dalla dipendenza all'indipendenza senza passaggi intermedi non è una valutazione politica suscettibile di reale applicazione.
    Del resto, non ci sono neppure riscontri validi per cui si possa affermare che, a condizioni correnti, una corsa solitaria nel panorama politico isolano apporti più aperture che isolamenti dalla ns società.


    Chin amistade,
    Repubricanu
    Tale risposta è irrispettosamente capziosa e speciosa.
    Ma visto che ci si para tutti dietro fantomatiche amicizie (a tale proposito vorrei ricordare una splendida vignetta di Giannelli che mostrava gli allora leader DC alla "Festa dell'Amicizia" che davanti si abbracciavano e dietro tenevano pugnali, bombe e coltelli...per dire quanto l'amicizia malamente ostentata possa suonare finta) dirò amichevolmente che ognuno può illogicamente ritenere che chi ha fondato l'autonomismo sull'idea della Sardegna come "nazione mancata", "nazione abortiva", "nazione fallita" sia stato funzionale all'indipendentismo. Sinceramente non capisco dove si voglia andare continuando a dire che "in fondo, in fondo" quelli che ci hanno guidato verso l'integrazione italiana e ci hanno spinto a convincerci che eravamo dei falliti possono essere considerati funzionali ad un percorso indipendentista. Beati voi che avete le idee chiare...
    A proposito di chiarezza: qui non è questione di gradualismo! per favore, non veniteci a prendere in giro con questi argomenti imbarazzanti. Basta leggersi il manifesto di iRS, c'è scritto a lettere cubitali: "l'indipendenza è un cammino" e chi è veramente indipendentista deve accettare gioiosamente di lavorare a questo fine anche nell'eventualità che non sarà lui a vederne il risultato. Certo, se qualcuno vuole ricordarci quanto fra l'oggi e l'indipendenza ci sia da lavorare, quanti (ipotetici) passaggi ci saranno, beh, grazie per il promemoria, ma lo sapevamo già anche noi: siamo iRS, mica degli sprovveduti.
    A me pare che qualcuno abbia in odio una delle nostre carte vincenti: la nostra coerenza, il nostro coraggio nell'aver scelto di ricominciare da soli, a costo di patire la solitudine, ma con idee chiare; l'aver scelto di camminare a testa alta e viso scoperto, gioiosamente, con spirito propositivo (altro che isolamento: già sta avvenendo e più passerà il tempo e più iRS contagerà la Sardegna).
    Sinceramente: capisco l'opinabilità delle idee ma non capisco a chi giovi insinuare il tarlo sui modi di una condotta. Si pensa forse di poter convincere un movimento come il nostro al suicidio politico? credete veramente che per piacere a qualche forumista ci andremo a suicidare con alleanze politiche ambigue, con gradualismi autonomistici, o cercando di giustificare ideologicamente coloro che sono stati di fatto storicamente anti-indipendentisti?
    Se siete davvero degli amici immagino che sappiate (e gioiate per) la risposta. Se amici non siete capisco perfettamente quanto può essere fastidioso avere continuamente prova del fatto che iRS non si suiciderà e continuerà determinata per la sua strada: per far crescere la coscienza nazionale dei sardi, per l'indipendenza nazionale della Sardegna.
    Noi sappiamo chi siamo, a voi tocca scegliere.
    F.S.

  6. #6
    Meda sabios paris
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    Citazione Originariamente Scritto da franciscu sedda
    Tale risposta è irrispettosamente capziosa e speciosa.
    Ma visto che ci si para tutti dietro fantomatiche amicizie (a tale proposito vorrei ricordare una splendida vignetta di Giannelli che mostrava gli allora leader DC alla "Festa dell'Amicizia" che davanti si abbracciavano e dietro tenevano pugnali, bombe e coltelli...per dire quanto l'amicizia malamente ostentata possa suonare finta) dirò amichevolmente che ognuno può illogicamente ritenere che chi ha fondato l'autonomismo sull'idea della Sardegna come "nazione mancata", "nazione abortiva", "nazione fallita" sia stato funzionale all'indipendentismo. Sinceramente non capisco dove si voglia andare continuando a dire che "in fondo, in fondo" quelli che ci hanno guidato verso l'integrazione italiana e ci hanno spinto a convincerci che eravamo dei falliti possono essere considerati funzionali ad un percorso indipendentista. Beati voi che avete le idee chiare...
    A proposito di chiarezza: qui non è questione di gradualismo! per favore, non veniteci a prendere in giro con questi argomenti imbarazzanti. Basta leggersi il manifesto di iRS, c'è scritto a lettere cubitali: "l'indipendenza è un cammino" e chi è veramente indipendentista deve accettare gioiosamente di lavorare a questo fine anche nell'eventualità che non sarà lui a vederne il risultato. Certo, se qualcuno vuole ricordarci quanto fra l'oggi e l'indipendenza ci sia da lavorare, quanti (ipotetici) passaggi ci saranno, beh, grazie per il promemoria, ma lo sapevamo già anche noi: siamo iRS, mica degli sprovveduti.
    A me pare che qualcuno abbia in odio una delle nostre carte vincenti: la nostra coerenza, il nostro coraggio nell'aver scelto di ricominciare da soli, a costo di patire la solitudine, ma con idee chiare; l'aver scelto di camminare a testa alta e viso scoperto, gioiosamente, con spirito propositivo (altro che isolamento: già sta avvenendo e più passerà il tempo e più iRS contagerà la Sardegna).
    Sinceramente: capisco l'opinabilità delle idee ma non capisco a chi giovi insinuare il tarlo sui modi di una condotta. Si pensa forse di poter convincere un movimento come il nostro al suicidio politico? credete veramente che per piacere a qualche forumista ci andremo a suicidare con alleanze politiche ambigue, con gradualismi autonomistici, o cercando di giustificare ideologicamente coloro che sono stati di fatto storicamente anti-indipendentisti?
    Se siete davvero degli amici immagino che sappiate (e gioiate per) la risposta. Se amici non siete capisco perfettamente quanto può essere fastidioso avere continuamente prova del fatto che iRS non si suiciderà e continuerà determinata per la sua strada: per far crescere la coscienza nazionale dei sardi, per l'indipendenza nazionale della Sardegna.
    Noi sappiamo chi siamo, a voi tocca scegliere.
    F.S.
    Risposta ki faghet enne semper pìus gana de Indipendentismu e sighire sa carrela nostra......
    Cumprimentos!

