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  1. #1
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    LE FIGLIE DELL'ACQUA ...e l'antica arte di sedurre



    LE FIGLIE DELL'ACQUA ...e l'antica arte di sedurre
    Di Andrea Pasqualetti



    Chiunque, obbedendo al richiamo d'una"nostalgia delle origini" si accosti alle divinità, ai personaggi e ai motivi della mitologia classica, non potrà sottrarsi al fascino dei paesaggi e degli scenari che fanno da sfondo alla narrazione delle vicende. Gli elementi e le forze naturali sono a volte così soverchianti da rivelare la loro presenza in certi tratti fisici o attributi non-umani d'una moltitudine di figure difficilmente distinguibili e inseparabili dai luoghi delle loro apparizioni.
    Così l'acqua, e il simbolismo che l'accompagna, ha il potere d'attrarre a sé, in un processo simbiotico, alcune strane creature - prevalentemente, ma non solo - di sesso femminile: sono queste le divinità minori delle acque chiare, dei fiumi e delle sorgenti come le naiadi (dal greco Naides, quelle che nuotano) in possesso del dono della profezia e protettrici della poesia e della musica, oppure altre ninfe che vivono nei luoghi umidi, come le caverne, o nel fitto della vegetazione, al riparo dai raggi del sole. Nel mondo antico le ninfe erano venerate soprattutto vicino alle sorgenti, dove si costruivano delle Ninfee, fontane dedicate a loro e che in epoca romana si trasformarono in lussuose dimore ornate di colonne e statue.
    Non sempre, tuttavia, la vicinanza a queste creature può dirsi benevola e rassicurante. Le ondine delle mitologie germaniche e scandinave, per esempio, sono delle fate generalmente malefiche che si offrono di condurre i viaggiatori attraverso le brume, le paludi e le foreste, per farli smarrire o addirittura annegarli. Hanno una capigliatura verde-azzurro che sono solite pettinare maliziosamente alla superficie delle acque per attirare a sé i pescatori ignari del pericolo. E evidente la loro stretta parentela con le sirene, sulle quali stiamo per soffermarci


    John William Waterhouse, A Mermaid

    I temerari in cerca d'avventure che decidono di prendere "la via del mare" possono invocare la protezione delle nereidi, benefiche ninfe che abitano nel fondo dell'oceano e che è possibile talvolta scorgere alla superficie delle onde, a cavallo di pesci e altri animali marini. L'aspetto temibile del femminile "acquatico", tuttavia, non tarda a farsi avanti nelle sembianze della sirena, inquietante creatura metà donna e metà pesce nota fin dai tempi più remoti, la cui occupazione principale è quella d’esercitare la sua vocazione innata di seduttrice attirando a sé marinai e naviganti con irresistibili allettamenti e lusinghe, costringendoli a cambiare rotta e a sacrificare parte del loro "virile interesse" per le imprese eroiche sull'altare della devozione al fascino femminile.
    Uno degli episodi più noti è quello narrato nell'Odissea. Dopo essersi sottratto agli incantesimi della maga Circe, Ulisse giunge all'isola delle Sirene, il cui canto esercitava sui navigatori un'attrazione irresistibile. L’eroe riuscì ad eludere questo nuovo pericolo turando gli orecchi ai suoi compagni con la cera e facendosi legare all'albero maestro della nave.


