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La finalità della "Politeia" è il conseguimento della Eudemonia, della Giustizia in senso eminente, non quindi del soddisfacimento di 'appetiti' individualistici, nè tanto meno della 'felicità' di un gruppo (classe) di persone a scapito di un altro. Platone prende in esame, e si riferisce al 'Tutto'. Il comunismo platonico è inassimilabile a quello marxista, per quanto detto prima, e per il fatto che esso è riservato ai 'pochi' che sono chiamati (per la preminenza, in loro dell'oro) al governo della polis.Platone, insomma rappresenta un eroico progetto antidecadente.
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Ringrazio tutti i camerati che stanno intervenendo perchè state riuscendo a far capire qualche briciola (non pretendo di più) di filosofia anche ad un classico ragioniere capoccione come me.
Grazie davvero di cuore. :-0008p
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Dipende tutto da "quale" Platone vuoi considerare. Quello che io ho avuto il piacere (e la sf*ga, in taluni casi) di tradurre - approssimativamente :D - è un precursore del nazional-socialismo tedesco ai più elevati livelli concettuali, quello che "vendono" gli ex-sessantottini è un prodotto malato di un'incultura atroce. :rolleyes:
Platone è uno "Spartano ad Atene" - ça va sans dire - un anti-modernista, un figlio di Esiodo (non tanto quello della "Theogonìa", quanto quello contro i "dorofagoi"). È un comunista aristocratico, ossia un uomo che affida ad un'élite di savi il controllo della polis, che ritiene di dover instaurare una sofocrazia sorretta da una falange oplitica di eguali, ma che al contempo suddivide gli uomini in "typoi" che superano il concetto di razzismo biologico o, di classe... perché l'Èllenes è colui che parla il greco.
La stessa figura di Socrate come un proto-Cristo è da prendere cum grano salis, perché non c'è alcun pietismo, né - tantomeno - alcuna umiltà nell'atteggiamento socratico. È, Socrate, un uomo che soffre perché combatte l'ignoranza in se stesso e sa di essere destinato a fallire, ma è nella ricerca del sapere (ossia, del kalokagathòs) che sta la perfezione e, quindi, l'elezione che lo porta ad essere sprezzante con il mondo e con gli Déi.
Ahh... i bei tempi che furono... :cool:
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Il mio stato ideale è Sparta. E ho detto tutto.
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a tutti coloro che fossero interessati all'argomento, si consiglia la lettura del celebre libro di Freda, " Platone, Lo Stato secondo giustizia" Ar, Padova, 1996
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Citazione:
Originariamente Scritto da Melkitzedeq
Il mio stato ideale è Sparta. E ho detto tutto.
Quoto.
http://www.thule-italia.org/ellenica/Sparta.html
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Citazione:
Originariamente Scritto da Melkitzedeq
Il mio stato ideale è Sparta. E ho detto tutto.
In proposito sto divorando proprio in questi giorni il romanzo di Pressfield "Le porte di fuoco".....La storia e' romanzata ma e' esemplificativa della "grandezza" di Sparta.....O passeggero va a Sparta e di' che qui morimmo ubbidendo alle sue Leggi...
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Citazione:
Originariamente Scritto da lupo1982
mi permetto di correggerti su alcuni punti.
al posto del termine Stato Ideale io userei DIANOIA, ovvero Forma Ideale, che rende molto di più secondo me il senso originale e tutto greco della cosa.
quella che delinea platone nella repubblica è la forma ideale di uno stato, a cui uno stato reale si può avvicinare.
su questa vicinanza poi si valuterebbe il suo valore, e verso questa forma si dovrebbe muovere il progresso politico dello stato.
Hai espresso molto bene (e più chiaramente di me) quello che ho cercato di dire in un passaggio precedente... lo Stato ideale (ops... Forma Ideale ;)) è la direzione verso la quale lo Stato reale dovrebbe muoversi, alla quale si dovrebbe avvicinare. In base alla sua vicinanza si potrà giudicarne il valore.
Citazione:
nelle Leggi non credo assolutamente che Platone si ammorbidisca, semplicemente dopo la Svolta, il suo pensiero assume sfumature differenti.
in particolare poi nelle Leggi, invece che assegnare il potere politico ad un Classe, lo assegna a un Singolo, IL RE FILOSOFO, e questo non è certo un ammorbidimento, anzi...
Beh, io difatti non ho mai letto "Le Leggi", davo un giudizio sommario in base ai sunti che ho letto.
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Citazione:
Originariamente Scritto da LEONIDA
La finalità della "Politeia" è il conseguimento della Eudemonia, della Giustizia in senso eminente, non quindi del soddisfacimento di 'appetiti' individualistici, nè tanto meno della 'felicità' di un gruppo (classe) di persone a scapito di un altro.
Il nostro scopo nel fondare lo Stato non è di rendere felice un unico tipo di cittadini, ma che sia felice quanto più è possibile lo Stato nella sua totalità... Non dobbiamo distinguere nello Stato una parte di pochi cittadini da rendere felici, ma vogliamo la felicità di tutti.
Platone, Repubblica.
L'utilitarista Jeremy Bentham avrebbe detto, più o meno, una cosa assai differente: "dobbiamo rendere felici il numero più alto possibile di cittadini". La differenza spero sia evidente ;)
Citazione:
Platone prende in esame, e si riferisce al 'Tutto'. Il comunismo platonico è inassimilabile a quello marxista, per quanto detto prima, e per il fatto che esso è riservato ai 'pochi' che sono chiamati (per la preminenza, in loro dell'oro) al governo della polis.Platone, insomma rappresenta un eroico progetto antidecadente.
E difatti Platone tripartiva gli uomini in tre categorie... gli aurei, gli argentei ed i ferrei. In ogni categoria prevaleva una delle tre parti dell'anima (dottrina della tripartizione dell'anima in razionale, irascibile e concupiscibile), alla quale era collegata una certa virtù (saggezza, coraggio, temperanza).
In base a tali virtù, Platone assegnava gli uomini a tre classi, aventi tre distinti compiti: i governanti, i guerrieri e gli altri cittadini.
Ora, a parte i dettagli su parti dell'anima, virtù, classi, che sono discutibili e dibattibili; l'essenza di questa concezione è che gli uomini sono differenti per carattere e doti, e che a tale differenza deve corrispondere un diverso ruolo sociale.
Siccome ogni parte completa le altre (come è nell'anima platonica), non può sussistere senza di esse, e le parti devono unirsi e formare un "corpo". Organicismo.
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Citazione:
Originariamente Scritto da fedalmor
La stessa figura di Socrate come un proto-Cristo è da prendere cum grano salis, perché non c'è alcun pietismo, né - tantomeno - alcuna umiltà nell'atteggiamento socratico. È, Socrate, un uomo che soffre perché combatte l'ignoranza in se stesso e sa di essere destinato a fallire, ma è nella ricerca del sapere (ossia, del kalokagathòs) che sta la perfezione e, quindi, l'elezione che lo porta ad essere sprezzante con il mondo e con gli D
più che altro, basta vedere chi furono gli accusatori di socrate per capire il rancore che platone nutre poi verso tutto il sistema democratico.