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  1. #1
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    Predefinito Una domanda sul rispetto dell'ambiente

    In una società libertaria, senza stato, come si fa ad impedire ad un privato di inquinare l'ambiente? Ad esempio di scaricare sostanze inquinanti in un fiume da un fondo di sua propietà che si affaccia sul detto fiume?

  2. #2
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    Predefinito

    Ti segnalo questo articolo di Carlo Stagnaro, che sulla cosa è sicuramente più esperto di me.

    In ogni caso se sei particolarmente interessato all'argomento ti consiglio la sezione Ambiente su www.brunoleoni.it

    Ciao



    Introduzione all'ecologia liberale

    di Carlo Stagnaro


    Proprietari di sè e della natura: il titolo del libro di Novello Papafava (Liberilibri) è una dichiarazione d’intenti. Il sottotitolo mette i puntini sulle i: “Un’introduzione all’ecologia liberale”.



    Tutte le 250 pagine che compongono il volume sono pervase dall’idea che, per tutelare l’ambiente, le logiche di mercato funzionino meglio dell’interventismo pubblico. Questo, lungi dall’avere il pollice verde, è il peggior nemico dell’ecologia. Distruggendo la struttura d’incentivi che governa, in maniera virtuosa, l’azione umana, esso dà luogo a comportamenti perversi. Erodendo il significato profondo della proprietà privata, si finisce per creare una pattumiera comune. Ciò accade perché la legislazione riproduce su una scala gigantesca quella che il biologo Garrett Hardin, in un esplosivo articolo del 1968, definì “the tragedy of the commons”, la tragedia dei beni comuni.



    L’esempio classico è quello di un pascolo. Se appartiene a tutti, i pastori sono spinti a sfruttarlo al massimo: se non lo fanno, qualcun altro lo farà al posto loro. Se invece lo stesso pascolo viene privatizzato, il pastore ha l’incentivo a sfruttarlo in maniera sostenibile: solo così, infatti, potrà contare su di esso l’anno successivo. L’impoverimento e la distruzione dell’ambiente è sempre conseguenza di una debole o inadeguata definizione dei diritti di proprietà.



    “Quando osserviamo un fiume avvelenato, una ciminiera che emana esalazioni nocive, un bosco incendiato per incuria e quasi ogni altra distruzione dell’ambiente – spiega Papafava – noi abbiamo davanti agli occhi l’assenza di capitalismo e gli esiti del socialismo”. In effetti, è proprio al socialismo realizzato, quello sovietico, che si debbono i peggiori e più gravi scempi: su tutti, la devastazione del Lago d’Aral e dei terreni circostanti. La “superiore intelligenza” dei pianificatori di Mosca ha creato il peggior Inferno terrestre mai esistito.



    Proprietari di sé e della natura non si limita a fornire gli strumenti concettuali necessari ad affrontare i problemi ambientali. Papafava passa in rassegna molti casi concreti in cui l’inquinamento burocratico ha danneggiato l’ambiente naturale. Particolarmente interessante è, da tale punto di vista, l’analisi dell’inquinamento, che nell’ideologia verde viene sempre ricondotto alla rivoluzione industriale e all’egoismo dei capitalisti.



    “Fino agli anni Venti e Trenta dell’Ottocento – afferma l’autore – in Gran Bretagna e negli Stati Uniti la giurisprudenza era più o meno impostata sul principio liberale della non invasione”. In breve, l’esalazione di fumi o acque inquinate veniva letta come un’aggressione ai diritti di chi ne era danneggiato. Dall’impasse si poteva uscire in tre modi: o sospendendo le attività inquinanti, o adottando tecnologie pulite (secondo gli standard dell’epoca), o raggiungendo un accordo con la vittima attraverso una compensazione. Le cose cambiarono radicalmente con l’intervento dello Stato: si affermò così la tendenza “a decidere non in base ai diritti individuali, ma seguendo un calcolo equivocamente utilitaristico di costi e benefici sociali”. Arrivando, infine, a oggi: con la definizione di livelli accettabili d’inquinamento, si legittima l’inquinamento stesso senza riguardo per le specificità reali del singolo caso. Senza rispetto per i diritti delle persone coinvolte.



