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    Predefinito Lineamenti di spiritualità cavalleresca

    Vorrei con questo messaggio - che, mi scuso, sarà forse un po' lungo (se però non avete voglia, smettete pure di leggere qui) - provare a esaminare l'ampio spettro di significato della parola 'cavaliere'. Lo scopo è anzitutto quello di mostrare la difficoltà di coglierne l'essenza: abbiamo a che fare con una parola problematica e assolutamente non univoca nel senso.
    In conclusione - e sommessamente - aggiungerò alcune considerazioni personali.

    In primo luogo mi sembra da sottolineare che, nelle lingue neolatine, questa bizzarra parola ha a che fare con un animale: rispettabile, simbolico anche, ma pur sempre un animale. Cavaliere - oibò - è anzitutto colui che ha a che fare con un equino. Più saggiamente i sassoni usano - per nominare il medesimo oggetto - altri lemmi (ad esempio l'inglese knight) che invece rinviano al ginocchio, all'atto di genuflettersi e alla natura del servo.

    [Non voglio in questa sede però esaminare la storia della parola (la classe equestre nella società romana, eccetera) ma solo tentare la numerazione dei significati attualmente associati a questo vocabolo.]

    Cavaliere è chi va a cavallo. Negli ambienti equestri si dice così, infatti: a un concorso ippico partecipano, non so, dieci cavalieri. Anche un militare appartenente all'arma di Cavalleria (un Lanciere di Montebello, o un Cavalleggero del Savoia o del Nizza) viene detto genericamente 'cavaliere', per quanto spesso non conosca che blindati e mezzi corazzati leggeri: ma la radice del senso è sempre l'animale che nitrisce.

    Cavaliere è spesso una metonimia per essere umano di genere maschile. Sulle porte delle latrine spagnole l'omino stilizzato ha sotto la scritta 'caballeros'. E alla ragazza che va al ballo della scuola si chiede: 'Chi ti farà da cavaliere?' Ossia: 'Chi sarà l'uomo maschio che ti accompagnerà e danzerà con te?'

    Cavaliere è anche un modo per indicare un individuo maschio di natura cortese (qui il significato comincia a diventar più denso) soprattutto nella relazione col genere femminile. Cavaliere è chi si alza per far sedere la signora sull'autobus, chi le apre la portiera della macchina, chi - insomma - mette in atto dei comportamenti dal sapore dolce e desueto.

    Poi c'è la questione del cavalier-ato come onorificenza. Territorio delicato. Cavaliere è chi si è distinto in certi campi, è colui che ha meritato. Ci sono cavalieri del lavoro e cavalieri della Repubblica. Berlusconi è il Cavaliere per antonomasia. Si tratta di una questione complessa perché in certi casi l'onorificenza si colora di spiritualità. I Cavalieri del Santo Sepolcro, con i loro mantelli rossocrociati, sono persone che hanno ricevuto un'onorificenza? Forse sì: ma è un riconoscimento in qualche modo spirituale. Lo stesso penso valga per i gradi più bassi ed esterni del Sovrano Militare Ordine di Malta e per i principali Ordini dinastici.

    Veniamo agli ‘esoterici’. Questi personaggi un po’ bizzarri sembrano ritenere che i cavalieri custodiscano e si trasmettano attraverso un’investitura un segreto di natura spirituale che la cristianità – concentrata esclusivamente sul piano essoterico – ha smarrito, o (peggio) ha rinnegato. Essi sono ovviamente invisi alla gerarchia ufficiale. La versione più squallida degli esoterici è composta da quei buffi neotemplaristi pseudomassoni impegnati a rivendicare ridicoli lignaggi storici.

    I vanesi. Quelli affascinati dal medioevo e dal suo stile, da spade, blasoni, mantelli, vessilli, croci e decorazioni. Forse innocui, ma fanno compassione.

    Poi ci sono gli Ordini Cavallereschi legittimi, i cui membri - a volte perfino nella professione dei conslgli evangelici - testimoniano l'adesione a una forma spirituale - quella monastico-militare - che apparentemente non ha più alcuna ragione di esistere, non esistendo nessuno che 'combatta' (fisicamente parlando) per la cristianità. Per quanto ne so rimangono l’Ospedale (SMOM) e – credo ormai completamente clericalizzati – i Teutonici. Questa forma di essere cavaliere pone evidentemente il problema di quale sia – e se vi sia – una spiritualità tipicamente cavalleresca.

