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  1. #1
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    Cool Per Maxadhego e Halexandra: Veneto come Val di Susa?

    Maxadhego ed Halexandra:
    non pensate che anche in Veneto vista la devastante situazione ambientale grazie agli amici degli amici degli amici sarebbe ora di indire una protesta come in val di Susa al motto:
    BASTA CAPANNONI E STRADE IN VENETO!!!!! BASTA con le porcate che avvelenano il nostro Sacro Suolo!!!!:
    Quale consenso potrebbe avere?
    G.

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  2. #2
    ambrosini
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    A parer mio quasi nullo,qui tutti si lamentano ma nessuno alza un dito.
    Senza inoltre contare la mentalità imperante del "assa stare el sior paron".
    Gli unici consensi disinteressati (nel senso positivo del termine) arriverebbero solo da qualche gruppo di giovani

  3. #3
    Fieramente Leghista
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    Verona - Padania, la città di Flavio Tosi, la città antigiacobina della Pasque Veronesi
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    Sì, penso proprio che si dovrebbe organizzare una resistenza efficace contro tutti crimini ambientali e non solo ambientali che si stanno perpetrando e che ci arriveranno ancora di più addosso tra non molto: mi auguro che il buon Borghezio abbia il tempo di arrivare anche qui da noi quando sarà il momento!

    Sul consenso alla lotta da parte del decerebrato popolo veneto, come ti puoi immaginare non mi aspetto niente di buono: di sicuro non ci sarà mobilitazione "di massa", per esempio dalle parti di S.Bonifacio dove passerà proprio il troncone della TAV: qualche comitato agguerrito magari sì, ma al solito ci staranno dentro giusto quelli incavolati proprio perchè i binari gli passano proprio sopra il loro campetto, e nessun altro: o meglio nessuno tra la popolazione "civile" non politicizzata, perchè da noi in Veneto so già che chi si impadronirà della lotta saranno i cessi sociali del nord-est, e ci troveremo addosso per colmo di disgrazia anche la feccia del "pedro", del "rivolta", i 2 gatti della "chimica" veronese, ecc. ecc.
    E questo io proprio non lo sopporterò...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Gundam
    Maxadhego ed Halexandra:
    non pensate che anche in Veneto vista la devastante situazione ambientale grazie agli amici degli amici degli amici sarebbe ora di indire una protesta come in val di Susa al motto:
    BASTA CAPANNONI E STRADE IN VENETO!!!!! BASTA con le porcate che avvelenano il nostro Sacro Suolo!!!!:
    Quale consenso potrebbe avere?
    G.

    fonte: CORRIERE DEL VENETO MERCOLEDì 27 APRILE 2005

    Realtà e sogni urbanistici

    LA MACCHIA EDILIZIA

    DI GIUSEPPE DELLA MASSARA

    Dopo aver veduto l’immagine di un Veneto per qualche verso simile a Los Angeles, dopo oltre due anni di forte azione sensibilizzatrice sul tema della sostenibilità (lanciato dalla Biennale di Architettura del 2002), era giunta l'apprezzata iniziativa dell'assessore regionale all'Urbanistica, Antonio Padoin, per il blocco dei capannoni (tanti ormai inutili, anche per la crisi).

    Avevamo applaudito alla nuova Legge urbanistica regionale, sebbene priva delle norme attuative, come pure al nuovo Codice Urbani in difesa dei valori del Paese, compreso il paesaggio, finalmente riconosciuto come patrimonio da difendere. Insomma, tutto un movimento culturale e di opinione, manifestatosi in convegni, dibattiti e pubblicazioni.


    Era il segnale di una svolta a favore della buona urbanistica, di un modo nuovo di gestire il territorio, all'insegna di quella pianificazione che è il solo strumento utile, anzi indispensabile, per ridare un volto a città e campagna, per dare spazio - anche fisico - alle necessarie infrastrutture.
    Si era detto di cancellare i nefasti segni delle edificazioni a pioggia, di riqualificare le periferie inabitabili, in un territorio incapace di accogliere nuove strade, autostrade, ferrovie, metropolitane, di cui abbiamo bisogno e pretendiamo la realizzazione.

