Perché l’Iran non è credibile né affascinante

L’Iran è quel nemico d’Israele e degli Usa che tutti credono? O in qualche misura recita un copione, così come in passato fu il caso dell’Unione Sovietica? Cerchiamo di capirlo, affidandoci non alle parole ma ai fatti.



I giochetti dietro le quinte



1. Nel 1979 in piena rivoluzione islamica gli iraniani catturano parecchi ostaggi americani. Nel giugno del 1980 l’ayatollah Khomeini propende per la liberazione degli ostaggi. In ottobre, all’hotel Enfant Plazza di Washington, McFarlane, James Baker, futuro segretario di stato americano e il dirigente dello spionaggio israeliano Ari Ben-Menashe incontrano il rappresentante iraniano Omshei.

A seguito di questo primo incontro, dal 17 di quel mese a Parigi, all’hotel Ritz, si rinchiudono per tre giorni i rappresentanti israeliani, quelli americani (fra cui i capi dello spionaggio Bush e Casey) e quelli iraniani.

Gli israeliani pregano a più riprese gli iraniani di ritardare nel rilasciare gli ostaggi. Essi vogliono che Carter venga sconfitto da Reagan, uomo sul quale il sionismo ha puntato. La liberazione degli ostaggi permetterebbe invece al presidente uscente di essere rieletto; ma quest’uomo è odiato a Tel Aviv perché il suo accordo a Camp David con il presidente egiziano Sadat li ha costretti a ripiegare dal Sinai. Da notare che la vendetta israeliana contro il successore di Nasser sarà consumata di lì a poco dai “fratelli musulmani” che si riveleranno così utili idioti del Mossad.

In seguito alle trattative segrete con “il grande Satana”, gli iraniani decidono comunque di procrastinare la liberazione degli ostaggi permettendo a Reagan di essere eletto, esattamente come gli israeliani hanno richiesto.

2. Intanto (23 settembre) è scoppiata la “guerra del golfo” fra Iran e Iraq.

Si crede che l’Iraq sia stato scagliato dagli Usa contro l’Iran. L’opinione pubblica non è però al corrente che l’Iraq sta cercando di pareggiare il divario nucleare con Israele e che, per impedire ciò, l’aviazione israeliana ha abbattuto il 27 giugno del 1980 il DC9 dell’Itavia in transito sul cielo di Ustica. A Tel Aviv si crede che in quel velivolo si trovi l’uranio impoverito per Saddam. Tralasciamo quella tragedia impunita che avrà un corollario nella strage israeliana 1 alla stazione di Bologna e notiamo che proprio mentre Baghdad è impegnata nella guerra con l’Iran la centrale nucleare irachena di Osirak viene distrutta il 7 giugno del 1981 dall’aviazione israeliana. Alla luce di ciò è lecito chiedersi: lo scopo della guerra del golfo era davvero d’indebolire l’Iran come ci hanno sempre detto, o piuttosto di frenare l’unico serio avversario degli israeliani rimasto, Siria a parte, dopo la denasserizzazione dell’Egitto: ovvero quell’Iraq che avrebbe persino bombardato Tel Aviv nove anni più tardi?

3. Nel 1986 scoppia lo scandalo dell’Irangate. Si viene a sapere che gli americani hanno fornito armi all’Iran (oltre che all’Iraq) durante la guerra del golfo mentre gli israeliani hanno funto da fornitori e da mediatori. Si tenga bene a mente che, durante l’intero conflitto, gli americani avranno rapporti con ambo i contendenti, gli israeliani solo con l’Iran.

Travolti dallo scandalo, gli americani diranno che le armi erano state cedute a Teheran in cambio degli ostaggi. Ma è un falso clamoroso visto che gli ostaggi americani erano stati liberati il 20 gennaio del 1981 mentre i missili sono stati venduti agli iraniani almeno fino al 1985…

Si noti, en passant, che lo scandalo dell’Irangate è scoppiato grazie ad una rivelazione del settimanale libanese pro-siriano “Al Shiraa” che intendeva così denunciare l’inaffidabilità iraniana.

