Nasce l’Associazione fratelli Mattei: non c'e' pacificazione senza giustizia


(Tratto da AREA) - Nasce l’Associazione dei fratelli Mattei. Fondata il 6 giugno di quest’anno, l’Associazione intende prima di tutto, partendo proprio dall’orribile ricordo della tragedia della notte tra il 15 e 16 aprile 1973, quando Stefano e Virgilio Mattei morirono nel rogo provocato da tre militanti di Potere Operaio (Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo), evitare che simili vicende possano non solo ripetersi, ma cadere nell’oblio o, peggio, essere strumentalizzate per loschi fini politici. Un po’ quello che accadde all’indomani della strage, quando i vertici di Potere Operaio, consapevoli di chi fossero i veri responsabili dell’attentato, vollero comunque accreditare - attraverso una controinchiesta da voltastomaco che venne pubblicata in un volumetto dal titolo Primavalle, incendio a porte chiuse (vedi Area, aprile 2003) - la pista della “faida interna” alla locale sezione dell’Msi a Primavalle, il cui segretario era proprio Mario Mattei, il padre dei due fratelli morti tra le fiamme del furore ideologico di Lollo & company. Quella pista fece breccia nelle redazioni dei grandi giornali nazionali, fra gli intellettuali (non solo di sinistra), in Parlamento e fra larghi settori della magistratura italiana. Neanche le rivelazioni tardive di Valerio Morucci ed altri militanti di Potop, riportate nel saggio di Aldo Grandi La generazione degli anni perduti (Einaudi, 2003), o le aberranti dichiarazioni di Lollo sul Corriere della Sera dalla sua decennale latitanza dorata in Brasile, sono state sufficienti per congedare una parola chiara e definitiva su questa terribile pagina di storia e per attribuire le responsabilità storiche, politiche, morali e (se vogliamo) giudiziarie ai veri responsabili del rogo. Per Gian Paolo Mattei, presidente dell’associazione, uno dei fratelli minori scampati miracolosamente alla tragedia, non e solo è una questione di famiglia, ma di memoria e identità nazionale. “Ne sono state dette e scritte di tutti i colori. A questo punto, dopo decenni di sciacallaggi, menzogne e infamie, è arrivato il momento di mettere dei punti fermi. Il nostro Paese, soprattutto nella rievocazione degli anni di piombo, del terrorismo e delle grandi tragedie nazionali, ha bisogno di verità. Per questo, l’associazione vuole, prima di tutto, essere un presidio, un luogo dove i fatti, le circostanze, gli eventi siano collocati nel giusto posto all’interno del contesto generale e dove la realtà dei fatti non subisca i soliti condizionamenti e trattamenti omissivi. In Italia si tende a dimenticare troppo spesso e così rischiamo di non essere più padroni della nostra storia. Per cui, che non accada più ciò che si è verificato fino ad oggi e cioè che si possa continuare, impunemente, a parlare faida interna, mistificando così fatti e circostanze. L’Associazione ha un po’ anche questo compito, di vigilare ed eventualmente impedire, con tutti gli strumenti a sua disposizione, il ripetersi di simili gravissimi depistaggi”. Per Graziano Cecchini, vicepresidente e responsabile del Centro studi dell’associazione, che ha il gravoso compito di recuperare fonti, documenti ed atti per l’archivio sulla strage di Primavalle: “Potere operaio ha una vita breve ma intensa che esplode di pochi anni (dal 1969 al 1973) e che gettò i semi di ciò che accadde dopo. Potere operario insieme con i Gap di Gian Giacomo Feltrinelli, costituirà l’organizzazione-madre grazie alla quale le Brigate rosse riuscirono a compiere il “salto di qualità” e che nel giro di pochi anni permisero a questa organizzazione di portare l’attacco al cuore dello Stato. Dagli incendi di autovetture di qualche dirigente di fabbrica si arrivò ai grandi attentati e agli omicidi politici”, culminati con il rapimento e l’assassinio del Presidente della Democrazia cristiana, on. Aldo Moro. Cecchini prosegue, cercando di delineare quello che sarà l’impegno del Centro studi dell’associazione: “I fatti di Primavalle non sono un episodio isolato, ma costituiscono il momento di svolta dell’intera vita dell’organizzazione all’epoca capeggiata da Toni Negri, Franco Piperno, Lanfranco Pace, Oreste Scalzone e Valerio Morucci e in cui militavano personaggi come Lollo, Clavo e Grillo. Non è un caso che dopo la strage dei fratelli Mattei, Potere operaio, in quel famoso convegno, decise il proprio autoscioglimento permettendo così alla struttura militare occulta dell’organizzazione di saldarsi con le Brigate rosse. Ecco spiegata l’importanza di ciò che accade a Roma alla fine del 1972 quando si volle dimostrare a tutto il movimento che Potop poteva essere il gruppo leader dell’intera galassia della sinistra sovversiva”. Aggiunge, poi: “Forti della loro posizione la cellula di Primavalle inizia a dare altri segnali e quindi le prime bombe. Ciò dimostra, in maniera inconfutabile, che l’attentato ai Mattei è stato preceduto da una paurosa escalation di odio ideologico che portò agli attentati e alle bombe. Questo serviva, nel disegno dei dirigenti di Potop, a creare un clima di violenza e terrore, alimentato da attentati attraverso un progressivo innalzamento dello scontro. In questo contesto, già di per sé spaventoso, Potop dichiarava senza timore alcuno che “uccidere un fascista non era reato”. È così che si arriva nel volgere di pochi mesi all’attentato alla macchina di Schiavoncin che, come poi sarà accertato dagli inquirenti, rappresenterà l’antefatto della strage di Primavalle”. Per Cecchini, l’ipotesi, peraltro anche di recente accreditata, secondo la quale il vertice di potere operaio non sapesse nulla delle attività della cellula di Lollo e dei suoi è inverosimile: “Piperno non dice la verità quando afferma che loro (cioè i capi) non sapessero nulla. Ciò è smentito, oltre che dalla logica, dai fatti. E i fatti, mai come in questo caso, hanno la testa dura e c’insegnano una realtà di segno opposto. I quadri di comando di Potop erano perfettamente a conoscenza delle malefatte di Lollo, Clavo e Grillo, così come erano a conoscenza - poiché erano i capi - di tutte le altre attività sovversive poste in essere dalla loro organizzazione. Basti pensare, a puro titolo di esempio, a ciò che accadde a Sulmona in un attentato ad una fabbrica locale. L’attentato, per una serie di circostanze, fallì. Ma a Roma, ignari dell’avvenuto fallimento, Potop dava notizia incautamente di un attentato a Sulmona, attribuendone la responsabilità alla destra. Ciò conferma l’intento non solo eversivo ma depistatorio di questi signori. Ma come spesso accade il diavolo aveva fatto le pentole ma non i coperchi”. Presidente Mattei, quali le iniziative el’agenda dell’associazione? Al primo punto delle scadenze c’è il reperimento della sede e su questo una parola di ringraziamento va al sindaco Veltroni, il quale, nonostante faccia parte di una compagine politica diversa, si sta occupando in prima persona da tempo di questo problema e sembra che si sia trovata una soluzione. Inoltre stiamo pensando ad una mostra nei primi mesi dell’anno venturo. E poi una serie di incontri e dibattiti con esperti del mondo politico e delle istituzioni.

Gian Paolo Pelizzaro

fonte: www.destrasociale.org