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  1. #1
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    Predefinito Pio XII e la riforma della Settimana Santa

    Una domanda:
    Come si inquadrano le riforme liturgiche di Pio XII riguardo alla Settimana Santa e alla Veglia Pasquale e le altre sue piccole riforme, quali quella relativa al digiuno eucaristico e alla messa vespertina?
    Sono già una prima timida anticipazione e manifestazione di tendenze che produssero nel 1962 il messale modificato di Giovanni XXIII e che culminarono poi nella rivoluzione rappresentata dal Novus Ordo del '69, che praticamente abrogò la messa cattolica, oppure non vi è nessun rapporto con tali successive riforme?
    E in ogni caso, quali furono le motivazioni delle modifiche operate da Pio XII. A quali esigenze e principi obbedivano?

  2. #2
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    Predefinito

    Prima che qualcuno risponda al caro Paucezio, mi permetto di ricordare con nostalgia (senza però criticare in alcun modo le riforme del venerato Papa Pio XII) le belle pianete plicate che si usavano prima della riforma piana...
    A questo proposito vi invito a visionare una pagina del sito dell'istituto di Gricigliano:

    http://www.icrsp.com/Semaine%20Saint...redi-Saint.htm

    proprio loro che si ritengono fedeli in "tutto e per tutto" al magistero del Papa attuale e anche di quelli precedenti (non si capisce poi come si possano conciliare visioni di questo tipo) utilizzano ancora le pianete plicate, vietate/sostituite dallo stesso Pio XII. Proprio loro che si dichiarano obbedienti a tutti i papi e rispettosi del loro volere tradiscono le norme introdotte dal grande predecessore di Paolo VI...
    Vergogna! (casomai ci fosse bisogno di ripeterlo)
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  3. #3
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    Predefinito Re: Pio XII e la riforma della Settimana Santa

    Originally posted by Peucezio
    Una domanda:
    Come si inquadrano le riforme liturgiche di Pio XII riguardo alla Settimana Santa e alla Veglia Pasquale e le altre sue piccole riforme, quali quella relativa al digiuno eucaristico e alla messa vespertina?
    Sono già una prima timida anticipazione e manifestazione di tendenze che produssero nel 1962 il messale modificato di Giovanni XXIII e che culminarono poi nella rivoluzione rappresentata dal Novus Ordo del '69, che praticamente abrogò la messa cattolica, oppure non vi è nessun rapporto con tali successive riforme?
    E in ogni caso, quali furono le motivazioni delle modifiche operate da Pio XII. A quali esigenze e principi obbedivano?
    In attesa che risponda chi è più competente, certo la rivoluzione nella Chiesa non è stata fatta in un giorno. E Pio XII con la rinuncia a creare cardinali dopo il 1953 lasciò purtroppo campo libero ai novatori. Io poi ho un manuale di dogmatica (il Bartmann) del 1957, che contiene allusioni inquietanti. E in "A ogni uomo un soldo" di Bruce Marshall, del 1956, già l'abbé Gaston, sul fronte della Grande Guerra, pensa a un inferno vuoto. Satana era già in azione.

  4. #4
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    Predefinito

    Originally posted by nasallirocca
    Prima che qualcuno risponda al caro Paucezio, mi permetto di ricordare con nostalgia (senza però criticare in alcun modo le riforme del venerato Papa Pio XII) le belle pianete plicate che si usavano prima della riforma piana...
    A questo proposito vi invito a visionare una pagina del sito dell'istituto di Gricigliano:

    http://www.icrsp.com/Semaine%20Saint...redi-Saint.htm

    proprio loro che si ritengono fedeli in "tutto e per tutto" al magistero del Papa attuale e anche di quelli precedenti (non si capisce poi come si possano conciliare visioni di questo tipo) utilizzano ancora le pianete plicate, vietate/sostituite dallo stesso Pio XII. Proprio loro che si dichiarano obbedienti a tutti i papi e rispettosi del loro volere tradiscono le norme introdotte dal grande predecessore di Paolo VI...
    Vergogna! (casomai ci fosse bisogno di ripeterlo)
    Nasalli Rocca
    Ricordo che, in mancanza di virgolette, al Magistero dei papi (tutti) bisogna essere fedeli. Per quanto riguarda le disobbedienze, fosse solo una questione di pianete plicate...

