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    Arrow Chiesa in India: 5 suore cattoliche bastonate da estremisti.

    India, 5 suore cattoliche bastonate da estremisti

    Una delle religiose, di 68 anni, è gravemente ferita. Gli assalitori le hanno picchiate mentre aspettavano l’autobus.



    Bhandaria (AsiaNews/Cbci) – Cinque suore cattoliche sono state aggredite a Bhandaria da un gruppo di estremisti forse appartenenti al Sangh Parivar [organismo politico-religioso composto da fondamentalisti nazionalisti ndr]. Una delle suore, madre Rosario (68 anni) è gravemente ferita mentre le altre hanno riportato ferite minori.

    L'aggressione è avvenuta il 25 ottobre: gli assalitori hanno colpito le religiose – che appartengono alla congregazione delle Vergini del Signore, le Prabhudasi Sisters - con dei bastoni mentre aspettavano l’autobus su una strada della diocesi di Udaipur, cittadina che si trova nella parte sud dello Stato occidentale del Rajasthan.

    Secondo p. Sibi, segretario del vescovo, l'accaduto potrebbe essere in relazione con le proteste di attivisti che “si sono opposti con forza alla processione eucaristica organizzata dalla diocesi che ha portato qui oltre 5 mila tribali cristiani”. La processione “si è però svolta con calma grazie alla protezione della polizia”.


    asianews.it

  2. #2
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    Dedichiamo questo 3d alla situazione dei cattolici in India.

  3. #3
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    INDIA

    L’attacco contro le suore di Udaipur “mira a colpire tutti i missionari”

    di Nirmala Carvalho

    Il vescovo della diocesi dice ad AsiaNews di essere “preoccupato” perché le violenze contro i cristiani nel Rajasthan “aumentano sempre di più”. Il portavoce della Conferenza episcopale: “Mai infranto la legge, le accuse di proselitismo sono infondate”.




    Delhi (AsiaNews) – “Un attacco premeditato che mira a colpire i missionari”, reso ancora più grave dal fatto che “la violenza era contro delle donne”. Il vescovo della diocesi di Udaipur, mons. Joseph Pathalil, commenta così ad AsiaNews la violenza perpetrata contro le 5 suore della congregazione delle Vergini del Signore.

    Le religiose sono state bastonate per strada il 25 ottobre mentre aspettavano l’autobus a Bhandaria, cittadina che si trova nella parte sud dello Stato occidentale del Rajasthan. Una di loro, madre Rosario (68 anni), è gravemente ferita mentre le altre hanno riportato ferite minori.

    “Queste religiose – continua il presule – danno la loro vita per migliorare quella di poveri ed emarginati di ogni fede o casta. Lavorano nel silenzio in campo sanitario ed educativo per offrire le basi che servono a migliorare la vita di gente molto simile a quella che le ha attaccate”.

    “Siamo preoccupati – sottolinea – perché l’aumento delle violenze anti-cristiane nel Rajasthan è innegabile ed inspiegabile”. “Queste nobili, venerabili suore – conclude - cercano solo di fare del loro meglio per la popolazione locale, ma i fondamentalisti proprio non ci vogliono qui. Godono di una tacita protezione da parte del governo e nessuno riesce a fermarli”.

    I problemi nella diocesi nascono il 16 ottobre, quando viene annunciata una processione eucaristica nella zona. Alcuni esponenti del Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss – formazione paramilitare di fondamentalisti nazionalisti ndr) protestano con le autorità ed accusano i cattolici di voler effettuare conversioni forzate verso i tribali. La polizia fornisce alla processione una scorta e la manifestazione si svolge regolarmente. Per protesta i fondamentalisti bloccano l’automobile del vescovo che si allontana dal luogo per tornare a casa ed iniziano a lanciare pietre, ma il presule riesce a fuggire indenne.

    “Sconvolti e sbigottiti” dalle violenze in aumento nello Stato anche alla Conferenza episcopale indiana (Cbci), perché “i missionari e le religiose cattoliche hanno sempre offerto un servizio disinteressato agli strati più bassi della società indiana”.

    P. Babu Joseph, portavoce della Conferenza dei vescovi, sottolinea ad AsiaNews che “la comunità cristiana è nota per il suo rispetto della legge. Le accuse di conversione che ci muovono i fondamentalisti, con cui giustificano le loro violenze, sono infondate”. “Solo una piccola parte della popolazione dello Stato – sottolinea il portavoce – ha abbracciato la fede cristiana ed inoltre non vi è alcuna prova, e non vi è mai stata, che le nostre conversioni siano state estorte con la forza o con la coercizione”.