    Chi d’interventismo ferisce, d’inquinamento perisce.

  3. #3
    RenzoAudisio
    Ospite

    Predefinito

    Il discorso di Carlo Stagnaro, è parzialmente condivisibile, ma solo parzialmente.
    Affermare che il capitalismo non inquina o non ha inquinato mi pare una frottola macroscopica, che può solo discreditare le nostre teorie, agli occhi di chiunque.
    Osserverei piuttosto che Il capitalismo non inquina o comunque inquina di meno quei paradisi dove vivono i capitalisti... il che è bello ed istruttivo!
    Ad esempio nelle ville di Miami l'inquinamento è veramente basso, ma le società cui fanno capo ai loro "inquilini" fanno disastri (non solo ecologici) in tanti altri luoghi del mondo lontani dalle loro ville incantate. Sarà pur vero che essi ne hanno facoltà anche grazie a compiacenze politiche statali, ma questo non basta a giustificare tutto.
    Chi inquina il "fiume" supposto da Pericle, inquina per primo la sua proprietà, e già solo per questo teoricamente dovrebbe esserne demotivato... ma se questa proprietà è un qualche cosa di lontano dall'individuo proprietario (proprietario magari solo di un pacchetto azionario della tale Multinazionale che inquina all'altro capo del mondo) questa teoria risulta essere ingenua, quindi sciocca.
    Noi libertari non ci possiamo concedere teorie zoppe, cieche ed ingenue, che conducono ad affermazioni palesemente false.

    Va rilevato invece che già nella domanda iniziale di Pericle c'è un qualche cosa che non funziona:
    In una società libertaria, senza stato, come si fa ad impedire ad un privato di inquinare l'ambiente?
    Dico io, come si fa a definire il concetto di "privato" in assenza di Stato?
    "Privato" è un concetto complementare al "pubblico", dunque se non c'è lo Stato, dunque se non esiste il concetto di "Pubblico" non può esistere neppure il concetto di "Privato".
    Questa potrà apparirvi una sterile polemica linguistica, ma non è così.
    Il concetto di "proprietà privata" è un concetto tutto Statale, che solo erroneamente viene utilizzato distortamente da alcuni Libertari e dai loro detrattori per denicrage le teorie libertarie.
    Allora cominciamo a sbarazzarci di questo concetto ambiguo di "privato" e diciamo che l'individuo (tranne qualche tollerabile pazzo dalla vita certamente breve) non è interessato ad inquinare il suo territorio, nella setessa misura dei proprietari delle ville di Miami portate ad esempio.
    Per questo bisogna che ciascun individuo abbia la responsabilità diretta o indiretta di un proprio territorio, a lui vicino, che è suo unico ed irripetibile spazio di libertà e sopravvivenza come è naturale che sia.
    Non so se in tal caso non ci sarebbe più inquinamento, anche perchè il concetto di "inquinamento" è piuttosto soggettivo, come può essere soggettivo il concetto di bello o di brutto.
    Ma così, veramente senza voler fare polemiche direi che, in condizioni libertarie, l'ambiente, porzione di territorio per porzione di territorio, sarebbe come lo vorrebbero gli individui che lo popolano, liberamente secondo i loro standard preferiti, secondo le loro inclinazioni estetiche.