  7. #7
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    Non mi aspettavo una risposta del genere.
    Ho espresso solo un punto di vista.
    Non è detto che della politica di Irs si debba condividere tutto, si può benissimo essere indipendentisti, seguire un dato movimento, ma non necessariamente condividere tutti i termini della lotta che Irs (nel caso) porta avanti.
    Il mio intervento non aveva lo scopo di demolire alcuna carta vincente, mi si lasci il diritto di esprimere un'opinione.
    Un'aspetto di cui mi son reso conto è che probabilmente all'iindipendentismo manca una qualche voce critica.
    A differenza della stragrande maggioranza del ns panorama politico (italianista)

    Nel mio intervento inoltre NON ho affermato che Lussu è stato funzionale all'indipendenza, ho detto CHIARAMENTE che è confluito in una forza italianista, snaturando così una base politica del ps d'az che aveva tutte le carte in regola per riuscire, avendo inizialmente una base ed un successo politico di rilievo:
    Questi sono i fatti.
    Con Irs concordo il giudizio negativo sull'operato di Lussu, ma non la valutazione per cui l'autonomismo vada bollato a priori come spettro di alienazione da quello stesso processo di autodeterminazione cui lo ps d'az partì in un'altra epoca ed in un'altro contesto.
    Poichè (secondo me) non vi è la possibilità oggettiva attualmente di paragonare tale contesto con il presente, ed esprimere di conseguenza giudizi negativi sull'opera politica di terzi in altre situazioni.
    Ragion per cui ritengo improprio che Irs dia una visione così negativa dell'autonomismo, un termine che pare diventato eretico nella conduzione della lotta.
    Poi è chiaro, come altri, anchio continuerò a sostenere Irs attraverso il voto, poichè al momento non vi sono chiaramente alternative valide.
    Sul suicidio politico avrei delle riserve riguardo la sua opinione, anche l'isolamento dal resto del panorama politico sardo può portare al medesimo risultato.
    Chi ci assicura che stavolta le cose miglioreranno?
    Spero Irs nel tempo sappia smentirmi (non solo a me)
    Da parte mia posso assicurarle che non vi è alcuna congiura alle spalle ma la volontà di esprimersi con spirito critico, e mi creda, anche lo spirito critico è un valore aggiunto nella costruzione di quel cammino che tutti sosteniamo.
    E chissà, talvolta la volontà di chiudersi in una data strategia politica è stata una delle motivanti principali che ha determinato antagonismo e divisioni nei movimenti indipendentisti, non solo in Sardegna.
    Non replichiamo un copione già visto.
    Buon lavoro.

    Chin amistade,
    Repubricanu

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da repubricanu
    Alle elezioni dell'assemblea costituente italiana (1946) il ps d'az conta 78554 voti validi, pari ad uno 0,3% del panorama italiano, con riferimento a 2 seggi.
    Mi paret ki deo tenzo atteros datos......
    Su Psd'Az in su 1946 at tentu sa bellesa de 333.758 votos e duas cadreas....
    Leadu dae su Diariu "La Stampa" de su 21. de Abrile 1948.
    Solu po sa croniga......

  9. #9
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    forse i dati che riporta kornus sono relativi al Partito d'azione nel suo complesso!
    itz.

  10. #10
    Meda sabios paris
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    Citazione Originariamente Scritto da Itzoccor
    forse i dati che riporta kornus sono relativi al Partito d'azione nel suo complesso!
    itz.
    Podet esse, ma assora est isbagliadu su Giornale ca innoke (lu tenzo in dananti) b'at iscrittu Partito Sardo d'Azione......

 

 
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