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    Predefinito Hans kung e Giovanni Paolo II

    Le contraddizioni del Papa
    Senza lasciare di riconoscere gli aspetti positivi del pontificato di Giovanni Paolo II, dei quali si è fatto leva a dismisura nelle celebrazioni ufficiali, mi piacerebbe concentrarmi sulle nove contraddizioni più eclatanti
    Hans Küng
    Fonte: El Paìs
    10 aprile 2005
    Apparentemente, Papa Giovanni Paolo II, che ha lottato attivamente per far finire la guerra e la repressione, è un simbolo di speranza per tutti quelli che desiderano la libertà. In realtà, il suo mandato antiriformista ha fatto piombare la Chiesa cattolica in una crisi di credibilità storica. La Chiesa cattolica è in una situazione disperata. Il Papa è morto e merita tutta la simpatia del modo.
    Ma la Chiesa deve andare avanti e, di fronte alla prospettiva dell'elezione di un nuovo Papa, necessita di una diagnosi, di un'analisi senza fronzoli e dal di dentro. Della terapia si parlerà più avanti.

    Molti si sono stupiti di fronte alla resistenza del capo della Chiesa cattolica, quest¹uomo così fragile, parzialmente invalido che, nonostante tutte le cure, quasi non riusciva a parlare. E' stato trattato con una venerazione che mai si avrebbe dedicata al presidente degli USA o ad un cancelliere tedesco in una simile situazione. Altri, invece, si sono sentiti ingannati da un uomo del quale hanno pensato che rimase aggrappato caparbiamente al suo posto e che, invece di accettare a via cristiana verso l'eternità, ha utilizzato tutti i mezzi a sua disposizione per mantenersi al potere in un sistema fondamentalmente antidemocratico. Perfino per molti cattolici, questo Papa che, al limite delle sue forze fisiche, si è rifiutato di abbandonare il potere, è il simbolo di una chiesa fraudolenta che si è calcificata e diventata senile dietro la sua splendente facciata.

    Lo spirito gioioso che aveva predominato durante il Concilio Vaticano II (dal 1962 al 1965) è scomparso.
    La sua prospettiva di rinnovamento, di comprensione ecumenica e apertura generale oggi sembra essersi annebbiata, e il futuro non è per niente lusinghiero.
    Molti si sono rassegnati oppure allontanati a causa della frustrazione che gli provocava una gerarchia chiusa in se stessa.
    Di conseguenza, molte persone si sono trovate di fronte ad una scelta impossibile: seguire le regole o abbandonare la Chiesa. Potrà soltanto iniziare ad avere nuove speranze quando le autorità ecclesiastiche di Roma e l'episcopato cambino direzione e si lascino guidare dalla bussola del vangelo.

    Uno degli scarsi barlumi di speranza è stato l'atteggiamento del Papa contro la guerra in Iraq e contro la guerra in genere. Nello stesso modo è evidente il ruolo che il Papa polacco svolse nella caduta dell'impero sovietico.
    E' vero anche che i propagandisti papali esagerano il suo contributo. Dopo tutto, il regime sovietico non crollò grazie a lui (fino all'arrivo di Gorvachov, il Papa non era riuscito ad ottenere molto come adesso in Cina), finché cadde a causa delle contraddizioni sociali ed economiche interne al sistema.
    Secondo la mia opinione, Karol Wojtyla non è il miglior Papa del XX Secolo, ma sicuramente il più contraddittorio. Un Papa con molte qualità e che ha preso molte decisioni sbagliate. Per riassumere il suo mandato e concentrarlo in un denominatore comune: la sua "politica estera" chiede agli altri la conversione, la riforma e il dialogo, ma questo contrasta enormemente con la sua "politica interna", dedicata a restaurare la situazione precedente al concilio, ostruire le riforme, negare il dialogo dentro la Chiesa e stabilire il dominio assoluto di Roma. Questa stessa contraddizione si vede in molti settori. Senza lasciare di riconoscere gli aspetti positivi del suo pontificato, nei quali, a proposito, si è fatto leva a dismisura nelle celebrazioni ufficiali, mi piacerebbe concentrarmi sulle nove contraddizioni più eclatanti:

    Diritti umani.
    Esternamente, Giovanni Paolo II ha difeso i diritti umani ma, all'interno li nega ai vescovi, teologi e, soprattutto, alle donne.

    Il Vaticano
    in altri tempi nemico deciso dei diritti umani ma, attualmente, molto disponibile ad intervenire nella politica europea - non ha ancora firmato la Dichiarazione dei Diritti Umani del Consiglio d'Europa. Prima dovrebbe emendare troppi canoni di diritto ecclesiastico, una legge assolutista e medievale. Il concetto della separazione dei poteri, la base di tutta la pratica legale moderna, non esiste nella Chiesa cattolica. Questo processo è un'entità sconosciuta. Nelle dispute, lo stesso organismo vaticano funge da avvocato, pubblico ministero e giudice.
    La conseguenza
    Un episcopato servile e delle condizioni legali intollerabili.
    Il pastore, teologo o secolare che si vede coinvolto in una querela legale con gli alti tribunali ecclesiastici non ha in pratica nessuna possibilità di vincere.

