dalla prima pagina de ex La Padania e ora L'ITALIANIA di ieri
ROMA CAPOCCIA
Auguri Padania... nazionale
Domani la Padania diventa un giornale italiano, nazionale, plurale, aperto alle opinioni, consapevole della propria storia ed entusiasta per il futuro che l'attende. Domani, se vivessimo in un Paese civile, normale e rispettoso delle differenze, i direttori dei più autorevoli quotidiani, o almeno qualche autorevole firma del giornalismo scritto, dovrebbero avere il garbo di alzare la cornetta del telefono e chiamare il direttore di questo foglio padano e congratularsi per il coraggio con cui ha messo su la nuova scommessa. Dico questo, perché da italiano, da romano e, credo, da ragazzo per bene sento forte il bisogno di vivere in un Paese in cui le minoranze imparino prima o poi a rispettarsi, magari pure a combattersi con la giusta dose di veleno, ma in un clima leale e sincero. Avendo poco meno di trent'anni e non avendo una storia politica alle spalle, è evidente che la mia attività intellettuale e giornalistica non soffra, come succede a molti, di una malattia comune nell'ambiente politico-culturale: ovvero il pregiudizio politico e lo snobismo di chi pensa di essere depositario unico di verità. Comprendo che per molti colleghi sapere che la Padania punti ad essere un giornale e non un bollettino politico non è una questione di facile digestione. Mi sento di rivolgermi quindi con la dovuta franchezza soprattutto a coloro i quali hanno già liquidato la mia collaborazione con questo giornale come l'ennesima piroetta politica: voglio dirvi, cari illustri e maturi colleghi, che non ho mai creduto che l'unità di un Paese si ottenga imponendo un modello di società e di libertà a coloro i quali hanno già avuto modo di maturarne un altro, considerato per lo più, come nel caso del movimento leghista, un modello alternativo. Penso invece - ed è per questo che tutte le settimane riempio con passione questo spazio - che l'unità di un Paese si ottenga con il buon senso, il dialogo, la pazienza e il tempo.
Io ci sto. I lettori della Padania, lo spero.


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