    John Dayal, presidente dell’All India Catholic Union e membro del Consiglio nazionale per l’integrazione dice: “Ho scritto al primo ministro indiano, perché le proteste contro questo stato di cose non hanno prodotto effetti nella politica statale”.

    “Le Commissioni nazionali per i diritti delle minoranze – continua – non sono in grado di trovare una via per impedire questi continui soprusi, soprattutto nel Rajasthan”. “Domandiamo quindi alla Federazione – conclude – di far cessare questi atti e di punire una volta per tutte i colpevoli”.


    asianews.it

  4. #4
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    29 Ottobre 2005
    INDONESIA
    Indonesia: 3 studentesse cristiane decapitate

    I banditi hanno decapitato le ragazze mentre andavano a scuola, e hanno abbandonato una delle teste davanti a una chiesa. Il presidente Susilo condanna l’attentato. Il capo della polizia: “vittime indifese”.



    Poso (AsiaNews/Agenzie) – Questa mattina 3 studentesse cristiane sono state decapiate. Le vittime sono Yusriani Sampoe di 15 anni, Theresia Morangke di 16 anni e Alvita Polio di 19 anni. Un’altra ragazza, Noviana Malewa, ha riportato gravi lesioni al volto ed è ora ricoverata in ospedale sotto stretta osservazione.

    La ragazza sarà un importante testimone per chiarire le modalità dell’aggressione, che è stata condotta con armi da taglio mentre le ragazze si recavano in un liceo privato cristiano a Poso, Sulawesi centrali. I corpi sono stati trovati alle 70 ora locale (80 a Jakarta) nei pressi del villaggio di Bambu. La testa di una ragazza è stata invece abbandonata davanti una chiesa cristiana nel villaggio di Kasiguncu, e le altre 2 nei pressi di una stazione di polizia distante 10 km dal luogo del delitto. L’agenzia di stampa statale Antara ha riportato che le ragazze sono state attaccate da persone non identificate mentre, vestite con le loro divise scolastiche, percorrevano i 9 km che separano la scuola dalle loro case. Il commissario Oenggoeseno, capo della polizia delle Sulawesi, ha dichiarato che il movente dell’attentato non ha nessuna importanza dato che queste vittime erano ragazze del tutto indifese.

    Appena avuta la notizia dell’aggressione il presidente Susilo Bambang Yudhoyono ha cancellato tutti i suoi appuntamenti e ha convocato una riunione d’urgenza con i funzionari per la sicurezza, compresi il vice presidente Jusuf Kalla, ed i capi dell’esercito, della polizia e dell’intelligence. Il presidente ha espresso tutta la sua costernazione per la tragedia: “condanno con forza questi attacchi contro la civiltà - ha dichiarato – e chiedo alla popolazione del posto di collaborare con il governo per garantire il buon esito delle indagini e mantenere la sicurezza”. Ha poi detto che verranno inviate forze di polizia per mantenere la sicurezza ed evitare che la situazione precipiti.

    Questo attacco ha infatti fatto salire la tensione fra musulmani e cristiani. Poso è un terreno fertile per innescare contrasti fra le 2 comunità, e la situazione è ancora più grave se si considera che gli omicidi precedono di pochi giorni la celebrazione musulmana dell’Idul Fitri (festa islamica che segna la fine del mese di digiuno del Ramadan), conosciuta qui popolarmente come “Lebaran”. Il lunghissimo conflitto di Ambon, che ha causato migliaia di vittime, è stato scatenato proprio da violenze perpetrate pochi giorni prima dell’Idul Fitri.

    Asianews
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    PERDONALI PADRE.......NON SANNO QUELLO CHE FANNO....
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  6. #6
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    21 Luglio 2005

    INDIA
    Croci dissacrate a Goa
    di Nirmala Carvalho


    Goa (AsiaNews) – Quattro casi di dissacrazione di croci, 3 nell’arco di 7 giorni nella sola parrocchia di Ponda, nello Stato di Goa, ex colonia portoghese sulla costa occidentale indiana. “Si tratta di atti vandalici che nascondono uno scopo: gettare il seme del sospetto fra gli abitanti”, è quanto ha dichiarato p. Loiola, segretario dell’arcivescovo di Goa e Daman, mons. Filipe Neri Ferrão, patriarca delle Indie Orientali. “Ci sono stati casi di violenza in diverse zone dello stato – ha continuato padre Loiola – ma mons. Ferrão ha rifiutato di considerare questi vandalismi come atti di violenza conclamata contro i cristiani, tanto da delegare al parroco le richieste nei confronti dell’amministrazione statale”.

