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    Predefinito Ucraina,l'ennesima testimonianza dei crimini del Comunismo

    Gianni SANTAMARIA

    Ucraina, le colpe della «grande fame»
    tratto da Avvenire, 15.10.2003.

    Otto milioni di morti nei massacri degli anni Trenta. Un convegno analizza la carestia «governata» dal dittatore Stalin per sterminare i piccoli proprietari.


    Si squarcia il sudario della memoria che per tanto tempo ha gravato sulla «grande fame». 8 mesi tra 1932 e 1933 che fecero milioni di morti (le cifre variano, ma si parla di almeno otto) in Ucraina, ma anche nel Caucaso settentrionale, nel Volga e nel Kazachistan. E sulle responsabilità dirette del regime staliniano nella politica che scientemente condusse al massacro nell'ambito della dekulakizzazione (l'eliminazione dei piccoli e medi contadini proprietari). Nel 70° dai fatti si sono moltiplicati studi e convegni. Da domani se ne tiene uno internazionale a Vicenza, su iniziativa dell'Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa. La «grande fame» fu un evento tragicamente epocale, purtroppo non unico nella storia dell'ex Urss e di Paesi comunisti come la Cina. E «senza una piena coscienza della grande carestia la comprensione del XX secolo è semplicemente impossibile», è l'opinione di uno dei relatori, Andrea Graziosi dell'Università di Napoli. Fu un crimine contro l'umanità che getta una sinistra luce sul regime sovietico e al tempo stesso è la prova provata che la menzogna è stata un tarlo in un sistema dominato dalla paura. Anche chi ha tentato un'operazione verità (come, con varie motivazioni, Kruscev aveva cominciato a fare) «ha dovuto scoprire conti che non si potevano saldare». Ettore Cinnella (Università di Pisa) indagherà il carteggio tra Stalin e i suoi collaboratori da cui -nonostante le uscite a singhiozzo dei documenti dagli archivi ex sovietici e il doveroso procedere della libera ricerca- emerge un dato chiarissimo: «Il ruolo demiurgico avuto da Stalin nella progettazione e nella messa in atto della collettivizzazione». Colpito fu un intero popolo, in tutte le sue dimensioni, compresa quella religiosa. Delle agitazioni contadine venne incolpata la Chiesa ortodossa. «Non fu un caso quindi, -sostiene Simona Merlo dell'Università Cattolica- che le repressioni dei contadini fossero accompagnate da un inasprimento della lotta contro la Chiesa». L'evento rappresentò una ferita spirituale fortissima. Della quale si sentono ancora gli effetti. Una studiosa dell'Università di Kiev -racconterà al convegno l'ucrainista Sante Graciotti- ha sguinzagliato 165 studenti in varie aree del Paese per intervistare 900 persone. Da esperienze personali o ricordi familiari è emerso -ancora 70 anni dopo- un quadro da tregenda: requisizioni, rapine, fame, morti, cadaveri insepolti, casi di cannibalismo. «Qui cogliamo -sottolinea Graciotti- gli effetti disastrosi della fame anche sulla psiche, oltre che sul senso morale, l'alienazione mentale oltre che quella etica. Il terrore fece tutt'uno con la sofferenza fisica per annientare l'uomo e calarlo a livello subumano». Yuri Scherbak, ambasciatore di Ucraina in Canada (dove risiede una forte comunità in diaspora), cercherà di tracciare un'eredità morale di quegli eventi. C'è ancora chi li nega, come i parlamentari comunisti del Paese. Ma il solo accenno a una crisi del grano per il raccolto di quest'anno ha generato quasi una psicosi nella «memoria genetica» del popolo. Per il diplomatico il genocidio dovrebbe, invece, assumere il suo posto tra i grandi massacri del Novecento ed essere di monito per il presente. Sul ruolo svolto dalla comunità di ucraini in Nordamerica nel risvegliare l'interesse sull'argomento parlerà lo storico Stanislav Kulchytskiy, che tratterà del dibattito svoltosi alla fine degli anni Ottanta, anni cruciali per la fine del sistema al di là della Cortina di ferro.