    Il ruolo delle donne
    Il gran veneratore della Maria Vergine predica un nobile concetto di femminilità e, allo stesso tempo, proibisce alle donne di utilizzare metodi anticoncezionali e gli impedisce l'ordinazione.
    La conseguenza
    La differenza tra il conformismo esterno e l'autonomia della coscienza, che fa sì che i vescovi tendano verso la postura di Roma e si allontanino dalle donne, come successe nella discussione su tema dell'orientamento nei casi di aborto (nel 1999, il Papa ordinò ai vescovi tedeschi di chiudere i centri d¹orientamento nei quali si consegnava alle donne un certificato che dopo potevano utilizzare per abortire). A sua volta, questo provoca un esodo sempre maggiore delle donne che, finora, rimanevano fedeli alla Chiesa.

    Morale sessuale
    Questo Papa, che ha tanto predicato contro la povertà e la sofferenza nel mondo, è in parte responsabile di questa sofferenza a causa dei suoi atteggiamenti in relazione al controllo delle nascite e dell'esplosione demografica.Durante i suoi innumerevoli viaggi, Giovanni Paolo II ha proclamato sempre la sua opposizione alla pillola e ai preservativi, manifestato in un suo discorso pronunciato nel 1994 di fronte alla Conferenza sulla Popolazione e lo Sviluppo delle Nazioni Unite al Cairo.
    Quindi, si può affermare che il Papa, più che nessun altro statista, ha una certa responsabilità nella crescita demografica senza controllo in alcuni paesi e la diffusione dell'aids in Africa.
    La conseguenza
    Perfino nei paesi tradizionalmente cattolici come Irlanda, Spagna e Portogallo, la severa morale sessuale del Papa e della Chiesa cattolica si trova con un rifiuto tacito o esplicito.

    Celibato dei sacerdoti
    Nel diffondere l'immagine tradizionale del prete maschio e celibe, Karol Woytyla è il principale responsabile della catastrofica scarsità di sacerdoti, il crollo del benessere spirituale in molti paesi e i numerosi scandali di pedofilia che la Chiesa non può più occultare.
    Gli uomini che hanno deciso di dedicare la propria vita al sacerdozio continuano ad avere la proibizione a sposarsi. Questo non è altro che un esempio di questo Papa che, come altri che lo precedettero, ha ignorato gli insegnamenti della Bibbia e della vasta tradizione cattolica del primo millennio, che non esigeva il celibato ai sacerdoti Se qualcuno si vede obbligato a vivere senza moglie e senza figli a causa del suo lavoro, affronta l¹enorme rischio di non poter farsi carico in modo salutare della propria sessualità, che può, per esempio, sfociare in atti di pedofilia.
    La conseguenza
    Il numero delle vocazioni e calato e manca sangue nuovo nella Chiesa. Tra non molto, quasi due terzi delle parrocchie, sia nei paesi di lingua tedesca come in altri, non avranno parrochi ordinati né le abituali celebrazioni dell'eucaristia. E' un problema che non può risolvere né l'affluenza - sempre minore - di sacerdoti da altri paesi (in Germania ci sono 1.400 sacerdoti arrivati da Polonia, India e Africa), né il raggruppamento di parrocchie in "unità di benessere spirituale", una tendenza molto impopolare tra i fedeli. Il numero di sacerdoti ordinati in Germania è sceso da 366 nel 1990 a 161 nel 203 e, l'età media dei preti attualmente in attività è superiore ai 60 anni.

    Movimento ecumenico
    Al Papa piaceva che lo considerassero il rappresentante del movimento ecumenico, Ciò nonostante, è intervenuto spesso nelle relazioni del Vaticano con le chiese ortodosse e riformate, e si è rifiutato di riconoscere i loro incarichi ecclesiastici e i loro servizi.
    Il Papa avrebbe potuto seguire il consiglio delle varie commissioni ecumeniche di studio, ed avere continuato l'abitudine di molti parrochi locali, che riconoscono gli incarichi ed i servizi delle chiese non cattoliche e che permettono l'ospitalità eucaristica. Avrebbe anche potuto moderare l'impegno del Vaticano nel conservare un potere eccessivo e medievale sulle chiese orientali e riformate, sia in relazione alla questione della dottrina come nell'indirizzo della Chiesa, e avrebbe potuto finire con la politica vaticana dell'invio di vescovi cattolici nelle regioni dove predomina la Chiesa russa ortodossa.Il Papa avrebbe potuto fare tutto questo, ma Giovanni Paolo II non ha voluto. Al contrario, ha voluto conservare e allargare l'apparato di potere di Roma. Per questo è ricorso ad una duplicità piena d'ipocrisia: la politica di potere e prestigio di Roma, si occulta dietro a discorsi presuppostamente ecumenici e ad alcuni gesti vuoti
    La conseguenza
    L'intenzione ecumenica urtò con una barriera dopo il concilio, e i rapporti con la Chiesa ortodossa e le chiese protestanti hanno sofferto un¹asfissia spaventosa. Il papato, come nei secoli XI e XVI, ha dimostrato di essere il maggior ostacolo per l'unità tra le chiese cristiane all'interno della libertà e della diversità.