    Infine ecco quei cristiani ferventi che pensano di aver riscoperto la spiritualità cavalleresca, la ritengono valida anche per il terzo millennio, e – non dispondendo, per esempio, dei necessari quarti di nobiltà generosa, oppure non riuscendo a riconoscersi in strutture che tendono al decrepito – formano pie unioni, confraternite o altre forme di vita associata. Inserisco in questa categoria i Templari di Poggibonsi, i Templari di san Bernardo – che non so se esistano ancora – i Chevaliers Notre-Dame, e così via. Per questi signori il problema della spiritualità cavalleresca – quale e se vi sia – è ancora più cruciale, dal momento che è l’unico dato che li qualifica come Cavalieri. Un Cavaliere di Malta ha secoli di storia, comunque sia, che lo confortano; un Templare di Poggibonsi ha dietro di sé poche decine di anni (anche se forse si ritiene erede di un patrimonio antico: ma è appunto questo che deve essere dimostrato).

    La mia opinione è che non si può avere la certezza di diventare un autentico Cavaliere semplicemente entrando a far parte di una delle sopradescritte categorie. Con questo non significa che l’Ordine di Malta o il Reggimento Piemonte Reale Cavalleria non abbiano veri Cavalieri nelle loro file. Può essere che vi siano come può essere di no. Ma trovandomi davanti un Capitano di Cavalleria o un Commendatore del Santo Sepolcro non posso avere la certezza di avere a che fare con un Cavaliere nella pienezza del suo significato.
    E’ come se ciascuna di queste categorie attingesse a un aspetto diverso, senza però esaurirne il senso.

    Provo dunque – a titolo esclusivamente personale e dilettantesco, disordinato e chiaramente non esaustivo – a delineare otto punti (come le punte della croce ottagona) destinati a costituire dei lineamenti di spiritualità cavalleresca.

    1. La spiritualità cavalleresca non appartiene a una specifica religione. Essa (esattamente come la spiritualità monastica) è una costante nelle varie tradizioni, e di volta in volta si manifesta all’interno di cornici di credenza differenti. Ciascuno di questi contesti, a sua volta, arricchisce la spiritualità cavalleresca con elementi specifici. Una conseguenza è che le nuove congregazioni cavalleresche, anziché affannarsi per ottenere riconoscimenti da questo o da quel vescovo, dovrebbero maggiormente preoccuparsi della loro legittimità tradizionale (la quale non coincide col riconoscimento ecclesiastico) che – mi pare – è piuttosto dubbia (almeno rispetto alle esperienze che conosco).

    2. La spiritualità cavalleresca è una spiritualità laica (in contrapposizione a quelle connesse con l’appartenenza a qualunque tipo di clero). Per usare le categorie vediche: il Cavaliere è uno ksattrya, non un brahmana. Insomma: non appartiene a un lignaggio sacerdotale (nel senso ministeriale-liturgico del termine). L’esperienza medievale dei monaci-cavalieri si configura precisamente come un’eccezione, per quanto nobile, e non va resa la regola. Anzi: preservare l’originalità dello spirito cavalleresco dovrebbe oggi orientare verso la separazione netta tra via cavalleresca e via religiosa o monastica (è assolutamente evidente l’incompatibilità col sacerdozio ministeriale).
    L’accesso alla via cavalleresca è dato dall’investitura (non dalla professione religiosa), che è più un’iniziazione che un sacramento. La legittimità tradizionale dell’investitura non ha niente a che vedere con quella canonistica.

    3. La spiritualità cavalleresca è una spiritualità libera. Il Cavaliere rispetta le gerarchie civili e religiose e vi obbedisce, tuttavia non potrà accettare di diventare lo sbirro del Principe o del Papa. Non è in primo luogo il poliziotto di un’ortodossia: è piuttosto il custode di un Ordine.

    4. La spiritualità cavalleresca è una spiritualità virile (anche nel senso di maschile). Con le dovute eccezioni (penso a santa Giovanna d’Arco, solo per fare un esempio) i Cavalieri sono maschi. Le dame sono un orpello ridicolo, e una donna che si rispetti non accetterebbe mai di fregiarsi con questo titoletto. La Donna è – almeno in questo ordine di cose – situata in un luogo più elevato, non ha bisogno di alcuna ‘Cerca’. Non ha bisogno di essere implicata nella spiritualità cavalleresca.

