Nell’alfabeto arboreo druido, dove ogni lettera prende il nome da un albero da un arbusto di cui è l’iniziale, l’abete bianco – ailm – corrisponde alla prima lettera. Viene detto inoltre argentato perché i suoi rami sono nella parte superiore di color verde lucido e in quella inferiore argentei. Slanciato e conico, quello bianco (Abies alba) può giungere fino ai 60 metri di altezza, mentre il rosso (Picea excelsa) dalla corteccia grigio-rossastra, sfaldata in placche e dagli strobili rossastri, può toccare i 68.
Fin dall’antico Egitto fu considerato un albero della Natività, non meno antico della palma perché era la pianta sotto la quale era nato il dio di Biblos, il prototipo dell’Osiride predinastico egiziano.
In Grecia l’abete bianco – elàte – era sacro alla dea Artemide, cioè alla Luna, protettrice delle nascite, in onore della quale si sventolava nelle feste dionisiache un suo ramo intrecciato con edera e coronato sulla punta da una pigna. Portava lo stesso nome dell’abete bianco Elàte, la dea della Luna nuova, detta anche Kaineìdes, da kainìzo, rinnovare, recare cose nuove.
Riguardo a Kaineìdes c'è anche una leggenda.
Un giorno la ninfa Kaineìdes fu posseduta da Poseidone, che in cambio le chiese cosa desiderasse come dono d'amore. Ed ella, stanca di essere donna, chiese di essere trasformata in un guerriero invincibile. Divenne così il guerriero Kaineùs, che in breve diventò re dei Lapiti conducendoli più volte alla vittoria. Inorgoglito dal suo potere, Kaineùs piantò una lancia d'abete nella piazza del mercato, costringendo tutti ad offrirgli sacrifici, quasi che egli fosse una divinità.
Zeus, sdegnato dalla sua presunzione, indusse i centauri ad ucciderlo. Durante le nozze di Piritoo essi assalirono il guerriero che ne uccise facilmente cinque o sei senza subire nemmeno un graffio, perché le armi degli assalitori scivolavano sulla sua pelle invulnerabile. I Centauri superstiti cambiarono tattica e percossero Kaineùs sul capo con tronchi di abete fino a stenderlo a terra; poi lo ricoprirono con una catasta di altri tronchi soffocandolo. Fu allora che un uccello grigio si levò dalla catasta.
Mopso, l’indovino che aveva assistito alla scena, disse di avere riconosciuto in quell’uccello l’anima di Kaineùs. Al termine delle esequie si scoprì che il corpo del guerriero aveva riacquistato forme femminili.
Il mito adombra probabilmente un rito in onore della Grande Madre che doveva consistere nell'innalzamento di un abete nella piazza del mercato e in una cerimonia rituale in cui uomini nudi, armati di magli, percuotevano sul capo un'effigie della Madre Terra per liberare lo spirito dell'anno nuovo.
(Pigna d'abete bianco)
(informazioni tratte da Florario - A. Cattabiani)
(pigna di abete rosso)






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