ZAPATERO E GLI ORARI DI LAVORO
Meno produzione più riproduzione
di GIOVANNA ZUCCONI
Non si sa di nessun capufficio al mondo che abbia permesso a un'impiegata di assentarsi per andare a fare l'amore: neanche se, in margine alla richiesta, la donna garantisce che lo scopo dell'amplesso è rimanere incinta. Ma d'ora in poi i capufficio spagnoli dovranno invece giustificare (e retribuire) la donna che si allontana dal lavoro per sottoporsi a fecondazione assistita.
A qualcuno sembrerà il colmo del relativismo etico. È invece solo uno dei tanti, concreti provvedimenti che il governo Zapatero intende varare in favore del diritto alla maternità (e alla paternità). A gennaio entrerà in vigore un piano riservato, per ora, ai dipendenti pubblici: più settimane a casa quando nasce un figlio, permessi per le adozioni, più part-time e orari flessibili, e un unico sorprendente divieto, rimanere in ufficio dopo le 18: attardarsi al lavoro impedisce di passare uno scampolo di tempo in più con i congiunti, e soprattutto i figli. Tasso di natalità bassissimo in Italia, tasso di natalità bassissimo in Spagna. Ma opinioni molto differenti, a quanto pare, per affrontare il problema. Qui si interviene con un po' di quattrini (il bonus bebè, anche per puerpere miliardarie), lì si prova a ragionare sul tempo, che è un bene perfino più prezioso. Perché gli orari di lavoro non tengono conto dei figli a casa, dei ritmi dell'educazione, delle infinite brighe della maternità. Essere madre e lavorare spesso significa, oggi come ieri, essere madre o lavorare. Tanto è vero che uno degli argomenti forti del femminismo classico era il conflitto tra i tempi della produzione e quelli della riproduzione.
Il premier spagnolo Zapatero sarà anche nemico della Famiglia, quella maiuscola e canonica. Ma evidentemente non delle famiglie, quelle vere, imperfette, affannate e magari sbalestrate, per le quali lo squillante «tutti a casa!» alle sei di sera crea una (lunga: in Spagna non si va mai a tavola prima delle nove) happy hour, consacrata appunto alla famiglia.
Da un governo formato per metà da femmine, non stupisce una sortita così femminile. L'idea è che il tempo possa essere meno nemico, meno avaro di pause. Quel tempo che per molte madri è una somma ansiogena di scadenze, un tempo da inseguire e magari da maledire come racconta così bene, e con molto umorismo, Lella Costa nel suo ultimo monologo teatrale.
Certo, il tempo è difficile da domare con un'ingiunzione governativa. E ridurre l'orario di lavoro è un lusso: la concorrenza asiatica aumenta i ritmi di produzione. Il nostro problema più urgente, però, è aumentare la riproduzione. E il governo Zapatero ha deciso di stabilire, se non nuove priorità, almeno un equilibrio diverso tra il dovere di lavorare e il diritto di fare figli.
La Stampa 9 dicembre 2005
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