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    Predefinito La legalità, per la sinistra italiana,è un principio ad applicazione geografica

    La legalità dei neo-leninisti senza Lenin
    di Arturo Diaconale

    La legalità, per la sinistra italiana, è un principio ad applicazione geografica. In Sicilia va sbandierato senza dubbi, perplessità o cautele di sorta. A Bologna può e deve essere discusso. In Val di Susa, così come avvenne a Genova in occasione del G8, va disatteso. E chi ne pretende il rispetto è un orrido e pericoloso repressore. In uno stato di diritto, però, il principio di legalità deve valere sempre e comunque. E se per la sinistra non è così, vuol dire che ai suoi occhi non è più un principio ma è solo un pretesto. In Sicilia per candidare contro il Governatore uscente Totò Cuffaro la sorella di Paolo Borsellino, Rita, e cercare di trasformare la campagna elettorale in una lotta manichea tra buoni e cattivi dagli effetti devastanti per l’intera società isolana. A Bologna per isolare i gruppi più estremisti e rinforzare l’egemonia invasiva dei Ds rappresentata dal sindaco legalista Sergio Cofferati. A Genova nel 2001 ed oggi in Val di Susa per trasformare prima il sinistrismo radicale e poi il localismo esasperato in strumenti di lotta violenta al governo di centro destra.

    Questa considerazione non ha nulla di originale. Ma, a dispetto della sua banalità, non sembra avere grande spazio sulla grande stampa d’informazione. Anzi, ad essere più precisi, va detto senza alcuna paura di smentite, che i maggiori organi d’informazione la ignorano del tutto avallando di fatto la tesi che la legalità non è un valore assoluto ma dipende dalle necessità di luogo e di tempo della sinistra. L’egemonia culturale che tanti guasti ha prodotto nel nostro paese nel secondo dopoguerra è tutta qui. Sarà pure vero che all’interno della sinistra di comunisti dichiarati ne sono rimasti pochi. Ma è altrettanto vero che anche quelli ormai lontani dalla falce e martello, continuano a credere che i principi ed i valori valgono solo se funzionali agli interessi politici della sinistra stessa. Combattere questa sorta di post-leninismo senza Lenin non è soltanto una esigenza politica contingente legata alla campagna elettorale ormai in corso. E’ soprattutto un impegno morale. Ed un modo infallibile per scoprire i veri ed i falsi democratici e liberali in circolazione in Italia. Chi pensa che i principi vanno adattati agli interessi della sinistra è un leninista. Anche se si spaccia per liberale. Tutti gli altri sono dei nostri. Anche se spesso non se ne rendono neppure conto!

  2. #2
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    potremmo dire che la legalità esiste solo se gli fa comodo, sono sempre pronti a giudicare gli altri spesso per intercettazioni da verificare o per dichiarazioni di fantomatici pentiti, ma non hanno il coraggio di guardare a casa loro.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide
    La legalità dei neo-leninisti senza Lenin
    di Arturo Diaconale

    La legalità, per la sinistra italiana, è un principio ad applicazione geografica. In Sicilia va sbandierato senza dubbi, perplessità o cautele di sorta. A Bologna può e deve essere discusso. In Val di Susa, così come avvenne a Genova in occasione del G8, va disatteso. E chi ne pretende il rispetto è un orrido e pericoloso repressore. In uno stato di diritto, però, il principio di legalità deve valere sempre e comunque. E se per la sinistra non è così, vuol dire che ai suoi occhi non è più un principio ma è solo un pretesto. In Sicilia per candidare contro il Governatore uscente Totò Cuffaro la sorella di Paolo Borsellino, Rita, e cercare di trasformare la campagna elettorale in una lotta manichea tra buoni e cattivi dagli effetti devastanti per l’intera società isolana. A Bologna per isolare i gruppi più estremisti e rinforzare l’egemonia invasiva dei Ds rappresentata dal sindaco legalista Sergio Cofferati. A Genova nel 2001 ed oggi in Val di Susa per trasformare prima il sinistrismo radicale e poi il localismo esasperato in strumenti di lotta violenta al governo di centro destra.

    Questa considerazione non ha nulla di originale. Ma, a dispetto della sua banalità, non sembra avere grande spazio sulla grande stampa d’informazione. Anzi, ad essere più precisi, va detto senza alcuna paura di smentite, che i maggiori organi d’informazione la ignorano del tutto avallando di fatto la tesi che la legalità non è un valore assoluto ma dipende dalle necessità di luogo e di tempo della sinistra. L’egemonia culturale che tanti guasti ha prodotto nel nostro paese nel secondo dopoguerra è tutta qui. Sarà pure vero che all’interno della sinistra di comunisti dichiarati ne sono rimasti pochi. Ma è altrettanto vero che anche quelli ormai lontani dalla falce e martello, continuano a credere che i principi ed i valori valgono solo se funzionali agli interessi politici della sinistra stessa. Combattere questa sorta di post-leninismo senza Lenin non è soltanto una esigenza politica contingente legata alla campagna elettorale ormai in corso. E’ soprattutto un impegno morale. Ed un modo infallibile per scoprire i veri ed i falsi democratici e liberali in circolazione in Italia. Chi pensa che i principi vanno adattati agli interessi della sinistra è un leninista. Anche se si spaccia per liberale. Tutti gli altri sono dei nostri. Anche se spesso non se ne rendono neppure conto!
    Analisi lucida e realisitica da sottoscrivere pienamente !!!!!
    Saluti

 

 

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