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    Exclamation Un impegno concreto: preparare il gulag mondialista

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 119/05 del 6 dicembre 2005, San Nicola







    Riceviamo e pubblichiamo un articolo sul mandato di cattura europeo.

    Mandato di cattura europeo e Corte di Cassazione italiana



    La Corte di Cassazione italiana ha deciso che in virtù della ³fiducia² fra stati membri e grazie alla creazione di uno ³spazio di libertà, sicurezza e giustizia², un mandato di arresto straniero privo di effettiva motivazione costituisce titolo idoneo per la deportazione dei residenti nel territorio della Repubblica - e, in linea di principio, anche dei cittadini italiani - in un qualsiasi paese dell¹Unione europea



    Con sentenza del 13/14 settembre 2005 n. 33642, la Corte di Cassazione (Presidente Morgigni; Relatore Corradini; Pm * conforme * Ciani) pronunciandosi per la prima volta sul tema del mandato d¹arresto europeo, ha enunciato un principio che il n. 38 della rivista ³Guida al diritto², nel titolo sotto il quale la riporta, così sintetizza ³Per concedere l¹arresto europeo nessuna valutazione sui gravi indizi².
    La Cassazione, in effetti, ha testualmente affermato che il controllo del giudice italiano sul mandato d¹arresto emesso da un giudice di un altro stato dell¹U.e. nei confronti di persona non condannata con sentenza irrevocabile, deve essere ³limitato alla sussistenza della motivazione, cui deve essere equiparata la mera apparenza della stessa².
    Trattasi di una affermazione di principio che colpisce vivamente il lettore, perché in flagrante contrasto col testo della legge italiana di recepimento (la n. 69 del 2005), la quale, all¹articolo 17, comma 4, esplicitamente stabilisce che ³in assenza di cause ostative la corte di appello pronuncia sentenza con cui dispone la consegna della persona ricercata se sussistono gravi indizi di colpevolezzaŠ².
    La motivazione della Cassazione cerca di nascondere questa propria valenza palesemente eversiva del testo legislativo e di presentare come interpretativa la statuizione da essa introdotta, appellandosi ad un presunto contrasto fra la norma testé citata e l¹art. 9, comma 5, della medesima legge di recepimento, nel quale tale requisito non è previsto.
    Sennonché tale argomentazione è palesemente distorta: l¹art. 9 riguarda non già la consegna del ricercato all¹autorità straniera, ma la fase, ben diversa, delle misure cautelari urgenti * peraltro rimesse alla discrezione del giudice * conseguenti al ricevimento del mandato d¹arresto e volte ad evitare che l¹accusato, venutone a conoscenza, si dilegui prima che la sua posizione sia stata vagliata.
    Che il contrasto in realtà non esista, la Cassazione a un certo punto lo riconosce, eppure ciò non le impedisce di procedere disinvoltamente oltre, in un¹opera che di interpretativo, per usare la sua stessa espressione, ha la ³mera apparenza², ma che in realtà è di evidente riforma legislativa.
    La consapevolezza di stare prevaricando i limiti delle proprie attribuzioni costituzionalmente stabilite - e cioè di invadere il campo del potere legislativo - appare evidente dalle argomentazioni addotte, imperniate sul testo europeista invocato per scardinare quello nazionale, e dal maldestro richiamo al tormentatissimo e clamoroso dibattito parlamentare della l. n. 69/2005.
    Tale dibattito, infatti, fu caratterizzato da una lunga ed aspra contesa fra chi intendeva fondare l¹esecuzione di un euromandato sull¹esistenza di gravi indizi - in nome delle garanzie di libertà del cittadino e, più in generale, di ogni essere umano - e chi invece bandiva tale requisito in base al principio secondo cui non sarebbe lecito porre alcun limite - neppure costituzionalmente o addirittura razionalmente e filosoficamente fondato - all¹ordinamento europeista.
    Questo richiamo alle contrastanti concezioni che si sono duramente scontrate in sede di discussione sulla legge di recepimento, dimostra che si è avuta chiara conoscenza non solo dell¹inequivocabile dettato legislativo, in ordine al quale vale il fondamentale principio ermeneutico ³in claris non fit interpretatio², ma anche della fase che lo ha preceduto di cui - se vi fosse stato spazio per un dubbio - si sarebbe dovuto tener conto in base al criterio storico di interpretazione.
    Né in quest¹ottica si può dimenticare che le istanze di libertà espresse in duro contrasto contro l¹istituto dell¹euromandato, non provenivano * come la distorsione mediatica ha indotto a ritenere * dalla sola maggioranza, bensì pure da una significativa e giuridicamente qualificata parte della sinistra parlamentare.
    In definitiva, comunque, la Cassazione in ³sezione feriale², riconosciuto, sia pur implicitamente, che il dibattito parlamentare aveva a maggioranza prodotto un certo testo legislativo, ha ritenuto di ribaltarne i risultati dando ragione alla minoranza che in quel dibattito aveva visto respinte le proprie tesi.
    Che i fatti stiano esattamente in questi termini, è ulteriormente provato dal commento, peraltro favorevole alla decisione, del sost. proc. gen. presso la Cassazione, dott. Eugenio Selvaggi, pubblicato dalla citata rivista giuridica.
    Quel magistrato, infatti - fin dall¹inizio dell¹iter legislativo attivamente schierato a favore di un recepimento incondizionato della decisione quadro europeista - approva bensì la pronuncia della Cassazione, ma non illustrandone la correttezza del procedimento (sedicente) interpretativo, bensì al contrario aggredendo decisamente il testo della legge n. 69, ed in tal modo evidenziando ancor di più la proterva invasione di campo effettuata dalla Cassazione.
    L¹estrema gravità della decisione in esame, totalmente sfuggita alla superficialità dei media, appare tanto più evidente ove si tenga presente che la predetta legge italiana n. 69 del 2005, al suo articolo 1, espressamente dichiara di accogliere la proposta di decisione quadro europeista ³nei limiti² in cui le sue disposizioni non ledono ³i principi supremi dell¹ordinamento costituzionale in tema di diritti fondamentali, nonché in tema di libertà e del giusto processo².
    Ciò significa che la Cassazione ha deciso non solo di invadere, sia pure mimetizzando tale manovra con inconsistenti apparenze interpretative, la competenza del potere legislativo, ma ha anche implicitamente enunciato il principio, foriero di gravissime conseguenze, secondo cui di fronte alle istituzioni europeiste la Costituzione italiana, con i suoi ³principi supremi² ed i suoi ³diritti fondamentali in tema di libertà², deve ritenersi ormai superata, e quindi abrogata.
    In questa sconcertante decisione, colpisce in particolare - perché sommamente sintomatica dell¹ordine di idee cui si ispira - la letterale valorizzazione ed ipostatizzazione di motivazioni ³meramente apparenti², e dunque illusorie.
    Se ne desume infatti che per la Corte di Cassazione italiana è sufficiente che la tutela dei ³principi supremi dell¹ordinamento costituzionale in tema di diritti fondamentali e di libertಠsia del pari meramente apparente e dunque, lo si ribadisce, illusoria.
    In altre e più esplicite parole: l¹ipocrisia viene eretta a principio giuridico fondamentale soverchiante anche la Costituzione.
    La concretezza di un esempio può essere utile a far spiccare la gravità delle immediate conseguenze che derivano da questa stupefacente pronuncia: Tizio, cittadino spagnolo residente in Italia, accusato di avere messo una bomba a Copenaghen, o a Vilnius (o, in non lontana prospettiva, a Istanbul), il giorno dei fatti, a quell¹ora, invece, era nel suo ufficio a Trapani e può facilissimamente dimostrarlo con le deposizioni dei suoi colleghi di lavoro, col cartellino orario e con scritti da lui firmati, datati e protocollati.
    Tutto ciò alla Corte di Cassazione italiana non importa assolutamente nulla: se nelle motivazioni del giudice danese, o lituano, o turco è scritto che un paio di persone lo hanno identificato con certezza sulla base di una ricognizione fotografica, egli sarà impacchettato e spedito in cellulare in Danimarca (o in Lituania, o in Turchia), con tempi di custodia cautelare ignoti ed intuibili, gravi difficoltà, sia per la lingua, sia per la scelta del difensore, sia per la distanza delle sue fonti di prova. Oltre che con probabilissima perdita del posto di lavoro.
    Queste angoscianti, ma evidenti conseguenze dell¹opzione ³ermeneutica² adottata dalla Suprema Corte - va detto per ragioni di completezza - rappresentano solamente la punta dell¹iceberg del sistematico liberticidio perpetrato dalle norme europeiste, ove si contemplano anche, e anzi specialmente, la libertà di pensiero e di parola, libertà che la decisione quadro europeista conculca apertamente, come è stato a lungo illustrato e discusso in sede parlamentare e dottrinale.