    Politica del personale
    Quando era vescovo suffraganeo, e dopo come arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla partecipò al Concilio Vaticano II. Malgrado ciò, una volta diventato Papa, ha disprezzato il carattere collegiale dell'istituzione che allora si era concordato e ha messo in risalto il suo papato a costo dei vescovi.
    Con le sue "politiche interne", questo Papa ha tradito frequentemente in concilio. Invece di utilizzare parole pragmatiche e conciliatrici come aggiornamento, dialogo, carattere collegiale, ecumenico, quello che ora interessa nella dottrina e nella pratica sono termini come restaurazione, insegnamento magistrale, ubbidienza e ritorno a Roma. Il criterio per designare i vescovi non è lo spirito del vangelo né l'atteggiamento d¹apertura sui temi pastorali, ma l'assoluta lealtà alla linea ufficiale di Roma. Prima di essere nominato, la sua fedeltà deve superare la prova di una serie di domande della curia, quindi rimane siglata attraverso un impegno personale e illimitato d¹ubbidienza al Papa che è una sorta di giuramento di fedeltà al fuhrer.Tra i vescovi tedeschi parlanti amici del Papa c'è il cardinale di Colonia, Joachim Meisner, il vescovo di Fulda, Johannes Dyba, che morì nel 2000; Hans Hermann Groer, dimesso dal suo incarico come cardinale di Vienna nel 1995 - in seguito ad accuse varie in cui, anni prima, aveva abusato sessualmente di alcuni allievi -, e il vescovo di St. Poeltin, Kurt Krenn, che ha appena perso il suo incarico dopo lo scatenarsi di uno scandalo sessuale nel suo seminario. Questi sono soltanto gli errori più spettacolari di una politica del personale desolante, che ha permesso che il livello morale, intellettuale e pastorale dell¹episcopato cadesse pericolosamente.
    La conseguenza
    Un episcopato in generale mediocre, ultraconservatore e servile che costituisce sicuramente il carico maggiore di questo pontificato così lungo. Le masse infervorate di cattolici nei grandi montaggi scenici del Papa non ci devono ingannare: durante il suo mandato, milioni di persone hanno abbandonato la Chiesa o si sono allontanati dalla vita religiosa in segno di rifiuto.

    Clericalismo
    Il Papa polacco è stato un rappresentante profondamente religioso dell'Europa cristiana, ma le sue comparse trionfanti e le sue politiche reazionarie fomentano, senza volerlo, l'ostilità verso la Chiesa compresa l'avversione verso il cristianesimo. Nella campagna d'evangelizzazione del Papa, centrata su una morale sessuale totalmente lontana dal nostro tempo, si disprezzano in particolare le donne, che non condividono l'atteggiamento del Vaticano sui temi polemici come il controllo delle nascite, l'aborto, il divorzio e l'inseminazione artificiale, e vengono considerate come promotrici di una "cultura della morte". Con i suoi interventi - come per esempio in Germania, dove cercò di influire su politici e vescovi in relazione all'orientamento sull'aborto -, la curia romana da l¹impressione di avere poco rispetto della separazione legale tra Chiesa e Stato. Inoltre, il Vaticano, attraverso il Partito Popolare Europeo, sta cercando di far pressione sul Parlamento Europeo perché designino degli esperti - per esempio, in tutto quello relativo alla legislazione sull'aborto - che siano particolarmente fedeli a Roma. Invece di unirsi alla maggior parte della società e appoggiare soluzioni ragionevoli, la curia romana, con i suoi proclami e le sue azioni indirette (attraverso le nunziature, le conferenze episcopali e gli "amici"), sta alimentando la polarizzazione tra i movimenti a favore della vita e quelli in difesa della libertà di abortire, tra moralisti e libertini.
    La conseguenza
    La politica clericale di Roma serve per fortificare la posizione degli anticlericali dogmatici e degli atei fondamentalisti. Inoltre fa sorgere tra i credenti il sospetto che si stia utilizzando la religione per fini politici.

