Il finanziere Carlo De Benedetti, che come industriale allo Stato ha preso molto e al sistema economico ha restituito quel che poteva, ha annunciato anche formalmente la sua discesa in campo. Mentre al convegno fiorentino di quegli onesti lavoratori della politica che sono i Ds si discuteva sotto lo slogan berlusconiano “l’Italia è il paese che amo” (e paghino almeno i diritti, a Silvio e a chi scrive), CDB ha organizzato un preconvegno lobbista per rivendicare la tessera n° 1 del futuro partito democratico. E’ un suo diritto segnalare che Prodi è vecchio, e che si dia da fare nell’amministrazione del condominio italiano mentre i veri leader scaldano i muscoli; è legittimo che indichi in Veltroni e Rutelli due campioni della politica da sponsorizzare con la maglietta della Cir; è fantastico che CDB offra al nuovo partito tre ricette berlusconiane (la Tav, la flessibilità del lavoro, la riforma delle pensioni) da eseguire in fretta nella cucina di palazzo dei dati per vincenti alle prossime elezioni; ed è ovvio, sebbene stilisticamente anomalo, che l’editore del secondo giornale italiano dettasse ieri il suo manifesto politico al primo giornale italiano (come ha notato Sandro Bondi, il segretario del nostro partito): ma sarebbe curioso che fossimo i soli a notare quale sia il lieto fine dell’avventura del conflitto di interessi.
Siccome, per usare il linguaggio dei sepolcri imbiancati “de sinistra”, rovesciandolo, è per lo meno tollerabile che i ricchi facciano politica, che si comprino virtualmente i prossimi possibili presidenti del Consiglio e mettano sotto tutela quello incidentalmente in corsa, e che i loro interessi nei settori dell’editoria e dell’energia e molti altri siano adeguatamente rappresentati da una tessera n°1 del partitone di maggioranza nei possibili futuri governi; siccome sul piano giudiziario la vera differenza tra CDB e il Cav. è che il primo i suoi conti con i tribunali li ha già risolti nella disattenzione di Travaglio, Biagi, Luttazzi, Economist e compagnia bella, il secondo quasi risolti; siccome e siccome eppoi siccome, che cosa resta da dire? Resta da dire questo: che i conflitti trasparenti possono non piacere alla gente che piace, ma quelli coperti non piacciono a noi.
Ci sembrano perfino più pericolosi.
CDB è un cittadino, e può fare quel che le leggi non gli vietano, cioè mettere le mani sulla politica senza candidarsi.
Ma i suoi cortigiani devono piantarla di frignare sul conflitto di interessi e di minacciare la roba del nostro principale in caso di vittoria elettorale.
La tessera n° 1 di CDB, oltre che la decenza, non glielo consente.
Ferrara su il Foglio
saluti




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