  4. #4
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by RenzoAudisio
    Il discorso di Carlo Stagnaro, è parzialmente condivisibile, ma solo parzialmente.
    Affermare che il capitalismo non inquina o non ha inquinato mi pare una frottola macroscopica, che può solo discreditare le nostre teorie, agli occhi di chiunque.
    mi permetto di intervenire...perchè non mi sembra che Stagnaro dica che il capitalismo non inquina o non ha inquinato...semplicemente dice che seguire le logiche di mercato è il sistema migliore per tutelare l'ambiente,il che non significa che anche il capitalismo non produca guai,non credo Stagnaro pensi ad un mondo perfetto...e si dice poi che in assenza del capitalismo si son prodotti i danni maggiori...

  5. #5
    RenzoAudisio
    Ospite

    Predefinito

    Silvioleo,
    onestamente non credo che si possa stabilire chi ha inquinato proporzionalmente di più. Certamente gli USA sono meno inquinati della ex Unione Sovietica, ma non vuol dire un cavolo perchè le Multinazionali a capitale in prevalenza Statunitense hanno fatto nel mondo complessivamente ben di peggio di quello che è stato fatto in Siberia o comunque a debita distanza dei palazzi Moscoviti.
    Senza voler togliere responsabilità a nessuno, e senza pretesa di stabilire quale sia il regime peggiore.
    Anche un regime Verde che volesse difendere dall'estinzione la specie protetta del vibrione del colera, sarebbe per me un regime altrettanto criminale...

  6. #6
    la Banda Fratelli
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    Predefinito Il capitalismo puro genera eterogeneità

    In una società senza regole potremmo trovare luoghi gestiti da imprenditori, nel rispetto maniacale dell'ambiente, in modo da favorire il turismo. E luoghi dove le industrie inquinano a tal punto da dover indossare mascherine per non rimanere intossicati. Ogni persona gestirebbe il proprio territorio come meglio crede...

  7. #7
    RenzoAudisio
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by jmimmo82 ;
    Ogni persona gestirebbe il proprio territorio come meglio crede...
    jmimmo82 grosso modo il tuo pensiero è in linea con il pensiero libertario, mi sembra però fuoriluogo parlare necessariamente di "capitalismo".
    Ad esempio un individuo sarebbe anche libero (spero) di gestire il proprio territorio in maniera non capitalista.


    Comunque la domanda originaria di Pericle è sulle garanzie degli abitanti dei territori limitrofi a non essere inquinati.

    Faccio notare che questo contenzioso è un classico, spesso utilizzato (proprio dallo Stato) a titolo di pretesto come nella fiaba "Lupus et agnus" che credo conosciate tutti...
    Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
    siti compulsi. Superior stabat lupus,
    longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
    latro incitatus iurgii causam intulit;
    'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi
    aquam bibenti?'
    Laniger contra timens
    'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
    A te decurrit ad meos haustus liquor'.
    Repulsus ille veritatis viribus
    'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.
    Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.
    'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';
    atque ita correptum lacerat iniusta nece.
    Haec propter illos scripta est homines fabula
    qui fictis causis innocentes opprimunt.

  8. #8
    la Banda Fratelli
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    Predefinito

    jmimmo82 grosso modo il tuo pensiero è in linea con il pensiero libertario, mi sembra però fuoriluogo parlare necessariamente di "capitalismo"
    Ci stanno diverse definizioni di capitalismo. Quella più generale afferma che si ha Il capitalismo quando l'insieme dei mezzi di produzione sono in mano ai privati invece che allo Stato. In un mondo anarchico, in che mani stanno? Certamente non nelle mani degli stati visto che non esistono... E allora?

    Dipende!

    Attualmente mi vengono in mente tre possibilità:

    1) Persone che decidono di produrre ed erogare beni e servizi individualmente.

    2) Persone che decidono di unirsi in società per produrre ed erogare beni e servizi per poi distribuire gli utili trai membri della società.

    3) Persone che entrano in comunità collettiviste (mini stati sociali) dove non esiste la proprietà privata (in generale) e/o la proprietà privata dei mezzi di produzione.***


    Nota
    *** In tal caso, si avrebbe una situazione di "non capitalismo" vero e proprio bensì di "capitalismo collettivista" come avviene negli stati comunisti.