    5. La spiritualità cavalleresca è una spiritualità diretta. Oltre le distinzioni fra livello essoterico e livello esoterico, essa punta a un contatto diretto con Dio e con il Divino (il grande simbolo di questo è la Cerca del Graal).

    6. La spiritualità cavalleresca è una spiritualità che mette in gioco il corpo. Nessuno può essere vero Cavaliere se il suo corpo non è rischiato nella Cerca. Un Cavaliere sarà alpinista, navigatore solitario, attraversatore di deserti.

    7. La spiritualità cavalleresca è una spiritualità della guerra. La lotta con il proprio peccato e col proprio limite, certamente. Ma anche la lotta (con i mezzi disponibili, oggi probabilmente culturali) con l’altro. Attenzione però: un Cavaliere ordinariamente sceglie di battersi con altri cavalieri. L’incrocio delle loro spade (fisiche o metaforiche) produce delle scintille (illuminazione e bellezza): sono queste il frutto del conflitto. Unione con l’altro attraverso il conflitto con l’altro. Altrimenti al più si tratta di un soldato. L’epopea di Tolkien – per esempio – è militare ma non è cavalleresca. In Tolkien non vi sono cavalieri: perché la lotta è del bene assoluto (anche se diversificato) contro il male assoluto (anche se diversificato). Gli elfi si battono con gli orchi: non vi è rispetto per l’avversario, non lo si stima, non lo si onora.

    8. La spiritualità cavalleresca è una spiritualità che ha a che fare col ristabilimento della giustizia. L’aspetto morale della vita del Cavaliere è il suo agire (concreto) per il debole e l’oppresso contro il potente e l’oppressore.

    Grazie a tutti. Mi piacerebbe che mettessimo insieme delle idee su questo.

    Barsanufio

  2. #2
    da Monterotondo
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    Interessante; vediamone gli sviluppi.
    Pico

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da pico1979
    Interessante; vediamone gli sviluppi.
    Pico
    Perché non contribuire, invece che vedere soltanto?

    Il forum mi sembra un po' addormentato, a dire il vero...

    Barsanufio

  4. #4
    presbitero cristiano ortodosso
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    ed eretico perfino di se stesso -contraddisse e si contraddisse
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    [
    QUOTE=Barsanufio][
    caro amico e fratello ,si fratello(ovviamente in senso parusiaco e asintattico) come sempre inviti al confronto e alla preghiera( a proposito perchè quando ti confronti con me continui con l'insulto metafisico di darmi del lei?) e anche questa tua riflessione proprio perchè mi è completamente estranea ( l'estraneità come unica consolazione che resta per relazionarsi?) mi invita ad una forma pubblica di meditazione che spero potere coniugare nella sintassi della preghiera .Diciamo che tematizziamo una preghiera stranamente comune tra un presbitero ortodosso uxorato che sente molto ma molto la ricchezza e la forza della tradizione monastica e che - anche qui asintatticamente-sa di essere monaco perchè presbitero uxorato e forse presbitero uxorato perchè monaco e un cavaliere latino,romano ed ambrosiano nella totalità cattolica carolingia di dette espressioni .
    Bene.

    tu scrivi e scrivi menando uno schiaffone
    La spiritualità cavalleresca è una spiritualità laica (in contrapposizione a quelle connesse con l’appartenenza a qualunque tipo di clero).
    . Insomma: non appartiene a un lignaggio sacerdotale (nel senso ministeriale-liturgico del termine). L’esperienza medievale dei monaci-cavalieri si configura precisamente come un’eccezione, per quanto nobile, e non va resa la regola. Anzi: preservare l’originalità dello spirito cavalleresco dovrebbe oggi orientare verso la separazione netta tra via cavalleresca e via religiosa o monastica (è assolutamente evidente l’incompatibilità col sacerdozio ministeriale)..