    Gustav Adolf Mossa,The Satiated Siren

    Gli aspetti meno rassicuranti o addirittura pericolosi del femminile si esprimono non solo nel mito, ma anche in molte leggende dell'antichità, tramite l'abbinamento del corpo umano con parti anatomiche di qualche animale. Sulla terraferma il serpente sostituisce il pesce per rappresentare la seduzione femminile nel suo aspetto malefico, come nella tentazione di Adamo da parte di Eva.
    Per molti secoli il cristianesimo, relegando nell'ombra la corporeità, allontanò dall'esperienza cosciente delle rappresentazioni qualsiasi contenuto contrastante con un'immagine soltanto "spirituale" del femminile.
    Ma alcune correnti filosofiche, prima fra tutte l'alchimia, ripresero in segreto il motivo della creatura metà donna e metà animale - pesce o rettile - per rappresentare la duplice natura di Mercurio, prigioniero della materia e in attesa di essere liberato.
    Con il Rinascimento dobbiamo soprattutto a Paracelso, famoso medico e alchimista, il ritorno dal passato mitologico e la diffusione, nella prima metà del Cinquecento, della suggestiva immagine della sirena che compare nei suoi trattati come Melusina, nome che ricorda la "mère Lucine", donna di rara bellezza protagonista d'una antica leggenda francese. Questa, sorpresa una volta dal suo sposo con la coda di pesce, che per ragioni ignote doveva portare soltanto di sabato, fu costretta a ritornare nel regno delle acque, dal quale di tanto in tanto riemergeva, e la sua apparizione era sempre presagio di sventura. Secondo Paracelso le Melusine non solo rappresentano un pericolo esterno, ma possono prendere la loro dimora nel sangue, il quale consente a questi strani esseri provenienti dall'acqua di ritrovare all'interno dell'uomo un habitat simile a quello originario. E questo, difatti, assumendo un punto di vista psicologico sconosciuto nelle epoche trascorse, il luogo dove ancora oggi possiamo riscoprire la sirena.
    Nel mondo antico, invece, la fantasia della donna-pesce, come tante altre, appariva un fatto esterno assolutamente concreto e reale, e quindi non riferibile ai "pericoli" della seduzione fra umani. Questa si presenta fin dall'antichità con un simbolismo che oggi siamo in grado di comprendere e che, riferito alle dinamiche interne della psiche, può insegnarci molte cose sul nostro conto.
    Pesci e serpenti sono animali a sangue freddo, assai distanti dal sentimento umano, ma appunto da ciò trae origine il misterioso fascino che da essi emana nell'abbinamento con un corpo di donna. La seduzione non coincide con l'amore, anche se in qualche modo ne fa sempre parte, soprattutto nelle fasi iniziali. Essa poggia non di rado sul lato freddo e "distante" dell'istinto che è proprio l'opposto di quel calore che caratterizza il rapporto amoroso autentico.
    Queste affascinanti "figlie dell'acqua', come insegna il mito, rappresentano un pericolo mortale per coloro che ne restano affascinati al punto di dissolversi completamente in esse, e l'equivalente di questo destino è riscontrabile al giorno d'oggi in quei casi d'infatuazione in cui l'uomo diviene succube e vittima d'un "femminile fatale" erroneamente identificato con la donna reale. Da questo "abbaglio", o errore di percezione - che nel mito appare provocato dal balenio dei piccoli specchi che le sirene usavano per insidiare i marinai - hanno origine gli attaccamenti morbosi e nei casi peggiori la perdita di se stessi.


    Salvador Dalì, The Ship, 1942/43.

    Come Ulisse, l'uomo che non abbia dimestichezza con questo tipo di sortilegi, deve attaccarsi all'albero maestro al centro della nave, per non essere trascinato via da se stesso. Cadremmo senz'altro in errore sopravvalutando il significato meramente sessuale di questo tipo di figure femminili. La sirena, è bene sottolinearlo, è sprovvista di genitali, e lo stesso vale per gli altri esseri mitologici che rientrano nella medesima categoria. Ciò non deve sorprendere, poiché la forma ammaliante e seducente del femminile ha come bersaglio innanzitutto l'anima dell'uomo e può passare nel suo sangue, come la Melusina paracelsiana, anche in assenza dell'amplesso fisico.