    In totale contraddizione, abbiamo invece assistito a un dissennato «scatenamento» delle amministrazioni comunali, impegnate ad approvare varianti ai piani regolatori. Ben 200 dei 581 comuni veneti hanno adottato, soltanto negli ultimi giorni di febbraio, varianti ai loro piani. E quel che più sembra grave: tutto ciò senza un senso, senza un target, senza che appaiano perseguiti obiettivi condivisi.

    E ancora la corsa a dare spazio a case e a capannoni: tutto come prima.
    Anzi, alcune (anche accese) manifestazioni di piazza, un vero «grido di dolore» di fronte a questo degrado, sono state rigettate dai sindaci di turno, sbandierando l'argomento secondo cui la gente non capirebbe il grande vantaggio che porta a un paese di 5.500 anime l'arrivo di 6.000 nuovi residenti. Questo il grande vanto.

    La grande vittoria giungerebbe con l'ampliare, l'arricchire il paese o la città (quasi poi fosse vero, l'arrivo di milioni di nuovi cittadini, nati o forse sbarcati). Tutto ciò dimenticando, peraltro, la pianificazione (Ptrc) presentata nell'aula magna del Palazzo del Bo il 3 aprile scorso, i cui disegni risultano pronti sui tavoli regionali, per dare veramente qualità e servizi al territorio tutto.
    E invece eccoci qua, di fronte a una vera e propria euforia ad allargare la macchia edilizia, a invadere il territorio, per lasciare nei centri storici case, appartamenti e negozi sempre più vuoti, piazze senza bambini e scuole magari trasferite nelle nuove «cittadelle degli studi», da raggiungere in automobile o con tanti nuovi bus, che l'Ici di nessuna nuova periferia riuscirà mai a pagare.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Gundam
    Maxadhego ed Halexandra:
    non pensate che anche in Veneto vista la devastante situazione ambientale grazie agli amici degli amici degli amici sarebbe ora di indire una protesta come in val di Susa al motto:
    BASTA CAPANNONI E STRADE IN VENETO!!!!! BASTA con le porcate che avvelenano il nostro Sacro Suolo!!!!:
    Quale consenso potrebbe avere?
    G.

    ***se fermi le betoniere, ti mandano i carri armati;
    leggi questi dati e capirai perché;
    il Veneto sarà sepolto sotto una colata di cemento e asfalto.
    SE LO E' MERITATO!







    fonte: IL GAZZETTINO giovedì 25 settembre 2003

    INCHIESTA I dati presentati dal Cresme e dalla Fondazione Benetton confermano la tendenza ad uno sfrenato sviluppo abitativo che sta modificando pesantemente il territorio.
    Il giro d’affari è di 17,9 miliardi di euro.

    Edilizia, in Veneto si costruisce il doppio che nel resto d’Italia

    Nel settore non residenziale ci sono 4,2 metri cubi per abitante contro la media nazionale di due metri cubi.
    Nel 2002 i volumi sono cresciuti del 16,1%

    Oggi che l'attenzione del mercato edilizio e infrastrutturale è puntata, ancora sulla quantità, sulle "grandi opere', l'Italia continua ad essere non solo uno dei maggiori produttori, ma anche uno dei maggiori consumatori di cemento del mondo.

    Tanto che tuttora il territorio sembra essere interpretato principalmente come un "vuoto potenzialmente edificabile".
    Nel 2001 sono stati ultimati 8O.500 fabbricati, due terzi dei quali destinati, residenza, per un totale di 211,7 milioni di metri cubi, oltre la metà dei quali (il 54,8%) destinati ad edilizia non residenziale.

    Dalle ricerche condotte da Federico Della Puppa, per il Cresme e la Fondazione Benetton, emerge che nel solo settore non residenziale una regione, su tutte, presenta un indice superiore al doppio di quello italiano: il Veneto, con 4,2 metri cubi per abitante contro una media italiana di 2.

