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Il Manifesto 9/12
Spari sui feriti a Nassiriya: «Annichiliscilo»
Rainews24 trasmette le immagini della battaglia del 6 agosto 2004. I militari italiani sparano sui «cecchini» ormai a terra. La Difesa in imbarazzo: «Video diversi». L'opposizione: «Il governo chiarisca»
SARA MENAFRA
ROMA
«Guarda come si muove sto bastardo. Luca annichiliscilo!». Poi, forte, il rumore di uno sparo contro una persona sdraiata a terra, i cui contorni si distinguono appena. E' il video della battaglia dei tre ponti a Nassiriya del 6 agosto 2004, la stessa finita al centro di pesanti polemiche politiche perché il contingente italiano fu accusato di aver sparato contro un'ambulanza che trasportava una donna incinta. E la stessa su cui la magistratura militare lavora da oltre un anno - nel registro degli indagati c'è il nome di un graduato - per capire se il contingente italiano colpì cittadini inermi. Dando un occhiata al video realizzato da un militare anonimo e consegnato all' Osservatorio militare, a Sigfrido Ranucci di Rainews24 (lo stesso che un mese fa ha scoperchiato lo scandalo del fosforo bianco contro Falluja) e alle Iene che dopo una lunga trattativa con Mediaset non l'hanno mandato in onda, si capisce subito che quella cui partecipano gli italiani è una guerra vera e proprio. E che durante quella battaglia carabinieri e lagunari si sono coordinati tra loro poco e male distinguendo a malapena tra civili e «guerriglieri» armati.

I primi minuti del video, che Ranucci ha deciso di mettere in onda senza commenti, sono forse i più scioccanti. Mostrano un militare che prende di mira la sagoma di un uomo a terra, probabilmente un nemico ferito. «Lo vedo da dentro il trigicon (mirino ndr) - esclama il militare, un carabiniere della Msu - guarda quanto è bellino là a terra, lo vedi che muove la testa?» E la risposta: «Guarda come si muove sto bastardo: Luca annichiliscilo». Qualche minuto dopo si saprà che «Luca sta sera non paga da bere, lo ha annichilito, ha ammazzato il cecchino». Ma che la regola sia sparare alle persone lo si capisce anche più avanti quando qualcuno, probabilmente un superiore, ordina al sottoposto che sta puntando un missile terra-terra contro quella che potrebbe essere la postazione dei nemici: «Ascolta, nel dubbio spara alla gente, capito? Tienili nel mirino» e quindi parte il razzo. Dalle immagini si capisce anche che i militari italiani hanno enormi difficoltà ad evitare di sparare gli uni sugli altri anche nel pieno dell'attacco contro un «casottino» in cui dovrebbero essere asserragliati i guerriglieri ma da cui, qualche minuto dopo gli spari, si vede rientrare un uomo con delle capre: «Ditemi qual è la casa - si sente urlare ad un certo punto - ditemi qual è il dispositivo dell'esercito se c'è gente sui tetti perché rischiamo di tirarci addosso gli uni con gli altri». E la scena, con gli scenari parzialmente mutati si ripete almeno altre due volte.

«Quelle immagini sono montate in modo storicamente errato - ribatte il colonnello Giuseppe Perrone, portavoce del contingente di stanza a Nassiriya che ha visto il video attraverso il sito www.rainews24.it - ad agosto del 2004 qui non c'erano bersaglieri. La scena del lancio di un missile terra-terra contro una postazione di rpg è dell'aprile o del maggio 2004». Difficile contestare il merito delle immagini o le grida di gioia dei militari soddisfatti per aver «annichilito» qualcuno: «Non sono frasi che si possono giustificare - commenta Perrone - ma come si fa a raccontare quello che prova una persona quando si stente sparare addosso?». Il diessino Marco Minniti, responsabile del settore difesa e candidato in pectore alla carica di ministro, non è dello stesso parere: «Le immagini trasmesse da Rainews ci hanno drammaticamente raccontato la guerra degli italiani a Nassiriya. Il governo, il presidente del consiglio in prima persona hanno il dovere di dire in parlamento che cosa è effettivamente accaduto». Elettra Deiana del Prc - che lo scorso anno presentò un esposto alla magistratura militare proprio sulla battaglia dell'agosto 2004 - annuncia che quel materiale «sarà acquisito e inviato al procuratore Antonino Intelisano: «Il ministro Martino è sempre stato restio nel raccontare quel che accadde durante la battaglia. Al punto di negare, poi smentito dalle indagini della procura militare, che tra il 5 e il 6 agosto 2004 ci fossero state vittime civili». Proprio al ministero della Difesa avrebbero accolto con molto imbarazzo la messa in onda del video.