    Con quest'ultima considerazione ci stiamo spostando in un terreno sul quale, prima di congedarci, vorrei brevemente soffermarmi.
    L’analisi etimologica del termine "seduzione" non accenna in maniera esclusiva all'attrazione erotica fra due esseri. "Sedurre" deriva dal latino seducere che tradotto significa "condurre altrove". Con la seduzione, in altri termini, avviene uno "spostamento" da un luogo a un altro, sia in senso concreto sia metaforico per una forte, spesso irresistibile attrazione che il "sedotto" subisce, ma non sempre e necessariamente da parte di un'altra persona. Difatti, si può essere sedotti da un'idea, da un ideale, da una certa immagine di noi stessi, da un paesaggio, da un'opera d'arte, da una città o da un posto che si deve assolutamente raggiungere.
    L'individuo sedotto è catturato, sottratto ad un preciso ordine di significati, afferrato da una forza a cui non può opporre resistenza. Qualcuno, in nome d'un percorso o d'una scelta che sembrano annunciarsi come soli veri e autentici, non esita a "fare le valigie" per obbedire alla chiamata. Nel concreto ciò può significai abbandono di luoghi, di persone e d'interessi coltiva negli anni, sacrificati in toto alla nuova meta.
    Se la scelta, o il nuovo oggetto del desiderio - che spesso, contrariamente alla logica o come per predestinazione siamo decisi a volere ad ogni costo - potranno portarci verso di noi o lontano da noi, avremo modo di comprenderlo in seguito. Non sempre, difatti, un movimento deciso in direzione di qualcosa o di qualcuno equivale ad un allontanamento da noi, ma al contrario ci consente di ritrovarci ad un nuovo livello se ciò verso cui, tendiamo è la manifestazione esterna d'interessi e potenzialità latenti che appartengono al nostro vero Sé.
    Del resto, l'amore e l'interesse autentico esigono la rottura del guscio narcisistico E l'atto di seduzione, e chi lo subisce, può essere a volte l'unico modo per crollare un arroccamento difensivo con il quale 1'Io timoroso di tutto ciò che sta "oltre la porta." cerca di proteggere i suoi angusti confini. In questo caso la seduzione sta operando all'inverso: non il nuovo che ci attende, ma 1e vecchie abitudini, i vecchi rapporti, il vecchio stile di vita insomma tutto quanto già conosciamo - e che in fondo detestiamo - hanno il potere di legarci a loro, di non farci andare... "altrove", di convincerci a restare dove si è.
    "Chi s'accontenta gode", recita un noto proverbio contraddetto però da un altro che avverte che "ogni lasciato è perso". Ognuno di noi, inchiodato alla propra croce, spesso non sa quali pesci prendere: se lasciarsi “sedurre” dal vecchio o accogliere il richiamo del nuovo. Accade a volte un attimo prima di cogliere 1a "mela d'oro", di scivolare sull "buccia di banana." e di crollar a terra. "Te l'avevo detto... dirà qualcuno, "potevi immaginartelo..." dirà qualcun altro, ci sarà chi per risollevarci un po’ cercherà d'infonderci coraggio con frasi come: "non potevi sapere", oppure: "quando si chiude una porta se ne apre un'altra...".



    Il canto della sirena potrà d nuovo giungere alle nostre orecchie, e in fondo ce lo auguriamo, perché in assenza di desideri e di tentazioni saremmo già morti. La seduzione come "allusione al possibile" e come promessa spesso non mantenuta continuerà a mettere alla prova, il nostro coraggio e a chiedere, da noi, sempre e comunque l'accettazione del rischio.

    Andrea Pasqualetti, “Le figlie dell’acqua ...e l'antica arte di sedurre”, Il Giornale dei Misteri, Dicembre 2005, numero 410, pp. 52 - 54.

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  2. #2
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    Letture: dall'Odissea,
    libro XII, trad. di Rosa Calzecchi Onesti

    Alle Sirene prima verrai, che gli uomini
    40 stregano tutti, chi le avvicina.
    Chi ignaro approda e ascolta la voce
    delle Sirene, mai più la sposa e i piccoli figli,
    tornato a casa, festosi l'attorniano,
    ma le Sirene col canto armonioso lo stregano,
    45 sedute sul prato: pullula in giro la riva di scheletri
    umani marcenti; sull'ossa le carni si disfano.

    (...)

    "Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei,
    185 ferma la nave, la nostra voce a sentire.
    Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera,
    se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce;
    poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose..."

    (...)