    Sangue nuovo nella Chiesa.
    Come comunicatore carismatico e stella mediatica, questo Papa ha trionfato in particolar modo tra i giovani, perfino man mano che invecchiava. Ma lo ottiene, nella maggioranza dei casi, rivolgendosi ai "nuovi movimenti" conservatori d¹origine italiano, l'Opus Dei, nato in Spagna, e ad un pubblico poco esigente e leale al Papa. Tutto questo è sintomatico del suo modo di trattare ai laici e alla sua incapacità di dialogare con i suoi detrattori.
    Le grandi concentrazioni giovanili in ambito regionale e internazionale patrocinate dai nuovi movimenti (Focolari, Comunione e Liberazione, St. Egidio, Regnum Christi) con la supervisione della gerarchia ecclesiastica attraggono centinaia di migliaia di giovani, molti pieni di buone intenzioni ma, in troppi casi, senza alcun senso critico. In un'epoca nella quale mancano figure convincenti che servano da guida, questi giovani si arrendono all'emozione di un "atto" condiviso. Il magnetismo personale di "Giovanni Paolo Superstar" è solitamente più importante che il contenuto dei suoi discorsi, e la ripercussione nella vita quotidiana delle parrocchie è minima.
    Così come corrisponde al suo ideale di una Chiesa uniforme ed ubbidiente, il Papa considera che il futuro della Chiesa risiede in modo quasi esclusivo in questi movimenti laici, conservatori e facili da controllare. Questo è accompagnato dall'allontanamento tra il Vaticano e l'ordine dei gesuiti, più vicina ai principi del concilio. I gesuiti, favoriti da altri precedenti Papi per le doti intellettuali, la loro teologia critica e il loro liberalismo teologico, sono diventati scomodi all'interno dei meccanismi della politica papale di restaurazione.
    Invece, Karol Woytyla, da quando era arcivescovo di Cracovia, depositò tutta la sua fiducia nell'Opus Dei, un movimento economicamente potente e influente ma antidemocratico ed ermetico, collegato nel passato ai regimi fascisti e oggi esercita la sua influenza, sopratutto, nel sistema finanziario, la politica e il giornalismo. Il Papa arrivò a concedere all'Opus Dei uno statuto speciale e, con questo, liberò l'organizzazione della supervisione dei vescovi.
    La conseguenza
    I giovani dei gruppi parrocchiali e delle congregazioni (con eccezione dei chierichetti) e, sopratutto, i "cattolici comuni" non organizzati, rimangono al margine delle grandi concentrazioni. Le organizzazioni giovanili cattoliche che dissentono con il Vaticano soffrono punizioni e mancanze quando i vescovi locali, su richiesta di Roma, le ritirano i finanziamenti. Il ruolo sempre maggiore di un movimento ultraconservatore e per nulla trasparente come l'Opus Dei, ha creato in molte istituzioni un clima d'incertezza e sospetti. Vescovi che prima criticavano l'Opus Dei adesso si sforzano in mantenere buone relazioni con loro, intanto che molti laici che prima partecipavano attivamente nella Chiesa si sono ritirati rassegnati.

    I peccati del passato<
    Malgrado che, nel 2000, Giovanni Paolo II si vide obbligato a confessare pubblicamente le trasgressioni storiche della Chiesa, questa confessione non ha avuto nessuna conseguenza pratica.
    L'elaborata e magniloquente ammissione dei peccati della Chiesa, fatto assieme ai cardinali nella basilica di San Pietro, fu vaga, imprecisa e ambigua. Il Papa soltanto chiese perdono per le trasgressioni "dei figli e delle figlie" della Chiesa, ma non per quelle "dei Santi Padri", quelle della propria Chiesa, né di quelle appartenenti alle gerarchie presenti all'atto.
    Il Papa non ha mai parlato sul rapporto della curia con la Mafia, di fatto, ha aiutato di più a coprire che a scoprire scandali e atti criminali. Il Vaticano ha anche reagito con molta lentezza nel momento di perseguitare gli scandali di pedofilia nei quali si trovano coinvolti membri del clero cattolico.
    La conseguenza. La confessione papale, fatta con scarso entusiasmo, non ha avuto ripercussioni, non ha servito per correggere né per fare niente, sono state solo delle parole

    Per la Chiesa cattolica, questo pontificato, nonostante i suoi aspetti positivi, è stata una gran delusione e, infine, un disastro. Con le sue contraddizioni, il Papa è riuscito a polarizzare la Chiesa, allontanarla da moltissime persone ed a farla sprofondare in una crisi storica, una crisi strutturale che adesso, dopo un quarto di secolo, sta rivelando delle mancanze funeste in materia di sviluppo e un enorme bisogno di riforma.
    Contrariamente alle intenzioni del Concilio Vaticano II, a Roma si è instaurato il sistema medievale, una struttura di potere con tratti totalitari, grazie a politiche intellettuali e del personale astute ed implacabili.
    Si mise in saccoccia i vescovi, si caricò a dismisura i parrochi, si fece tacere i teologi, si tolsero ai laici i propri diritti, si discriminarono le donne, s'ignorarono le richieste dei sinodi nazionali e dei fedeli, e a questo bisogna aggiungere gli scandali sessuali, il divieto del dibattito, la spiegazione semplificata della liturgia, il divieto ai sermoni dei teologi laici, l'incitamento alla denuncia, il diniego della Santa Comunione ...
    Non si può incolpare il "mondo" di tutto questo!
    Il risultato di tutto questo è che la Chiesa cattolica ha perso completamente l'enorme credibilità della quale aveva beneficiato durante il papato di Giovanni XXIII e dopo il Concilio Vaticano II.
    Se il prossimo Papa continua la politica di questo pontificato, non farà altro che rinforzare un'enorme accumulo di problemi e trasformare la crisi strutturale della Chiesa cattolica in una situazione senza uscita. Il nuovo Papa deve scegliere un cambiamento nell'orientamento e ispirare la Chiesa perché intraprenda delle nuove strade, nello stesso spirito di Giovanni XXIII e in armonia con lo slancio di rinnovamento nato dal Concilio Vaticano II.

