L'Apat denuncia: inquinato il sedici per cento dell'Isola
Miniere e industrie sotto accusa: sono 440 mila gli ettari contaminati da metalli e veleni
di Marco Mostallino
Un record di cui si mormorava a bassa voce, con molti sospetti e poche sicurezze, finalmente - si fa per dire - certificato dall'Agenzia governativa per l'ambiente: su 800 mila ettari di territorio italiano inquinato da metalli pesanti, scorie chimiche e industriali e veleni di ogni tipo, ben 440 mila si trovano in Sardegna.
Anzi, nel sud della Sardegna, nell'area che si estende dal Cagliaritano alle miniere del Sulcis Iglesiente, dove le zone che hanno bisogno di bonifica sono molte e molto estese. I dati sono stati resi noti ieri a Marghera, nel corso di un convegno promosso dall'Apat (agenzia per la protezione dell'ambiente) e dal parco tecnologico Vega, emanazione dell'università di Venezia. Un disastroso primato, con la parte meridionale dell'Isola che da sola ospita più del 55 per cento dei siti a forte inquinamento presenti in Italia.
«Nel caso della Sardegna - ha spiegato Nic Pacini, dirigente dell'Apat - non si tratta di una zona industriale ma di una vasta area che ha visto in passato la presenza di miniere: qui l'aera da bonificare ha un'estensione
di oltre 440 mila ettari». Un dato che fa decisamente impallidire quello riguardante le servitù militari, che nell'Isola occupano “appena” 35 mila ettari, meno della decima parte rispetto alla dimensione dei territori pesantemente inquinati nella sola zona sud-occidentale della regione.
Anche il rapporto tra l'insieme del territorio e le zone contaminate è impressionante: con 800 mila ettari, l'Italia vede il due per cento della sua estensione rovinata dai veleni, mentre nell'Isola la quota di aree
impregnate di metalli e rifiuti tossici supera il sedici per cento dell'intera regione.
Lo studio dell'Anpat rivela così la reale portata del disastro ambientale che riguarda la Sardegna e denuncia quanto poco - per non dire nulla - sia stato fatto dalla chiusura delle miniere e di molte delle grandi fabbriche chimiche per riportare a una condizione accettabile le aree dove sorgevano o
ancora in parte sorgono queste attività. «L'avere ben preciso il progetto di riqualificazione di un'area è necessario per porre gli obiettivi della bonifica», ha spiegato Antonio Marcomini, docente dell'Università di Venezia
a proposito della situazione complessiva del paese. Ma in Sardegna l'inerzia quasi totale negli interventi di pulizia e ripristino è spesso legata anche alla mancanza di progetti per il futuro delle aree minerarie
e industriali dismesse.
Frankobollo: un bel primato, non c'è che dire! La Sardegna continua a rivestire il triste ruolo di pattumiera dell'Italia.
Qui non si tratta di sterili rivendicazionismi o piagnistei: questo è un dato di fatto, certificato dall'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente. La Sardegna viene utilizzata esclusivamente come "mucca da mungere" in tutti i sensi. Dalle servitù militari alle entrate fiscali, passando per i rifiuti tossici.
Fintzas a s'Indipendentzia




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