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  1. #1
    spirito libero
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    Predefinito Relatività o relativismo

    Noto, sempre più spesso, che molti frequentatori del forum citano il "relativismo" come la bestia nera del mondo moderno. Ora il concetto di relatività, ovvero che alcuni fenomeni fisici dipendono dall'osservatore è uno delle grandi scoperte della fisica del XX secolo. Quetsa teoria rende conto di moltissimi fenomeni che altrimenti non avrebbero spiegazione e dimostra come la meccanica classica non sia altro che un'ottima approssimazione quando i sistemi si muovono a velocità proporzionalmente basse rispetto alla velocità della luce. Su questa scia si muove tutta la fisica nucleare e la meccanica quantistica.
    Da un punto di vista puramente dialettico, invece, essere relativisti vuol dire comprendere e ammettere diversi punti di vista o interpretazioni di un unico fenomeno. La realtà, infatti, non è sempre definibile in maniera univoca ed il fatto che essa venga percepita attraverso i sensi, o compresa mediante la logica ne accentua la caratteristica di indefinibilità assoluta, o meglio si potrebbe dire che la realtà è la somma delle realtà dei singoli osservatori. Questo non vuo dire che non esiste un dato reale o che, all'opposto ne esistono infiniti ma che, semplicemente, le nostre povere mentio umane, imperfette, non riescono a cogliere la realtà nella sua completezza. Nessun uomo singolarmente è in grado di abbracciare il Colosseo nella sua interezza, ma ne vedrà sempre e solo una parte, ne avrà una visione relativa, se poi è anche miope la vedrà anche deformata dal suo difetto visivo. Questo vale per tutto ciò che coinvolge l'uomo, i suoi sensi e la sua intelligenza.
    In ultima analisi ogni fatto che riguarda l'uomo deve essere analizzato e discusso da diversi punti di vista per poter essere apprezzato nella sua interezza. Chi presume di avere l'unica visione "giusta" del mondo in realtà è un miope che vede solo una parte della costruzione e per giunta senza una lente che corregga il suo difetto di base. Solo dal dialogo tra più visioni diverse nasce la realtà nella sua interezza.Ecco perchè è stata necessaria una "rivelazione" che indirizzasse almeno nella direzione giusta l'uomo. Negare la pluralità di visioni del mondo vuol dire negare la necessità dell'esistenza di Dio.
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  2. #2
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    idem

  3. #3
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    Non mi sembra mai di aver messo in discussione le conoscenze delle scienze empiriche, che non mi competono.Affermo invece di aver sempre asserito, per così dire, l'indigenza del piano logico su quello ontologico, in quanto la ricchezza dell'actus essendi non è mai concettualizzabile.
    Mai esauribile eppure realmente conoscibile, realmente disponibile all'intelletto umano quale esso è, nella sua intellegibilità, nella sua incontraddittorietà, che manifesta l'assurdità della contraddizione, e rende il dialogo fecondo. Questa impossibilità della contraddizione è segno di apertura alla realtà, quale essa è.
    In effetti noi studiamo l'ente non in quanto è questo o quello, ma semplicemente in quanto è, mettendo a tema l'essere dell'ente, realmente attingibile, con uno sguardo interale, e tuttavia inesauribile. Non si tratta quindi di sommare esperienze parcellizzate di realtà, ma di un dialogo fecondo nella sfera della comprensione dell'atto d'essere, che realizza e vivifica ogni cosa.
    Questo quindi deve rimanere: la comprensibilità della realtà, l'inconttradditorietà quindi, e la possibilità di uno sguardo umano, cioè interale, su di essa.
    Ed il tomismo è, in filosofia, l'unico garante di questa prospettiva.
    Altra cosa invece è la Rivelazione di Dio stesso.

  4. #4
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    Penso che la terza frase, a partire dalla fine, riassuma quanto esposto sopra.

