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  1. #1
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    Predefinito Matrimoni misti: invito alla prudenza.

    SCENARI PASTORALI
    Cresce il numero delle unioni fra cittadini italiani e stranieri appartenenti a confessioni cristiane o a religioni differenti Se n’è parlato al convegno dei delegati diocesani per l’ecumenismo e il dialogo

    Matrimoni misti,
    «invito alla prudenza»


    Cattolici e musulmani all'«altare»: che fare? Domenico Mogavero, sottosegretario Cei: «No a decisioni avventate, aiutiamo le coppie a fare scelte consapevoli». L'islamista
    Samir Kalil Samir: «Gli immigrati sono una presenza provvidenziale»


    Da Roma Laura Badaracchi

    Due anni fa avevano superato quota 19 mila, secondo i dati Istat: è una realtà in costante aumento quella dei matrimoni misti, civili e religiosi, tra italiani e stranieri di diverse confessioni cristiane e religioni. E la crescita appare consistente soprattutto per le nozze tra un italiano e una straniera (15.709), mentre quelle celebrate tra un'italiana e uno straniero sono state 4.295. Alcune di queste coppie sono formate da cattolici e musulmani, questione su cui la presidenza della Conferenza episcopale italiana si era soffermata pubblicando il 29 aprile scorso alcune Indicazioni riproposte e commentate ieri dal sottosegretario della Cei, Domenico Mogavero, durante il convegno nazionale dei delegati diocesani per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso. Ebraismo, cristianesimo, islam. Riflessioni e prospettive pastorali era il tema su cui si sono confrontati da domenica a stamani oltre duecento persone giunte a Roma da tutta Italia. Il documento «vuole essere un invito alla prudenza, a non fare scelte avventate - ha ribadito Mogavero -. Non è tanto un problema di numeri, perché i matrimoni tra cattolici e musulmani sono una minoranza, ma occorre diffondere una sensibilità sul problema, visto l'aumento degli immigrati musulmani in Italia: alla fine dello scorso anno erano circa un milione, tra regolari e irregolari». Le questioni nascono soprattutto quando entrambi i coniugi vivono «un'appartenenza religiosa forte», ha notato il Mogavero, rilevando che l'attenzione verso i matrimoni misti andrebbe però collocata in una rinnovata pastorale matrimoniale e familiare, da rafforzare e incrementare nelle comunità locali. Per tutte le coppie l'itinerario dovrebbe muovere dalla conoscenza da parte del parroco, seguito dal corso di verifica e preparazione al matrimonio e da un accompagnamento successivo della famiglia. Non una situazione di «emergenza», dunque, ma «un nodo pastorale di una certa importanza» ha osservato Mogavero, stigmatizzando a riguardo sia «una posi zione rigorista ed esclusiva», sia quella opposta, «tollerante e possibilista, che sminuisce i problemi ritenendoli facilmente superabili. Bisogna puntare su scelte consapevoli». Tuttavia nelle diocesi si riscontra ancora una scarsa conoscenza del mondo musulmano e della sua legislazione, e una conseguente «indecisione» nel prendere posizione su matrimoni talvolta celebrati «a scatola chiusa», ha sottolineato Mogavero. In una materia tanto delicata, dunque, mancavano orientamenti precisi che le Indicazioni «impegnative ma non vincolanti» della Cei suggeriscono, invitando a «un discernimento rigoroso e seriamente motivato» e ricordando che gli stessi musulmani «sono cauti nell'incoraggiare unioni con membri di altre fedi». Prudenza condivisa dalla Cei, che sconsiglia queste nozze ricordando che tra cristiani e non battezzati - pur concedendo la dispensa - non si celebra il sacramento, ma si sancisce «la valenza salvifica del matrimonio naturale». In questo scenario complesso appare sempre più urgente instaurare «un dialogo pratico e intelligente», ha auspicato il reverendo Samir Kalil Samir, docente di islamistica e teologia orientale all'Università San Giuseppe di Beirut, aggiungendo: «La Provvidenza ci manda i musulmani: dobbiamo aiutarli a trovare la loro strada equilibrata, a distanziare religione e politica, a stabilire un'assoluta uguaglianza tra uomo e donna. Proselitismo significa voler convertire l'altro; il dialogo non deve essere un trucco per rendere l'altro uguale a noi, ma dare il meglio di sé senza mettere tra parentesi le nostre fedi: allora sarà possibile la convivenza».

  2. #2
    Ashmael
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    Se una donna italiana vuol sposare un musulmano, meglio che ci pensi non una, ma mille volte.

  3. #3
    Assatanata, cogliona & indegna
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    Già cogliona ed oggi anche "indegna di essere italiana"!!!
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    So che è molto più facile - anche burocraticamente parlando - il matrimonio tra un cattolico e un cristiano orientale... credo, eh...
    Cmq, io mi considero "aperta" sulla questione. Se due persone si amano e vogliono sposarsi farebbero bene a pensarci almeno 10.000 volte... ma se sono davvero convinti, be' credo che avranno una crescita spirituale in due... lo dico in modo molto profano, però...

  4. #4
    Lefevriano in attesa
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    Citazione Originariamente Scritto da Ashmael
    Se una donna italiana vuol sposare un musulmano, meglio che ci pensi non una, ma mille volte.
    in genere avviene il contrario, e non solo con musulmane, ma anche con (supposte) cristiane orientali. Dico "supposte" in quanto spesso (faccio notare che ho scritto spesso e non sempre per evitare le solite reazioni buoniste e sinistrorse) il matrimonio è solo una sorta di transazione d'affari per fare un guadagno monetario (da parte dell'uomo italiano) in cambio della cittadinanza italica che la sposa guadagnerebbe, e sia le musulmane che spesso anche le donne provenienti dai Paesi dell'Est hanno da parecchio barattato la loro fede con lusso e piaceri, per cui dico "supposte" in quanto si dicono a parole fedeli e in realtà hanno come dio il denaro e i piaceri, anche se non tutte sono così.

    A fronte di eventuali iper-reazioni dei soliti noti, posso testimoniare anche sotto giuramento che questo tipo di proposta mi è stata fatta almeno 2 volte da 2 persone diverse, ed egualmente interessate al conseguimento della cittadinanza, per cui non parlo da inesperto o non conoscitore del fatto.
    †Extra Ecclesia nulla salus†

 

 

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