"Ho creduto che fosse stato giusto uccidere Mussolini. Adesso non più"
Mario Tommasini si inserisce nel dibattito lanciato la scorsa
settimana dall'ANPI: "Negli Stati Uniti 1.000 le esecuzioni dal 1974 ad
oggi. Quando Mussolini fu ucciso io vedevo in lui solo il dittatore. Il
dolore di mio padre perseguitato".
(www.dilloadalice.it n.82 del 07/12/2005)
Cara Alice,
quando Mussolini fu ucciso io vedevo in lui solo Benito Mussolini, il
dittatore.
Era ancora troppo forte il dolore di amici morti, di innocenti uccisi,
di mio padre perseguitato. Delle retate. Del carcere. E troppo forte era la
voglia di libertà a tutti i costi, di riscatto dalle violenze subite.
Ho creduto fosse una cosa giusta.
Da allora il mondo è andato avanti: sono passati decenni in cui ho
visto nascere ed affermarsi nuove culture, nuovi valori. Decenni in cui ho
lottato - e si è lottato- per il diritto ad essere uguali in un mondo di
diversi, diritto al rispetto, alla dignità. Alla libertà. Diritto ai diritti
della vita umana e di tutto ciò che significa.
Anche contro la pena di morte ho lottato -e si è lottato- e giorno
dopo giorno è cresciuta la consapevolezza che non c'è civiltà, non c'è
autentica democrazia, non c'è giusta giustizia laddove vi siano leggi che
mettano a morte un essere vivente. Dove c'è la pena di morte non c'è la
libertà, ma questo non significa che la pena di morte sia figlia delle
dittature. Dove c'è la pena di morte non c'è diritto alla vita e per questo
accade che paesi democratici la contemplino.
Oggi, negli Stati Uniti è stato ucciso un uomo: la sua morte porta a
1.000 le esecuzioni dal 1974 ad oggi in America. Questo accade a pochi
giorni di distanza dalla giornata mondiale contro la pena di morte, giornata
in cui in Consiglio Comunale ho portato un ordine del giorno per
l'abolizione della pena di morte e la moratoria universale, che è stato
votato all'unanimità. Per me è stato un momento importante, emozionante
della mia vita e, credo, anche della Municipalità.
La pena di morte sta morendo, nel mondo e negli stessi Stati Uniti:
sono sempre più numerosi i paesi che hanno detto basta con le esecuzioni
capitali. E sempre più numerosi sono gli uomini, le donne che lottano, come
sanno, come possono, perché si ponga fine alla barbarie della pena di morte.
Guardiamoci attorno: quello che tiene in piedi la pena di morte è
quasi ovunque l'orrore per i reati più odiosi, quelli più aberranti, come il
terrorismo, le stragi, gli assassini feroci su bambini e donne, stupri. La
consapevolezza che la pena di morte è una barbarie ancora maggiore di quanto
non lo sia il reato stesso, la renderà inammissibile: questo è già accaduto
in questi decenni e questo è ciò che ha portato tantissimi stati a liberarsi
dalla necessità della pena di morte.
Oggi vedo in Benito Mussolini un condannato a morte e io, che non
accetto la pena di morte, che credo nella vita e nel diritto alla vita di
ogni essere umano, difenderei il suo diritto di vivere.
Mi opporrei alla sua esecuzione. Condannare a morte un uomo non è, non
è mai stato e non potrà mai essere un atto di giustizia.
Mario Tommasini




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