    Anticristo nel granaio

    Un aspetto interessante della vicenda della grande fame è l'eco che essa ebbe nella letteratura, un tema al quale il convegno vicentino dedicherà una relazione, quella di Oxana Pachlowska, docente alla Sapienza di Roma: «La Madre e l'Anticristo: echi della "grande fame" in letteratura». Va detto che lo stesso Stalin si dotò di un megafono artistico di considerevole portata per ciò che riguarda le sue "grandi opere", la deviazione dei corsi d'acqua e la creazione di canali (vi persero la vita innumerevoli forzati). Ne parla un libro appena uscito in Germania, «Ingegneri dell'anima» (Ch. Links, Berlino) di Frank Westerman, esperto olandese di idraulica e giornalista. Le vicende della fame indotta in vasti territori (l'Ucraina è paradossalmente uno dei granai del mondo) dovevano invece restare sotto la cappa del più assoluto silenzio. Stalin sapeva e ciò bastava. Ve ne sono numerose riprove (tratte dai materiali d'archivio del Cremlino e del Politburo), che faranno da filo rosso all'intervento che lo studioso moscovita Nikolai Ivnitskiy terrà a Vicenza. Nel 1940 il "piccolo padre" discutendo del film «La legge della vita» riconobbe che 20-30 milioni di persone patirono la fame. Discorso che, ovviamente, non fu mai pubblicato. E dalle corrispondenze con i dirigenti locali risulta la consapevolezza di ciò che accadeva: ma era colpa... della reazione contadina ai kolkhoz.


    Storici: i perché di un lungo silenzio

    «Abbiamo sempre considerato il Paese provincia dell’Urss,anche dopo il crollo del Muro se ne è parlato con ritardo»

    Gabriele De Rosa, animatore del convegno vicentino, aprirà domani i lavori con una prolusione dedicata alla «Storia di un lungo silenzio storico».

    Perché questo ritardo degli storici?

    «Essi hanno sempre considerato l'Ucraina una provincia dell'Unione sovietica. Quindi le sue vicende un fatto interno a quest'ultima. Non hanno mai visto la nazione, hanno ignorato la vicenda che ha portato con la libertà all'indipendenza. Non ci si meravigli che ancora adesso negli atlanti geografici non figuri l'Ucraina come identità in sé».

    Cosa significa fare memoria della grande carestia?

    «Quest'episodio della cosiddetta carestia, della "fame della terra", con circa otto milioni di morti tra trucidati e finiti nel gulag, ha inciso nel memoria collettiva, negli affetti familiari. C'è stato uno sradicamento rabbioso».

    Quando si è cominciato a rompere il silenzio?

    «La prima volta che si è conosciuto questo evento qui in Italia è stato nel 1991 grazie allo studioso Andrea Graziosi, che ha riportato rapporti inediti di diplomatici in Urss, italiani e non, su come si è operato in quei frangenti e sull'enorme peso che quella vicenda ha avuto. A livello mondiale se ne è parlato sempre con molto ritardo, ancora negli anni Novanta, dopo il crollo del muro di Berlino. Anche la testimonianza di Solzenycin l'abbiamo conosciuta molto tardi. Tutto è legato alla caduta del Muro di Berlino, dopo la quale si è rivelata una realtà disumana che, per così dire, gareggia con quella operata dai nazisti: massacri e sradicamenti violenti con milioni di morti».

    Quali prospettive sono da attendere per il futuro?

    «Gli sviluppi dovrebbero riguardare l'identità dell'Ucraina nell'ambito dell'integrazione europea. Noi parliamo di essa con ragionamenti che riguardano soprattutto il mercato. Importante, per carità. Ma noi sosteniamo e sosterremo in questo convegno che la parte della conoscenza storica riguardo alle sofferenze e al costo della libertà per l'Ucraina, come anche per altri Paesi dell'Est -pensiamo ai Baltici- bisogna metterla nel conto».

  2. #2
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    l'ennesima tragedia in nome del comunismo, ideologia pazzoide, assurda e sanguinaria.

    comunismo=genocidio

  3. #3
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    In origine postato da ariel
    l'ennesima tragedia in nome del comunismo, ideologia pazzoide, assurda e sanguinaria.

    comunismo=genocidio
    Il male è che questi Kommunist, non hanno pagato per niente questi crimini e i loro alleati ascari in occidente si sono tramutati in VEGETISTI, altra denominazione dei socialdemocratici ma pur sempre............... KOMUNISTI NELL'ANIMA

  4. #4
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    Come diceva un intellettuale ex-comunista...

    ...I comunisti occidentali sono i peggiori,perchè vivono coccolati da un sistema che dicono di odiare,ma che che si guardano bene dal combattere nei fatti,anche perchè fin qui la puzza dei cadaveri non arriva...

    ...perderebbero i loro concerti del Primo Maggio,i loro Premi a Cannes,i fondi per i loro Films,i finanziamenti per i loro libri,i Premi e le Onoreficenze di quel Regime che denunciano ma di cui sono parte...

    E' un bel tema da aprirci un 3d serio...

  5. #5
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    mah.....anche questa "battuta", che ha come fondamento molte verità indiscutibili si fonda però anche sull'accettazione acritica e antistorica di una mistificazione propagandistica ben riuscita: quella sulla diversità dei comunisti occidentali, in particolare dei comunisti italiani (fin dalle origini o quanto meno da "salerno" in poi).
    I comunisti occidentali non sono e non furono i peggiori solo perchè pur aspirando ad esserlo.....non ne furono capaci e non furono sostenuti a sufficienza dall'URSS per diventarlo. Dato che Stalin pensava più agli interessi della Russia Socialista che a quelli dei partiti fratelli.