    Note:
    Hans Küng è uno dei principali teologi cattolici. Küng è svizzero, vive nella città tedesca di Tubinga e da diversi decenni è in disputa con le autorità ecclesiastiche. A causa delle sue critiche, nel 1979 il Vaticano le ritirò l'autorizzazione della Chiesa per l'insegnamento. Ciò nonostante, Küng, che ha 75 anni, continua ad essere sacerdote e, fino al suo pensionamento nel 1995, insegnava Teologia nell'Università di Tubinga.

    Tradotta per El Paìs da María Luisa Rodríguez Tapia.

    Tradotto da Alejandra Bariviera per www.peacelink.it

    Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
    fonte, l'autore e il traduttore.
    nihil.

  2. #2
    Arjuna
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    Predefinito

    che scritto triste...

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Arjuna
    che scritto triste...
    Possiamo dissentire sulle conclusioni che Kung trae, ma il quadro che fa della Chiesa è abbsatnza realistico...
    In fondo molte delle cose che dice sono sate più volte ribadite su questo forum...
    Il concetto base è che oggi la Chiesa ti dice: "o segui le regole che io ti enuncio, o sei fuori, senza vie di mezzo".
    Non voglio entrare nel merito se sia giusto o meno.. ma tutti concordiamo su questo punto...
    Kung parte proprio da qui... Poi lui entra nel merito...

    Quindi, se dovessimo giudicare questo scritto, potremmo dire che l'analisi è corretta, le conclusioni a volte sì, a volte no...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da CTALIMC
    Possiamo dissentire sulle conclusioni che Kung trae, ma il quadro che fa della Chiesa è abbsatnza realistico...
    In fondo molte delle cose che dice sono sate più volte ribadite su questo forum...
    Il concetto base è che oggi la Chiesa ti dice: "o segui le regole che io ti enuncio, o sei fuori, senza vie di mezzo".
    Non voglio entrare nel merito se sia giusto o meno.. ma tutti concordiamo su questo punto...
    Kung parte proprio da qui... Poi lui entra nel merito...

    Quindi, se dovessimo giudicare questo scritto, potremmo dire che l'analisi è corretta, le conclusioni a volte sì, a volte no...
    Anche io credo che sia tutto vero, e credo pure che non si possa che lodare GPII per essersi comportato in quel modo.
    Non avrebbe potuto fare diversamente, a mio avviso. Tipo

    Durante i suoi innumerevoli viaggi, Giovanni Paolo II ha proclamato sempre la sua opposizione alla pillola e ai preservativi

    oppure

    Il Papa avrebbe potuto seguire il consiglio delle varie commissioni ecumeniche di studio, ed avere continuato l'abitudine di molti parrochi locali, che riconoscono gli incarichi ed i servizi delle chiese non cattoliche e che permettono l'ospitalità eucaristica

    Embè? Perché avrebbe dovuto farlo? Mi sbaglio o sono pretese del tutto estranee al cattolicesimo?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da CTALIMC
    Il concetto base è che oggi la Chiesa ti dice: "o segui le regole che io ti enuncio, o sei fuori, senza vie di mezzo".
    Mi sembra scontato che sia così...

  6. #6
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    Kung è un vecchio rincitrullito! Farebbe bene a prepararsi al suo decisamente prossimo incontro con l'Altissimo...invece che continuare a scrivere le suo cotte e scotte stronzate su GPII.
    Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da CTALIMC
    Possiamo dissentire sulle conclusioni che Kung trae, ma il quadro che fa della Chiesa è abbsatnza realistico...
    In fondo molte delle cose che dice sono sate più volte ribadite su questo forum...
    Il concetto base è che oggi la Chiesa ti dice: "o segui le regole che io ti enuncio, o sei fuori, senza vie di mezzo".
    Non voglio entrare nel merito se sia giusto o meno.. ma tutti concordiamo su questo punto...
    Kung parte proprio da qui... Poi lui entra nel merito...

    Quindi, se dovessimo giudicare questo scritto, potremmo dire che l'analisi è corretta, le conclusioni a volte sì, a volte no...

    Concludiamo che Kung è fuori, come tutti i prodotti del soggettivismo moderno, che si sono auto-esclusi.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da lumen
    Anche io credo che sia tutto vero, e credo pure che non si possa che lodare GPII per essersi comportato in quel modo.
    Non avrebbe potuto fare diversamente, a mio avviso. Tipo

    Durante i suoi innumerevoli viaggi, Giovanni Paolo II ha proclamato sempre la sua opposizione alla pillola e ai preservativi

    oppure

    Il Papa avrebbe potuto seguire il consiglio delle varie commissioni ecumeniche di studio, ed avere continuato l'abitudine di molti parrochi locali, che riconoscono gli incarichi ed i servizi delle chiese non cattoliche e che permettono l'ospitalità eucaristica

    Embè? Perché avrebbe dovuto farlo? Mi sbaglio o sono pretese del tutto estranee al cattolicesimo?

