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    Post Aborto: pro, contro o…

    Dopo il referendum-farsa sulla fecondazione assistita, ora i politici tornano a parlare di aborto mostrando un'imbecillità trasversale ai "pro" ed ai "contro". E se si prendesse una terza posizione?

    […]



    La visione postmoderna, o, per usare il linguaggio di Guillaume Faye, archeofuturista, che in nuce ha già costituito l'ispirazione fondamentale del sovrumanismo di inizio Novecento e in parte dei vari movimenti culturali, artistici e politici europei che ad esso si sono in vario modo legati, non fornisce automaticamente soluzioni o risposte definitive, preconfezionate, alle questioni di cui trattiamo in questo studio. Rappresenta più che altro un approccio diverso, un atteggiamento che supera e contraddice i pregiudizi tuttora dominanti, ed accetta pienamente le sfide che ci sono poste per integrarle in un possibile destino collettivo. Ciò anziché negarle in vista di ritorni all'indietro puramente onirici, o rifiutarne la responsabilità a vantaggio di meccanismi impersonali (logiche di mercato, microedonismo individualista, regole legalistiche astratte, movimenti entropici) che si spera abbastanza benevoli da consentire la nostra sopravvivenza come specie in un contesto più o meno accettabile.



    […]



    Sul piano biopolitico come su altri piani, essenza di tale nuovo e diverso approccio, nel secolo passato come in quello appena iniziato, è molto spesso una logica del terzo incluso, la cui portata è pienamente comprensibile soprattutto oggi.



    Ciò significa in pratica, quando il dibattito contemporaneo appare fortemente polarizzato su posizioni contrapposte, che si presentano come i due termini di una alternativa insuperabile, negare in radice tale dicotomia; andare oltre la contraddizione che sembra riassumere tutte le possibili posizioni su un problema; in altri termini: tagliare il nodo di Gordio che esiste solo nella limitata prospettiva della visione del mondo oggi egemone. Lo scontro tra produttivisti ed ecologisti, tra naturisti ed adoratori della scienza medica ufficiale, tra evoluzionisti ed antievoluzionisti, tra abortisti ed antiabortisti, diventa in tale prospettiva superficiale, insensato, o basato su valori da superare, esattamente quanto l'idea ottocentesca che la politica si dovesse ridurre allo scontro tra "liberalismo" e "socialismo", o "laici" e "clericali", o "conservatori" e "progressisti".



    Dal punto di vista postmoderno, a tali sorpassate dialettiche subentrano analisi diverse, che nel concreto sono inevitabilmente basate sullo stato momentaneo delle nostre conoscenze, su posizioni contingenti e opzioni in certo modo arbitrarie, ma che riflettono una costante rottura con la logica della modernità e delle sue radici umanistico-egualitarie.



    Tali analisi possono naturalmente trovare espressione in prese di posizioni politiche, che d'altronde nella loro declinazione concreta possono per molti risultare ancora oggi, quando non addirittura intollerabili, quanto meno incomprensibili.



    In tale prospettiva, ad esempio, la "grande questione morale" della procreazione assistita, che ha visto una delle maggiori "spaccature ideali" del parlamento italiano potrebbe essere legittimamente vista come un tipico non-problema, dal momento che in linea di massima qualsiasi misura abbia per effetto un sostegno anche minimo alla quantità e qualità della demografia europea autoctona è da considerarsi bene accetta, avendo rilievo il bilancio finale dei bambini nati vivi, e non del numero delle “anime” che siano eventualmente assurte in anticipo nel Regno dei Cieli, al di là dei pregiudizi religiosi (ma anche dei desideri più o meno individualisti e narcisisti delle "aspiranti madri", di cui si fanno invece portatori gli ambienti che difendono indiscriminatamente tali pratiche); così che ciò che importa è soprattutto l'uso che della fecondazione artificiale venga praticamente fatto; ed è semmai tale ultimo aspetto che vede oggi un “Far-West dell'etica”, non certo la prospettiva che un referendum radicale potesse mai integralmente abrogare la legge scandalosa, tartufesca e democristiana introdotta sull'onda delle pressioni “bioetiche” nel 2002.



    Similmente, la vera questione in materia di aborto potrebbe essere considerata quella di se e quando l'aborto possa essere un dovere, mentre viceversa potrebbe parere irrilevante (o al limite da scoraggiare, sempre da un punto di vista di dinamica delle popolazioni) la sua rivendicazione come diritto, in relazione a scelte di tipo essenzialmente economico-edonistico, per di più unicamente della madre .



    Ancora, nella prospettiva accennata il problema della protezione e valorizzazione dell'ambiente risulta inscindibile dal problema già accennato del significato della tecnica, e del controllo tecnico dell'ambiente da parte di una volontà politica in un funzione del progetto collettivo di un particolare destino, ma certo non con irenismi neo-luddisti o fughe in un primitivismo velleitario e suicida, né con una “manutenzione” minimalista del palcoscenico necessario al dispiegarsi del Mercato e del progresso universale.



    Viceversa, i termini in cui tutte tali questioni sono oggi dibattute non hanno neppure senso per chi non sta né "qui" né "là" nell'ambito della tendenza egualitario-umanista, ma semplicemente altrove rispetto a quest'ultima.



    Da Stefano Vaj, "Biopolitica. Il nuovo paradigma", SEB, Milano 2005

    •   Alt 

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  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    >Secondo i dati dell'Istat e del Ministero della Salute, nel
    >2003 in Italia abbiamo avuto 544.063 nascite e 136.715
    >aborti volontari, ovvero un aborto volontario ogni quattro
    >bambini nati. Questo tasso di abortività, del 25,13% circa,
    >ha raggiunto la sua punta massima nel 1983 (38% circa),
    >mentre non è cambiato molto dal 1990 (28% circa) ad oggi
    >(Istituto nazionale di Statistica, Bilancio demografico
    >nazionale. Anno 2004 ; Ministero della Salute, Relazione del
    >ministro della salute sulla attuazione della legge
    >contenente norme per la tutela sociale della maternità e per
    >l'interruzione volontaria di gravidanza - legge 194/78. Dati
    >definitivi 2003. Dati preliminari 2004 ).

 

 

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