4. Del resto, chi analizzi l’operato iraniano in questo quarto di secolo, se dotato di un minimo d’obiettività, non può esimersi dal rilevare come sia stato interamente volto ad una politica che mira all’egemonia regionale. Persino nella Palestina occupata, gli iraniani hanno funto da polo catalizzatore che si occupava d’indebolire le autorità palestinesi e la causa nazionale (che proprio in quanto tale non è considerata affatto in un’ottica teocratica). Difficile riconoscere un ruolo positivo per la Palestina nella politica iraniana; molto più agevole vedervi un cointeresse con Israele nello smembramento di quel popolo martoriato.

5. Se il cinismo e l’opportunismo iraniano in Palestina è comunque soggetto a valutazione, risulta però addirittura scandaloso quando parliamo dell’Iraq oggi.

Il presidente fantoccio di Baghdad, quel Talabani che forte di un sostegno popolare inferiore al 9% avrebbe “liberato” il paese, è spalleggiato pubblicamente dal leader iraniano Ahmadinejad 2 che gli ha assicurato il sostegno politico. Ma c’è di più: gli iraniani addestrano le squadracce della morte scite dello SCIRI che torturano, massacrano e forniscono il sostegno militare e poliziesco agli invasori americani e ai reparti speciali israeliani. Beninteso non partecipano a quest’ignominia tutti gli sciti d’Iraq, ma di certo lo fanno quelli collegati direttamente con Teheran. In particolare i seguaci degli ayatollah Al Sistani e Al Hakim i quali sono entrati in massa nelle forze della polizia che obbedisce all’occupante.

6. È di pochi giorni fa la notizia che Bush intende riaprire le relazioni diplomatiche con l’Iran. Tali relazioni sono comunque continuate sottotraccia tanto che grossi esponenti dell’amministrazione americana, quali Douglas Feith e quel Michel Ledeen che fu tra i principali registi dei depistaggi per la strage di Bologna sono stati inquisiti in patria per quei rapporti ambigui con una potenza “nemica”.



Non è un discorso “contro” l’Iran



Con tutto questo non intendo dire che l’Iran sia il fantoccio di Israele o l’alleato degli Stati Uniti. Sostengo che, né più né meno di quanto accadde per l’Urss, esso si comporta da cinica potenza che persegue i propri interessi, strumentalizzando e tradendo la fede altrui quando occorre.

Un giorno, forse, non sarà più concesso a Teheran di giocare in modo disinvolto e non è escluso che la situazione diventi allora esplosiva; a causa della Turchia, la rivale locale; o dell’avanzamento americano verso l’Asia Centrale o infine perché Israele non tollera che esistano soggetti troppo forti nell’area: ha rafforzato l’Iran in chiave antipalestinese e anti-irachena ma ora è possibile che voglia indebolirlo.

Se e quando si verificherà una crisi importante sarà naturale, da parte di ogni uomo libero, parteggiare per il popolo e per la nazione iraniana; né più né meno di come dovrebbe accadere per la Corea del Nord o per qualunque altro paese minacciato.

Attribuire all’Iran dei significati che riveste nella commedia politicante ma che non corrispondono affatto alla pratica è però un deformante vizio di lettura, sovente determinato da un transfer che non sarebbe male psicanalizzare. Il discorso sulle necessità psicoanalitiche per buona parte delle aree ghettizzate ci porterebbe molto lontano e lo affronteremo in altra sede.

Qui atteniamoci al significato politico reale (non soggettivo) di alcune prese di posizione fanaticamente partigiane.

