dal blog "Il Comunismo è una pianta di cui la Tradizione è il fiore"
La questione meridionale
La questione meridionale è vecchia come l'Italia o quasi. Perché più vecchia ancora dell'Italia è la legge del dominio: chi vuole creare una colonia deve produrre una ideologia che legittima quello stato di cose. In Italia, senza sorpresa, quell'ideologia affonda le radici nell'evoluzionismo e il progressismo di matrice modernista: il meridione sarebbe cosi indietro perché i meridionali sono indietro. Cioè qui si propone una definizione del "terrone" non più storico-sociale come quella proposta da me stesso (vedere più in giù su questo blog), ma una definizione razzista che di colpo naturalizza il razzismo - quando invece il razzismo è il prodotto dell'imperialismo (vedi Arendt).
Direi che per inquadrare la problematica nello specifico italiano ci si deve chiedere perché l'emergenza del modo di produzione capitalista moderno non ha spazzato via, nella società meridionale, le forme "arettrate" di sociabilità secondo il metro moderno nord-europeo, cioè la sociabilità creatasi nelle metropoli dove il capitale già aveva conseguito la sua accumulazione cruenta originaria. Secondo me è perché nella società meridionale non si è arrivati alla dominazione di un ceto borghese portatore di ideali umanisti e progressisti. C'erano si borghesi, ma in quanto classe l'ascesa della borghesia non ha portato al suo dominio politico e quindi ideologico, cioè non si è realizzata e quindi - visto che la borghesia come classe è parte della nostra preistoria, cosi come il proletariato negatore della prima è al momento della sua auto-abolizione alba della storia.
I dominanti al Sud erano ancora i poteri legati alla terra, con la Chiesa e la monarchia.
Ora gli italianisti garibaldiani, vedendo sia nella Chiesa che ovviamente nella monarchia un potenziale pericolo, hanno fatto affidamento al potere dei grandi proprietari. Ecco perché si è riprodotto un rapporto sociale fino al giorno d'oggi sotto alcuni aspetti arcaico. Al Sud c'è democrazia ma c'è come prodotto d'esportazione e funziona come un mercato d'influenza. Tutte le forze che volevano realizzare il contenuto della democrazia al Sud sono state combattute dalle mafie con l'aiuto dello Stato (cioè dal Nord) e della Chiesa: dai repubblichini napoletani al comunismo.
Adesso con l'evoluzione delle forme della produzione, con il passaggio dal settore secondario che impiega tanta forza di lavoro (necessità della colonia) a quella economia simbolica che richiede più qualificazione, e pur con l'apertura dei mercati, l'unità non conviene più al capitale dominante nordista. Da qui salta fuori la spinta separatista.
In parole povere il meridione fu e restò quel che doveva essere nel disegno della nascente economia nordista: una colonia fornitrice di forza di lavoro e di mercato protetto, tenuta alla calma con le buone (i salari, gli aiuti statali) e con le cattive (le mafie che ostacolano l'emergenza di una economia locale performante).
Con l'Italia si è visto in piccolo quel che si vede in grande oggi con l'Euro: questo va in favore della economia più forte tedesca. Anche qui un padanista dovrebbe chiedersi perché i tedeschi hanno voluto nella moneta unica altre economie molto più deboli della loro.
postilla dell'Autore:
Dopo "alba della storia." si deve leggere l'Aggiunta:
- e quindi dicevo non si è entrati nella dialettica storica in apparenza, cioè il tempo sembra fermo e i problemi del Sud hanno l'aspetto della morte, dell'immutabile. Noi comunisti sappiamo però che la vecchia talpa continua a fare il suo dovere: sotto Napoli il divenire non si ferma, e l'uomo sociale si presenterà anche là per compiere il suo essere: la guerra della specie per una ricchezza immediatamente sociale.




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