I veleni non pagano: il Di Pietro furioso crolla nei sondaggi
In calo anche Maroni, bene il partito trasversale del dialogo

Luca Maurelli
Roma. Urlare non paga, fare allarmismo nemmeno, cavalcare gli istinti epidermici della gente manco a parlarne. A una settimana dall'attentato a Berlusconi, le invettive di Di Pietro contro il premier sanguinante e i suoi anatemi contro il dialogo lo fanno crollare nei sondaggi: meno sei punti, uno scivolone riconducibile soprattutto agli attacchi scagliati dall'ex pm al Cavaliere nel tentativo di cavalcare l'onda emozionale scatenata dal gesto del folle contro il premier. Nel centrodestra, invece, il ministro degli Interni Roberto Maroni paga dazio nei consensi dopo l'annunciato giro di vite sul web (pene severe per minacce politiche e personali) e non incassa favori nemmeno nel suo elettorato, visto che la Lega resta ferma nei sondaggi a dispetto del recupero di popolarità del Popolo della libertà.
Che la statuetta del Duomo lanciata all'indirizzo del premier potesse determinare un afflato di affetto e di vicinanza degli italiani al presidente del Consiglio poteva essere prevedibile, ma che a quell'aumento di fiducia nel premier, nel governo e nel Pdl corrispondesse anche un balzo in avanti nei consensi nei due partiti d'opposizione, Pd e Udc, meno anti-berlusconiani, è un dato sul quale riflettere. Soprattutto per i tanti che hanno sostenuto, all'indomani dei fatti di Milano, che per i nemici politici del Cavaliere la linea sprezzante e quasi accusatoria nei confronti del premier avrebbe eccitato gli animi di una buona parte del Paese.
L'ultima rilevazione mensile fatta dall'Ipr marketing per Repubblica.it all'indomani del lancio della statuetta che colpì il premier a Milano, emerge invece un interesse della gente, forse quasi inatteso, per una politica che non si lascia andare agli eccessi, sia dialettici che decisionali, al di là del quasi scontato riscontro di popolarità "di ritorno", al Cavaliere e al governo, dopo le choccanti immagini di Berlusconi colpito e insanguinato. Ma quella tesi dipietrista, secondo cui il premier in qualche modo se la sarebbe cercata, non è piaciuta neanche al suo irriducibile elettorato, mentre le posizioni equilibrate (con importanti manifestazioni di solidarietà al premier) hanno consentito ai partiti di opposizione più moderati, guidati da Bersani e Casini, un importante balzo in avanti nei sondaggi.
La fiducia al presidente del Consiglio sale dal 45 al 48%, avvicinando così in un risultato quasi paritario coloro che danno un giudizio positivo all'azione di Berlusconi, a quelli che danno una valutazione negativa (49%). Il Governo invece rimane stabile al 40%, e chiude l'anno con una tendenza al ribasso che dura ormai dal mese di maggio. In questa speciale classifica sulla fiducia ai partiti che sono oggi presenti in Parlamento (da non confondere con le intenzioni di voto), è da notare la forte crescita del Pdl, che con un balzo di quattro punti (in contemporanea all'incremento di fiducia nei confronti di Berlusconi) risale al 48% di inizio anno e aumenta il distacco rispetto agli altri partiti, che invece negli ultimi mesi si erano molto avvicinati alla vetta. Si evidenzia un netto crollo dell'Italia dei Valori, che perde ben sei punti e registra, al 35% il suo peggior risultato assoluto. Con questo calo così marcato infatti, per la prima volta dall'inizio della legislatura il Pd (stabile al 41%) fa registrare un livello di fiducia più alto di Idv. Anche l'Udc, grazie alla crescita di due punti, chiude al 40% con il suo nuovo migliore risultato in un anno che ha visto una progressione positiva; da gennaio i centristi di Casini hanno fatto registrare una crescita di ben tredici punti. La Lega Nord rimane stabile al 31%.
Per quanto riguarda i ministri, invece, si registrano lievi oscillazioni che comunque determinano dei cambiamenti, soprattutto in vetta alla classifica. In testa al 62%, questo mese si trova Maurizio Sacconi, titolare del dicastero del Welfare (in crescita di un punto) mentre immediatamente alle sue spalle si piazza, al 60% un trio formato da Renato Brunetta (Funzione Pubblica), Giulio Tremonti (Economia) e dal ministro degli Interni, Roberto Maroni. Ma è proprio su Maroni che va sviluppato un altro ragionamento sugli umori della gente. All'indomani degli attentati a Berlusconi e l'effluvio di insulti, minacce e deliri di gruppi su Internet ostili al Cavaliere, il titolare del Viminale ha immediatamente adottato una linea aggressiva ventilando provvedimenti immediati di limitazione degli spazi di azione sul web. Provvedimenti poi rinviati e forse affidati a un ddl sul Parlamento. Più che sugli incidenti alle celebrazioni della strage di piazza Fontana e delle polemiche sulla scarsa sicurezza del premier la sensazione è che nella popolarità di Maroni abbia inciso proprio l'eccesso di enfasi data alla possibile repressione telematica delle intolleranze e delle minacce più o meno politiche su Internet. Un fenomeno sicuramente da controllare e censurare, ma che in qualche modo è stato interpretato dall'opinione pubblica come l'intenzione di imbavagliare, in qualche modo, quello che oggi è considerato lo strumento di espressione più democratico.
Nel sondaggio Ipr, al quartetto di testa, segue al 58% Angelino Alfano, titolare del dicastero della Giustizia, il quale anche questo mese non subisce cali, anche se la giustizia è il tema di maggiore conflittualità tra i partiti, e consolida la propria posizione ai vertici della graduatoria. Subito dietro, al 56%, si fa notare la crescita di Claudio Scajola, ministro per le Attività produttive, il quale compie questo mese il balzo in avanti più vistoso (+3%), frutto probabilmente del suo impegno in difesa dei lavoratori Fiat. Lo affianca un altro ministro da molti mesi in progressione positiva; con una lieve crescita di un punto, Mara Carfagna, titolare del dicastero per le Pari opportunità, raggiunge il suo miglior risultato assoluto, completando una progressione che l'ha vista dall'inizio dell'anno guadagnare ben undici punti.
Debutta al 50% il nuovo ministro per la Salute, Ferruccio Fazio.
Da notare comunque, che tra i 23 ministri, solo in 6 fanno registrare un segno positivo. Stabili Tremonti (economia) e, Ignazio La Russa (Difesa) e quasi tutti gli altri ministri con l'eccezione di Frattini (Esteri) che perde due punti percentuali, così come ne perde altrettanti Maria Stella Gelmini (Istruzione).


22/12/2009
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