  5. #5
    spirito libero
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    Infatti non stavo parlando di te, o meglio non mi riferivo ad un frequentatore individuale, bensì ad un certo tipo di frequentatore che, molto spesso, nel dialogo, usa una concezione distorta di relativismo per inserire nel dialogo un "ipse dixit" strumentale alla chiusura della discussione, soprattutto quando altri argomenti scarseggiano.
    Quando poi dici che "l'actus essendi" non è concettualizzabile nè esauribile ma realmente conoscibile e disponibile all'intelletto umano commetti la più classica delle contraddizioni in termini, data la limitatezza dell'intelletto umano esso non potrà mai contenere qualcosa che tu stesso dici non concettualizzabile nè esauribile. In altri termini io vedo il tomismo, scusa il paragone, come il tentativo di svuotare il mare usando il secchiello. Se l'intelletto umano fosse in grado di comprendere compiutamente ciò che è non concettualizzabile nè esauribile allora vorrebbe dire che esso è in grado di contenere l'infinito e quindi, a sua volta, sarebbe infinito egli stesso e quindi divino. In pratica affermi che l'uomo è Dio.
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da simplicio
    Infatti non stavo parlando di te, o meglio non mi riferivo ad un frequentatore individuale, bensì ad un certo tipo di frequentatore che, molto spesso, nel dialogo, usa una concezione distorta di relativismo per inserire nel dialogo un "ipse dixit" strumentale alla chiusura della discussione, soprattutto quando altri argomenti scarseggiano.
    Quando poi dici che "l'actus essendi" non è concettualizzabile nè esauribile ma realmente conoscibile e disponibile all'intelletto umano commetti la più classica delle contraddizioni in termini, data la limitatezza dell'intelletto umano esso non potrà mai contenere qualcosa che tu stesso dici non concettualizzabile nè esauribile. In altri termini io vedo il tomismo, scusa il paragone, come il tentativo di svuotare il mare usando il secchiello. Se l'intelletto umano fosse in grado di comprendere compiutamente ciò che è non concettualizzabile nè esauribile allora vorrebbe dire che esso è in grado di contenere l'infinito e quindi, a sua volta, sarebbe infinito egli stesso e quindi divino. In pratica affermi che l'uomo è Dio.

    Non so perchè, ma mi ricorda il Principio di indeterminazione di Heisenberg...

  7. #7
    spirito libero
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    Esattamente, il principio di indeterminazione è il limite dell'intelletto umano ed è un principio non solo fisico, ma politico, sociologico e finanche filosofico.
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  8. #8
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    Intervengo per chiarire una incomprensione: non ho parlato di comprensione compiuta. Ho parlato di comprensibilità, di attingibilità, sempre indigente rispetto alla realtà, ma presente, reale. Chi nega questo lo riafferma praticamente. L'intelletto umano, nel suo seguire la sensibilità, e nel suo mettersi all'ascolto della realtà, arriva a comprendere che l'ens è composto realmente da due principi: essentia ed actus essendi. L'affermazione di questo atto, come ciò che di più profondo e intrinseco esiste in un ente, è ben lungi dalla comprensione di esso. Non concettualizzabile ma conoscibile. Una nozione. Il razionalismo contemporaneo, quello sì che ha confuso angeli e uomini, ci rende estraneo a queste prospettive, che tuttavia sarebbe bene riprendere, a fondo.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da simplicio
    Esattamente, il principio di indeterminazione è il limite dell'intelletto umano ed è un principio non solo fisico, ma politico, sociologico e finanche filosofico.
    Se fosse vero, potrebbe essere, ma il problema di chi sostiene l'illimite. Parimenti di chi sostiene l'assurdo.

  10. #10
    spirito libero
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    Se con questo mi ammetti che l'uomo ha sempre una comprensione parziale del reale allora siamo perfettamente daccordo e infatti l'uomo non ha una visione parcellizzata della realtà ma una visione ed una comprensione soggettiva, il dialogo è il meccanismo che mettendo a confronto le varie soggettività riesce a dare una visione meno approssimata della realtà.
    Non so se avete dimistichezza con il calcolo integrale, ma è proprio questo, la sublimazione della sommatoria di tante piccole parti che, alla fine grazie all'apporto di tutti rende giustizia alla totalità. Quando poi mi scindi l'esistente tra la sua natura e l'atto di esistere in realtà operi una semplificazione perchè ciò che esiste ha una sua natura solo nel momento in cui esiste, l'essenza, l'ideale platonico è un escamotage della nostra mente per cercare di spiegare qualcosa, l'esistenza, che va ben oltre alle nostre possibilità di comprensione, o almeno oltre le mie.
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

 

 
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