    Due croci sono state colpite nella notte fra il 13 e il 14 luglio. Quella nei pressi della cappella del Carmelo è stata completamente distrutta, l’altra è stata danneggiata e si trova all’interno di una proprietà privata. Questa settimana a Farmagudi è stata trovata un’altra croce danneggiata e ad allarmare è la vicinanza temporale con gli altri due vandalismi. Alcune settimane fa una croce è stata danneggiata a Opa.

    Il territorio del piccolo stato di Goa è disseminato di croci, lungo le strade e in proprietà private. I cristiani vi si riuniscono per recitare le litanie a maggio, in occasione della festa locale della Santa Croce. Questi atti non hanno tuttavia dato adito a tensioni fra le comunità religiose, tutte unite nel condannarli. “La Chiesa e il clero sono molto rispettati a Goa – ha aggiunto padre Loiola – visto anche che persone di tutte le fedi considerano molto prestigiose e valide le nostre istituzioni scolastiche. A Ponda la maggioranza è indù e le forze dell’ordine stanno verificando se si tratta di un caso di odio religioso o di una semplice faida fra famiglie. È comunque troppo presto per etichettare il fenomeno come un attacco fondamentalista contro la Chiesa Cattolica, anche se ammetto che ci sono stati casi di intolleranza religiosa contro i cristiani”.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  7. #7
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    27 Settembre 2004
    INDIA
    Le suore ferite: “Contente di testimoniare che Dio è amore e perdono”

    Le religiose di Madre Teresa già oggetto di violenza in molte parti del mondo


    Calcutta (AsiaNews) – Le suore di Madre Teresa attaccate in Kerala si sono dette “contente per aver avuto la possibilità di testimoniare che Dio è amore e perdono”. Lo ha detto ad AsiaNews suor Cristine, a nome della Missionarie della Carità, raggiunta telefonicamente a Calcutta.

    Le 4 suore, che, sabato, insieme con 2 preti missionari di Madre Teresa erano stati attaccati da fondamentalisti indù mentre stavano entrando in un villaggio del distretto di Kozhikode, nel Kerala ed avevano riportato ferite e tagli, sono state tutte dimesse dall’ospedale. “Le sorelle hanno perdonato chi ha fatto loro del male” afferma suor Cristine. “Quanto è avvenuto non fermerà il loro impegno per i poveri e i bisognosi: lo hanno detto loro stesse”.

    Suor Shallet – una delle religiose attaccate - ha raccontato di essere stata trascinata fuori dal veicolo sul quale stava viaggiando: “Ci hanno picchiate con spranghe e hanno minacciato di ucciderci se entravamo nel villaggio” ha detto la suora, contusa alla testa. La superiora, suor Kusumam - anche lei ferita al capo - ha affermato che le religiose non vogliono intraprendere nessuna azione legale contro gli autori delle violenze: “Ma vogliamo sapere perché ci hanno fatto questo”. Gli assalitori hanno accusato le suore di convertire gli indù del villaggio, ma le religiose dichiarano di andare in case di indù e musulmani per portare aiuto e di non aver mai convertito nessuno: “Aiutare le famiglie povere è convertire?” si è chiesta suor Shallet.

    La reazione delle suore a Calcutta alla notizia dell’attacco alle consorelle del Kerala è stata la preghiera: “Quando abbiamo saputo della notizia, la nostra prima reazione è stata pregare: per le nostre sorelle ferite e per coloro che hanno compiuto questo” ha concluso sr. Cristine.

    Le suore di Madre Teresa svolgono la loro missione “in situazioni e luoghi difficili”, come ha affermato sr. Nirmala, erede di Madre Teresa e superiora delle missionarie della Carità. Negli ultimi anni le suore con il sari sono state oggetto di violenze in diversi Paesi e alcune di loro sono state uccise per il loro impegno disinteressato in favore dei poveri.

    Nel 1998 sr. Tilia e suor Anetta, indiane, e sr. Michaela, filippina sono state uccise a Hodeida nello Yemen, mentre si recavano alla loro casa per i malati e i moribondi. “Quando sono andata a trovarle - racconta sr. Nirmala - ho chiesto loro se volevano continuare la fondazione o chiuderla. Tutte risposero che volevano continuare. Due sorelle molto giovani, che volevamo trasferire, sono state le prime a supplicare di poter rimanere. E anche i poveri di tutte le nostre case nello Yemen mi hanno chiesto di non portare via nessuna suora”.