    Un valore molto vicino a questo lo fanno registrare le Marche (3,6 metri cubi/abitante). Le altre regioni con valori significativamente superiori alla media nazionale sono la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia, il Trentino Alto Adige, l'Emilia Romagna e ' Basilicata.
    Al livello di consumo di suolo nel 2001 il territorio italiano ha visto insistere ben 7,1 metri cubi di nuova edificazione per ciascun ettaro, dei quali 3,2 riferiti a nuove abitazioni e 3,9 riferiti a nuovi edifici non residenziali.

    Le regioni del nord ovest e del nord est (Lombardia e Veneto in particolare) sono quelle che presentano i valori più elevati: si va infatti dai 10,4 metri cubi per ettaro del nord ovest ai 10,3 del nord est, ai 5,2 del centro, al 5,6 del sud e al 3,1 delle Isole.

    Cosicché il nord ha prodotto un impatto territoriale complessivo (derivato dalla nuova edilizia residenziale e non residenziale) doppio rispetto al Centro e al Sud Italia, e triplo rispetto a quello delle isole.

    E in alcuni casi l'impatto sul territorio si rivela molto intensivo: in Lombardia e in Veneto, ad esempio, l'impatto della nuova edilizia residenziale sul territorio ha un valore doppio di quello medio nazionale, e quello della nuova edilizia non residenziale un valore da due volte e mezza a quasi tre volte superiore al dato medio nazionale.

    In queste due regioni l'impatto territoriale della nuova, produzione edilizia comporta complessivamente un peso, per ettaro, pari a 18,5 metri cubi in Lombardia e 16,7 in Veneto.
    Nella regione Veneto lunghi decenni di fortissima costruzione edilizia hanno profondamente alterato il modello insediativo.

    Infatti, quel policentrismo iscritto nel Dna di questa regione, a partire dagli anni Sessanta, soprattutto nella zona compresa tra Vicenza, Bassano, Conegliano, Treviso, Mestre, Padova, si è progressivamente trasformato in una indistinta nebulosa senza centro.

    Qui si è costruito tantissimo e, sorprendentemente, in tutto il Veneto si continua a costruire, anche in anni di crisi produttiva, ancora più di prima.
    Tanto che nel 2002 con una crescita del 16,1 % in volume, il mercato delle costruzioni in tutta la regione ha fatto segnare nel settore della nuova costruzione residenziale un record degno di un boom edilizio d'altri tempi: 12,7 milioni di mc, contro i 10,9 del 2001 soprattutto contro i 9,9 degli anni precedenti.

    La produzione edilizia non residenziale ha complessivamente ultimato nel 2002 ben 20,2 milioni di metri cubi con un ìncremento dell'8,4% sull' anno precedente.
    Il solo comparto dei capannoni industriali/ artigianali ha realizzato nel 2002 più volumetrie di tutto il settore residenziale, confermando l'effettivo spostamento del mercato veneto delle costruzioni, non più orientato alle abitazioni, ma sempre più rivolto al settore industriale/artigianale e sui suoi manufatti.

    Il mercato delle costruzioni in Veneto nel 2002 ha attivato l'imponente giro d'affari di 17,9 miliardi di euro (35.000 miliardi di vecchie lire) di cui circa 15,6 miliardi di euro per investimenti (per la maggior parte destinati alla nuova costruzione).
    I risultati di tale intenso processo edificatorio sono contraddittori: da una parte vi è l'elevata ricchezza collettiva, ad esempio, per rimanere nel settore, nell'elevato numero di case singole in rapporto al numero di famiglie o di capannoni; dall'altra il danno che il territorio ha subito è altrettanto profondo e diffuso.

    Non solo, stanno ora emergendo seri limiti allo stesso sviluppo economico. Infatti, la rete stradale che ha favorito la diffusione 'degli insediamenti, si è trasformata in fattore limitante della crescita economica, in quanto uomini e merci stanno trovando sempre maggiori difficoltà a circolare sull'intera rete stradale della regione a causa dei frequenti ingorghi generati da un traffico cresciuto abnormemente: sui 52.500 km di strade del Veneto circolano 2,5 milioni di auto.
    Sembra, in questa fase, di intravedere un cambiamento di rotta.

