Miguel Martinez

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Tra i miei libri, ce ne sono di quelli che oziano, e di quelli che vivono intensamente. Uno di quelli che ha vissuto più intensamente in questo periodo è Il mistero della sinistra di Marino Badiale e Massimo Bontempelli. A colazione, si è preso chiazze di te, è stato infilato in borse accanto a ogni sorta di oggetto, è stato letto in piedi sull'autobus subendo ammacchi per mano degli altri passeggeri (facendomi anche perdere una volta la fermata giusta), si è riempito di briciole durante i pasti...

Comunque, se l'è cercato. Perché per me, il libro è stata una rivelazione. Come sapete, io sono arrivato a certe conclusioni riflettendo sugli immaginari culturali e su paesi lontani; Badiale e Bontempelli sono arrivati a conclusioni molto simili, ma partendo da una conoscenza dell'economia e del sistema mondiale molto più sicura della mia, e mettendo a fuoco l'Italia e l'Occidente.

Innanzitutto, guardano al presente come storia: cioè con quel raro distacco che permette di cogliere i processi generali, e di vedere come siamo arrivati allo stato di capitalismo assoluto. Una situazione in cui, per la prima volta nella storia, ogni settore della vita umana deve subordinarsi alle "logiche dominanti nell'ambito economico capitalistico". Ma quando tutto è subordinato in maniera ineluttabile, allora abbiamo, semplicemente, un sistema totalitario, quanto il socialismo reale o il fascismo.

In questa realtà, la politica diventa esclusivamente amministrazione, e ci può essere ben poca differenza tra i partiti. Anzi, gli autori ci offrono un utile (e impressionante) riassunto del ruolo che vari governi di sinistra hanno svolto in tutto il mondo nella distruzione dello stato sociale. Quanto la destra, a volte più della destra, come nella Nuova Zelanda, dove gli stessi laburisti che negli anni Cinquanta avevano creato lo stato sociale, lo hanno annullato tra il 1984 e il 1986.

Eppure, più la politica diventa uniforme, più il "popolo di sinistra" si convince che "la contrapposizione fra destra e sinistra rappresenti una contrapposizione profonda di comportamenti, di cultura, di visione del mondo", arrampicandosi sugli specchi pur di poter continuare a giustificare, rimuovere, usare due pesi e due misure, arroccarsi, guardare solo indietro al passato, illudersi, ridurre tutto il male del capitalismo ai solo personaggi di Berlusconi e di Bush.

Questo è il "mistero" della sinistra che gli autori cercano di svelare: i meccanismi politici, simbolici, psicologici e di classe che tengono milioni di ottime persone prigioniere dell'identità ormai vuota di "sinistra". Non vi anticipo cosa scoprono: vi dico solo che corrisponde esattamente alla mia esperienza.

Infine, gli autori arrivano anche a proporre una concreta politica alternativa, che permetta di uscire dalla subordinazione al capitalismo globale.

Se questo testo, rigoroso (uno degli autori non a caso è un matematico), comprensibile a tutti, che non scade mai nell'estremismo, fosse anche politicamente corretto, sarebbe il saggio dell'anno. Non lo è, per fortuna. E questo significa che a pubblicarlo è stata una piccola casa editrice, priva di una seria distribuzione. E talmente condizionata dalle proprie chiusure ideologiche da aver imposto agli autori una premessa critica e ben 82 pagine di una sorta di confutazione finale. Che non dice il contrario degli autori, ma cerca di salvare l'ortodossia veteromarxista.

Ma questi sono i limiti reali alla libertà di pensiero ai nostri tempi.

Sia chiaro, recensisco questo libro, non per parlarvene o per discuterne in astratto, ma perché voglio che lo compriate.

Marino Badiale e Massimo Bontempelli
Il mistero della sinistra
Graphos, Genova