    Nel 1999 in Sierra Leone 6 Missionarie della Carità sono state rapite e prese in ostaggio a Freetown. Tre furono uccise subito: sr. Maria, indiana, suor Carmeline, keniana e suor Swewa, bengalese. “La quarta [suor Hindu, indiana], dopo essere stata colpita, ha perdonato il suo feritore. È morta due settimane dopo a causa delle ferite riportate” ricorda sr. Nirmala.

    Un fratello dei Missionari della Carità è stato ammazzato nel marzo 1998 a Novada, nel Bihar (nord dell’India) mentre trasportava medicinali e cibo verso la città di Patna. Luke Puttaniyil, indiano, 46 anni, era originario del Kerala e da un anno era membro dei fratelli missionari della Carità.

    Oggi le Missionarie della Carità sono più di 4 mila, fra suore attive e contemplative, provenienti da 80 nazioni. Sono presenti in 130 Paesi con 697 case, di cui 222 in India.

    I cristiani nel Paese sono 24 milioni, il 2,3% della popolazione; i cattolici 16 milioni. Oltre il 30% delle istituzioni caritative nel Paese sono gestite da cristiani, in particolare case per lebbrosi, poveri, anziani, persone abbandonate e senza tetto. (LF)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  8. #8
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    INDIA

    Leader indù invitano a “fare più figli per preservare la razza”

    di Nirmala Carvalho

    L’Rss chiede ad ogni famiglia almeno 3 figli per garantire la futura supremazia della religione indù. Attivisti cattolici indiani: “Concetto nazista, usa le donne come uteri in affitto”.




    New Delhi (AsiaNews) – K. S. Sudarshan, capo dello Rashtriya Swayamsevak Sangh [Rss, organizzazione paramilitare nazionalista ndr] ha invitato tutti gli indù dell’India a “fare almeno tre figli” per “preservare la religione, la cultura e la società induista nel Paese”. Per John Dayal, attivista cattolico per i diritti umani “l’invito considera le donne un oggetto e richiama la razza ariana voluta dai nazisti”.

    Sudarshan ha parlato della questione giovedì scorso ed ha sottolineato che “una maggiore prolificazione indù” farebbe finire lo squilibrio territoriale indiano che divide gli Stati in maggioranze religiose diverse. “Non cadete nella legge che prevede di avere uno o due figli – ha aggiunto – perchè se la seguite, nei prossimi 120 anni la vostra famiglia non avrà successori: non dovete avere meno di tre figli, e se ne farete di più, tanto meglio!".

    Il leader nazionalista ha poi parlato del divorzio musulmano tramite il "triplo talaq". “Non si possono lasciare le donne in mezzo alla strada in quel modo – afferma – e tutti i matrimoni e i divorzi devono essere registrati. Bisogna creare un codice civile uniforme per tutti e modernizzare l'educazione musulmana". Tuttavia, Sudarshan dà delle “scusanti” ai musulmani, considerati “abitanti fra i più poveri ed ignoranti di tutta l’India”.

    John Dayal, segretario dell'All India Christian Council e presidente dell’All India Catholic Union, ha risposto oggi alle affermazioni del leader dell’Rss con un comunicato stampa in cui spiega come "negli ultimi anni” la nazione si “aspetta di tutto dal gruppo estremista Rss e dai suoi leader, a cominciare dalla loro volontà di sradicare i musulmani e i cristiani, con cui litigano sempre, dai territori vicini”.

    “La società civile indiana – continua l’attivista - ha il timore che lo Rss voglia annientare le diverse identità tribali e quindi il pluralismo culturale indiano: se ciò avvenisse verrebbero a mancare i principi democratici che tengono unita e integra l'India”.

    Parlando dell’invito a generare più figli, Dayal sottolinea che “Sudarshan invita gli indù ad avere 11 o 12 figli per aumentare il numero di aderenti all’induismo. Alla base di questo invito vi è un principio razzista che trova i suoi fondamenti nella razza pura hitleriana”. “Terribile – aggiunge ancora - è la concezione maschilista con cui attacca i diritti delle donne, vittime da bambine di violenze sessuali ed ora semplici ‘uteri in affitto’ di un'ideologia perversa che lotta per l'annientamento delle altre comunità religiose”

    “Il censimento cui fa riferimento il leader nazionalista [Religious Demography of India del 2001, pubblicato dal Centre for Policy Studies ndr] presenta dei dati volutamente sbagliati in cui si prevedeva un'esplosione demografica dei musulmani. I dati sbagliati hanno creato così un allarmismo nelle zone cosiddette ‘a maggioranza cristiana’ dell'India orientale che temevano attacchi terroristici”.