    Pensi che in Kung siano rimasti rimasugli di cattolicesimo?
    Il suo spirito, probabilmente, non è mai stato consapevolmente cattolico.

  9. #9
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    Inutile dire che le incomprensioni ecclesiologiche di Kuns sono in questo scritto assai manifeste.

  10. #10
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito Perchè di questo testo non si porta mai la....

    risposta che ha ricevuto?

    eccola qui .la risposta al testo di apertura.........

    Sabato scorso, il 26 Marzo 2005, i lettori del Corriere della Sera si sono imbattuti in un aspro dibattito proposto dal giornale: tema il pontificato di Giovanni Paolo II. A discutere sono stati chiamati Hans Küng e Vittorio Messori. Il teologo svizzero, cattolico dissidente, ha indicato le contraddizioni che avrebbero segnato il lungo pontificato di Wojtyla e l'isolamento in cui avrebbe posto la Chiesa, cancellando il Concilio Vaticano II con le sue rigide idee di morale e di fede. Per lo scrittore italiano invece l'opera del papa ha impedito la dispersione dei cattolici che altrimenti avrebbero potuto attraversare la drammatica "diaspora" dei protestanti. Proponiamo alcuni stralci dei due documenti: prima Kung e poi la risposta di Messori a seguire.

    Il papa ha fallito
    di Hans Küng

    La situazione della Chiesa Cattolica è seria. Il Papa è gravemente malato e merita ogni compassione. Ma la Chiesa deve vivere. Per questo, nella prospettiva di un’elezione papale, ha bisogno di una diagnosi, di una sincera analisi svolta dal suo interno. Delle terapie si potrà discutere dopo. Gli oltre venticinque anni di Pontificato di Karol Wojtyla sono stati una conferma delle critiche che già avevo espresso dopo un anno del suo Pontificato. Secondo la mia opinione, egli non è il Papa più grande ma il più contraddittorio del XX secolo. Un Papa dalle molte, grandi doti, e dalle molte decisioni sbagliate! La sua «politica estera» ha preteso da tutto il mondo conversione, riforma, dialogo. Però, in tutta contraddizione, la sua «politica interna» ha puntato alla restaurazione dello status quo ante Concilium, a impedire le riforme, al rifiuto del dialogo intra- ecclesiastico e al dominio assoluto di Roma. Questa contraddizione si evidenzia in undici ambiti problematici. Riconoscendo gli aspetti positivi di questo Pontificato, mi concentrerò quindi sui suoi aspetti critici e contraddittori.

    Prima contraddizione.
    Giovanni Paolo II predica i diritti degli uomini all’esterno ma li ha negati all’interno, cioè ai vescovi, ai teologi e soprattutto alle donne.

    Seconda contraddizione.
    Grande ammiratore di Maria, il Wojtyla predica gli ideali femminili, vietando però alle donne la pillola e negando loro l’ordinazione.

    Terza contraddizione.
    Questo Pontefice predica contro la povertà di massa e l’indigenza nel mondo ma, al tempo stesso, con la sua posizione in merito al controllo delle nascite e all’esplosione demografica, si è reso colpevole di questa indigenza.

    Quarta contraddizione.
    Karol Wojtyla propaganda una figura sacerdotale maschile caratterizzata dal celibato ed è, quindi, il principale responsabile della catastrofica carenza di sacerdoti, del collasso dell’assistenza spirituale in molti Paesi e dello scandalo della pedofilia nel clero, ormai venuto alla luce.

    Quinta contraddizione.
    Il Papa polacco ha praticato un numero elavatissimo di canonizzazioni, ma al tempo stesso ha ignorato l’inquisizione attuata nei confronti di teologi, sacerdoti e membri di ordini malvisti dalla Chiesa. (…) Nella vita pubblica mancano oggi intellettuali e teologi cattolici della levatura della generazione del Concilio. Questo è il risultato di un clima di sospetto, che circonda i pensatori critici di questo Pontificato.

    Sesta contraddizione.
    Il Papa elogia spesso e volentieri gli ecumenici, ma al tempo stesso ha pesantemente compromesso i rapporti con le Chiese ortodosse e con quelle riformiste ed evita il riconoscimento dei suoi funzionari e dell’eucarestia.

    Settima contraddizione.
    Come Vescovo suffraganeo e poi Arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla ha preso parte al Concilio Vaticano II. Una volta diventato Papa, ha però disprezzato la collegialità del Pontefice con i Vescovi decretata proprio al Concilio.

    Ottava contraddizione.
    Questo Papa ha cercato il dialogo con le religioni del mondo, ma contemporaneamente ha disprezzato le religioni non cristiane definendole «forme deficitarie di fede».

    Nona contraddizione.
    Il Papa polacco ha assunto la funzione di rappresentante della fede in un’Europa cristiana, ma il suo ingresso trionfale e la sua politica reazionaria hanno involontariamente favorito l’inimicizia nei confronti della Chiesa, se non addirittura l’avversione contro il Cristianesimo stesso.

