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  1. #1
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    Thumbs up Dalla posa della prima pietra ... a Franco Modigliani ...



    Ieri sera mi è sembrato di vedere in televisione che a Venezia, per il progetto Mose, la prima pietra porta inciso il nome di Silvio Berlusconi.

    Questa mattina ne ho avuto conferma in prima pagina del Sole 24 ore.

    Domanda a chi ha più esperienza di me: è sempre stato così? In ogni opera pubblica deve essere riportato il nome del Presidente del Consiglio, della Regione, della Provincia o del Comune o si è trattato di qualcuno troppo servile?

    Aspetto risposte. Grazie.

    Tex Willer

  2. #2
    Garibaldi
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    Predefinito

    la posa delle prime pietre e' un'invenzione democristiana !!!!
    Hanno copiato il nostro metodo spezzino di quando facciamo i modellini delle navi !!!!!
    Mettiamo dentro la chiglia un bigliettoino con data e nome e la scritta "fecit".

  3. #3
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    Predefinito Re: Posa della prima pietra

    La cosa più divertente di tutta la vicenda è che manca ancora il progetto esecutivo...!!!

    Non ho competenze per esprimere una valutazione tecnica sulla capacità del sistema MOSE di ridurre il fenomeno delle acque alte eccezionali, ma il giudizio politico sulla posa della prima pietra dell'opera da parte di Berlusconi è semplicemente penoso: siamo al ridicolo di un Presidente del Consiglio che - in buona compagnia - posa la prima pietra di un'opera pubblica di cui non è stato ancora approvato il progetto esecutivo.

    Semplicemente: cosa da pazzi!!!

  4. #4
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    Predefinito

    Ma noi l'abbiamo osannato ( o meglio il PRI)
    saluti
    echiesa

    Qualcuno mi dice qual è la differenza fra GLM che dice che il ponte di Messina è adesso è una cosa da matti ed il segretario del Partito che lo approva incondizionatamente???
    saluti
    echiesa

  5. #5
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    Predefinito

    quando mai il PRI ha ossannato Berlusconi? Mi sembra che ci sono state diverse prese di posizione contrarie a Berlusconi. Lo stesso Nucara ha dovuto accettare che a Villa San Giovanni, praticamente a casa sua, il PRI facesse un accordo, vincente, con il centro-sinistra: contrari al ponte di Messina.
    Credo che siano pochi i repubblicani contenti dell'azione di governo, con l'esclusione della politica estera.
    Per quanto riguarda il Mose il partito è sempre stato contrario: l'ambientalismo a Venezia è nato da una costola repubblicana. Purtroppo incapacità di progettare e di fare, sono stati persi 40 anni circa, rende necessaria la costruzione del Mose.

  6. #6
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    Predefinito Interessante Franco

    Sarebbe interessante avere notizie precise sui grandi lavori in cantiere , perchè da quel che si legge i repubblicani non hanno notizie precise.
    Un'altra cosa, verificare sempre due volte le notizie, perchè i provocatori e i disinformati sono sempre dietro l'angolo.
    Come si è visto nella quasi dimenticata guerra in Irak,.
    Avete letto l'intervista a Modigliani il quale è favorevole alle grandi opere pubbliche nel programma del governo.
    Ma non era antigovernativo? Non redarguiva Giorgio La Malfa?
    Apposta bisogna verificare continuamente prego Nuvola Rossa di trovare l'intervista di Modigliani sul Corriere di qualche giorno fà, così la potremmo commentare serenamente, Echiesa, Garibaldi, Oberdan, Antikle, Lucifero, Alberich ecc. ecc.
    Ciao a tutti.

  7. #7
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    Predefinito

    Io non contesto affatto l'utilità, anzi la necessità, delle opere pubbliche.

    Mi sono limitato a segnalare che a Venezia si è celebrato l'avvio dei lavori di un'opera, il MOSE, per la quale non è ancora stato approvato il progetto esecutivo e che, in questo caso, il Presidente del Consiglio (non da solo) si è particolarmente distinto in un'operazione chiaramente elettoralistica.