    A livello istituzionale, pur con forti ritardi, è in atto una revisione, della legislazione urbanistica. Sono depositate presso la Regione sette proposte di nuova legge urbanistica.
    Nel frattempo la Regione ha bloccato la previsione di nuove aree produttive e ha bloccato la costruzione di abitazioni in zona agricola se non ad esclusivo uso per il conduttore dell'azienda (legge n. 35 del 27 dicembre 2002).
    Ma quando si promuoveranno politiche per ri-utilizzare meglio il territorio già consumato?

    G.M.




    *VOLUMI (METRI CUBI) DI NUOVA EDIFICAZIONE REALIZZATI NEL VENETO


    1999 2000 2001 2002

    Residenziale 9.956.879 9.933.404 10.919.404 12.678.969

    Non residenziale 14.485.148 15.263.657 18.644.749 20.209.574

    Di cui capannoni 9.376.837 9.810.518 12.399.139 13.486.267
    Industriali artigianali

    *(fonte CRESME)

  6. #6
    SatanFascista
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    Citazione Originariamente Scritto da Gundam
    Maxadhego ed Halexandra:
    non pensate che anche in Veneto vista la devastante situazione ambientale grazie agli amici degli amici degli amici sarebbe ora di indire una protesta come in val di Susa al motto:
    BASTA CAPANNONI E STRADE IN VENETO!!!!! BASTA con le porcate che avvelenano il nostro Sacro Suolo!!!!:
    Quale consenso potrebbe avere?
    G.
    basta strade?ok allora lasciamo a casa la macchina e usiamo tutti i mezzi pubblici , o i treni tav...
    a me pure contro la tav tipo Val di Susa?ah beh allora...
    e il passante di Mestre , sei contro o a favore?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Io Robert
    basta strade?ok allora lasciamo a casa la macchina e usiamo tutti i mezzi pubblici , o i treni tav...
    a me pure contro la tav tipo Val di Susa?ah beh allora...
    e il passante di Mestre , sei contro o a favore?
    Il problema attuale del Veneto va ben oltre la questione TAV, il problema è che il Veneto sta diventando la brutta copia di una megalopoli terzomondiale. Ovviamente sono favorevole a trasporti alternativi alle strade ma dobbiamo PRIMA cercare di capire cosa vogliamo far diventare il nostro territorio o meglio chi decide (Maxadhego ha già dato alcune risposte) dei nostri destini.( la gestione del territorio è un affare per oligarchi) Per esempio chi paga per la costruzione di tutti questi capannoni spesso inutilizzati, chi li vuole? Chi mette il grano per tutti questi centri commerciali? Chi li autorizza? Quello che però preoccupa ancora maggiormente è la passività delle persone che sempre più trascorrono le loro domeniche dentro a queste mega città commerciali.......azzo siamo proprio ridotti male ma non possiamo arrenderci o almeno spero che seppur in pochi cercheremo di resistere.

    G

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Gundam
    Il problema attuale del Veneto va ben oltre la questione TAV, il problema è che il Veneto sta diventando la brutta copia di una megalopoli terzomondiale. Ovviamente sono favorevole a trasporti alternativi alle strade ma dobbiamo PRIMA cercare di capire cosa vogliamo far diventare il nostro territorio o meglio chi decide (Maxadhego ha già dato alcune risposte) dei nostri destini.( la gestione del territorio è un affare per oligarchi) Per esempio chi paga per la costruzione di tutti questi capannoni spesso inutilizzati, chi li vuole? Chi mette il grano per tutti questi centri commerciali? Chi li autorizza? Quello che però preoccupa ancora maggiormente è la passività delle persone che sempre più trascorrono le loro domeniche dentro a queste mega città commerciali.......azzo siamo proprio ridotti male ma non possiamo arrenderci o almeno spero che seppur in pochi cercheremo di resistere.

    G

    Ottima analisi Gundam, il Veneto e tutta la Padania sono diventati terra di conquista per la finanza apolide, (ma anche nostrana), che non si curano certo delle conseguenze di una inaudita cementificazione del territorio.
    Non basta però fare case, capannoni, centri commerciali etc, ci vogliono anche gli utilizzatori e consumatori di questi beni.