    Io so di non essere e di non potere essere un cavaliere e so anche che proprio per questo non volere essere un cavaliere ho accettato avanti al Signore la richiesta del mio Vescovo di essere consacrato presbitero al servizio della mia piccola congregazione. se fossi stato un cavaliere io ti chiedo come avrei potuto servire il mio popolo,come avrei potuto condividerne gioie e dolori,come avrei potuto consolarlo ed esserne consolato,come avrei potuto litigar con essi e da essi stessi essere rimproverato?(torno amico caro da una riunione di consiglio di chiesa che è stata una tragedia -felice e provvidenziale-per l'interiorità del parroco) La solitudine totale del presbitero che è sempre monaco(per quanto uxorato) è proprio insieme la sua fragilità e la sua forza .Si hai ragione sono due figure,due ministeri,due carismi assolutamente speculari e alternativi ma-ti chiedo-(e lo chiedo non retoricamente,ma sul serio) sono due carismi e due ministeri battesimali e il cavaliere cristiano in quanto e perchè tale come realizza -se è chiamato a realizzarlo- la comune chiamata evangelica e di per sè monastica alla nostra assoluta inessenzialità?Noi cristaini siamo assolutamente inutilie d inessenziali,noi siamo chiamati a non prendere sul serio noi stessi

    6. La spiritualità cavalleresca è una spiritualità che mette in gioco il corpo. Nessuno può essere vero Cavaliere se il suo corpo non è rischiato nella Cerca. Un Cavaliere sarà alpinista, navigatore solitario, attraversatore di deserti.
    Esiste allora un modo diverso di attraversare il deserto,i deserti,quelli geografici,il proprio deserto,l'assumersi il deserto degli altri(ricordi barsanufio...una vita da mediano...) tra il presbitero uxorato/monaco e il cavaliere e quei santi laici e quelle sante laiche che cavalieri non sono ma che di deserti sono esperti.?Ad un giovane diacono di appena 34 anni un'anziana signora eritrea diede 21 anni fa una grande lezione spirituale e di vita. La signora eritrea entrava in chiesa e si toglieva le scarpe ed un giorno quel giovane cretino diacono chiese il perchè e l'anziana quasi infastidita e sorpersa rispose. Ma come padre diacono non sa che la terra che calpesto è terra santa? Quel giovane e cretino diacono ora presbitero almeno una volta l'anno(preferibilmente per il Venerdi Santo )celebra scalzo)


    Tante domande amico caro .Io non sono un cavaliere e non voglio esserlo e nons o perchè non voglio esserlo (ma credimi alla cerca ci vado,certo che ci vado ed excalibur e il graal sono sempre nel mio cuore di prete) sono un prete ed è già tanto lietamente faticoso .

    Stasera mi sono invitato a cena tutti i miei demoni

    Padre Giovanni Festa presbitero cristiano ortodosso(così mi presento perchè è la prima volta chescrivo su questo forum)

  5. #5
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    E' un bel contributo.

  6. #6
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    Predefinito Richiesta

    Ho trovato molto dotto ed interessante il contributo di Barsanufio, chiedo umilmente l'autorizzazione di ri- postarlo ovviamente mantenendo il nome dell'autore , nel nostro yahoo-group. Grazie per una cortese risposta in proposito.


    http://groups.yahoo.com/group/praesidiumtempli/

  7. #7
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    Ce devait être un métisse. Elle avait des épaules splendides et cette beauté animale des sangs mélés, aux lèvres lourdes et aux yeux immenses.
    Elle était belle, sauvagement belle;
    Il n'y avait vraiment qu'une chose à faire;
    Je ne l'ai pas faite.
    Je suis remonté à cheval et je suis parti à toute allure, sans me retourner, en pleurant de désespoir et de rage.
    Je crois qu'au jour du Jugement, si je n'ai pas autre chose à donner, je pourrai offrir à Dieu comme une gerbe, toutes ces étreintes, que pour son amour, je n'ai pas voulu connaître.


    Tento di tradurre:

    Doveva essere una meticcia. Aveva delle spalle splendide, e quella bellezza animale dei sanguemisti, le labbra grandi e gli occhi immensi.
    Era bella, selvaggiamente bella.
    Non c'era - in verità - che una cosa sola da fare.
    Non l'ho fatta.
    Sono risalito a cavallo e me ne sono andato al galoppo, senza voltarmi, piangendo di disperazione e di rabbia.
    Credo che nel giorno del Giudizio, se non avrò altro da dare, potrò offrire a Dio, come un mazzo di fiori, tutti questi abbracci (amplessi? legami?) che, per amor suo, non ho voluto conoscere.