  8. #8
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    Predefinito tratto da L'ESPRESSO 9 giugno 2003


    l'articolo citato da La Pergola2000 non l'ho trovato ... in compenso c'e questo interessante articolo/intervista ... sempre su Modigliani tratto da L'Espresso
    L´OPINIONE DI UN NOBEL / FRANCO MODIGLIANI

    Ripresa a portata di mano

    La deflazione non fa paura. La discesa del risparmio Usa sì. E anche la politica di Bush. Ma la svolta non è lontana

    di Paolo Pontoniere

    Dollaro debole, politica dei tassi della Fed sotto accusa, paura di una nuova grande depressione, allarme deflazione, oppure di un´inflazione strisciante... Il quadro dell´economia mondiale non è mai stato così confuso. ´L´espresso´ ha chiesto a Franco Modigliani, premio Nobel per l´economia, di interpretarne i segnali.

    Professor Modigliani, sull´economia ogni giorno se ne dice una nuova. Secondo lei qual è il suo stato di salute?

    "Si usano termini a iosa e alcuni, come la deflazione e la stagflazione, hanno un effetto opposto: se c´è una non ci può essere l´altra. Secondo me, però, non c´è pericolo né dell´una né dell´altra. I prezzi continuano a salire, anche se lentamente, e non credo che possano crollare precipitosamente. Parlare del rischio deflazione è diventata una specie di moda. Io al momento non la vedo, sopratutto in America, dove il dollaro si sta deprezzando, come doveva giustamente accadere. Questo incoraggia le esportazioni e la produzione mentre raffredda il consumo interno, almeno per i prodotti d´importazione. A esaminare il quadro occupazionale e quello dei salari ci sarebbe a mio parere da preoccuparsi più dell´inflazione che della deflazione. Ma in questo periodo è superfluo preoccuparsi sia dell´una che dell´altra".

    Le notizie in arrivo da Wall Street, dove le blue chip e la tecnologia vengono date di nuovo in crescita, hanno indotto molti analisti a dichiarare che gli Stati Uniti stanno girando l´angolo della recessione e che si ricomincia crescere. È d´accordo con questa interpretazione?

    "Certo. Si tratterà però di crescita lenta, molto diversa da quella della bolla della new economy. Bisognerà aspettare un po´ di tempo prima che si torni a una situazione di piena occupazione e a un tasso di crescita paragonabile a quello degli anni Novanta".

    Cosa trattiene la crescita?

    "Nel caso degli Stati Uniti intervengono due fattori: la mancanza di investimenti e un tasso di risparmio risibile. Il presidente Bush si affida ai consumi per rilanciare l´economia e così ha adottato una politica che da qui a dieci anni ridurrà ancora di più il risparmio. Il taglio delle tasse avrà un effetto graduale che sortirà i maggiori effetti proprio quando non dovrebbe".

    Ci spieghi come si espliciteranno questi effetti perversi.

    "Cominciamo dal fatto che gli Stati Uniti sono il paese più ricco del mondo, ma quello nel quale si risparmia di meno: al momento il volume del risparmio statunitense è circa un quarto di quello cinese. Questo è dovuto certamente alla lentezza della crescita. Il mio lavoro dimostra che il risparmio è direttamente legato al tasso di crescita dell´economia: più questa cresce e più si risparmia; ma è anche dovuto alla situazione del mercato azionario, che è ancora sopravvalutato. L´eccesso d´esuberanza si trasforma in consumi robusti ed essendo un paese con un vigoroso tasso d´investimento e uno scarso risparmio, per continuare a crescere gli Stati Uniti finiscono con l´importare capitali dall´estero. Queste fenomeno non è nuovo, va avanti da decenni, ma adesso ha raggiunto livelli spaventosi e sta assorbendo gran parte del reddito nazionale. Per porre rimedio a questa situazione gli americani dovrebbero cercare di diventare più competitivi sui mercati esteri e risparmiare. Bisogna liberare nuove risorse e non lo si può fare continuando a consumare, bisogna realizzare investimenti e puntare più sulle esportazioni".