    Nessun problema, il terzo e quarto mondo sarà la "risorsa" di questi mascalzoni che sognano (e realizzeranno), la più grande megalopoli terzomondiale del mondo, con un centinaio di milioni di persone che condivideranno il vuoto etico, culturale e religioso.

    Sarà la città a immagine e somiglianza dei demoni che l'hanno voluta e il castigo di coloro che l'hanno passivamente subita.
    Vinti e vincitori, conquistati e conquistatori, subiranno lo stesso inesorabile destino, condannati a sopravvivere in condizioni spaventose sotto il profilo ambientale, sociale, con la scomparsa totale dei diritti che finora abbiamo esercitato.

    Le nuove mafie imporranno le loro "legislazioni", man mano che lo stato e l'ordine costituito si ritireranno dal territorio; tutto sarà irriconoscibile e una straziante agonia metterà la parola fine a un territorio e a una società imbelle, che ha creato una distorta mistica del lavoro e ha elevato a valore supremo il dio denaro.

    Caro Gundam, hai detto bene che il problema veneto e padano va oltre la specificità della TAV; finita l'opera se ne comincerà subito un'altra, poi un'altra e un'altra ancora, fino a che l'opera devatatrice dei tarli, troverà la sua tragica e scontata conclusione.

    Tutti noi lo sappiamo che si tratta di un problema di ordine culturale, di sensibilità etica e spirituale, della capacità di immaginare e realizzare nuove forme economiche e cooperative che devono partire dalla ferrea regola che non si può distruggere la casa dove si abita.

    Di più ancora; non basta il rispetto, si deve anche amare il proprio territorio, diventare con esso una cosa sola, soggettivamente e collettivamente, realizzando che senza di esso noi non saremo.

    Credo che solo così potremo ritornare a casa, riappropriandoci di quei luoghi dell'anima che per secoli e millenni sono stati curati e abbelliti da infinite generazioni, che mai sono venute meno all'impegno di riconsegnare integra ai posteri, la splendida opera d'arte che essi avevano in precedenza ereditato.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Maxadhego
    Ottima analisi Gundam, il Veneto e tutta la Padania sono diventati terra di conquista per la finanza apolide, (ma anche nostrana), che non si curano certo delle conseguenze di una inaudita cementificazione del territorio.
    Non basta però fare case, capannoni, centri commerciali etc, ci vogliono anche gli utilizzatori e consumatori di questi beni.

    Nessun problema, il terzo e quarto mondo sarà la "risorsa" di questi mascalzoni che sognano (e realizzeranno), la più grande megalopoli terzomondiale del mondo, con un centinaio di milioni di persone che condivideranno il vuoto etico, culturale e religioso.

    Sarà la città a immagine e somiglianza dei demoni che l'hanno voluta e il castigo di coloro che l'hanno passivamente subita.
    Vinti e vincitori, conquistati e conquistatori, subiranno lo stesso inesorabile destino, condannati a sopravvivere in condizioni spaventose sotto il profilo ambientale, sociale, con la scomparsa totale dei diritti che finora abbiamo esercitato.

    Le nuove mafie imporranno le loro "legislazioni", man mano che lo stato e l'ordine costituito si ritireranno dal territorio; tutto sarà irriconoscibile e una straziante agonia metterà la parola fine a un territorio e a una società imbelle, che ha creato una distorta mistica del lavoro e ha elevato a valore supremo il dio denaro.

    Caro Gundam, hai detto bene che il problema veneto e padano va oltre la specificità della TAV; finita l'opera se ne comincerà subito un'altra, poi un'altra e un'altra ancora, fino a che l'opera devatatrice dei tarli, troverà la sua tragica e scontata conclusione.

    Tutti noi lo sappiamo che si tratta di un problema di ordine culturale, di sensibilità etica e spirituale, della capacità di immaginare e realizzare nuove forme economiche e cooperative che devono partire dalla ferrea regola che non si può distruggere la casa dove si abita.

    Di più ancora; non basta il rispetto, si deve anche amare il proprio territorio, diventare con esso una cosa sola, soggettivamente e collettivamente, realizzando che senza di esso noi non saremo.