    Saluti liberali

  6. #6
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    Prefazione all'edizione italiana di

    Raccolto di dolore

    di Robert Conquest

    Raccolto di dolore è stato il primo, e per molti anni unico, completo resoconto storico di una delle più drammatiche e devastanti serie di eventi della storia moderna.
    I temi di questo libro hanno generato numerose ricerche sia in Russia che in Ucraina e alcuni saggi sono stati pubblicati anche sulla stampa occidentale.
    Eppure, nonostante questi contributi siano serviti a realizzare un quadro più minuzioso e alcune precisazioni siano state aggiunte in queste pagine, il loro effetto è stato quello di confermare, sia in generale che nello specifico, ciò che avevo già pubblicato.
    In linea di massima, i documenti più dirompenti apparsi in un secondo tempo hanno fornito una piena documentazione a quelle che allora potevano essere solo deuduzioni. Penso alla denuncia del blocco del cibo in Ucraina, avanzata sulla base di interviste individuali. Oggi abbiamo le istruzioni segrete firmate da Stalin il 22 gennaio del 1933 in cui si asseriva che l’esodo dei contadini in cerca di cibo avveniva per l’istigazione dei socialisti rivoluzionari e degli agenti polacchi, e si dava disposizione all’Nkvd, la polizia segreta, di bloccare l’esodo dall’Ucraina e dal Kuban verso la Russia. E stato reso pubblico, inoltre, il rapporto del capo dell’Nkvd, Jagoda, in cui, oltre all’avvenuta esecuzione dell’ordine, si confermano il rimpatrio di centinaia di migliaia di contadini e migliaia di arresti.
    C’è anche dell’altro materiale a supportare la mia visione del ruolo di Stalin e del Cremlino. Nell’estate del 1932, di ritorno dall’Ucraina, Molotov annuncia al Politbjuro: “Abbiamo definitivamente lanciato lo spettro della carestia, specialmente nelle aree più ricche di cibo”. In risposta, il Politbjuro ordina: “Costi quel che costi, la requisizione del grano va confermata”. (N. A. Ivnickij, Golod 1932-1933, Mosca 1955, pag. 59). Identiche istruzioni arrivano da Stalin, in quei giorni in vacanza a Sochi.
    Un altro eloquente esempio della brutale politica stalinista arriva da Michail Chataevi&Mac255;c, primo segretario della provincia ucraina di Dnepropetrovsk, che nel novembre del 1932 inoltra a Molotov la richiesta di garantire almeno “il minimo” indispensabile ai contadini, pena “l’impossibilità fisica di seminare e coltivare”. Molotov reagisce definendo “scorretto e antibolscevico” il suo modo di vedere le cose, perché “non si possono mettere i bisogni dello Stato – bisogni definiti con precisione nelle risoluzioni del Partito – né al decimo né tantomeno al secondo posto” (citato da Nicolas Werth nel Libro Nero del comunismo).
    Dopo la sua pubblicazione, Raccolto di dolore è stato talvolta criticato dai sovietofili per aver usato, nei suoi esempi sulla sorte dei contadini, racconti di emigrati, solitamente ucraini. Quando arrivò la glasnost, molti racconti di prima mano, praticamente identici, provenienti da contadini rimasti in Unione Sovietica apparvero, poco prima del collasso dell’Urss, sul Selskaya Zhizn, organo ufficiale moscovita. Ed è inoltre significativo che il moscovita Voprosy Istorii abbia scelto di pubblicare il capitolo di Raccolto di dolore intitolato “Infuria la carestia”.
    In generale, insomma, il materiale del libro e le sue conclusioni sono state largamente confermate. E in questo contesto, è ancor più significativo ricordare la scarsa attenzione data, fino alla sua pubblicazione in Occidente, a eventi che hanno fatto più morti di quanti ce ne siano stati in tutta la Prima guerra mondiale.
    Il maggiore cambiamento, da quando ho scritto questo libro, è stata la pubblica denuncia della politica del terrore e dei suoi macroscopici danni economici. È davvero raro, ormai, trovare qualcuno in grado di trovare una seria giustificazione alla devastazione dei contadini sovietici fra il 1930 e il 1933, o di suggerire che il regime che ha perpetrato tale rovina sia stato qualcosa di diverso da un disastro intellettuale, morale, demografico ed economico.

    R.C.
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  7. #7
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  8. #8
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    Sarebbe interessante trovare le analogie (e le differenze, eventualmente) tra quello che è successo in Ucraina (il granaio d'Europa!) e quello che tuttora succede in Corea del Nord...

  9. #9
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    Il cannibalismo.......cagionato dalla miseria comunista, una prima analogia.

    Shalom

 

 

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