    Così dicevano alzando la voce bellissima, e allora il mio cuore
    voleva sentire, e imponevo ai compagni di sciogliermi,
    coi sopraccigli accennando; ma essi a corpo perduto remavano


    http://www.linguaggioglobale.com/mostri/txt/185.htm

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Yggdrasill
    L'aspetto temibile del femminile "acquatico", tuttavia, non tarda a farsi avanti nelle sembianze della sirena, inquietante creatura metà donna e metà pesce nota fin dai tempi più remoti, la cui occupazione principale è quella d’esercitare la sua vocazione innata di seduttrice attirando a sé marinai e naviganti con irresistibili allettamenti e lusinghe, costringendoli a cambiare rotta e a sacrificare parte del loro "virile interesse" per le imprese eroiche sull'altare della devozione al fascino femminile.
    Uno degli episodi più noti è quello narrato nell'Odissea. Dopo essersi sottratto agli incantesimi della maga Circe, Ulisse giunge all'isola delle Sirene, il cui canto esercitava sui navigatori un'attrazione irresistibile. L’eroe riuscì ad eludere questo nuovo pericolo turando gli orecchi ai suoi compagni con la cera e facendosi legare all'albero maestro della nave.
    Verosimilmente, ciò con cui le Sirene potevano imprigionare un uomo come Ulisse era la Conoscenza, la promessa di orizzonti diversi e più avanzati (rappresentavano le potenze dell'anima: memoria, intelligenza e volontà).

    E' nella concezione "moderna" che la Sirena perde l'aspetto sapienziale, di cui resta una vaga eco solo nel canto fascinoso, e lascia emergere la componente sessuale, del tutto assente nell'antichità se pensiamo che, nella mitologia greca, le Sirene furono addirittura punite da Afrodite per il loro tenace rifiuto a qualsiasi rapporto d’amore.
    E' (pare) nel Medioevo, periodo di diffusione sempre più dogmatizzata del Cristianesimo, che la Sirena si trasforma da mostro alato in sinuoso animale acquatico e si fa, via via, sempre più simbolo di pericolosità e di quelle attitudini lascive che una propensione alla misoginia dell’epoca le attribuisce, senza possibilità di scampo. E diventa così l'emblema della sessualità esigente e tragica: la fascinazione e la malia del desiderio erotico prima, la prigionia e la morte dopo.

    Bellissimo 3d...


  4. #4
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    Silvia
    Verosimilmente, ciò con cui le Sirene potevano imprigionare un uomo come Ulisse era la Conoscenza, la promessa di orizzonti diversi e più avanzati (rappresentavano le potenze dell'anima: memoria, intelligenza e volontà).

    Carissima Silvia, perdonami ma non sono per nulla concorde con quanto affermi. Direi anzi che il rischio corso da Ulisse fosse proprio il contrario, cioè di perdersi lungo la via della conoscenza, rimanendo imbrigliato nelle malie illusorie delle sirene (che sono "esseri" abissali...). Se questi ne avesse realmente ascoltato il canto, in esso si sarebbe perduto, dissolto negli abissi più oscuri della non-conoscenza. Mentre è proprio nel loro superamento che ha potuto procedere lungo la propria "via".

    La sirena è senz'altro il guardiano di una soglia che deve, prima o poi, essere affrontata, e superata. La conoscenza sta oltre, nell'integrazione e nella comprensione di ciò che la sirena cela.
    Se però si cede all'illusione, ci si abbandona ad essa e alle sue lusinghe, allora questa ci trascinerà con sé nelle parti più buie, oscure e profonde del nostro essere. E da lì non ci sarà possibilità di riemergere perchè la distruzione sarà certa.
    E allora le nostre ossa biancheggieranno sugli scogli...

    Ciao
    Y

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Yggdrasill
    Carissima Silvia, perdonami ma non sono per nulla concorde con quanto affermi. Direi anzi che il rischio corso da Ulisse fosse proprio il contrario, cioè di perdersi lungo la via della conoscenza, rimanendo imbrigliato nelle malie illusorie delle sirene (che sono "esseri" abissali...). Se questi ne avesse realmente ascoltato il canto, in esso si sarebbe perduto, dissolto negli abissi più oscuri della non-conoscenza. Mentre è proprio nel loro superamento che ha potuto procedere lungo la propria "via".
    Certo, hai ragione, mi sono espressa malissimo. Intendevo dire che le irresistibili armi seduttive delle Sirene non erano basate su lusinghe sessuali, ma sull'intelletto, sulla promessa illusoria (aggettivo che ho imperdonabilmente dimenticato nel mio post precedente) di una conoscenza senza limiti che il loro canto fascinoso offriva.

