L´AMACA
MICHELE SERRA
Per capire la vicenda Previti forse è necessario saltare a pie´ pari la polemica politica degli ultimi anni, ormai incanaglita, su garantismo e "toghe rosse". La presunzione di innocenza (non di impunità: proprio di innocenza) dell´avvocato Previti è ben più antica, di molto precedente questo piccolo scorcio d´epoca. E´ lo sbalordimento dell´abbiente, del potente che non riesce a credere di trovarsi sottoposto a regole non sue. Da uomo di legge magari le conosceva, ma era certo di muoversi su un terreno altro, quello privilegiato dei pochi che maneggiano denaro e scambiano favori nella ristretta e protetta cerchia del loro potere. Non è il solo. Vecchi e nuovi ricchi (da molti imprenditori "classici" coinvolti in Tangentopoli agli immobiliaristi di recente e dubbio conio) credono in ottima fede che, aumentando il reddito e tutti gli altri comfort, si entri in un luogo sociale iper-protetto, dove nessuno oserà mai bussare alla tua porta per chiederti conto delle tue azioni. E dev´essere un dramma vero, anche un dramma umano, accorgersi che l´ultimo degli uscieri, con uno stipendio che è un millesimo del tuo reddito, può consegnarti un´ingiunzione o un avviso di garanzia anche se da tempo il tuo nome non è più sul citofono come quello dei comuni mortali.




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