    Decima contraddizione.
    Come carismatico comunicatore e «star» mediatica, questo Papa fino alla sua veneranda età ha fatto presa in particolare sui giovani, ma si è appoggiato soprattutto ai «nuovi movimenti» di origine italiana, all’Opus Dei di casa in Spagna e a un pubblico acritico e fedele del Pontefice.

    Undicesima contraddizione.
    Giovanni Paolo II ha offerto nel 2000 una pubblica confessione dei peccati per gli errori della Chiesa nel passato, senza però trarne alcuna conseguenza pratica.

    Conclusioni.
    Per la Chiesa cattolica questo Pontificato si rivela, nonostante i suoi aspetti positivi, una grande speranza delusa, in fin dei conti un disastro, perché Karol Wojtyla, con le sue contraddizioni, ha profondamente polarizzato la Chiesa, allontanando i suoi innumerevoli uomini e gettandoli in una crisi epocale.

    RISPOSTA:
    Il papa ha salvato la Chiesa
    di Vittorio Messori


    Probabilmente, il teologo svizzero-tedesco si è stancato di aspettare: in effetti, anni or sono, il Corriere della sera mi chiese già un’altra replica a un altro intervento di Küng, dove questi si augurava (naturalmente per il bene della Chiesa...) una pronta scomparsa del papa. E non nel senso di dimissioni, ma proprio nel senso di morte. (cliccare qui: Lettera aperta:Caro Kung la sua Riforma è fallita con Lutero)
    (…)
    È impressionante, in effetti, come continui a riproporre sempre lo stesso articolo, tanto che il necrologio del papa da lui preparato già al principio dei Novanta è quello pubblicato adesso, praticamente senza variazioni rispetto ad allora.
    (…)
    Come replicare a questa fissità un po’ maniacale? Che cosa dire, di nuovo, se di nuovo non c’è nulla nell’interlocutore? Ma, poi, non dimentico quanto di lui mi disse un prestigioso vescovo, un suo collega di cattedra teologica: «Come spesso capita, proprio coloro che esigono dagli altri atteggiamento dialogico sono coloro che meno lo praticano». Io stesso, per quanto conta, sono stato sepolto sotto insulti sanguinosi, sui principali media del mondo, innanzitutto per avere scritto un libro-colloquio con il cardinal Joseph Ratzinger: la mia colpa era quella di averlo lasciato parlare, anzi di avere condiviso molte delle cose che mi diceva. Il teologo di Tübingen avrebbe tollerato che dessi voce al Prefetto dell’ex-Sant’Uffizio soltanto se l’avessi contraddetto, trascinandolo in un pubblico processo, mettendolo alla berlina, inveendo contro di lui come un «traditore». Tale, infatti, lo considera perché, negli anni del Vaticano II, il professor Ratzinger faceva parte del gruppo di enfants terribles, esperti di fiducia di vescovi tedeschi, olandesi, francesi che crearono Concilium, la rivista internazionale del dissenso teologico. Un contestatore, dunque, diventato Grande Inquisitore: il massimo dell’empietà! Come farla passar liscia al povero sottoscritto, suo intervistatore?

    Küng, poi, non mi ha mai perdonato che proprio la sua «Bestia Nera», questo papa che, per lui, è «sventuratamente regnante», mi abbia chiesto di fargli delle domande che divennero il libro. L’aggettivo «cortigiano» è il più benevolo che mi abbia riservato per questo lavoro che, in realtà, non solo non cercai ma di fronte al quale ebbi qualche reticenza e resistenza. Perché, dunque, ostinarsi al dibattito davanti all’ennesimo articolo, se è sempre e solo lo stesso? E se è manifesta e provata l’impossibilità di cavare qualche frutto da un dialogo che l’ex-docente da sempre rifiuta, chiuso nel suo schema? Schema che è poi quello della metà degli anni Sessanta, quando il professore, lo si diceva, faceva parte dello staff di consulenti dei Padri Conciliari del Centro e del Nord Europa che determinarono l’orientamento del Concilio. Era l’ideologia della «modernità», erano gli anni in cui i sociologi scrivevano libri dal titolo L’eclissi del Sacro nella società industriale (Sabino Acquaviva) o teologi come Harvey Cox pubblicavano, tra gran clamore, testi come The Secular City. Giovani clericali rampanti come il nostro Küng, chiusi sino ad allora in una cultura da seminario post-tridentino, scoprivano —abbagliati— sociologia, politologia, etnologia, psicologia, psicoanalisi e tutti gli «ismi» , dal femminismo al secolarismo , che allora sembravano trionfare.

    Scoprivano la democrazia parlamentare e volevano applicarla — tale e quale — anche alla Chiesa; scoprivano la sessualità e, se non se ne andavano sbattendo la porta (come fece un terzo dei sacerdoti e delle suore), pretendevano che fosse praticabile anche nello stato clericale; scoprivano la laicità e volevano viverla essi stessi, cominciando col gettare via tonache, sai, clergyman stessi, pur non rinunciando al confortevole status religioso. Scoprivano anche, con un ritardo di cinque secoli, la Riforma protestante e se ne invaghivano come fosse, appunto, nuova, «moderna ».

