



L'idea ha il suo fascino.
Ma in cosa consiste esattamente ed in quale misura dovrebbe sostituirsi agli organi già predisposti a tale scopo?


la differenza è lampante: i soldi non vanno a roma per poi tornare a kasteddu, ma restano a kasteddu... poi magari giriamo la parte che roma esige a mò di "pizzo"... ovviamente l'obiettivo di tutti noi è che a roma non debba più andare un centesimo, ma questo è il primo passo...
peccato che poi ci sia gente come l'assessore alla cultura della provincia di kasteddu (che aimé è amico di amici e dunque conosco) che sostiene di sentirsi italiano e non vuole che i soldi sardi restino in sardegna... è contro queste idee distorte che bisogna lottare...


nn vuole ke restino in Sardegna,ma ke vadano in italia x interessi suoi e dei suoi amici italiani.ciao
![]()
forza casteddu...azzzz e perdendi 2a0
![]()
![]()


l'idea è interessante,ma i particolari?non si corre il rischio di risultare evasori, e quindi ufficiale giudiziario?!![]()


A me pare più una provocazione, la legislazione italiana non consente certo ancora una formula di federalismo fiscale di questo tipo.


per quanto orrida, abbiamo uno straccio di autonomia che ci permetterebbe di farlo... poi è chiaro e lo ribadisco che l'obiettivo, per noi, è un altro...


L'editoriale di Giorgio Melis
Stato insolvente? Tasse alla Regione
Tira un'aria loffia sulla vertenza-fisco della Regione
contro lo Stato. Rinvio a martedì, poi
magari un altro finché niente sarà possibile e
finirà nel dimenticatoio la protesta dei sardi.
L'Italia ha un'emergenza al giorno: in breve
nessuno ricorderà più la rivendicazione dell'Isola dei
Mori, questione nazionale per pochi giorni. Tira un'aria
loffia: troncare e sopire. Temporeggiare per estenuare.
Gioco delle parti in un doppiogioco istituzionale e politico.
Possiamo fidarci di La Loggia? In pochi giorni
aveva trovato i soldi per la Sicilia. Sarà uomo d'onore
anche verso i sardi? Facciamo peccato sospettando il
peggio. Potrebbe arrivare il riconoscimento del diritto
della Regione. Ma a quando i soldi per evitare il collasso
della Sardegna? Magari finirà come la riforma del Tfr:
approvata adesso, operativa dal 2008 o più in là: a futura
memoria. E nel frattempo? Impensabile e inutile un'altra
marcia a Roma. Temendo il peggio, si pensi a reazioni
forti e concrete: per tenere alta la protesta ed evitare
l'amnesia nazionale. Se scattasse l'ennesimo inganno, con
sceneggiata-polverone di vari ciambellani governativi,
s'imporrebbero atti conseguenti e adeguati. Lo Stato scippa
le tasse che paghiamo? Non paghiamogliele più, riversandole
in uno sportello che la Regione dovrebbe
aprire come estremo atto di protesta. Un atto di disobbedienza
non violento contro un sopruso insopportabile.
Uno sciopero fiscale che eleverebbe il livello di
scontro istituzionale e impedirebbe al Governo e all'Italia,
facendo grande rumore anche in Europa, di archiviare
silenziosamente la vertenza-Sardegna. Ci vogliono
«saldi rognoni», avrebbe detto Emilio Lussu, per
affrontare lo scontro. Ma è facile, quando si è dalla parte
della ragione. Resta da vedere se Renato Soru, oltre la
determinazione mostrata nel confronto istituzionale, ha
il coraggio di sfilarsi dalla tela di ragno e osare. Col
sostegno dei sardi, sparigliando i doppiogiochi. Specie il
più ambiguo, del ministro sardo Pisanu. Sabato, Fini era
stato aperturista e rispettoso: ai sardi è dovuto un atto
riparatorio. Domenica, Pisanu ha detto quasi il contrario,
con toni di semi- criminalizzazione della protesta a Roma:
più corretta e festosa non poteva essere. Da che parte
sta, ministro? Rimpiange di non aver usato anche contro
Soru e i sardi il manganello, come nella valle di Susa?
Non conosco le idee di chi scrive, ma non mi sembra dica cose delle cose insensate, anzi!
Che effettivamente un pò d'aria nuova stia soffiando?
Teneisì contu!!!
M.