  5. #5
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    >Ricordo che, in mancanza di virgolette, al Magistero dei papi (tutti) bisogna essere fedeli. Per quanto riguarda le disobbedienze, fosse solo una questione di pianete plicate...<

    Ma in che si distinguono codeste pianete plicate rispetto a quelle normali?
    Quanto al magistero, una domanda un po' provocatoria: dove sta esattamente il discrimine: cioè se Paolo VI ha fatto danni per 100 e Pio XII per 1 o 2, non c'è un minimo di arbitrarietà nello stabilire che Paolo VI non va seguito e Pio XII sì? Insomma, se già Pio V anatemizzò chiunque avesse in futuro ritoccato o alterato la messa, perché si dovrebbe obbedire a Pio XII e non a Pio V? Mi par di capire che in questa materia la misura è secondaria: il vero è nell'intero e dove c'è un'ortodossia con dei piccoli margini di eterodossia, c'è comunque eterodossia: la religione non si fa a pezzi, ma si accetta o si respinge, con ciò che questo comporta.

    Sia chiaro che parlo per principio, per capire esattamente quali sono gli schemi concettuali da applicare: so bene l'abisso che sussiste fra un Montini o un Roncalli da una parte e un Pacelli dall'altra e non oso certo sminuire (absit!) i meriti e il valore di un papa degno di questo nome come Pio XII.

  6. #6
    Non sono d'esempio in nulla
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    Predefinito

    - la religione non si fa a pezzi, ma si accetta o si respinge -....cioè la dottrina "stringendo". Ciò che non è riformabile è solo la Dottrina e il Magistero....prima che Liturgico il "nodo" dei sedevacantisti Tesisiti o meno è questo conservare la Fede e per fare questo è necessario mantenere la Liturgia di San PioV che dà la certezza di essere valida e ben celebrata....però non in comunione con coloro che hanno cambiato la Dottrina ed hanno dato vita ad un nuovo Magistero. Oggi o si accetta l'uno o l'altro tutti e due è impossibile.

    Daniele

  7. #7
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    Ah beh, ma che si possa stare in comunione con chi ubbidisce al polacco, pianeta plicata o no, non mi sognavo di adombrarlo!

    Mi chiedo invece cosa dovremmo fare noi: se applicare i libri liturgici precedenti o successivi alle riforme di Pio XII. In realtà non so nemmeno quali adottiamo (cioè adottano i preti dell'I.M.B.C. e noi fedeli di conseguenza) effettivamente, anche se credo quelli posteriori.

    In effetti qui c'è un conflitto fra ragioni formali e sostanziali: poiché Pio XII è stato un buon papa, investito dell'autorità in ogni senso, gli si deve ubbidienza. D'altronde le sue riforme sono state fatte, per quello che ho potuto intendere, sotto pressione di tendenze moderniste moderate, già operanti nel movimento liturgico, che ispirò appunto quelle riforme. Quindi lo spirito che sottende a tali modificazioni non è buono: la matrice teologica e sociale è la stessa che ispirerà la messa montiniana, però qui in misura appena accennata e incipiente.
    Per inciso mi risulta che siano stati soppressi elementi della liturgia che risalivano, senza soluzione di continuità, all'alto medioevo. Inoltre l'istituzione di una festa come quella di San Giuseppe Lavoratore, in sostituzione di San Giuseppe Patrono della Chiesa Universale ha davvero un sinistro sentore socialista: ricorda molto la sciagurata moda, negli anni '70, sull'onda della marxistizzazione della Chiesa, dei preti operai e simili amenità.