    Molti, si sa, scoprirono con pericolosa eccitazione, anche e soprattutto il marxismo e cercarono di trasformare il vangelo nel manuale del perfetto guerrigliero. Non fu il caso di Küng che, come pubblico di riferimento, prese la borghesia dell’Europa nordica, secolarizzata, opulenta, liberal e organizzò il suo lavoro teologico con stile manageriale, con staff di collaboratori, informatica , agenti letterari.
    (…)
    Giovanni Paolo II fu esecrato subito da Küng e da quelli come lui perché non «moderno», perché «figlio di una Chiesa arcaica». Su queste accuse, decenni dopo, il nostro teologo è ancora fermo, ma il mondo è uscito dalla «modernità» per inoltrarsi in quella terra incognita che, per mancanza di meglio, chiamiamo della post-modernità. E che non solo non sa che farsene delle teorie degli anni Sessanta ma che sembra desiderare giusto il contrario: non profanità ma Sacro, non preti-manager, non «operatori pastorali », ma religiosi alla Padre Pio, non razionalismi ma mistero, non ulteriore rivoluzione ma riscoperta della Tradizione. Quanto resta del «popolo di Dio» non va al dibattito degli accademici di teologia, va in pellegrinaggio a Medjugorje; non mostra alcuna smania di potere votare per eleggere il suo parroco e il suo vescovo, né è frustrato perché le sue figlie non possono entrare in seminario ma è pronto ad ascoltare un prete, possibilmente vestito da prete, che gli parla di Dio e di Cristo come una volta.

    Partecipavo, una volta, alla fastosa conferenza stampa del pool internazionale dei suoi editori per la presentazione di un suo libro dove— con la solita irruenza e gli insulti virulenti per chi non la pensa come lui — chiedeva per la Chiesa cattolica quanto ribadisce ora di volere da un nuovo papa. E dunque: preti sposati; donne-sacerdote; divorziati riaccolti a nuove nozze; omosessuali venerati; contraccezione libera; aborto accettato; parroci, vescovi, papi stessi eletti democraticamente; scismatici ed eretici posti a modello; atei, agnostici, pagani accolti non solo come fratelli in umanità ma come maestri di vita e pensiero dai quali tutto imparare... Insomma, il rosario «teologicamente corretto» anni Sessanta e Settanta, i comandamenti del benpensante un po’ datato, le «coraggiose riforme» del conformista occidentale medio .

    Accanto a me, lo ascoltava con attenzione un pastore protestante il quale, alla fine, prese la parola: «Molto bello e edificante, professor Küng. Ha ragione, ecco le riforme che anche il cattolicesimo dovrebbe praticare. Ma, mi dica: come mai noi protestanti tutto ciò che Lei chiede ce l’abbiamo già, e da molto tempo, eppure i nostri templi sono molto più vuoti delle vostre chiese?».

    Il professore non rispose a quella domanda, che scendeva dal cielo delle teorie «pastorali», ottime per i semestri accademici, alla brutale concretezza dei fatti, questi maleducati che non vogliono mai rientrare nei nostri schemi. Vedo ora da questa sintesi malevola del pontificato che imperdonabile peccato di Giovanni Paolo II sarebbe soprattutto quello di «non avere integrato nella Chiesa cattolica le richieste della Riforma e della modernità». (…) Possibile che i suoi viaggi per il mondo non gli abbiano mostrato che il solo protestantesimo che sembra oggi avere un futuro è quello «impazzito», aggressivo, insofferente di ecumenismi, rappresentato dalla miriade di sètte e di chiesuole? Si può, oggi, proporre per la Chiesa romana—quasi fossero novità taumaturgiche—provvedimenti che quella che chiama se stessa «Riforma» per antonomasia ha adottato quasi cinque secoli fa e i cui risultati stanno sotto gli occhi di chi sappia vedere senza gli occhiali dell’astrattezza?
    (…)
    I fatti, professor Küng, non provano—almeno qui—il contrario esatto di quanto affermano le Sue teorie? Che ci dice, per esempio, di quell’Olanda che prima del Concilio era forse il Paese al mondo con la più fervida vita cattolica, che subito dopo divenne la speranza e la mecca del progressismo clericale, che attuò l’attuabile delle riforme che Lei invoca, coprendo di disprezzo «l’arcaica teologia romana», e che in breve fu ridotta a un deserto dove le chiese che non cadono in rovina sono da tempo trasformate in supermarket, in pornoshop, in hamburgherie?(…)
    Più che difendere questo lungo pontificato dalla gragnuola di accuse, senza misericordia e senza luce, che gli vengono scagliate contro (come cattolici, siano fedeli al papa, ma non sempre e non certo passivamente apologeti di chi, via via, adempie al ministero di Successore di Pietro), più che difendere, dunque, è ancor più necessario mostrare come le alternative «alla Küng» non siano affatto un rimedio adeguato ai problemi della Chiesa. Problemi che esistono oggi, come sempre sono esistiti; ma che, per essere affrontati, esigono ben altro che le ricette di un «modernismo» ideologico che la storia ha superato, mostrandone i limiti e i rischi.


    *******************
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 
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