Le nostre polizze sono fra le più care d’Europa: tutto merito dello Stato che ci tartassa con un 23% sull’Rca, un 22,25% sull’incendio e un 22,50% sull’Rc generale

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo inviato da un lettore, ritenendo utile aprire un dibattito su un tema che coinvolge tutti, dal primo all’ultimo... euro in portafogli. Questa la premessa dell’estensore del servizio che, per dovizia, estendiamo a tutti i lettori.

Cari amici de il federalismo, essendo in procinto di sostenere l'esame da broker assicurativo, sto raccogliendo decine di documenti sul mercato assicurativo italiano ed europeo. Ho steso un articoletto relativo ai livelli di tassazione applicati sui premi assicurativi nei diversi Paesi Ue. È una prima bozza, piuttosto grezza, ma spero possa essere spunto per vostri prossimi lavori e per le nostre future battaglie.

Qualcuno di voi l’avrà certamente visto: è un lancio pubblicitario di una nota compagnia assicurativa che ritrae una famiglia tristemente seduta in una monovolume e letteralmente “in mutande” dopo aver pagato i premi della polizza assicurativa auto. Ogni anno, per un famiglia media i premi assicurativi rappresentano effettivamente un’importante spesa da mettere in preventivo. Quando si stacca l’assegno per pagare i premi viene sempre la tentazione di accusare di ladrocinio l’assicuratore e la compagnia che rappresenta.
In realtà, anche in questo scambio - voi pagate il premio, la compagnia si assume il vostro rischio - c’è lo zampino di un terzo incomodo, lo Stato, che gonfia ingiustificatamente il “prezzo” del servizio che vi viene fornito. La presenza dello Stato nel terreno più ideologicamente congeniale alla demagogia politica, quello della protezione e della previdenza (il Welfare state), si avverte pesantemente anche nel settore assicurativo privato, almeno per quel che riguarda i Paesi dell’Europa occidentale.

Se volete farvene un’idea, provate a consultare un rapporto pubblicato alcuni mesi fa dall’Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici). Il documento, dal titolo vagamente nazional-patriottico, “L’assicurazione italiana 2004/2005”, riporta, tra l’altro, una speciale classifica dei livelli impositivi che gravano sul mercato assicurativo dei 25 Paesi Ue. Si tratta, in sostanza, di un’analisi dell’incidenza degli oneri fiscali e parafiscali che si pagano allo Stato per ogni 100 euro di premio pagato alla propria compagnia assicurativa. Per semplificare lo studio, sono state prese come riferimento alcune coperture assicurative molto delicate nelle economie avanzate: responsabilità civile auto (Rca - obbligatoria nel nostro ordinamento dal 1969), incendio (garanzia storica del settore danni e di straordinaria importanza nel mondo industriale e nel commercio) e responsabilità civile (Rc - contrattuale, extra-contrattuale e oggettiva; di notevole rilevanza per i professionisti e per chi opera nel settore dei servizi).

Incuriosito dai dati e dai grafici, forniti all’Ania dal Cea (Comité européen des assurances, un importante centro studi europeo sul mondo assicurativo), mi sono messo a fare quattro calcoli. Ecco cosa ho scoperto.

Se ci accontentiamo di prendere come parametro di valutazione la media semplice dei dati, possiamo rilevare un livello di tassazione medio nei 25 Paesi Ue pari al 10,91 % per la Rca, 9,81 % per la copertura incendio e 6,15 % per la Rc. Niente male, direte voi. Parrebbe un settore in cui lo Stato non abbia ancora messo troppo le mani. La realtà è un po’ più articolata.

Un’analisi qualitativa più attenta alla distribuzione dei dati, restituisce un’Unione europea quanto meno spaccata in tre gruppi: non meno di 10 Paesi hanno livelli di tassazione più che doppi rispetto alla media almeno per una delle tre garanzie citate; un secondo gruppo si posiziona nell’intorno del valore medio europeo (qui ritroviamo sempre Regno Unito e Irlanda); infine, in fondo a ogni classifica troviamo il drappello dei nuovi arrivati nella famiglia allargata dell’Ue, i Paesi dell’Est, per i quali pare che il concetto di tassazione dei premi assicurativi sia sostanzialmente sconosciuto.

Inutile, o quasi, dire che gli assicurati italiani non sono tra i più fortunati. Spulciando tra i grafici, infatti, si scopre che l’Italia si colloca sempre nelle primissime posizioni per livello di imposizione. Quarto posto per la Rca (23,00%), quarto posto per l’incendio (22,25%) e uno splendido primo posto per la Rc generale (22,50%), cioè più di due volte il livello medio Ue per la Rca e l’incendio e più del triplo per la Rc.

Siamo comunque in piacevole compagnia di Danimarca (42,90%), Francia (33,10%), Belgio (27,10%), Finlandia (22,00%) e Grecia (20,40%) per la Rca. Per l’incendio, viaggiamo a braccetto con Francia (30,00%), Finlandia (25,00%), Grecia (24,40%) e Portogallo (22,00%). Il triste primato nella Rc lo condividiamo, invece, con Finlandia (22,00%), Germania (16,00%) e Grecia (14,40%).

E gli altri gruppi? Economie dinamiche, come quella spagnola e olandese, hanno percentuali attorno ai valori medi: 9,30% (Rca), 11,30 % (incendio) e 6,30% (Rc) per la Spagna; 7,00 % (Rca, incendio e Rc) per l’Olanda. Le economie anglosassoni dell’Ue, Regno Unito e Irlanda, che hanno scalpitato molto più del mulo europeo in questi ultimi anni, si collocano anch’esse nel secondo gruppo, con valori percentuali addirittura inferiori alla media europea: 5,00 % (Rca, incendio e Rc) per il Regno Unito; 2,00% (Rca, incendio e Rc) per l’Irlanda.

In fondo a queste speciali classifiche, si comincia a respirare il profumo della libertà. Le nuove economie dei Paesi dell’Est, proprio quelle che stanno incendiando il dibattito europeo su flat tax e deregulation sulla tassazione delle rendite finanziarie, pare che non vogliano saperne neppure di gabbare gli assicurati dei loro Paesi: Slovacchia, Repubblica Ceca, Lettonia, Lituania ed Estonia non tassano per nulla i premi assicurativi di Rca, incendio e Rc. E se la rivoluzione libertaria venisse veramente da Est...

Roberto G. Beretta (Il Federalismo, 28/11/2005)