    L'autore è una figura abbastanza conosciuta nel mondo scoutistico francese, molto meno in Italia: Guillaume Boulle de la Rigaudie, detto Guy de Larigaudie, esploratore, giornalista, Routier de Legende, morto nel 1940. Io conosco un libretto di pensieri intitolato Etoile du Grand Large, non ho idea se e da chi sia stato tradotto in italiano.

    Ho riportato questo brano come esempio folgorante di spiritualità cavalleresca.
    Se cercate di fare una composizione di luogo (come diceva sant'Ignazio, ossia se utilizzate le capacità della fantasia per raffigurarvi mentalmente la scena descritta) noterete come questo brano sia di una sensualità da fare accaponare la pelle.
    GdlR si trova completamente esposto a una realtà di questo mondo, una meravigliosa ragazza creola, dalle spalle perfette e dagli occhi sterminati. C'è come un invito - in lei, in lui, nei profumi esotici e intensi, nella situazione - a compiere ciò a cui una donna e un uomo, in un orizzonte naturale, sono certamente chiamati. Non c'era che una cosa sola da fare.
    GdlR decide tuttavia di non accettare quell'orizzonte, sceglie di introdurvi la verticalità drammatica e pazzesca della sua rinuncia. Balza a cavallo, e via. Ma - ed è fondamentale - piangendo di disperazione e di rabbia.
    In questo senso è perfetto cavaliere: l'energia immensa della realtà mondana (il suo appello all'istinto, il grande fiume del sangue come direbbe RM Rilke...) viene utilizzata per trascendere l'umano verso Dio. La realtà del mondo, densa, pesante, non viene scartata, viene trafitta (come una pietra di Bretagna o di Siena) e diventa croce e accesso all'Infinito.

    Voi capite che, quando vedo fotografie o immagini di congregazioni cavalleresche moderne, con distinti signori in abito scuro, la pancetta, l'occhio spento e le spalle coperte da un mantellino rossocrociato, pronti all'eroica impresa di camminare al fianco del baldacchino episcopale nella processione del Corpus Domini, ecco, mi vien male.

    Se ci fosse qualcuno che mi chiedesse: come posso diventare cavaliere oggi? io gli suggerirei di tenersi lontanissimo da Ordini, Congregazioni, Confraternite, Commanderie o altro. Gli consiglierei di compiere la sua Cerca, sull'esempio di Guy de Larigaudie, e di essere certo che se il suo cuore è sincero l'accollata la riceverà dagli Angeli, da San Michele stesso, altro che da quel Vescovo o da quel Gran Maestro...

    Guy de Larigaudie non ha ricevuto alcuna accollata da parte di alcun uomo. Eppure nessuno come lui è stato cavaliere, tanto che è stato perfino benedetto con una morte a cavallo, proprio a cavallo, con la spada sguainata...

    Il giglio della cavalleria non fiorisce più nei chiusi giardini degli Ordini.

    Grazie,

    Barsanufio

  8. #8
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    Certamente autorizzo che si postino altrove questi interventi: desidero tuttavia che si precisi che non nascono da una riflessione matura, ma da uno scambio semplice di esperienze su un forum (altrimenti ci sarebbe bisogno di ben altra attenzione e di ben più rigorosi approfondimenti).

    B.

  9. #9
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    Predefinito Spiritualità della cavalleria