  8. #8
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    L'istituto adotta il Messale del 1910. La FSSPX quello del 1962. Non credo vi siano molte differenze, e che queste siano profonde e sostanziali. L'Istituto, nel dubbio su Giovanni XXIII, adotta quello di San PIO X. E non sbaglia.
    Molti tra i gruppi indultisti usano quello del 1962 stampato allora, o lo comprano dai lefebvriani: pare che negliu ultimi vi siano state apportate delle modifiche, senza movente né firma.


    Per quel che riguarda, poi, tutta la liturgia e la dottrina, credo si debba guardare ai primi del 1900, quando proprio il modernismo dilagante e dichiarato suscitò una eroica resistenza papale.
    Ricordiamoci che, comunque, le riforme pacelliane non mutano la sostanza, e che qualche abbaglio può capitare: è capitato, ed è rientrato subito dopo.

    Quello che non capisco è la ragione dell'uso di un Messale piuttosto che di un altro. O meglio: essendo la sostanza identica, non vedo perchè la forma non possa mutare. E perché, a correzioni linguistiche, non posso essere preferita la vetustità del messale. Facciono un esempio: perché usare il messale del 1910 e non quello del 1500, direttamente promulgato da San PIO V? In entrambi i casi, la SOSTANZA è la stessa, dunque il rito è uno, pur nelle giuste correzioni linguistiche, al fine di evitare qualsiasi equivoco.

    Tempo fa di Messale Tridentino me ne capitò uno sotto mano per 200 euro. Furono i 200 euro a mancare.
    "

  9. #9
    scemo del villaggio
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    Ecco, appunto.

  10. #10
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    >L'istituto adotta il Messale del 1910. La FSSPX quello del 1962. Non credo vi siano molte differenze, e che queste siano profonde e sostanziali. L'Istituto, nel dubbio su Giovanni XXIII, adotta quello di San PIO X. E non sbaglia.<

    In effetti mi pare la posizione in assoluto più corretta. Si riconosce in pieno Pio XII (ci mancherebbe!), ma si riprende un messale scevro persino da quei pochi elementi dovuti al fatto che allo stesso papa Pacelli non è stato possibile evitare qualche piccolo compromesso e qualche concessione ai liturgisti modernisti.


    >Molti tra i gruppi indultisti usano quello del 1962 stampato allora, o lo comprano dai lefebvriani: pare che negliu ultimi vi siano state apportate delle modifiche, senza movente né firma.<

    Ho ben presente. Lì i disastri sono ancora maggiori, perché sono state fatte modifiche già più gravi, anche se comunque sempre di dettaglio. Poi, malgrado l'espresso divieto della commissione Ecclesia Dei, mescolano i riti. Una volta in Romagna assistetti con mia grande sorpresa e disgusto, a una messa dell'indulto con letture (forse prima e seconda, non ricordo bene), lette in italiano da lettori laici (sic!). Insomma, una sorta di orrendo sincretismo tradizionale-modernista.


    >Per quel che riguarda, poi, tutta la liturgia e la dottrina, credo si debba guardare ai primi del 1900, quando proprio il modernismo dilagante e dichiarato suscitò una eroica resistenza papale.
    Ricordiamoci che, comunque, le riforme pacelliane non mutano la sostanza, e che qualche abbaglio può capitare: è capitato, ed è rientrato subito dopo.

    Quello che non capisco è la ragione dell'uso di un Messale piuttosto che di un altro. O meglio: essendo la sostanza identica, non vedo perchè la forma non possa mutare. E perché, a correzioni linguistiche, non posso essere preferita la vetustità del messale. Facciono un esempio: perché usare il messale del 1910 e non quello del 1500, direttamente promulgato da San PIO V? In entrambi i casi, la SOSTANZA è la stessa, dunque il rito è uno, pur nelle giuste correzioni linguistiche, al fine di evitare qualsiasi equivoco.<

    Credo per aderire a un principio di continuità, per non cadere in forme di archeologismo. In effetti, data la quasi totale identità dei messali da Pio V ai primi del '900, la cosa è più o meno indifferente.

    >Tempo fa di Messale Tridentino me ne capitò uno sotto mano per 200 euro. Furono i 200 euro a mancare.
    <

    Ahimé succede...

 

 
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