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    Talking Un falsario ebreo graziato misteriosamente

    Maurizio Blondet
    30/11/2005
    BALTIMORA - Hazki Hen non andrà in carcere, né sarà interrogato sui retroscena della sua attività criminale.
    Cittadino israeliano, 65 anni, Hen era stato beccato l'anno scorso dall'FBI a spacciare in Maryland 1,5 milioni di dollari in banconote false della divisa americana.
    Hen offriva biglietti da 100 dollari contraffatti al modesto costo di 35 centesimi (autentici).
    Lui e il suo socio, tale Joseph Yosi Ziv, furono contattati da un compratore che era, in realtà, un agente della polizia federale: si dichiararono anche disposti a future transazioni di più grossi volumi di moneta falsa, fino a 100 milioni di dollari.
    Nel frattempo, l'FBI aveva messo sotto intercettazione i telefoni dei due compari.
    Hen e Ziv, in una ventina di telefonate in ebraico, parlavano per esteso dei loro affari, e di come portare altri pacchi di dollari falsi da Israele.
    Dove evidentemente ha sede la loro fabbrica.
    Poi, in un incontro con il «compratore» a Baltimora, nell'albergo Hampton Inn, Hen mostrò i campioni di carta che la sua ditta usava per fabbricare dollari ed anche euro.
    Con giustificato orgoglio: la carta era perfettamente filigranata, i suoi falsi di altissima qualità.
    Seguì l'arresto.

    Ora, una breve del «Baltimore Sun» informa laconicamente (1) che ogni accusa contro Hazki Hen è stata fatta cadere.
    Non perché il falsario sia risultato innocente, al contrario: Hen ha espresso la volontà di dichiararsi colpevole (per ottenere uno sconto di pena), ma non gli è stato permesso.
    Il vice attorney di Baltimora, Michael Wolff, ha intimato al giudice distrettuale Andre M. Davis di cancellare i capi d'accusa contro Hen con la seguente motivazione: «Hen è gravemente malato e vuole tornare in Israele per morirvi».
    Eppure solo un anno fa l'israeliano godeva di una salute di ferro, ed era in grado di condurre defatiganti e frenetiche trattative per lo spaccio di moneta falsa.
    Oggi, soffre di «gravi problemi al fegato, di alta pressione sanguigna e altri problemi medici» non meglio determinati.
    Impossibile dire se così generici «problemi» sono tali da farne un agonizzante.
    Qualcosa ci dice che appena rimesso piede in Israele, l'aria della patria lo rimetterà prontamente.
    Del resto, non è stato in carcere a Baltimora; il falsario ha goduto di arresti domiciliari a New York, nel seno della ricca e numerosa comunità ebraica, che l'ha circondato del suo affetto.
    Insomma, un trattamento di squisita delicatezza.

    Ora, il pietoso vice attorney Wolff lo ha sottratto definitivamente non solo a una condanna certa, ma all'obbligo imbarazzante di rispondere a domande sull'organizzazione israeliana per cui Hen lavorava.
    Non si saprà mai quale organo, se privato o di Stato, produca tutti quei dollari falsi e li spacci nel mondo.
    Sì, perché di frequente spunta qua e là qualche notizia (subito soffocata nel rumore di fondo dei media) di agenti israeliani, spesso identificati come elementi del Mossad, colti in giro per il pianeta a smerciare banconote e titoli pubblici falsificati.
    Nel dicembre 2002, le guardie doganali americane arrestarono all'aeroporto di Chicago un israeliano, di nome Rami Rabenu, con assegni falsificati per 4,2 milioni di dollari; nel seguito delle indagini furono arrestati i suoi complici, apparentemente musulmani, che avevano assegni di importo quasi pari: in complesso, 8 milioni di dollari.
    Nel novembre 2003, la polizia di Ocean City (Maryland) colse sul fatto due spacciatori israeliani, Guy Halperin e Oren Sabag, mentre compravano vari oggetti con banconote contraffatte da 100 dollari; roba di altissima qualità, come quella offerta da Hen e Zvi, il che lasciava pensare ad una manifattura quasi ufficiale.
    I due, oltre il pacco di banconote false, avevano 4.600 dollari veri in contanti, una rarità in USA.
    Sabag, anni 30, era in USA col visto scaduto dal 2001, e aveva una patente di guida della Pennsylvania, che gli agenti hanno ritenuto falsa.
    Halperin, anche lui trentenne, era già tenuto d'occhio da tempo, e faceva la spola fra Israele e il Maryland.
    I due uomini «hanno rifiutato ogni collaborazione con l'autorità»: comportamento, documenti falsi ed età tipici di agenti del Mossad.
    C'è qualche motivo per credere che il Mossad si autofinanzi anche così, con lo spaccio di dollari falsi.