    Ciao

  6. #6
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    Predefinito Acque profonde, oscure, tumultuose...

    Non lasciarti traviare dal'intelletto Silvia.
    Osserva i quadri.




    Un saluto con grande simpatia.
    Ciao.
    Y.

  7. #7
    .
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    Complimenti, bellissimo 3d.

  8. #8
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    DUE O TRE COSE CHE SO DI LORO

    intanto, ho perso il conto...
    Le due sirene erano tre: Thelxiope, Pasinoe, Ligeia e Aglaope.
    Eh si, le cose non sono tanto chiare quando si scende nelle profondità del mare mitologico.
    Per Omero sono due: non le elenca ma le cita utilizzando il duale, quel particolare plurale che si usa per le cose che vanno in coppia.
    La tradizione, soprattutto figurativa, ne mostra più spesso tre; in qualche caso quattro, fino alle otto citate da Platone.
    Per di più, i nomi attribuiti alle sirene sono ben undici: Imerope, Thelxiope, Aglaope, Pasinoe, Partenope, Leucosia, Ligeia, Teles, Raedne, Molpe e Thelxinoe: ci si potrebbe fare la formazione di una squadra di calcio femminile ("Le Sirene incantano San Siro: tripletta di Pasinoe, Imerope para un rigore")

    Que seirà seirà
    "Seirà" in greco significa catena o legame e il verbo seirazein sta per "legare" (con la corda): dunque Seirenes starebbe per incantatrici, ammaliatrici: seduttrici, quindi, come vuole Andrea Pasqualetti.
    In alternativa ci sarebbe "seirios", che vuol dire rovente, bruciante (dà il nome a Sirio, stella del solleone) attribuito dai marinai alle pericolose sirene per via dei rischi che comporta la bonaccia, spesso più pericolosa del mare grosso: se avessero inventato i pompieri prima delle sirene, forse sarebbe più credibile come etimologia, ma probabilmente sono le sirene dei pompieri a derivare dal canto pauroso delle ninfe marine e non viceversa.
    In ebraico sir vuol dire canto; e le sirene sono citate pure da Isaia ("Syrena et demonia stabunt in Babilonia, et herinatius et honocentaurus habitabunt in domibus eorum") anche se la collocazione irakena - azzeccata per i "demonia", specialmente di questi tempi - pare un po' fuori luogo per le sirene.
    Infine ci sarebbe anche una radice sanscrita sr che contraddistingue l'acqua in movimento.

    Mamma ce n'è una sola e a volte nessuna
    Anche sulla genalogia si capovolgono - almeno per le sirene - le certezze consolidate, quelle di "mater semper certa est, pater numquam".
    Infatti se sul padre, Acheloo, sono tutti più o meno d'accordo, la mamma delle sirene è piuttosto incerta.
    Forse le muse Calliope e Tersicore o l'etolica Sterope, per via che in Etolia scorre proprio il fiume Acheloo.
    Oppure - sconcertante ipotesi davvero - nessuna mamma per le sirene.
    Potrebbero infatti essere nate da tre gocce di sangue di Acheloo quando Ercole lo ferì spezzandogli un corno nella lotta per il possesso di Deianira.
    Questo fatto potrebbe generare una ulteriore e incresciosa domanda riguardo a come Acheloo poteva essere cornuto, pur in assenza di regolare coniuge, ma Ovidio, nelle sue Metamorfosi, ci conforta col fatto che si fosse tramutato in toro solo per combattere Ercole.

