Abdallah nomina un ministro duro contro l’Islamismo
di Martin Pillitteri
Il Re di Giordania Abdallah ha deciso di fare sul serio.
Giorni fa ha incaricato il capo della sicurezza nazionale Marouf Bakheet di formare un nuovo governo che porti avanti riforme liberali, economiche e politiche e che implementi una strategia forte nei confronti del terrorismo che ha colpito la capitale giordana tra settimane fa quando persero la vita 57 persone. Bakheet, che ha la reputazione di un duro, sostituisce Adwan Badran che era a sua volta stato eletto primo ministro sette mesi prima. Gli addetti ai lavori giordani concordano come il Re Abdallah fosse alquanto frustrato dalla performance del governo Badran, il cui programma riformista (pieno di buone intenzioni) era stato affossato da una forte resistenza conservatrice nel parlamento che riflette le istanze delle tribù e dei beduini giordani. Come spesso accade in questi anni, ci vuole sempre una tragedia per trovare quella determinazione politica e quel coraggio necessari per passare dalle solite dichiarazioni di condanna a fatti e cambiamenti concreti. L’occasione è arrivata con le tre bombe ad Amman il 9 novembre. Allora, via il soft Badran e dentro il tosto Bakheet.
Oltre alle necessarie nuove disposizioni e deleghe politiche decise del Re Abdallah, bisogna anche riconoscere al Re in persona quanto sia determinato nel portare avanti la sua personale crociata contro il fondamentalismo islamico. Nella lettera di incarico al primo ministro, il Re giordano ha scritto a chiare lettere di come ci sia bisogno di iniziative che prevengano il terrorismo in tutte le sue forme e di una strategia che si contrapponga alla cultura che giustifica l’uccisone di civili solo perché sono considerati infedeli o atei da terroristi e fanatici.
In questi giorni, il Re non perde occasione per apparire sui mezzi di comunicazione come BBC, Cnn, Al Jazeera, e illustrare la sua visione di una “guerra senza sosta contro le scuole di pensiero che promuovono estremismo, isolamento, ignoranza”. Sempre secondo Adballah, “è anche ora di finirla con le fatwe promosse dai fanatici; esse non sono altro che una minaccia alla società e agli interessi della stessa”.
In settimana, Abdallah, ha anche rilasciato un’intervista al Finalcial Times nella quale afferma quello che molti leader arabi pensano ma che non hanno il coraggio di dire pubblicamente: esiste un serio problema di fanatismo all’interno dell’Islam e non si può più ignorare. “Purtroppo”, secondo le parole del Re, “ci vorranno almeno 20 anni per eliminare la cultura del fanatismo e del fondamentalismo”.
L’Opinione.it (Edizione 274 del 05-12-2005)
http://www.opinione.it/pages.php?dir...d=5762&aa=2005




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