Al di là della solita retorica giornalaja del Sistema, al posto di quelle ottanta zecche ci saremo potuti essere noi e poi saremo andati uniti a marciare a Padova!
Invece:![]()
Raffaele
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Sabato, 4 Novembre 2006
I no-global «conquistano» Palazzo Ducale
Interrotto il convegno europeo col ministro Damiano, scontri con la polizia tra le stanze della Serenissima
Venezia
Volevano fare il colpaccio approfittando della presenza del ministro del lavoro e della stampa nazionale. Ci sono riusciti pienamente e alla loro maniera, violando palazzo Ducale e sfiorando a due passi dagli appartamenti del Doge lo scontro aperto con polizia e carabinieri. Luca Casarini, assieme a una ventina di "disobbedienti" (divenuti poi un'ottantina) è riuscito a forzare durante la pausa pranzo l'esile cordone di sicurezza all'ingresso del più importante museo veneziano e conquistare il tavolo dei relatori nella sala del Piovego, dove era in corso un convegno politico-giuridico dedicato alla riforma del lavoro. Una trovata che, al di là dell'inevitabile riflesso mediatico per gli "invasori", ha avuto un ritorno d'immagine negativo per la città agli occhi dei convegnisti, tra i quali c'erano i più insigni studiosi giuslavoristi in campo nazionale e, naturalmente, il ministro Cesare Damiano con il suo entourage. Erano in molti a fare commenti, mentre il sindaco Massimo Cacciari cercava di ricomporre la situazione assieme al prefetto Guido Nardone e al questore Carlo Morselli. Anzi, data la presenza di un rappresentante del governo per nulla divertito, ad un certo punto si è pensato che qualche poltrona cominciasse a traballare. Tutto si è risolto solo perché i convegnisti hanno preferito lasciare il campo libero a Casarini & C. trasferendosi nella sala consiliare di Ca' Farsetti. Sede prestigiosa, ma non certo attrezzata per attività di questo genere.
Il risultato è che oggi palazzo Ducale sarà blindato e chiuso al pubblico per impedire che un'iniziativa analoga si possa ripetere alla presenza di quattro ministri europei.
«Una cosa che ci umilia profondamente» - ha commentato più tardi il prefetto, forse pensando al fatto che poche decine di minuti prima aveva rischiato anche lui di essere travolto dai manifestanti.
Tutto è cominciato alle 13.30, mentre nel portico del palazzo ducale si serviva il pranzo a buffet. I convegnisti affollavano il lungo tavolo con il piatto in mano mentre i giornalisti rubavano qualche minuto al ministro Damiano per farsi spiegare i punti salienti del suo piano di riforme appena presentato. Un manipolo con in testa Luca Casarini è entrato quasi in silenzio, spiegando striscioni inneggianti alla fine del precariato per i lavoratori e alla fine dei campi di permanenza temporanea per clandestini.
L'inconveniente, che sembrava tale, si è risolto con il trasferimento del ministro e della stampa negli uffici della Soprintendenza mentre i "disobbedienti" prendevano possesso della sala spiegando le motivazioni dell'azione.
«Vergogna - ha esordito Casarini, lasciando intendere che se ne sarebbe andato solo quando lo avrebbe voluto - state precarizzando il mondo con questa legge finanziaria! Lasciamo che domani (oggi per chi legge) altri partecipino a manifestazioni addomesticate e organizzate da una parte del governo contro l'altra sua parte. Noi non chiediamo il permesso di entrare perché con questo atto di disobbedienza civile vogliamo dire un no schietto a ciò che sta facendo ora questo governo nei confronti di chi lavora da precario».
Al passare dei minuti e al susseguirsi delle testimonianze di giovani precari, tra gli applausi dei presenti cresciuti sempre più di numero, il nervosismo non faceva che aumentare. Alcuni ospiti del convegno si sono chiesti ad alta voce che cosa ci facessero lì le forze dell'ordine e perché queste non intervenissero. Il prefetto, il questore e il sindaco sono arrivati alle 14.10, per cercare una strategia che permettesse di riprendere i lavori evitando lo scontro. Le provocazioni però non facevano che aumentare e il tentativo di entrata da parte di un nuovo gruppo ha fatto sì che la polizia e i carabinieri assumessero la formazione antisommossa e un atteggiamento minaccioso. La pressione è aumentata tanto che alla fine le due fazioni sono entrate in contatto, facendo pensare che qualcuno avesse perso la testa. Sono stati minuti di altissima tensione, conclusi solo con qualche botta dall'una e dall'altra parte.
«Mi hanno colpito col manganello - ha dichiarato Tommaso Cacciari , nipote del sindaco e uno dei leader del movimento disobbedienti - guardate che bozzi ho sulla testa».
«Ma quale manganello - hanno replicato in Questura - nessuno ha alzato un solo dito contro di loro».
La consapevolezza di essere all'interno di una cristalleria ha impedito che lo scontro degenerasse e l'intervento del sindaco come paciere ha contribuito a stemperare gli animi prima che relatori e pubblico lasciassero la sala del Piovego nelle mani dei disobbedienti.
«Andarsene - ha commentato il senatore della Margherita, Tiziano Treu, che ha parlato nel pomeriggio - era l'unica alternativa. Certo che non è stato un bell'episodio e la lezione che se ne trae è che le regole non vengono mai rispettate da tutti».
Michele Fullin
Il Gazzettino




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