Frugano nei bidoni per protesta e risparmio
Maurizio Blondet
29/11/2005
Una foto «freegans» che mostra gli scarti di un caffe' newyorkese: incredibile cosa riescono a trovare!C'è un nuovo genere di americani che si sono dati a frugare nei bidoni della spazzatura, alla ricerca di cibo e oggetti da recupero.
E non si tratta di barboni e senza-casa.
Sono individui della classe media, ideologicamente determinati a protestare contro il super-consumismo.
Ma la pratica ha i suoi vantaggi concreti: secondo i dati del ministero dell'Agricoltura USA, gli americani gettano nella spazzatura 43 miliardi di chili di cibo ogni anno, pari al 27% o più dell'intera produzione alimentare degli Stati Uniti.
Il 15% di questi «rifiuti» (qualcosa come 6 miliardi di chili) consiste di cibo e vegetali freschi, ancora chiusi nella loro confezione originale e gettati via molto prima della data di scadenza.
«Oggi ho trovato asparagi bianchi e fichi d'india, tre diversi tipi di funghi e quattro confezioni di insalata già tagliata e lavata: un'alimentazione sana e gratuita», enumera Adam Weissman, un attivista del nuovo movimento.
E non basta: «è facile trovare TV a schermo piatto, stereo e apparecchi elettronici ancora funzionanti. E anche abiti firmati in perfette condizioni, che sono stati gettati perché dell'anno scorso. Chi fruga nei bidoni, in genere, veste griffato».
Ma «non c'è limite alla trouvaille», dice Weissman.

L'elenco è infinito: libri, giocattoli, biciclette, giornali e riviste, videocassette e CD, vitamine in confezioni intatte, prodotti per animali…
Costoro chiamano se stessi «freegans», nome composto da «free» e «vegans» (vegetariani).
Sono infatti ecologisti vegetariani, vagamente eredi degli «hippy» degli anni '60.
Ma loro rivendicano un retaggio più antico: quello dei migranti della «grande depressione» del 1929, i disoccupati che saltavano sui treni merci (senza pagare il biglietto) per raggiungere altri Stati nella speranza di trovar lavoro, e che frugavano tra i rifiuti per fame.
Si considerano riciclatori preoccupati del consumo energetico e del danno per l'ambiente che provoca la smodata fame americana di prodotti.
Come i poveri della «depressione», anche i freegans tendono a viaggiare per gli USA senza possedere un'auto: chiedono passaggi, vanno in bici o in pattini a rotelle, spesso trovati nelle discariche.
Sono insegnanti con ore libere (frugare nei bidoni richiede tempo) ma anche gente come Madeline Nelson, la dirigente per la comunicazione di una catena di librerie di New York (1).

Alcuni sono «freegans» così part-time (comprano in modo regolare una parte dei propri consumi), altri a tempo pieno, che vivono interamente dei succulenti rifiuti.
Alcuni vivono in abitazioni di recupero, in «comuni» che riabilitano immobili degradati e abbandonati.
Un sistema di vita completo, insomma: c'è chi ha abbandonato il lavoro, scoprendo che può campare degli avanzi della civiltà dei consumi.
I freegans hanno anche un sito internet (2), dove si segnalano a vicenda i bidoni della spazzatura più ricchi.
Il famoso ristorante (vegetariano ovviamente) del Greenwich Village - il quartiere più chic di Manhattan - dove «ogni sera dopo le 22 gettano intere confezioni di cibo fritto alla cinese»; o la panetteria di Cincinnati che butta, in tarda mattinata, ciambelle a pane francese ancora caldi.
La scelta è vasta: molti supermercati e negozi di cibi pronti (delicatessen) gettano via quintali di roba squisita, solo per mantenere fresca la loro offerta.
L'enorme spreco americano è scritto nelle cifre.
Una famiglia media spreca il 14% del cibo che compra: carne, frutta e verdura per 590 dollari all'anno.

Maurizio Blondet




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Note
1) James Bone, «Why the middle classes go scavenging in dustbins», Times on line, 26 novembre 2005.
2) O meglio, più d'uno. Noi segnaliamo http//freegan.info.