L’estremismo islamico, in tutte le sue forme, è tutt’altro che inviso alle potenze dominanti. L’assolutizzazione monarchica e/o teocratica è servita a disintegrare quel fenomeno socialnazionale, laico, ispiratosi ai modelli dell’Asse e a far degenerare in tal maniera a causa araba, indebolendo contemporaneamente l’Europa.

I principali alleati degli Usa sono Arabia Saudita, Kuwait, Giordania, Marocco, Emirati Arabi e Pakistan, paesi, tutti, a forte immagine islamica. La Libia svolge il ruolo di finto oppositore e di pagliaccesco vassallo; dell’Iran abbiamo detto.

In quanto al cosiddetto “terrorismo” islamico va rammentato che è stato inquadrato, organizzato e forse persino in buona misura concepito dagli Usa e da Israele; generalmente con la compartecipazione del Pakistan e delle mafie bosniache. Al Qaeda è creatura delle superpotenze; il terrorismo ceceno è foraggiato dall’alta finanza in chiave anti-russa. Gli stessi Fratelli Musulmani sono stati utilizzati in Egitto per la più grande gloria d’Israele; il Fis in Algeria è stato a lungo sostenuto dagli Usa. Persino Hamas in Palestina ha strane protezioni anglo-americane e gode di un’aurea di impunibilità nella sua fabbrica di suicidi 3



Non è un discorso “contro” l’Islam



Si badi: non è un ragionamento anti-islamico. Sono un fautore accanito del diritto (anzi, del dovere) di ogni popolo di mantenere e coltivare costumi e credenze propri in casa sua. Non credo affatto nello “scontro di civiltà” che ritengo essere un escamotage israelo/americano che deve essere rifiutato. Rifiutato, non capovolto. Per quanto riguarda l’Islam, ho una passione per il Comandante Massoud e non solo perché è stato assassinato. Ho anche grande considerazione per l’opera di islamizzazione socioesistenziale che lo Sceicco Yassin sta compiendo in Marocco e che viene ostacolata dal monarca locale, preteso discendente del Profeta, che insieme a tutti i monarchi musulmani è uno dei pilastri americani nel mondo arabo. Provo invece un’avversione politica e umana per il cosiddetto terrorismo islamico che, mediante il grande alleato pachistano, Usa e Israele hanno concepito, alimentato e scatenato in tutte le sue forme (Al Qaeda come la guerriglia cecena).

Credo che abbia preso il posto del nemico/fantoccio comunista e che consenta al predominio Usa di mantenersi e di prosperare. Di qui parto nella mia condanna politica per il ruolo strumentale dell’integralismo; così come di qui nasce la mia diffidenza totale verso il regime di Teheran.

Voglio dire con questo che la gestione politica mondiale procede da sessant’anni secondo format ben precisi. È così che si muovono gli americani. Questi format non si rinnovano mai: c’è una “Tesi” (il comunismo invasore, la potenza del male, il terrorismo organizzato), vi è un’ “Antitesi”

(l’anticomunismo, lo “scontro di civiltà”) e una “Sintesi” che altro non è se non il traguardo prestabilito a New York (e in subordine a Washington). Accettare l’ “Antitesi” vuol dire aiutare i registi; rifiutare l’”Antitesi” accettando la “Tesi” (in questo caso la valenza rivoluzionaria del terrorismo islamico o quella del regime di Teheran) porta all’identico risultato. Il tutto si muove sulla falsa riga della “strategia della tensione”. Bisogna sempre scegliere una terza posizione.

Si deve capire qual è il gioco vero, partendo dall’assioma che nulla è come appare. Conoscendo i format con i quali gli americani operano da sessant’anni a questa parte, comprendere la realtà al di là della finzione non è così arduo.



