Il Professore, il piattino ed il caso Bresso
di Arturo Diaconale
Romano Prodi ha fermamente smentito Paolo Guzzanti a proposito di via Gradoli.Ed ha minacciato di querelare il parlamentare di Forza Italia se non la smetterà di considerare una balla la tesi del “professore” secondo cui l’indirizzo del covo dove le Br tennero prigioniero Aldo Moro venne fuori da una seduta spiritica con annesso piattino.Non mi permetto di mettere in dubbio la smentita del leader del centro sinistra.Prodi è un uomo d’onore. E se afferma che il nome di via Gradoli non gli venne suggerito da qualche informatore riservato che si era impegnato a coprire, ma dallo spiritello che muoveva il piattino, non posso che prendere atto della sua affermazione.Fu un fantasma e non un oscuro agente di un qualche servizio segreto o un Br dell’ala non militarista a rivelare all’ex presidente della Commissione Ue la strada in cui era segregato Moro.
La presa d’atto della smentita, però, non chiude la vicenda. Anzi ne apre una molto più grande ed attuale. Se Prodi avesse detto che la storia dello spiritello fu una scusa per non bruciare un qualche informatore, tutto si sarebbe risolto in una grande polemica sul nome dello sconosciuto. Qualche giorno di bagarre mediatica. E poi la tempesta sarebbe passata senza lasciare eccessive tracce sulla fedina politica e morale di Prodi. Il leader del centro sinistra, che è un uomo d’onore, dice invece che in un momento di grande tensione per il Paese e per il suo partito di riferimento, la Dc, avvertì il bisogno di ricorrere ad uno spiritello per avere un lume, una spiegazione, una risposta. Ed è proprio questo il guaio. Se l’ha fatto con Moro come escludere che il “professore” continui ad appellarsi all’aldilà, quando si tratta di affrontare un problema particolarmente complesso? E, come non mettere in conto che, se mai dovesse rientrare a Palazzo Chigi, Prodi potrebbe addirittura istituzionalizzare il sistema facendo installare un bel tavolino a tre gambe nel suo ufficio per delegare al piattino le decisioni e le scelte più complicate?
L’interrogativo non è affatto ozioso e strumentale. E la riprova è nel modo con cui il candidato premier dell’Unione affronta in questi giorni il problema della Tav in Val di Susa. Si o no? Con la presidente del Piemonte Mercedes Bresso o con i manifestanti che bloccano i lavori ed insultano i carabinieri al grido di “Nassiriya”? Il piattino ondeggia da una parte all’altra. Non si ferma. E Prodi non decide. Con la conseguenza che la presidente del Piemonte minaccia le dimissioni. Ed il Paese ha sotto gli occhi lo scenario preciso di quanto avverrebbe se mandasse al governo il “professore” ed il centro sinistra. Nell’ipotesi migliore la sagra del piattino; in quella peggiore la paralisi e le dimissioni del governo.




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