    Il ribasso del dollaro è un bell´aiuto in questo senso.

    "Certo. Ma la scarsa propensione al risparmio rimane un problema serio che nel lungo termine potrebbe danneggiare seriamente l´economia del paese. Non si può continuare a indebitarsi all´infinito, primo perché il debito finisce col soffocare la crescita e poi perché rende il paese dipendente da capitali esteri. Cosa succede se la gente si stanca di prestarci soldi o li rivuole addirittura? Siamo in una situazione pericolosissima".

    Bush sembra non essere d´accordo con lei. Non solo non è preoccupato dal disavanzo della bilancia dei pagamenti, ma è anche convinto che nel breve periodo il suo programma economico, fatto prevalentemente di sgravi fiscali, rilancerà l´economia e l´occupazione.

    "Le misure proposte dal presidente sono in gran parte sbagliate. Invece di dare un impulso immediato all´economia, creano un deficit permanente, perché riducono in maniera irreversibile il tasso di risparmio nazionale proprio quando andrebbe invece rafforzato. La proposta di eliminare la tassazione dei dividendi azionari è un esempio lampante di questa stupidità. È una misura che non produce nulla immediatamente. Nel primo anno libera pochissime risorse che, tra l´altro, finiscono nelle tasche dei più ricchi che non hanno nessuna fretta di spendere. Sono misure che non aiutano la domanda".

    Questo per quanto riguarda gli Stati Uniti. E in Europa: come vede la situazione?

    "In Europa la Banca centrale continua a impuntarsi nell´incomprensibile posizione di non voler facilitare gli investimenti attraverso una politica monetaria fatta di tassi d´interesse bassi. La Bce si preoccupa troppo dei prezzi e dell´inflazione, ma è importante preoccuparsi di questi fattori quando la crescita è forte, non adesso che è anemica. Per carità: io stesso ho scritto spesso contro il male dell´inflazione. È giusto preoccuparsene se diventa una pericolosa rincorsa prezzi-salari, ma non quando è all´1 o al 2 per cento come ora. Bisognerebbe invece preoccuparsi degli investimenti. In Europa, malgrado la riluttanza della Bce a interessarsi di crescita, ci sarebbero ambiti nei quali, realizzando degli investimenti, si potrebbe stimolare significativamente l´economia. E non dico che debbano essere investimenti necessariamente pubblici, potrebbero essere anche di natura privata. Il problema è che le norme che vincolano la crescita del disavanzo statale, che per i paesi dell´eurozona è limitato drasticamente dal trattato istitutivo, riducono fortemente le possibilità di manovra degli europei. Nei fatti gli tagliano l´erba sotto i piedi".

    La vittoria in Iraq non avrebbe dovuto rilanciare l´economia?

    "Hanno vinto la guerra, ma stanno perdendo la pace".

    Lei vedrebbe meglio interventi per incoraggiare gli investimenti e il risparmio, invece che togliere le tasse sui dividendi?

    "Certo, c´è bisogno di misure che abbiano un effetto immediato, non rinviato nel tempo".

    Per esempio?

    "Sgravi fiscali e facilitazioni dei finanziamenti per l´ammortamento accelerato, l´ammodernamento degli impianti, lo sviluppo e la ricerca... Ma che non guardino al lungo periodo perché è adesso che c´è bisogno di stimolare l´economia. Mi pare invece che le decisioni prese dall´esecutivo sia negli Usa che in Europa non tengano conto dei problemi complessivi e facciano l´interesse solo d´una piccola parte della popolazione".

    Allora Bush ha ragione quando dice che per far crescere l´economia non bisogna temere di aumentare il deficit di bilancio?

