Ci sono giudici a Londra
Maurizio Blondet
10/12/2005
The House of LordsLONDRA - Le prove e confessioni ottenute sotto tortura non sono ammissibili davanti ai tribunali inglesi: lo ha sancito la Corte dei Lord.
La cosa rallegra mentre fa vergogna.
Vergogna che in Occidente si debba ribadire come un «principio» ciò che è un luogo comune elementare della civiltà; ma ci si può rallegrare che il principio sia stato ristabilito da tanta autorità, mentre si discute di legalizzare la tortura in USA.
La Corte dei Lord è l'organo supremo del diritto britannico, ben superiore a qualunque Corte Costituzionale: il Regno Unito non ha una Costituzione ma molto di più, una Magna Charta (1).
Si noterà che i Lord non hanno vietato la tortura in sè, come avrebbe fatto una Corte illuminista, ma operato qualcosa di più sottile ed efficace: rendendo non ammissibili le «prove» estratte con la tortura, l'hanno resa inutile.
E l'hanno privata di ogni pretesa di legalità.



Dando una chiara lezione ai legislatori (chiamiamoli così) americani.
Anzi uno dei supremi magistrati, lord Hoffman, ha biasimato apertamente gli Stati Uniti.
Ha ricordato come un motivo di «orgoglio per la nazione inglese» il fatto di aver rigettato «secoli orsono», dall'ambito della «common law» (il diritto comune naturale), la tortura come mezzo per raggiungere un fine legittimo ed ha aggiunto: «nel nostro secolo molti, negli Stati Uniti, eredi di quella tradizione di diritto naturale, considerano la loro patria disonorata dall'uso lì praticato della tortura extragiudiziaria e dalla 'rendition' extralegale di sospetti in Paesi dove possono essere torturati».
In Italia la parola «onore», specie se coniugata come «onore della patria», temo non sia sentita come significativa.
I Lord evidentemente sperano che in USA suoni come una frustata nei giorni in cui Dick Cheney non solo tenta di ammettere la tortura, ma vuole renderla legale per ragioni di emergenza.

La situazione ha un risvolto pratico che suole sfuggire agli italiani.
Una volta legalizzato, un abuso, resta scritto: e può essere applicato ad ogni cittadino, sempre con la scusa dell'emergenza.
Cioè a noi e a voi. A me, e a te.
Dal momento in cui la tortura è legge, nessuno è più al sicuro.
Soltgenycin ha raccontato questo sentimento nell'universo concentrazionario sovietico.
I passi di pesanti stivali che salgono nella notte; gli stivali si fermano sul pianerottolo; il cuore in gola.
Poi, una mano rude bussa a un'altra porta.
Sollievo: non sono venuti per me!
Sollievo vile e idiota: la prossima volta, vengono per te.



E ogni cittadino si accuccerà ancora di più tremando di sollievo nel letto.
E nessuno aprirà la porta per vedere, meno ancora per chiedere «cosa fate di quell'uomo», e ancor meno per protestare: eppure, dice Soltgenycin, a volte una protesta della gente è bastata a spaventare il KGB, a farlo desistere.
E' sulla nostra viltà che l'oppressione confida.
In Italia, sul tema della tortura, si fa una chiacchiera giornalistica.
Si può?
Non si può?
Certe volte l'hanno fatto anche i nostri servizi…è normale che i servizi possano agire in modo extralegale (cose sentite a Radio 24).
Certo non si deve fare, ma davanti al pericolo del terrorismo globale…
Naturalmente, con la massima cura a sfuggire la domanda centrale: chi sono i terroristi?
Chi è la mente e chi gli esecutori dell'11 settembre?
Perché la cosa non è affatto chiara.



C'è il fondato sospetto che l'11 settembre sia una strage di Stato, organizzata dall'Amministrazione Cheney per giustificare le sue guerre e le sue barbarie.
In questo senso anzi, le parole che Condoleezza Rice è venuta a dire in Europa suonano come un'arroganza e una minaccia.
Con la tortura, ha detto, «abbiamo salvato molte vite europee».
Sottinteso: se non ci lasciate torturare, anche voi avrete degli attentati come l'11 settembre.
Sub-testo ancora più profondo:…perché siamo noi a farli, contro quelli che consideriamo «nemici». O con noi, o contro di noi.
Infatti Guido Olimpio, l'esperto di terrorismo del Corriere, è «sicuro» che un altro grosso attentato «avverrà».
Poiché Olimpio è ben informato, sono sicuro che sa quale mano lo farà avvenire.
Ma non può dirlo.
Come tutti, se ne sta accucciato nel suo letto comodo: del resto non gli lascerebbero pubblicare un'altra verità diversa da quella ufficiale, si giocherebbe solo la carriera.



Il mega-attentato dell'11 settembre è il fatto con cui Cheney e la sua cricca legittimano la tortura, e le altre atrocità che le loro truppe compiono in Iraq e in Afghanistan.
La questione: chi l'ha fatto, è dunque cruciale, perché fa cadere ogni legalizzazione della barbarie. E' noto che gli Usa si provocarono vari attentati per «giustificare» le loro entrate in storiche guerre. Dalla guerra contro la Spagna nel 1898 [una nave americana in visita a Cuba, allora spagnola, saltò nella baia di Guantanamo: gli USA dettero la colpa agli spagnoli, e si presero Cuba] a Pearl Harbour, dove oggi è accertato che la notizia dell'arrivo della flotta giapponese non fu comunicata ai comandanti della flotta USA alle Hawaii, perché fossero colti di sorpresa.
L'ammiraglio Lemnizter propose a Kennedy di abbattere un finto aereo di linea americano, per poi darne la colpa a Fidel Castro e avere il pretesto di invadere Cuba.
Dunque è nella storia e nella tradizione americana questo…come definirlo?



Non si può definire che come «terrorismo di Stato».
Quanto di ciò che vediamo oggi è terrorismo di Stato, non saprei dire.
Ma per esperienza, so che i terroristi veri sogliono colpire un bersaglio determinato, un capo della polizia, un singolo politico, un magistrato.
Mentre gli attentati indiscriminati, le stragi contro folle anonime e plurali, sono di solito delitti di Stato.
Volti a provocare la tensione dell'opinione pubblica, per indurla a chiedere leggi speciali, misure draconiane.
E' accaduto anche in Italia, dove i delitti mirati delle BR si sono intrecciati, indecifrabilmente e inestricabilmente, con stragi. Oscurissime.
Ma non tanto, dopo decenni di esperienza.
Le leggi speciali e d'emergenza che le folle invocarono allora (o nemmeno invocarono) sono ancora su di noi, sopra il nostro collo.
E nessuno le chiama «disonore della nazione».

Maurizio Blondet




--------------------------------------------------------------------------------
Note
1) «Costituzione» è idea giacobina, che stabilisce il diritto cosiddetto «positivo»: è «legale», ciò che lo Stato nella sua forza impone come legge scritta. La Magna Charta britannica, medievalmente, non «pone» il diritto (non lo fa) ma solo «riconosce» le norme della giustizia naturale, scritte nel cuore di ogni uomo in quanto verità immutabili. Una legge di Stato può essere (spesso è) contraria alla giustizia naturale, e questo controlla la Corte dei Lord. Così i giudici inglesi non applicano codici ma, caso per caso, stabiliscono cosa è equo e cosa non lo è, chi fra due litiganti ha «diritto» e chi ha «torto». L'esercizio del diritto è morale, ma soprattutto intellettuale, è ricercare la verità. E ciò nel quadro della tradizione, ossia delle sentenze precedenti, anche antiche, su casi simili a quello discusso.



Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.


Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.