di Francesca Morandi
“In Europa è in corso una crisi di credibilità e di fiducia da parte dei
cittadini ma il Potere dell’Unione gode di ottima salute, anzi, continua a
estendersi”.
È controcorrente l’analisi di Carlo Alberto Agnoli, presidente del Tribunale
per i minorenni di Trento, secondo il quale “ogni giorno, attraverso una
sentenza della Corte di giustizia, un regolamento o una direttiva europea,
viene eroso un pezzetto della sovranità statuale del nostro Paese”.
È falso, dunque, affermare che l’Europa è fragile e sull’orlo del baratro
perché in realtà, da un punto di vista giuridico, l’Ue è più forte che mai.
“La Costituzione europea intende aumentare i poteri delle istituzioni
comunitarie anche se i precedenti trattati, in particolare quello di
Maastricht e di Amsterdam, avevano già dilatato le facoltà di intervento
dell’Ue dal settore economico a quello politico e giudiziario - spiega
Agnoli - Con la bocciatura referendaria della Carta da parte di olandesi e
francesi, Bruxelles si è trovata davanti ad uno “stop” nel suo tentativo di
imporre definitivamente la superiorità delle leggi europee su quelle
nazionali.
Ma di fatto l’Ue continua a dettar legge, con o senza la Costituzione”.
Giudice Agnoli, come la “Magna Charta Ue” metterebbe a repentaglio le leggi
dei Paesi membri?
“Le faccio un esempio: secondo la Costituzione Ue, la Banca centrale europea
è un organo sovrano il cui presidente Jean Claude Trichet ha il potere di
alzare i tassi di interesse.
Una sola persona, al di sopra di tutti gli Stati europei, può dunque
decidere di aumentare un tasso che provocherebbe il crollo del settore
immobiliare dell’intero continente.
In tal caso, si creerebbe una situazione in cui la gente non potrebbe più
permettersi di pagare i mutui delle case acquistate che tornerebbero in
vendita o diverrebbero proprietà delle banche.
Questo potere della Bce attualmente vige de facto ma con la Costituzione
europea diventerebbe de iure, legge incontestabile”.
Nonostante emergano i dubbi e la sfiducia dei cittadini, l’Europa
giuridicamente continua a crescere.
È così?
“Sì.
Tra le altre cose, gli Stati hanno trasferito la propria sovranità monetaria
alle istituzioni europee e così facendo hanno delegato a Bruxelles il potere
di decidere e disporre delle proprie risorse economiche.
È come se ciascuno di noi avesse consegnato il proprio portafoglio all’Ue
che ha così acquisito la facoltà di utilizzare i nostri soldi a suo
piacimento.
Questi meccanismi, deleteri per gli Stati membri, sarebbero rafforzati dalla
Carta europea.
L’Europa entrerà in crisi quando verrà distrutto tutto il sistema che è
stato edificato da Maastricht in poi”.
Nessuna crisi al momento?
“Quello che si rileva è un calo di entusiasmo e di fiducia nei confronti
dell’Unione ma la vera crisi dovrebbe essere attribuita a ben altri,
preoccupanti, aspetti…”.
Quali?
“Le faccio un altro esempio: se nel 2007 la Romania entrerà a far parte
dell’Unione europea, il problema della corruzione, che nel Paese dell’Est è
dilagante, potrebbe estendersi al resto d’Europa sulla base di ciò che
prevede lo spazio comune di libertà e giustizia.
La validità delle sentenze di un Paese in tutti gli altri Stati membri
sconvolgerebbe, innanzitutto, il nostro sistema giudiziario.
Nella Costituzione europea, inoltre, l’Ue si richiama al “buon governo
mondiale” e quindi ad una prospettiva mondialista.
Questo non fa presagire niente di buono…
La stessa Italia è nata da un primo fenomeno di globalizzazione dei mercati
che oggi continua e si estende attraverso l’Europa.
L’Ue sta attuando una globalizzazione sempre più vasta che tende ad ampliare
la sfera di dominio di un organismo sovranazionale che tende a comprendere
un numero sempre maggiore di Paesi.
È evidente che la globalizzazione in corso nel mondo coinvolge l’Europa, che
è soggetta alle conseguenze del fenomeno”.
Cosa intende?
“Mi riferisco, per esempio, ai processi di delocalizzazione o all’aumento
della precarietà del lavoro che comportano dei rischi per le nostre imprese
e per i nostri lavoratori.
È chiaro che quando vengono aperte le frontiere, entra in gioco il principio
del “vasi comunicanti”: se il cinese viene pagato un euro all’ora e lavora
20 ore su 24, alla fine anche l’italiano rischia di lavorare 20 ore, magari
senza alcun tipo di assicurazione su infortuni, salute e sicurezza
nell’ambiente di lavoro”.
Allargamento dell’Europa è sinonimo di globalizzazione?
“Certamente.
L’Unione si sta estendendo agli Stati dell’ex impero sovietico le cui
economie disastrate creeranno degli squilibri enormi al continente europeo.
Così come l’ingresso della Turchia andrà a colpire le radici culturali e
religiose dell’Europa indebolendo ancora di più l’intero sistema, politico,
sociale ed economico”.
Qual è il futuro dell’Europa?
“L’Unione si avvia verso la bancarotta finanziaria come dimostrano i
crescenti problemi di bilancio sui quali pesa l’allargamento a Est.
Avremo un continente dove l’immigrazione sarà incontrollata, dove la
mancanza di valori porterà alla legalizzazione dei matrimoni e delle
adozioni gay, dove saranno possibili manipolazioni genetiche ed eutanasia.
Un’Europa liberista sul piano economico e comunista su quello sociale e
giudiziario.
Insomma, una babele di popoli mescolati dalla globalizzazione dove nessuno
sarà più padrone a casa propria e dove la regia di comando sarà troppo
distante per essere controllata dai popoli che oggi neppure sanno cosa sta
accadendo sopra le loro teste”.
La Padania - 04/12/2005




Rispondi Citando