    Venendo poi alla legge italiana di recepimento, va in ogni caso ricordato che già essa sacrifica sull¹altare europeista numerose ed importanti garanzie di libertà:
    1) il cittadino italiano può dover espiare una pena in forza di una sentenza pronunciata da un giudice straniero in base ad ignote procedure (art. 18, c. 1, lett. r);
    2) è stato eliminato l¹intervento del Ministro di giustizia, che poteva operare solo in favore dell¹accusato o condannato e che costituiva l¹unico baluardo di difesa contro sentenze divenute irrevocabili ma, in ipotesi, pronunciate all¹insaputa dell¹imputato. Quest¹ultimo, difatti, potrà trovarsi nella condizione di chi non fu messo in grado di difendersi e dunque potrà scontare una condanna irrogata sulla base di prove palesemente inadeguate, quando non del tutto travisate o persino inventate nell¹ambito delle lotte politiche e/o economiche che potranno svilupparsi su larga scala nello stato-U.e. (che ormai è tale anche in senso giuridico, e non solo economico).
    3) il residente non cittadino, anche se incensurato, potrà essere deportato all¹estero a espiare in un paese ignoto (Danimarca, Lettonia, Turchia, nell¹esempio fatto) una pena detentiva, o anche una sanzione sostitutiva, con riguardo ad un reato bagatellare per cui in Italia otterrebbe con certezza la sospensione condizionale della pena o l¹affidamento in prova al servizio sociale, o altre misure alternative;
    4) è stata abolito, per tutta una lunga serie di reati, il sin qui fondamentale principio della doppia punibilità;
    5) è comunque affievolita la tutela dei minorenni e delle madri che il provvedimento europeista, altamente infischiandosene, non prende neppure in considerazione.