    “I dati del censimento del 2001 sono stati elaborati dal Centro degli studi politici di Chennai e approvati dall'allora vice primo ministro Advani, ma vanno contro i dati scientifici e ufficiali elaborati dal Progetto governativo ‘People of India’ di K S Singh. Nello stesso censimento si diceva che la popolazione cristiana era in diminuzione per la legge che prevede di avere al massimo 1 o 2 figli. Anche la favola di una cospirazione da parte di una comunità cristana dell'India nord orientale si è rivelato falso".


    asianews.it

  9. #9
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    Predefinito Chiesa in India: famiglie cattoliche costrette dalla miseria a divente induiste.

    India: famiglie cattoliche costrette dalla miseria a convertirsi all'induismo

    Nel villaggio di Roopapali più di 40 famiglie si sono convertite per poter usufruire delle sovvenzioni riservate ai poveri. Un insegnante: “avrei perso il mio lavoro”. “Sono stati minacciati”, dichiara un catechista.



    Raipur (AsiaNews/Ucan) - Nel villaggio di Roopapali, 1400 km a sud-est di New Delhi, nell’arcidiocesi di Raipur, più di 40 famiglie cattoliche hanno deciso di abbandonare la loro fede a favore dell’induismo. Kaithabai Surjha, maestra in una scuola materna, ha dichiarato che “il sarpanch (capo del villaggio) mi ha informato che non avrei potuto continuare il mio lavoro di insegnante se fossi rimasta cristiana”. Suo marito Hemlal, un coltivatore, ha aggiunto che si è convertito all’induismo per ottenere i sussidi del governo stanziati per i dalit, la classe povera del sistema di caste indiano, dopo la decisione del governo di congelare i fondi destinati ai cattolici. La coppia, che si è sposata con rito cattolico e ha battezzato i 3 figli, ha poi dichiarato di aver chiesto al parroco di “non visitarli” e di “non mandare catechisti nel villaggio”.

    “Sono stati minacciati”, ha dichiarato Abraham Narayan, un catechista parente di alcune famiglie convertite. Madhu Nag, un altro catechista che era solito visitare il villaggio, ha invece sottolineato che l’arcidiocesi aveva promosso molte iniziative a Roopapali, dato che la comunità cattolica era abbastanza numerosa. Ha inoltre spiegato che il cattolicesimo era stato annunciato circa 75 anni fa da missionari, che avevano anche aiutato gli abitanti durante un difficile periodo di carestia. Il problema, hanno detto i 2 catechisti, è che le famiglie cristiane hanno usufruito di benefici scolastici riservati agli indù. La costituzione indiana garantisce infatti dei benefici ai dalit poveri per assistere la loro crescita socio-economica. Possono però usufruirne solo i dalit buddisti, indù e Sikh, e non i cristiani e i musulmani, in quanto non riconoscono il sistema delle caste.

    Nel villaggio solo la famiglia di Kumar, un medico chirurgo, non si è convertita. “Siamo cristiani da generazioni”, ha dichiarato Moosa, 65 anni, padre di Kumar e aderente alla Chiesa maronita. “Siamo stati ostracizzati dal punto di vista sociale, economico e religioso – continua - ma non abbiamo paura della persecuzione, perché Gesù è con noi”. Kumar ha deciso di non chiedere nessuna delle sovvenzioni economiche e lavorative riservate ai dalit.

    Padre Swaminathan, prete del villaggio, ha rifiutato di commentare il caso che, secondo quanto dichiarato dai 2 catechisti Narayan e Nag, è stato aperto a seguito all’elezione contestata dai cristiani del candidato indù Rabbi Chowhan in un seggio riservato ai dalit. Chowhan dopo l’elezione ha dichiarato che non avrebbe permesso a bambini cristiani di registrarsi come indù e di iscriversi alle scuole e ha chiesto al governo di fare luce sui casi di cristiani che hanno ottenuto lavori o altri vantaggi grazie alle sovvenzioni del governo. Anche il partito indù Bharatiya Janata Party (BJP) ha cominciato una serie di indagini.

    Asianews.it

  10. #10
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    3d dedicato alla Chiesa in India e alla situazione dei cattolici indiani.

 

 
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