Finalmente i Tedeschi cominciano ad agire con intelligenza.
Per inciso, speriamo che paesi baltici, Polonia e Ucraina siano ricacciati nel baratro della storia e la finiscano di inquinare l'Europa e il mondo col loro servilismo filoamericano, ennesimo capitolo, già a partire dallo stato polacco-lituano degli Jagelloni, del loro secolare sforzo di ostacolare ogni tentativo di rinascita in Europa di una vera realtà imperiale, che fosse da parte della Russia o della Germania.
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L’ex cancelliere stipendiato dal consorzio Gazprom
L’oleodotto di Putin assume Schröder
Polemiche a Berlino: «Si è fatto comprare»
BERLINO —Drug poznaiotsya vbede, un amico si riconosce nella sventura, dice un vecchio proverbio russo. Non è esatto parlare di sventura nel caso di Gerhard Schröder, sconfitto d’un soffio e con onore nella battaglia per la cancelleria. Ma perso pur sempre il potere, l’ex cancelliere tedesco ha potuto riconoscere proprio in Vladimir Putin il vero amico di cui all’adagio. Quello che forse non aveva previsto era l’alto costo, in termini di critiche feroci anche da parte di amici, che la solidarietà russa gli avrebbe comportato. Sarà Gerhard Schröder infatti a guidare il consiglio di sorveglianza della neonata «Nordeuropäische Gas Pipeline Gesellschaft», il consorzio creato dal gigante russo del metano Gazprom insieme alle tedesche Basf e E.On, per la costruzione del gasdotto che dal 2010 collegherà la Russia direttamente con la Germania, fornendo da solo un terzo dell’intero fabbisogno di gas dei tedeschi. Un progetto da 4 miliardi di euro, importante e controverso, che taglierà fuori Polonia, Paesi Baltici e Ucraina e che rafforzerà la posizione di Mosca nell’approvvigionamento energetico della Repubblica Federale e in futuro del resto d’Europa. Giunta neanche un mese dopo le sue dimissioni da cancelliere, la nomina di Schröder provoca però un’ondata di giudizi negativi e irritazione non soltanto in Germania. Soprattutto perché egli è stato negli anni scorsi, insieme a Putin, l’autentico campione del progetto, incurante delle irritazioni e dei sospetti degli ex Paesi del Patto di Varsavia, che nell’adesione all’Ue vedono in primo luogo la polizza assicurativa dell’autonomia politica da Mosca.
«I russi si prendono Schröder», ha titolato sabato la Bild, specchio del Paese profondo, secondo la quale è stato proprio il presidente russo a proporre l’ex cancelliere per la guida dell’organismo di controllo del consorzio, dove sarà il rappresentante degli azionisti. Sempre stando al quotidiano della Springer, Schröder dovrebbe guadagnare nel nuovo incarico più di 1 milione di euro l’anno. La cifra non è stata confermata e appare un po’ esagerata, oscillando attualmente i compensi annuali per incarichi dello stesso tipo nelle grandi aziende in Germania tra 200 e 500 mila euro. «E’ sorprendente che un ex cancelliere socialdemocratico traduca subito in denari contanti il suo ex incarico», commenta acido il vice-presidente del Bundestag, il liberale Hermann Otto Solms. Durissimo il segretario generale della Fdp, Dirk Niebel, che parla di «odor di corruzione» e pone la domanda «se interessi generali tedeschi siano stati venduti per interessi privati ». Mentre il leader del suo partito, Guido Westerwelle, propone l’introduzione di un «codice d’onore» per i membri di un governo che lasciano l’incarico. «C’è una strana luce sulla vicenda», nota Volker Kauder, presidente dei deputati Cdu.
Non vanno per il sottile neppure gli ex alleati di Schröder: «La cosa puzza», dice lapidario il leader dei Verdi, Reinhard Bütikofer. Di più, disappunto e critiche covano anche nelle file socialdemocratiche: «Con questa decisione non si è fatto un favore», è il commento del leader regionale della Spd in Turingia, Christoph Matschie. Un altro membro della direzione socialdemocratica, Hermann Scheer, definisce «deplorevole che l’ex cancelliere si sia fatto coinvolgere in questa impresa». Paradossalmente, uno dei pochi a mostrare comprensione per Schröder è il neoministro dell’Economia, il cristiano-sociale Michael Glos, che «trova il cambio dalla politica all’economia giusto in linea di principio ». Cauto ma deciso nell’invitare l’ex cancelliere a far chiarezza è Hans Jörg Elshorst, l’uomo di Transparency International in Germania: «Dà il suo appoggio perché crede nella rilevanza politica dell’impresa? Ovvero viene ricompensato per aver appoggiato l’accordo quando era al potere? In questo secondo caso sarebbe inaccettabile, in ogni caso deve spiegare». A rendere ancor più imbarazzante la posizione di Schröder è la presenza, alla guida della joint-venture, di Matthias Warnig, fin qui rappresentante della Dresdner Bank a Mosca, ma soprattutto ex ufficiale della Stasi, il servizio segreto della Germania Est, intimo da anni di Vladimir Putin, conosciuto probabilmente ai tempi in cui quest’ultimo guidava la stazione del Kgb sovietico a Dresda. Quello del gasdotto è il secondo colpo professionale di Schröder da quando ha lasciato la cancelleria: alla fine di novembre l’editore svizzero Ringier aveva annunciato che l’ex cancelliere assumerà la carica di consigliere per le strategie internazionali. Anche qui, silenzio sui compensi, ma der Spiegel parla di una cifra a sette zeri.
Paolo Valentino
12 dicembre 2005




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