  9. #9
    RenzoAudisio
    Ospite

    Predefinito

    jmimmo82 scrive: Quella più generale afferma che si ha Il capitalismo quando l'insieme dei mezzi di produzione sono in mano ai privati invece che allo Stato. In un mondo anarchico, in che mani stanno? Certamente non nelle mani degli stati visto che non esistono... E allora?
    jmimmo82,
    dopo aver bacchettato in un intervento precedente Pericle sull'uso improprio del termine "privato" qui dovrei farlo con te (vai magari a leggere quanto avevo scritto).
    Tu dimentichi un aspetto fondamentale dell'anarchia e cioè che la questione fondamentale, non è tanto su chi detiene i mezzi di produzione, ma su chi "governa" su chi fa le leggi etc. Ovvero il problema fondante è su chi detiene la Sovranità.
    Se nei sistemi dittatoriali monocratici, teocratici ed oligarchici, governa e legifera il dittatore; e se nei sistemi democratici il potere è del popolo (ovvero della sua maggioranza) in vario modo tramite i vari organi governativi esecutivi legislativi e giudiziari. Nel Sistema Anarchico è l'individuo che governa se stesso.
    Solo secondariamente, in tutti tre i sistemi indistintamente, chi detiene la Sovranità decide sul come ed in quali mani stanno i mezzi di produzione... cioè sull'ideologia da seguire.

    Per questo io dico che il problema fondamentale anarchico non è ideologico, cioè non si fonda su chi detiene la proprietà o i mezzi di produzione, ma su chi detiene la Sovranità! Che è tutt'altra cosa.
    Cerchiamo di essere rigorosi! Altrimenti finiamo per cazzeggiare come certi "cogliofoni" che ritroviamo nei vari centri sociali.

    Dunque quando tu jmimmo82 concludi:
    In tal caso, si avrebbe una situazione di "non capitalismo" vero e proprio bensì di "capitalismo collettivista" come avviene negli stati comunisti.
    fai un guazzabuglio di termini e concetti contraddittori.
    Precisiamo:
    Gli Stati sono una cosa, le libere associazioni anarchiche un'altra... ma allo stesso tempo queste ultime non sono nemmeno degli enti "privati" (anche perchè non essedoci più il pubblico ovvero lo Stato dunque non ha neppure senso parlare di "privato"), ed anche gli stessi individui che le compongono... neppure loro sarebbero poi tanto dei "privati" perchè disporrebbero (almeno potenzialmente) di sovranità... infatti si governerebbero (o si potrebbero governare) autonomamente... ovvero godrebbero di libertà assoluta.
    Parlare quindi di "capitalismo collettivista" non ha senso (è un controsenso) e tantomeno questo ossimoro avrebbe senso in condizioni anarchiche.

  10. #10
    la Banda Fratelli
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    Predefinito Ricordo perfettamente

    quelle mitiche giornate trascorse su questo forum a discutere di proprietà e sovranità. Quelli si che erano bei tempi...


    Concordo sul principio di sovranità da cui tutto dipende, ed è per colpa della paura ancestrale che questa possa venir meno che ho scritto quelle inesattezze.
    La verità, è che ho poca fiducia negli uomini... In anarchia, non tutti avranno voglia di rispettare la sovranità altrui. Quando osservo la gente dei centri sociali che si ispira all'anarco-collettivismo, ho come l'impressione che quella gente lì, non voglia fare altro che annullare lo Stato per prendere il controllo del popolo. Infatti, essi criticano lo Stato in quanto considerato non oppressore ma garante della proprietà privata... Questo significa che se lo Stato si dissolvesse, mi potrei trovare un Casarini che mi sfonda la porta di casa e mi impone di vivere con un barbone. Per questo credo nello Stato laico e liberale più di quanto credo nell'anarchia.

 

 
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