Alle 10.40 del 12 novembre 2003 un camion cisterna, seguito da un’altra auto lanciata a folle velocità, forza il posto di blocco della base “Maestrale”, quartier generale del contingente italiano a Nassiriya, in Iraq. In un attimo, 300 chili di esplosivo provocano una strage, opera di quattro kamikaze fedeli a Saddam: 19 italiani morti, di cui tredici carabinieri, quattro soldati, due civili. Tutto accade in pochi istanti: i militari italiani di guardia al cancello aprono il fuoco contro i veicoli, senza però riuscire a fermarli. La deflagrazione fa crollare gran parte dei due edifici a cavallo del fiume Eufrate. È la strage con il bilancio più alto di vittime ai danni di una missione di pace italiana all’estero dalla fine della Seconda guerra mondiale, una carneficina che spazza via perfino il triste primato del massacro di Kindu, nell’allora Congo Belga, nel quale furono trucidati 13 militari italiani l’11 novembre 1961.
L’attentato di Nassiriya, nel quale restano feriti altri 20 italiani e che provoca la morte anche di otto iracheni, desta una straordinaria impressione in Italia. La nazione si stringe intorno ai propri eroi morti mentre compivano una missione di pace, i carabinieri Giovanni Cavallaro, Massimiliano Bruno, Daniele Ghione, Giuseppe Coletta, Alfonso Trincone, Domenico Intravaia, Alfio Ragazzi, Enzo Fregosi, Ivan Ghitti, Orazio Majorana, Filippo Merlino, Andrea Filippa, i militari Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Emanuele Ferraro, Alessandro Carrisi e Piero Petrucci, i civili Stefano Rolla, produttore cinematografico e il funzionario della cooperazione italiana in Iraq Marco Beci.
Nella camera ardente allestita all’Altare della Patria affluisce quasi un milione di persone, disposte a fare una fila di oltre quattro ore per deporre un fiore, versare una lacrima, lasciare un messaggio di solidarietà ai parenti delle vittime. E una settimana dopo l’eccidio, quelle 19 bare lasciano il Vittoriano salutate da migliaia di bandiere tricolori, sventolate o appese ai balconi, per i funerali di Stato alla Basilica di San Paolo, ai quali assistono in diretta tv milioni di italiani. La partecipazione degli italiani, nella giornata del lutto nazionale, è straordinaria. Le parole del cardinale Ruini scuotono le coscienze di tutti, il riferimento ai “martiri della pace” diventa il messaggio di un intero Paese, che riscopre i valori dell’identità nazionale, il senso dell’appartenenza, il sentimento dell’amor di Patria.




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