    "Non si tratta di aumentare il deficit, piuttosto di decidere di investire e di ottenere il maggiore effetto per ogni dollaro investito. La logica è diversa: non si impernia sulla centralità del deficit, ma su quella dell´investimento. Poi c´è modo e modo di realizzare un deficit. Quello di Bush, sgravando i dividendi, crea invece un defict immediato di 400 miliardi di dollari con un effetto sulla crescita del paese pari a zero. Ne spendesse invece 50, ma mettendoli nel posto giusto, otterrebbe un effetto più forte. Il fatto è che Bush è veramente interessato a favorire i ricchi e usa qualsiasi scusa, come quella della domanda debole che invece non esiste, pur di raggiungere il suo obiettivo".

    Alcuni analisti sono convinti che Bush si troverà avvantaggiato dalle dinamiche della fase economica e arriverà alle elezioni in piena ripresa, e lei ne conviene in qualche maniera quando dice che gli investimenti di capitale dovranno necessariamente ripartire. Così Bush riuscirà ad aggiudicarsi il merito del rilancio, anche se poi nei fatti non ha fatto nulla per incoraggiarlo. Lei cosa ne pensa?

    "Mi pare un po´ avventato trarre questa conclusione. Osservi però l´esperienza di Clinton e dei democratici, che avevano veramente fatto tantissimo per l´economia. Alla fine il suo successore è stato sconfitto e i democratici sono allo sbaraglio. Purtroppo Bush è molto popolare, ma non per la politica economica. I sondaggi d´opinione lo danno al 70 per cento sulla guerra, mentre sulle questioni economiche non si avvicinava nemmeno al 50 per cento".

    Ma allora, gli americani voteranno con la tasca o con la bandiera?

    "È una domanda interessante. Io sono pessimista. Ho poca fiducia. Temo che si faranno imbambolare da questa guerra. Inoltre dal mio osservatorio, quello di Boston e del Mit, che sono decisamente anti-Bush, ho una prospettiva sbilanciata. Mi piacerebbe poter dire che votano con le tasche, ma non mi faccio illusioni: questa volta è possibile che mi sbagli. Al mio pessimismo contribuisce la constatazione che non esiste un´opposizione, come in Italia del resto, dove la sola cosa peggiore di Berlusconi è la sinistra. Prima hanno fatto la cretinata di appoggiare l´articolo 18, e adesso non lo votano".

    Venendo alle politiche occupazionali, si ritiene che gli Stati Uniti si salvino grazie alla flessibilità e alla mobilità della loro forza lavoro. È quello che in Italia ed in Europa manca, e da più parti si è detto che le cose dovrebbero cambiare. Di qui il discorso dell´articolo 18. Cosa ne pensa?

    "Che è assurdo che una ditta si debba tenere un impiegato che non funziona e che debba addirittura riassumerlo dopo averlo licenziato. Cosa direbbero gli italiani se un giudice decidesse che due divorziati devono vivere assieme? Questa faccenda dell´articolo 18 è esemplare nel senso che non si applica ai sindacati. Loro capiscono l´assurdità di dover lavorare con qualcuno che non produce, ma non vogliono permettere la stessa libertà di licenziare alle industrie e questo sta danneggiando l´economia del paese".

    Come definirebbe la politica economica del governo Berlusconi?

    "Cicero pro domo sua: Berlusconi è completamente preso dai suoi affari personali. Che sia l´eredità, il falso in bilancio, la rogatoria internazionale e adesso il caso Previti, Berlusconi non vede al di là dei suoi interessi personali. L´Italia purtroppo è un paese che non ha governo e manca d´una opposizione reale. L´effetto di questa assenza è evidente, i dati economici più recenti danno la sua economia in contrazione insieme a quella della Francia e della Germania".

