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    Thumbs up Mosca: l'offensiva antiorangista

    | Mercoledì 7 Dicembre 2005 - 137 | Daniele Scalea |

    Poco più di un anno fa l’amministrazione federale russa subiva una desolante disfatta in Ucraina, dove la cosiddetta “rivoluzione arancione” rovesciava il verdetto delle urne, favorevole al filorusso Janukovi, per portare alla presidenza Viktor Jušhenko, poco più di un fantoccio nelle mani dei Nordamericani. Da allora l’arancione è diventato il colore simbolo dei putsch atlantisti volti a creare un “cordone sanitario” intorno alla Russia, benché l’esperienza ucraina fosse stata preceduta da due episodi analoghi: il rovesciamento di Slobodan Milosevic nell’allora Jugoslavia, e la presa del potere di Sâkašvili in Georgia (“rivoluzione delle rose”). A breve distanza dal colpo di stato ucraino avvenne infine la “rivoluzione dei tulipani” in Kirghizistan, col rovesciamento del presidente Akaev e l’ascesa di Bakev, i cui risultati però differiscono dai precedenti, in quanto non vi è, per ora, alcuna traccia d’un orientamento in senso filamericano del paese centrasiatico (almeno non più di quanto fosse in precedenza). Sì è comunque notato che tali fenomeni “rivoluzionari” - dei quali è stata dimostrata l’artificiosità “made in USA” - cominciarono ad avvenire con maggiore frequenza, e il loro ritmo sempre più incalzante fece temere un prossimo rovesciamento politico a Mosca. Ma l’offensiva atlantista nello “spazio vitale” russo ha incontrato una dura battuta d’arresto nella città uzbeka di Andižan, dove il polso fermo del presidente Islam Karimov ha repentinamente represso un tentativo insurrezionale. Da allora l’inerzia di Mosca ha lasciato spazio ad una sempre più chiara strategia “antiorangista”, la quale prevede non solo una “resistenza passiva” (le misure per prevenire un golpe filamericano nel 2008, quando si terranno le elezioni presidenziali della Federazione, cui Vladimir Putin non potrà partecipare) ma anche un embrione di “controffensiva”. La riconquista del terreno perduto è partita proprio dall’Uzbekistan, dove Karimov, in passato uno dei più ardenti partigiani dell’atlantismo, è stato convinto dagli eventi di Andižan ad accelerare il suo passaggio di campo: ora è uno dei più fermi oppositori dell’avanzamento strategico nordamericano. Proprio lui, insieme naturalmente a Pechino e Mosca, è stato l’ispiratore della risoluzione adottata dall’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (che riunisce Russia, Cina, Uzbekistan, Kirghizistan, Kazakistan e Tagikistan, più Mongolia, India, Iran e Pakistan con lo status d’osservatori) che richiede un calendario per il ritiro delle forze nordamericane dall’Asia Centrale, dispiegate al tempo dell’invasione dell’Afghanistan.
    A occidente, il Cremlino ha unito fermezza e pragmatismo nel trattare con Georgia, Ucraina e Moldova, le animatrici della neonata “Comunità per la Libera Scelta”, epigona dell’ormai fallito GUUAM. Mosca ha evitato qualsiasi lesiva opposizione di principio, accettando anzi il ritiro delle truppe dalla Georgia (strategicamente inutili), ma d’altro canto continua a sostenere gli staterelli indipendentisti di Transnistria, Abchazia e Ossezia Meridionale, ed ha già fatto sapere a Kiev e Tblisi che, al più presto, esse non potranno più godere delle forniture energetiche a prezzo agevolato. Ciò significa che Ucraina e Georgia, due paesi che dipendono quasi completamente (soprattutto la prima) dalla Federazione Russa per il loro approvvigionamento di gas naturale, a breve dovranno pagare non più 50 dollari a km cubo, ma 160 dollari, cioè il prezzo di mercato, con le prevedibili ricadute sulla loro fragile economia.
    Sul fronte interno, la Duma ha risposto alla decisione del Congresso statunitense di stanziare 4 milioni di dollari (in realtà i fondi sono molto maggiori, considerando quelli clandestini della CIA e tutte le istituzioni semiufficiali che vi ruotano attorno) per la “promozione della democrazia in Russia”. La camera bassa del Parlamento federale russo ha a sua volta varato una legge che vieta alle organizzazioni non governative operanti nel paese di ricevere fondi dall’estero: si calcola infatti che più di 100.000 ONG manovrate da Washington operino sul territorio della Federazione Russa, ed è ben noto il ruolo di primo piano che esse hanno ricoperto nei golpe jugoslavo, georgiano e ucraino. Benché tale provvedimento ricalchi grosso modo un’analoga legge in vigore negli Stati Uniti d’America, “la più grande democrazia del mondo”, la propaganda occidentale ha come al solito denunciato “l’autoritarismo di Putin”. Il quale però se ne frega, e dopo la messa fuori legge del Partito Nazional Bolscevico, che a dispetto del nome è guidato dall’ex esule a New York Eduard Limonov, e la creazione dell’organizzazione giovanile filogovernativa Naši, sta probabilmente sostenendo anche gli sforzi di Aleksandr Dugin per creare un “fronte antiarancione” in vista del 2008. Nel frattempo l’Unione della Gioventù Eurasiatica, diretta da Valerij Korovin e collegata allo stesso Dugin, ha già organizzato congiuntamente col partito politico ucraino Brastsvo una serie di manifestazioni anti-Jušhenko a Kiev: la maggior parte si sono concluse con la repressione poliziesca, ma il 24 ottobre scorso il presidente ucraino si è visto costretto a parlamentare di persona con i manifestanti che picchettavano il suo segretariato, promettendo il rilascio dei detenuti politici.

    Daniele Scalea

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  2. #2
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    E' da tempo che ei libri che parlino decerco dei libri che parlino della nuova Russia di oggi, ne conoscete qualcuno?
    WaLd

  3. #3
    ambrosini
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
    | Ciò significa che Ucraina e Georgia, due paesi che dipendono quasi completamente (soprattutto la prima) dalla Federazione Russa per il loro approvvigionamento di gas naturale, a breve dovranno pagare non più 50 dollari a km cubo, ma 160 dollari, cioè il prezzo di mercato, con le prevedibili ricadute sulla loro fragile economia.
    Sul fronte interno, la Duma ha risposto alla decisione del Congresso statunitense di stanziare 4 milioni di dollari (in realtà i fondi sono molto maggiori, considerando quelli clandestini della CIA e tutte le istituzioni semiufficiali che vi ruotano attorno) per la “promozione della democrazia in Russia”. La camera bassa del Parlamento federale russo ha a sua volta varato una legge che vieta alle organizzazioni non governative operanti nel paese di ricevere fondi dall’estero:
    Mooooooolto bene!!!!

  4. #4
    Ridendo castigo mores
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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
    | Mercoledì 7 Dicembre 2005 - 137 | Daniele Scalea |

    ...sostenendo anche gli sforzi di Aleksandr Dugin per creare ...

    dugin ci ha insegnato molte cose quando scriveva in internet

    da dove e' " scomparso" dopo la tragedia ( in tutti i sensi ..) delle TT

    ...ma un paio di anni fa lessi sulla padania ( quando non era ancora amerikana come adesso ..) che era stato chiamato come consigliere da putin dietro l' incarico ufficiale di dirigere la scuola di studi strategici della rinata "armata rossa "
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

 

 

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