    Credo che solo così potremo ritornare a casa, riappropriandoci di quei luoghi dell'anima che per secoli e millenni sono stati curati e abbelliti da infinite generazioni, che mai sono venute meno all'impegno di riconsegnare integra ai posteri, la splendida opera d'arte che essi avevano in precedenza ereditato.

    Caro Maxadhego
    non aggiungo altro alla tua analisi che reputo perfetta.
    Vorrei anche segnalare un dato importante: quello che stiamo dicendo ( così rispondo anche ad Halexandra) non proviene da frequentatori di centri sociali a dimostrazione che l'ambientalismo vero deve essere su base diciamo "locale" non ion senso riduttivo ma come origine perchè il territorio è e deve essere prima di tutto luogo dell'anima. Solamente chi incarna fino in fondo quell'anima può amare profondamente un LUOGO, rispettarlo nei suoi vari aspetti. Lo dico da ambientalista storico e di prima linea: quando ho discusso di queste problematiche con politici vari solo alcuni di chiara area sinistra hanno mostrato interesse. E' chiaro a tutti, o meglio dovrebbe essere chiaro, che una forza mondialista non può essere per la difesa del luogo definito, del luogo incluso in un confine anche di tipo biologico e, quindi, per loro l'ambientalismo diventa solamente una questione ideologica. Sono le forze che interpretano il localismo anche se in una perospettiva ampia quelle che dovrebbero, adesso o mai più, interpretare queste istanze anche se sappiamo, purtroppo, a quale livello il popolo si trovi relativamente a questi temi.
    G

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Gundam
    Caro Maxadhego
    non aggiungo altro alla tua analisi che reputo perfetta.
    Vorrei anche segnalare un dato importante: quello che stiamo dicendo ( così rispondo anche ad Halexandra) non proviene da frequentatori di centri sociali a dimostrazione che l'ambientalismo vero deve essere su base diciamo "locale" non ion senso riduttivo ma come origine perchè il territorio è e deve essere prima di tutto luogo dell'anima. Solamente chi incarna fino in fondo quell'anima può amare profondamente un LUOGO, rispettarlo nei suoi vari aspetti. Lo dico da ambientalista storico e di prima linea: quando ho discusso di queste problematiche con politici vari solo alcuni di chiara area sinistra hanno mostrato interesse. E' chiaro a tutti, o meglio dovrebbe essere chiaro, che una forza mondialista non può essere per la difesa del luogo definito, del luogo incluso in un confine anche di tipo biologico e, quindi, per loro l'ambientalismo diventa solamente una questione ideologica. Sono le forze che interpretano il localismo anche se in una perospettiva ampia quelle che dovrebbero, adesso o mai più, interpretare queste istanze anche se sappiamo, purtroppo, a quale livello il popolo si trovi relativamente a questi temi.
    G

    Sono d'accordo con te.
    In pratica si ripropone con forza la questione dei mancati supporti politici e culturali che dovrebbero funzionare da motori propulsivi, in vista di un generale ripensamento del sistema economico che genera a cascata questi disastri ambientali e sociali.
    Senza una decisa svolta culturale, (ottima quella suggerita da Massimo Fini), credo sarà impossibile fermare la valanga che seppellirà
    questa umanità assieme ai suoi feticci.

    Che questo debba essere il programma qualificante di ogni serio movimento indipendentista e federalista, non ci sono dubbi; purtroppo solo pochissimi uomini, sono autenticamente convinti della necessità di questo cambiamento.

    Il tutto si trascina tra minimizzazione e banalizzazione dei problemi posti in essere, rendendo quanto mai improbabile una soluzione attraverso il prevalere della saggezza, rispetto alle fredde analisi della scienza, della politica o peggio ancora, della cultura che si fa ideologia.

    Eclatante e ipocrita, la discesa in campo della sinistra mondialista, che da una parte si straccia le vesti per la difesa ambientale, ma è del tutto favorevole alla immigrazione, all'interno di un territorio che è antropicamente saturato e bio-ecologicamente moribondo.

 

 
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