  9. #9
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    Predefinito

    Originally posted by FRANCO
    quando mai il PRI ha ossannato Berlusconi? Mi sembra che ci sono state diverse prese di posizione contrarie a Berlusconi. Lo stesso Nucara ha dovuto accettare che a Villa San Giovanni, praticamente a casa sua, il PRI facesse un accordo, vincente, con il centro-sinistra: contrari al ponte di Messina.
    Credo che siano pochi i repubblicani contenti dell'azione di governo, con l'esclusione della politica estera.
    Per quanto riguarda il Mose il partito è sempre stato contrario: l'ambientalismo a Venezia è nato da una costola repubblicana. Purtroppo incapacità di progettare e di fare, sono stati persi 40 anni circa, rende necessaria la costruzione del Mose.
    Gratta gratta qualcosa viene fuori, come sta storia che a Villa san Giovanni abbiamo fatto un accordo, per di più vincente, con il csn contro il ponte. Ottimo per un sottosegretario all'Ambiente, Segretario di un Partito che appoggia il presidente del consiglio che promette di regalare il ponte.
    Scopriamo infine che i Repubblicani non sono contenti della politica della Casa della Libertà: a leggere in qua ed in la non sembrava mica, anziiiii. Dopo la batosta di oggi ( perchè di batosta c'è stata per il Polo checchè ne dicano. perdere Roma ed il Friuli, basta quello), non sarà bene fare un pò un bell'esame di coscienza da parte di qualcuno??? Ora faranno la verifica del programma che non abbiamo firmato.......
    Non abbiamo esaltato Berslusconi?? Ma se qui su questo forum viene detto da più parti, anche autorevoli, che "per fortuna che c'è lui?'"
    saluti
    echiesa

  10. #10
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    Predefinito l'intervista.

    L'intervista sull'Espresso non è dello stesso tono di quella del Corriere.
    Quella sul Corriere era stata fatta lo stesso giorno che era uscita la notizia dell'abbassamento del tasso di sconto della Bce, quindi un pò dopo di quella dell'Espresso.
    Si riferiva agli effetti che avrebbe avuto l'abbassamento del tasso sugli investimenti in Italia e sul programma di investimenti del governo.
    Restando nel merito si dovrebbe insistere sulla politica degli investimenti e credo che i repubblicani in questo siano d'accordo, sia se ci fosse un governo di cd o di cs.
    Poi ho notato una contraddizione nell'intervista all'Espresso, una critica allla sinistra e una critica ai noti fatti di Berlusconi indagato, dicendo che pensa di più a se stesso che agli italiani.
    I repubblicani non hano mai difeso berlusconi nelle "sue "leggi, ma con questo non credo che i repubblicani debbano essere critici sul ponte o sul Mose.
    Sul ponte a Villa San Giovanni bisogna anche tener conto che fine farà tutto l'indotto dei traghetti e non si può dar torto sia ai repubblicani di Villa che alla maggioranza di cs, che hanno a cuore l'occupazione della zona.
    C'è sempre la paura in italia che ogni opera nel sud sia penetrata dalla mafia e dall'andrangheta, ma se siamo pavidi non ci mettiamo neanche a governare e stiamo a casa.
    Una ultima cosa, dopo le ultime vittorie del cs, c'è un abbassamento nell'antiberlusconismo, Serra è guarito, flores è uscito dall'ospedale, speriamo che un clima più sereno si instauri nella politica e si perda l'estremismo.
    Questo per Echiesa, Vorrei vedere se uno di noi risultasse implicato in qualche cosa , non si difendesse poi in tribunale.
    Ricordate tutti, i nostri dirigenti, i dirigenti del PSI i dirigenti della Dc, i dirigenti dei socialdemocratici non si sono difesi in tribunale con veemenza, hanno votato l'eliminazione dell'immunità parlamentare nel '93, immediatamente prima della stagione dei processi, hanno accettato le riprese televisive dei loro processi.
    Alla faccia della politica!!!! Che razza di politici erano , pavidi, imbelli ed anche un pò cretini ad accettare in quel modo le tangenti.
    Ritornando a noi, l'antiberlusconismo stà per finire, i miliardi spesi dai sindacati e dalla comunità per le manifestazioni di piazza hanno portato a questi risultati.
    Speriamo in un futuro migliore e auguri per il PRI, che trovi una sua strada più sicura e meno tortuosa.
    Ciao a tutti.

 

 
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