Ma non confondiamo inquisizione e Tradizione



In conclusione, il mio non è nemmeno un discorso anti-iraniano. Che non provi alcuna simpatia, stima o attrazione per quel sistema è un’altra cosa, ma i fatti loro non sono fatti miei; fortunatamente non sono global né voglio diventarlo. Se piace loro un regime puritano, proibizionista, fanatico e corrotto sono liberissimi di tenerselo. Se necessitano di “guide spirituali” che promettono il paradiso o la vita eterna per poter marciare eretti, se, insomma, devono camminare con le protesi, lo facciano liberamente. Purché non cerchino, loro come qualsiasi altro “teocrate” di tagliarci le gambe. Se non piacciono loro il vino, il maiale e l’eros sono liberissimi di appartenere ad un’ ALTRA civiltà rispetto alla mia e ad un’ ALTRA visione del mondo.

Ed io sono libero di difenderla da attacchi altrui, come difenderei gli altri da quelli loro.

Non sono però disposto a cadere nel superficialismo degli estremisti (gli “adolescenti” della rivoluzione) perché sono radicale (cioè radicato) e non amo farmi menare per il naso e ubriacarmi di chiacchiere roboanti. Per questo cerco di alzare la “persiana” per vedere che c’è; e sempre per questo insisto nel gridare “il re è nudo”.

In sopraggiunta rigetto l’esaltazione di un regime teocratico che serpeggia qua e là in certa parte del “precipitato” politico post/neo/fascista. In primis perché aborrisco ogni genere di teocrazia e chiunque strumentalizzi l’idea e il nome di (qualunque) Dio per il proprio potere, per imporre agli uomini regole che lo imprigionano e che gli impediscono proprio di giungere a trovare Dio dentro se stessi. Ma questo è un discorso che ci porterebbe troppo lontano.

Infine, cosa forse più importante, rifiuto il livore reazionario che si maschera di intenti rivoluzionari (l’antiamericanismo, la difesa del Terzo Mondo) solo per esaltare un’impalcatura statuale fatta di divieti, inquisizioni e repressioni.

Chi confonde la “rivolta contro il mondo moderno” con l’esaltazione dell’oscurantismo - di ogni genere di oscurantismo - nulla ha a che fare con la tradizione storica, politica, culturale che a me preme, che nasce nella notte dei tempi, che si fa coscienza attiva in Ellade e Civiltà in Roma e dopo un lungo convivere con la banalità ritorna prepotentemente a proporsi in versione eroica nel “secolo breve” della prima metà del Novecento.



Gabriele Adinolfi



L’attuale dibattito in corso su chi sia l’esecutore della strage di Bologna (Kramm, la “superloggia” di Montecarlo, i servizi) non riguarda i “mandanti” e i registi dell’operazione. I quali sono palesi visto che rivendicano per iscritto le proprie responsabilità, come ha fatto il Mossad e considerato che furono proprio i falchi sionisti a suggerire e organizzare tutti i “depistaggi” in materia.
Tutta la gazzarra fatta sull’affermazione pubblica di Ahmadinejad a proposito del non diritto israeliano all’esistenza è abbastanza sospetta. Non solo perché Ahmadinejad non si era espresso esattamente in quei termini ma perché questa tesi è un refrain da sempre in gran parte del mondo arabo. Se sono stati accesi i riflettori su quest’affermazione significa che Usa e/o Israele hanno deciso di presentare all’opinione pubblica occidentale l’Iran come il nemico (e di indicare agli estremisti il loro “Goldstein” da Grande Fratello). Se questo è solo una farsa o precedeinvece un cambio reale di rapporti non possiamo dirlo oggi.
Nei territori Occupati, ovvero sotto controllo israeliano, esiste una fondazione che si occupa del sostegno psicologico e pratico dei parenti dei guerriglieri suicidi. Questa fondazione, gestita da Hamas, è a capitale anglo/americano. Di lì escono regolarmente nuovi “suicidi”. Israele che è in grado di fare quel che vuole ovunque, che non rispetta vite, leggi e forme in alcuna parte del globo, non riesce però a sradicare quest’istituzione né a impedire che venga rifornita di fondi…