«Lettera di minacce anche il giorno del delitto» La famiglia di Debora: denunce inutili L’uomo bloccato a Genova. «Sono il cugino della Franzoni». Tre ore dopo sorrideva alle telecamere come un matto o un simulatore STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
DAL NOSTRO INVIATO
BIELLA - «Oh, ma lo sapete chi sono io? Sono il cugino di Annamaria Franzoni, abito a Cogne. E ho delle bombe in macchina: saltiamo tutti in aria...». L’uomo era indignato: due auto speronate mentre cercava di sfuggire contromano a un vigile motociclista, 3 feriti leggeri, «mi portate
Emiliano Santangelo arrestato a Genova (Ap)
dentro solo per questo?». Ma la foto segnaletica era la sua: Santangelo Emiliano, classe 1973, ricercato per l’omicidio di Rizzato Debora, 24 anni. Che aveva firmato l’ultima denuncia contro di lui, per minacce, lo scorso 22 ottobre, e il foglio della denuncia era ancora sulla sua auto rubata dall’assassino. Così, nonostante i suoi calci, hanno bloccato l’uomo a terra. Ha cercato di saltar giù dall’ambulanza: «Mi voglio ammazzare». Tre ore dopo sorrideva alle telecamere. Come un matto, o un simulatore. «L’omicidio? - aveva detto prima -. Non so, di ieri non ricordo nulla». Così, a Genova, è finita la fuga del presunto assassino di Treviano, nel Biellese, fermato mentre guidava l’auto di Debora.
Ma non è certo finita la storia incredibile, 10 e più anni di persecuzione, che ha intrecciato la sua vita a quella della sua vittima, mozzata da 7 coltellate alla schiena. Adesso grida tutta la famiglia di Debora. La madre, Gina: «Lo sapevano tutti chi era lui». La sorella, Simona: «Sola, Debora l’hanno lasciata sola. Qualche nostro amico le faceva da guardia del corpo. Ma gli altri? I medici, i magistrati? Quante denunce. Solo domenica notte avevamo ricevuto le ultime telefonate di quell’uomo. E l’altro ieri, il giorno dell’omicidio, l’ultima lettera: "Alla signorina Debora Rizzato...". Forse l’ha messa lui nella cassetta. Le telefonate le abbiamo registrate. E quelle lettere? Anche sulla carta di uno studio legale, ma firmate da lui. E sms sul cellulare di Debora. "Io ti ammazzo, a te a tua madre" (a fine ottobre); "ti inseguo, ti faccio sparire la macchina" (e così poi ha fatto); "non presentarti con tua madre al processo, vi riderò in faccia" (come ha riso ora). Debora diceva: smetterà. Ma era disperata. Abbiamo copiato e portato ogni parola alla polizia, per anni: niente. All’ultimo processo, in agosto, Debora esce dal tribunale e trova la macchina rigata, le ruote a terra. Ora voglio guardarlo negli occhi. Deve pagare. Ci hanno anche detto che gode di una pensione sociale, di semi-invalidità o qualcosa del genere: ma come è possibile, se non era mai stato dichiarato pazzo? Comunque mia sorella è stata lasciata sola».
La biografia di Santangelo è un romanzaccio nero: denunce dal 1995 al ’97, galera per 3 anni e 2 mesi (violenza su Debora e altre ragazze), poi altri 9 mesi in cella, altre denunce a Ivrea, Biella, Vercelli, Torino; fuga dagli arresti domiciliari, ancora verso Genova. Reati sessuali: contro 2 «cubiste», contro una ragazza e la madre, e contro quelle 4 minorenni: Debora, B., altre due. B., 15 anni, figlia di un professionista, ha una relazione con l’uomo: vanno in un albergo, lui gira un filmino porno. Sono «fidanzati», dice a tutti: per la legge, su una minorenne, questa è violenza carnale. Il nome di Debora, in tutto ciò, entra solo come vittima marginale. Però è lei che calamita quell’ossessione di morte. C’è un processo fissato per il 26 gennaio. A Biella: minacce e violenza privata, imputato Emiliano Santangelo.
Luigi Offeddu
24 novembre 2005
corriere.it


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