CdS 9/12
«Spara tutto». Battaglia a Nassiriya in un video Immagini choc del 2004. E un soldato urlò: «Guarda quello che corre, annichiliscilo»
ROMA - Visti in un filmato i militari italiani che combattono a Nassiriya fanno impressione. Gridano insulti a quei «bastardi» dei ribelli iracheni, si lanciano incitamenti ad «annichilirli». E nel sottofondo è un continuo crepitare di mitragliatrici. Tutto questo si vede in un film ripreso probabilmente da un carabiniere e trasmesso ieri da RaiNews24 . È il volto feroce della guerra. Di una battaglia combattuta dagli italiani con rabbia e tensione. Il video viene presentato come la registrazione della terza battaglia dei ponti che risale all'inizio di agosto del 2004. Ma, secondo un generale, è probabile che ci sia un errore. Si vedono in azione i bersaglieri e compaiono spesso le tute scure dei carabinieri. Questo farebbe pensare che in realtà le riprese si riferiscano alla prima battaglia dei ponti, quella che si svolse nell'aprile del 2004. La più tragica che provocò la morte di numerosi ribelli seguaci dell'imam Moqtada al Sadr. Ad ogni modo, si sente una voce concitata che annuncia: «Ne abbiamo fatti fuori due». Un altro militare indica al di là dei ponti «un nemico ferito». E dice a un collega: «Guarda come si muove 'sto bastardo». Poi lo sollecita a finirlo: «Annichiliscilo». Partono raffiche. Qualcuno parla con disprezzo della disorganizzazione con cui si muovono i terroristi che cercano invano di conquistare i ponti. «Sono una banda di c.».
A un certo punto una mitragliatrice Browning si inceppa. Qualcuno bestemmia. Poi l'arma riprende a crepitare. «Non sprecare munizioni», consiglia un militare. Un altro invece si preoccupa perché ha perso contatto con l'esercito. Forse è un carabiniere, non riesce a tenere i contatti con i soldati, non riesce a capire dove siano e teme di potergli sparare addosso. «Che, sono i nostri quelli», chiede. Poi di nuovo viene avvistato qualche rivoltoso iracheno. Non vogliono lasciarlo scappare. «Eccolo è laggiù che fugge. Vai, annichiliscilo». Un'altra voce grida: «Vai, preso, preso».
Se il filmato si riferisce alla prima battaglia dei ponti, quella di aprile, la comandò il colonnello dei bersaglieri Luigi Scollo, il quale raccontò al nostro giornale: «Ci siamo avvicinati ai ponti con una colonna di 60 veicoli e 8 blindati. Volevamo dare una dimostrazione di forza sperando di indurre i miliziani a ritirarsi». Se invece, come sostiene RaiNews24 , il combattimento è relativo all'agosto 2004, allora venne condotto agli ordini del generale Corrado Dalzini, il quale spiegò al Corriere della Sera : «La nostra risposta è mirata, come prescrivono le regole d'ingaggio. Reagiamo in modo adeguato e proporzionato a ogni tipo di minaccia che ci viene portata». In quell'occasione a che cosa avevano risposto? I guerriglieri avevano lanciato contro i militari un'automobile imbottita di esplosivo. Proprio nel punto in cui un paio di mesi prima un colpo di mortaio aveva ucciso il giovane lagunare Matteo Vanzan.
I militari si salvarono perché riuscirono a colpire il mezzo prima che gli piombasse addosso. L'auto è esplosa con una deflagrazione spaventosa. Per tutta la notte il martellamento dei mortai su base Libeccio non si placò. Alle 4 e 30 gli aggressori cercarono di sfondare con l'auto piena di esplosivo. I nostri la videro avanzare veloce sul terzo ponte, quello denominato Charlie.
Gridarono e lanciarono segnali luminosi per bloccarla. L'auto invece si avvicinava rapidamente. I militari aprirono il fuoco. Il mezzo esplose a metà del ponte scagliando in aria pezzi di lamiera infuocata. Ora, dopo aver visto l'impressionante filmato, il diessino Marco Minniti chiede spiegazioni al governo.

Marco Nese