    Il caso ricorda da vicino quello degli «israeliani danzanti» dell'11 settembre 2001.
    Quel tragico giorno, una cameriera messicana a New York notò un gruppetto di giovanotti che, in un parcheggio appartato, si fotografavano a vicenda avendo sullo sfondo le Twin Towers in fiamme: facevano il segno di «vittoria» con le dita, uno alzò contro le torri l'accendino, si abbracciavano, ridevano, insomma - disse la messicana - sembrava festeggiassero l'evento.
    La donna prese la targa del furgone da traslochi degli strani personaggi.
    Prontamente rintracciati e fermati dalla polizia di New York, cinque furono identificati come Sivan e Paul Kurzberg, Yaron Shmuel, Oded Ellner e Omer Marmari.
    «Siamo israeliani», farfugliarono, «non siamo noi il vostro problema. I palestinesi sono il vostro problema. Il vostro problema è anche il nostro problema».
    Insomma, già erano in grado di accusare i «palestinesi» dell'atto terroristico.
    Sharon, poche ore dopo, ripeterà quasi le stesse frasi: «ora l'America capisce che il nostro problema (il terrorismo arabo) è anche il suo problema».
    I cinque danzanti avevano documenti falsi e visti scaduti, uno di loro aveva 4.500 dollari in contanti nascosti nel calzino.
    Secondo Forward, rispettato periodico ebraico di New York, almeno due di loro erano già noti come «agenti operativi d'intelligence israeliano».



    La polizia di New York dovette consegnarli all'FBI, perché erano passibili di un accusa federale (strage).
    Dopo qualche giorno in carcere, però, i federali, lungi dall'incriminare gli israeliani danzanti per concorso in strage, li espulsero con la motivazione che lavoravano in USA «con visti scaduti».
    Di fatto, furono sottratti alla giustizia e ad ulteriori indagini. (2)
    La decisione fu presa da Michael Chertoff: allora attorney di New York, cittadino con doppia cittadinanza israeliana e statunitense, ed oggi elevato al più importante ministero repressivo del governo Bush: Chertoff è capo della Homeland Security.
    Ora cercate di indovinare: il vice attorney di Baltimora, quel Michael Wolff che ha liberato il falsario Hen riconsegnandolo ad Israele immune da ogni colpa e inchiesta, a quale etnia appartiene?
    Forse avete indovinato.
    Il complice di Hen, l'israeliano Joseph Zvi, non è stato neppure incriminato, benché - dice il Baltimore Sun - ci sia a suo carico anche una faccenda di assegni e titoli contraffatti.
    Presto anche lui, ne siamo sicuri, respirerà la libera aria della «terra santa».



    La legge americana è lieve e compassionevole per gli Eletti.
    Hen, presunto moribondo a 65 anni, è stato scaricato da ogni accusa.
    Non è una clemenza usuale.
    Nel giugno scorso un vecchio membro del Ku Klux Klan, di nome Edgar Ray Killen, è stato condannato all'ergastolo per aver ucciso tre attivisti antirazzisti 40 anni prima.
    Il fatto che Killen abbia compiuto i 90 anni, e sia stato trascinato al processo in sedia a rotelle e bombola di ossigeno, realmente agonizzante, non ha addolcito la condanna.
    L'ottobre scorso la giustizia USA ha negato la revisione del processo ad Adam Friedrich, un cittadino americano nato in Austria 83 anni fa, accusato di essere stato un guardiano in un lager nazista mezzo secolo prima.
    Friedrich viveva da tempo in un ospizio per vecchi.
    E' stato privato della cittadinanza e deportato in Austria a scontare la pena.

    Maurizio Blondet




    --------------------------------------------------------------------------------
    Note
    1)Matthew Dolan, «Prosecutors drop charges in smuggling fake money», Baltimore Sun, 29 novembre 2005.
    2)Ho riferito l'intero episodio nel mio «11 settembre, colpo di stato in USA», Effedieffe edizioni.



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  2. #2
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