    La Cassazione, pertanto, valicando le già labili difese contenute nella normativa nazionale, ha statuito che - contrariamente a quanto sin qui affermato dalla Corte costituzionale - la normativa europeista prevale comunque sulla legislazione italiana, anche in materia di diritti fondamentali di libertà garantiti dalla Costituzione ed ha riconosciuto che i principi in questione sono stati ridotti a vuoto guscio, privi di concreta valenza giuridica.
    È pertanto logico attendersi che la predetta Corte, percorrendo la via imboccata, ³abrogherಠcon ulteriori sentenze, in via pseudointerpretativa, anche gli altri limiti stabiliti dalla legge nazionale.
    Sotto i colpi della Cassazione cadrà quanto residua dell¹art. 26 della Costituzione, che prevede come eccezionale l¹estradizione del cittadino, vietandola comunque per i reati politici, non a caso oggetto di eversive attenzioni da parte del legislatore europeista.
    La Corte, infatti, si richiama al principio europeista secondo cui, in caso di provvedimenti soppressivi o limitativi della libertà personale provenienti da stati stranieri membri della U.e., l¹Autorità giudiziaria italiana si comporta come organo preposto alla mera ³consegna² dell¹inquisito o del condannato, venendo così declassata a livello di burocrazia carceraria.
    E¹ esattamente il risultato che il Parlamento italiano ha ritenuto inaccettabile in quanto incompatibile con la tutela delle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione e con il principio della sovranità dello stato.
    In effetti, la consegna, richiedendo il mero controllo circa la sussistenza di requisiti formali, o ³apparenti², per usare la terminologia della Cassazione, comporta la rinuncia all¹idea stessa di stato: uno ³stato² che non tutela né vaglia la fondatezza di provvedimenti stranieri incidenti sulla libertà dei proprio sottoposti, non è - né in termini giuridici, né sotto il profilo politico - uno stato.
    Verranno poi similmente travolte, se la Cassazione proseguirà su questa linea, le importantissime regole in materia di competenza territoriale, la cui fondamentale importanza a tutela dei diritti dell¹accusato è evidente ad ogni penalista.
    Al termine ed a coronamento di questo logico itinerario, si dovrà constatare che, nella pratica giudiziaria, avrà prevalenza su tutta la linea la proposta di legge dei DS, recante in testa la firma dell¹on. Kessler, ove si recepiva illimitatamente il documento europeista.
    Col che la magistratura, notoriamente in scontro frontale con l¹attuale maggioranza, le avrà inflitto una bella lezione.
    Sono, queste, soddisfazioni di non poco conto, che purtroppo, però, verranno pagate dai cittadini italiani in dolorosissimi termini di perdita delle libertà fondamentali sin qui garantite dalla Costituzione nazionale, ma ormai ampiamente superate dalle disposizioni in tema di euromandato e dalla Costituzione europea.
    Concludendo, assistiamo ad un paradosso: mentre la Corte costituzionale tedesca interviene nell¹ambito delle proprie competenze ad elevare una barriera contro la legge nazionale di recepimento del mandato di arresto europeo, e lo fa in nome della tutela dei diritti fondamentali, invocando i principi dello stato di diritto e la stessa esistenza giuridico-costituzionale di una Repubblica democratica tedesca, la Corte di Cassazione italiana, debordando dalle proprie competenze, pone mano all¹abbattimento della barriera che il Parlamento italiano aveva eretto a tutela dei diritti fondamentali (umani e costituzionali) di libertà dei consegnandi.
    E lo fa, paradosso poco credibile ma indiscutibilmente agli atti, invocando ³il principio di sovranità dei singoli stati².


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  2. #2
    Totila
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    Se la Storia dovesse darci un'altra chance, dobbiamo assumerci un impegno concreto: NIENTE PRIGIONIERI!

 

 

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