    "Nel blu dipinto di blu" o "un tuffo dove l'acqua è più blu"?
    Sissignori, come si è già letto sopra, si parla del blu del cielo e non di quello del mare.
    Perché è certissimamente provato che le Sirene avevano le ali e volavano cantando in cielo con la loro melodiosa voce.
    Sfortunatamente per loro, vollero sfidare le Muse in una gara di canto e persero ignominiosamente: talché le Muse per punirle della impudenza, le spennarono. Così ora non volano più e si rifanno coi poveri marinai.

    Basta così, che è meglio. Tra l'altro io non credo alle sirene nè a tutte queste favole mitologiche.
    E poi star seduti davanti a un computer a scrivere senza saper dove infilarsi questa dannata coda di pesce è davvero molto stancante...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da pcosta
    "Nel blu dipinto di blu" o "un tuffo dove l'acqua è più blu"?
    Sissignori, come si è già letto sopra, si parla del blu del cielo e non di quello del mare.
    Perché è certissimamente provato che le Sirene avevano le ali e volavano cantando in cielo con la loro melodiosa voce.
    Sfortunatamente per loro, vollero sfidare le Muse in una gara di canto e persero ignominiosamente: talché le Muse per punirle della impudenza, le spennarono. Così ora non volano più e si rifanno coi poveri marinai.
    Eh sì… sconfitte, spennate e umiliate, forse proprio in questa occasione le Sirene decisero di suicidarsi (forse... perché, secondo altre fonti, il suicidio avvenne dopo lo smacco subito con Ulisse). Non tutte, però: alcune, nell'impossibilità di volare, si rassegnarono a vivere appollaiate sugli scogli per sedurre i marinai con il loro languido canto e trascinarli nell'abisso.

    Nate come ninfe, a renderle pennute sarebbe invece stata Afrodite, per punirle di disdegnare le gioie dell'amore, rifiutando testardamente di accoppiarsi non solo con gli uomini, ma anche con gli dei.

    Piu benevolo Ovidio, secondo il quale le Sirene erano ninfe al seguito di Persefone. Quando la dea venne rapita da Plutone, chiesero le ali per poterla cercare. Le ottennero, ma se ne servirono in modo anomalo, come remi, per camminare veloci sulla superficie dell'acqua. Oppure la responsabile potrebbe essere stata Demetra, che le trasformò in esseri pennuti ritenendole colpevoli di non aver fatto nulla per evitare il rapimento della figlia Persefone, anche se qualche mitografo sostiene, all'opposto, che proprio per questo motivo la dea le privò della facoltà di volare.


    Basta così, che è meglio. Tra l'altro io non credo alle sirene nè a tutte queste favole mitologiche.
    E poi star seduti davanti a un computer a scrivere senza saper dove infilarsi questa dannata coda di pesce è davvero molto stancante...
    A chi lo dici... Che stress...

  10. #10
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    The Depths of the Sea, Edward Burne-Jones

    Una tradizione accolta da Apollodoro il mitologo, nella sua Biblioteca, narra che Orfeo, dalla nave degli Argonauti, cantò con piú dolcezza delle sirene, e che queste si precipitarono in mare e trasformarono in rocce: perché la loro legge era di morire, se qualcuno non avesse subito il loro fascino. Anche la sfinge si precipitò dalla rupe, quando le indovinarono l'enigma.
    Nel secolo VI, una sirena fu catturata e battezzata nel Galles settentrionale, e figurò come santa in certi almanacchi antichi, sotto il nome di Murgen. Un'altra, nel 1403, passò per la breccia di una diga, e abitò in Haarlem fino al giorno della sua morte. Nessuno la capiva; ma le insegnarono a filare, e venerava per istinto la croce. Un cronista del secolo xvi ragionò che non era pesce, perché sapeva filare, e non era donna perché poteva vivere nell'acqua.
    L'inglese distingue la sirena classica (siren) da quelle che hanno coda di pesce (mermaids). Sulla formazione di quest'ultima immagine avranno influito per analogia i tritoni, divinità del seguito di Poseidone.
    Nel decimo libro della Repubblica, otto sirene presiedono alla rivoluzione degli otto cieli concentrici.
    « Sirena: preteso animale marino », leggiamo in un dizionario brutale.

    (Jorge Luis Borges, Manuale di zoologia fantastica,Einaudi, 1962)

 

 
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