    Ringrazio ancora una volta Barsanufio per le sue riflessioni (e per l'autorizzazione a postare i suoi interventi). Anche io concordo come sia triste e al contempo ridicolo vedere questi novelli cavalieri vestiti da sera ammantati di fiammeggianti mantelli rosso crociati partecipare deferenti alla processione del Corpus Domini sotto il compiaciuto sguardo dell'alto prelato di turno per poi ritrovarsi all'agape fraterna serale a parlare di affari e piaceri di bassa lega. Certo questa è la neo spiritualità cavalleresca c'è da impallidire. Lo scoutismo, sfiorato credo a proposito, dall'amico Barsanufio è a mio modestissimo parere, quanto di più vicino all'ideale cavalleresco. Baden-Powell aveva una profonda religiosità e un sentito amore per la natura perchè in essa trovava l'opera di Dio: "Leggi la Bibbia, nella quale scoprirai la Rivelazione Divina (...) e poi leggi un altro libro meraviglioso: quello della Natura creata da Dio (...), quindi rifletti al modo con cui puoi meglio servire Dio", ha scritto in un libro per i Rovers (giovani di 16 - 20 anni). "Lo studio della natura ti mostrerà quante cose meravigliose Dio ha messo su questa terra perchè tu possa gioire", ha lasciato scritto in un messaggio rivolto a tutti gli Scouts e che fu trovato fra le sue carte dopo la sua morte. Nello stesso messaggio egli ha scritto ancora: "Dio ci ha messo in questo mondo meraviglioso per essere felici" e ha aggiunto: "la felicità non è data dalla ricchezza, né dal successo nella carriera, né dal cedere alle nostre voglie", " il vero modo di essere felici consiste nel dare la felicità agli altri". "Cercare di lasciare questo mondo un po' migliore di come l'avete trovato".
    Tutta la vita di Baden-Powell è stata impegnata in questo senso religioso e questa religiosità l'ha voluta anche nello Scautismo, dove non ha mai acconsentito a "dare un posto facoltativo al Creatore dell'Universo". In "Scautismo per ragazzi" ha scritto: "Nessun uomo è buono se non crede in Dio e non obbedisce alle sue leggi. Per questo tutti gli Scouts devono avere una religione".
    Per mezzo dello Scautismo Baden-Powell sperava anche di riuscire a diffondere l'ideale della pace e dell'amore non solo fra i ragazzi, ma fra tutti gli uomini. Purtroppo le due Guerre mondiali e i rivolgimenti che vi furono in quegli anni non permisero l'attuazione del suo sogno, che anche al giorno d'oggi sembra lontano da una piena realizzazione.
    Tutta la simbologia e la cerimonialità dello scoutismo richiama il mondo cavalleresco. La legge scout in particolare è modellata secondo i principi della cavalleria medioevale cristiana. Se pensiamo poi che questo metodo educativo è rivolto soprattutto (ma non solo) ai giovani, nel momento critico dell'organizzazione psichica ed emotiva della propria vita, ovvero in un momento favorevole e fertile dell'immaginazione, è chiaro come possa trovare entusiasmo e accoglimento spirituale tale ideale: semel scout semper scout! La testimonianza di tali valori diventa così immanente in molti ex ragazzi che vengono visti all'esterno solo come bambini in pantaloncini corti e fazzoletto al collo ma che si sentono veri cavalieri in armatura.
    Lucius

  10. #10
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    Predefinito Spiritualità Cavalleresca nello scoutismo

    L'ultimo Messaggio di Baden Powell
    Questo e' il messaggio che B.-P. ha scritto e' che per suo volere e' stato pubblicato solo dopo la sua morte. Egli dice:

    "Cari Scouts - se voi avete visto Peter Pan, ricorderete come il capo dei pirati parlava sempre in modo preoccupato del giorno della sua morte, quando il momento per morire arriva, egli potrebbe non avere il tempo di prendere la sua bara. Questo e' lo stesso per me, e cosi', sebbene non e' ancora il mio momento per morire, io sto scrivendo qualcosa per mandarvi un saluto.
    Ricorda, questo e' l'ultima volta che sentirete qualcosa di me, così vado oltre. Ho avuto una vita felice e volglio lo stesso per voi. Credo che Dio ci metta in questo vivace mondo per essere felici e per divertirsi. La felicita' non viene dalla ricchezza, neppure dal successo nella tua carriera e nemmeno nell'autocompatimento. Un passo verso la felicita' e' fare se stesso forte mentre sei ancora un ragazzo, cosi' che tu puoi essere utile e puoi affermarti quando sei un uomo. Lo studio della Natura ti mostrera' quanto completo e potente cosa ha fatto Dio nel mondo per te. Essere felici con quello che tu possiedi e quanto di meglio tu possa fare. Quarda il lato positivo delle cose e non quello oscuro. Ma il modo vero di essere felici e' rendere felici gli altri. Prova a lasciare questo mondo un po' meglio di come l'hai trovato e quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso tu non hai perso il tuo tempo ma hai fatto del tuo meglio. Sii Preparato; cosi vivo felice e muoio felice. Inserisci sempre la Promessa Scout, anche dopo che hai finito di essere un ragazzo. Dio ti aiuti a fare questo".

 

 
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