Francia, sfida della minigonna contro i presidi «bacchettoni»
La parola d’ordine: libere di vestirci come ci pare
Torna la protesta, in minigonna: incuranti del freddo che attanaglia l’Europa gli studenti francesi si sono passati parola e si presentano a scuola nei licei d’Oltralpe vestiti di poco o nulla. Tutta colpa di un preside incauto che, stufo di vedere dietro i banchi di scuola mutandine griffate che spuntavano dai pantaloni a vita bassa, piercing e abiti troppo succinti, ha deciso di vietarli, scatenando le furie estetico-libertarie di centinaia di teenager. E così uno dopo l’altro si sono accesi i licei di Francia.
La rivolta è cominciata al Geoffroy-Saint-Hilaire, nel dipartimento dell’Hessonne, a sud di Parigi, per poi continuare al Condorcet d’Arcachon nella Gironda, la terra di Bordeaux, e in altri istituti del Paese. Leader una ragazza, una diciassettenne, Léa Dedieu, che è riuscita a persuadere i suoi compagni a presentarsi in classe in superminigonna (le ragazze) o in bermuda (i ragazzi), al grido di «Siamo a scuola non in prigione». Performance che per ora è costata tre giorni di sospensione con la motivazione che «gli studenti erano a rischio pedofili nel tragitto verso la scuola». Torna dunque la protesta e, come prevedibile, in chiave fortemente estetica, dato lo spirito dei tempi. Già una volta, di fronte a ben altre ondate rivoluzionarie, aveva avuto gran momento il fortunato titolo di una commedia di Umberto Simonetta «Arriva la rivoluzione e non ho niente da mettermi». Ma allora le minigonne, gli eskimi, le borse della tolfa erano perlopiù elementi di contorno, anche se necessari per riaffermare la propria diversità rispetto al modo di vestire «borghese» e tradizionale.
La nuova gioventù, la generazione post-Barbie che—forse — vuol fare la rivoluzione, parte da anni di idolatria del corpo e dei suoi ornamenti, comincia presto ad essere schiava dello specchio ed è maestra già a 12 anni nell’arte di migliorarsi, valorizzarsi, addobbarsi. E perciò, semmai nuovo 68 sarà, stavolta lo sarà in chiave tutta estetica. Michel Fize, sociologo francese, ricercatore della Cnrs specializzato in gioventù, interpellato dal quotidiano The Independent non si è dichiarato sorpreso dalla rivolta degli studenti che vogliono difendere un loro dress code fortemente provocatorio. D’altra parte — ragiona Fize —come potrebbe essere altrimenti, con dei mass media e una società che propongono modelli «iper-erotici»? Il grande educatore oggi è il piccolo schermo: «Con che faccia possiamo rimproverare a una teenager che mostra troppo, quando la tv fa esattamente quello, a tutte le ore?».
E’ come se questi studenti- cugini mettessero in scena la loro piccola neo-rivoluzione partendo dal loro vissuto, da quella cultura idolatrica del corpo contemporaneo che vivono ogni giorno, e che rimbalza dagli schermi, dalle fotografie, dalle vetrine dei negozi, ma anche dalle aule parlamentari, dagli incontri al vertice dei potenti internazionali, tutti primariamente preoccupati di quel che sembrano piuttosto che di quel che pensano. Preoccupazione e schiavitù che accomuna gli umani di ogni latitudine: che dire delle garbate studentesse iraniane che, a differenza delle loro coetanee parigine, protestano con il velo e non il piercing, ma egualmente mettono molta cura e molta grazia nello sceglierlo, nel modularlo, nell’indossarlo?
Legittime e più che giustificate dallo spirito dei tempi, come si è detto, le nostre deduzioni sociologiche: ma non sarà poi troppo facile liquidare così la nuova ondata francese? Il dubbio sorge perché la stessa Léa, interrogata, ribalta tutta la faccenda facendo, con mediatica sapienza, una bella capriola filosofica: la nostra protesta, dice, più che con bisogni narcisistici o estetici, ha a che fare con una vecchia conoscenza della rivoluzione francese: «La libertà».
Maria Luisa Agnese
24 dicembre 2009
Francia, sfida della minigonna contro i presidi «bacchettoni» - Corriere della Sera




Rispondi Citando

hefico: :gluglu:
