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  1. #1
    w i punkillonis
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    Predefinito esperimento costruzione articolo

    salude a tutti gli irsiani:

    vi propongo un esperimento.

    scriviamo un qualcosa tutti insieme qui sul forum.


    prendiamo due articoli come base uno uscito sull' unione sarda il 1 dicembre e l'altro uscito oggi sul GDS. il primo si intitola

    [I]Capo Frasca. Fa discuttere la richiesta di Efisio Trincas sulla chiusura del poligono[/I]
    Il Terralbese dice "si" alla base militare
    Cinque sindaci contro la proposta del Comune di Cabras

    questo è il testo.

    Il Terralbese non è d'accordo con Cabras. Secondo i sindaci la base di CapoFrasca porta ricchezza e occupazione.

    I cinque sindaci del Terralbese si dicono contrari alla proposta del primo cittadino di Cabras, Efisio Trincas, sulla chiusura del poligono di Capo Frasca. All'unisono i sindaci di Terralba, Marrubiu, San Nicolò d'Arcidano, Arborea e Uras (un territorio con una popolazione di oltre 25 mila abitanti) rimarcano l'importanza economica e sociale che il poligono di Capo Frasca ha avuto in questi ultimi trent'anni nel circondario. E in ogni caso ritengono che prima di ogni richiesta ufficiale sia indispensabile avviare un incontro di servizio fra istituzioni, personale dipendente e associazioni di categoria.
    Terralba. Il più contrariato dalla proposta del sindaco di Cabras si rivela il primo cittadino di Terralba Gian Pietro Pili: <<Dico "no" alla chiusura di Capo Frasca, cosa come l'avevo rimarcato a Tanca Marchesa nell'incontro fra i pescatori e il sottosegretario alla Difesa Salvatore Cicu per le servitù militari nel territorio - sottolinea Pili - I vari problemi che da tempo attanagliano il comparto pesca (cormorani, inondazioni, inquinamento e concorrenza di prodotti ittici esteri a basso costo) non derivano certo dalla presenza dei militari a Capo Frasca. E' giusto che il poligono tenga conto delle esigenze dei pescatori, ma chiuderlo servirebbe solo ad aggiungere ulteriori problemi alla già delicata situazione economica del territorio>>. Gian Pietro Pili, conclude: <<Il mio pensiero non è comunque dettato solo da esigenze economiche, ma anche dall'orgoglio istituzionale di avere nel nostro territorio un ente militare con cui in questi anni abbiamo avuto un importante interscambio sociale e culturale>>.
    Arborea. Completamente d'accordo con Gian pietro Pili si mostra il sindaco di Arborea Bepi Costella: <<Ma che vogliamo fare come a La Maddalena, che prima voleva la chiusura della base militare e adesso sta piangendo disperata? - domanda il primo cittadino arborense - I problemi dei pescatori non sono di certo derivanti dalla presenza dei militari>>.
    Marrubiu. Il sindaco di Marrubiu Egidio Loi sottolinea: <<Stiamo attenti a non creare ulteriori problemi occupazionali proprio in un momento di grande crisi - dice Loi - In ogni caso prima di qualsiasi richiesta ufficiale è necessario chiedere alla popolazione il suo parere, valutando attentamente i pro e i contro dalla chiusura del poligono>>.
    Uras. Il sindaco di Uras, Aldo Rizzetto, commenta: <<Non scordiamoci che a Capo Frasca vi lavorano tantissimi militari e civili residenti nei nostri comuni e che con l'eventuale chiusura del poligono rimarrebbero senza lavoro e nella migliore ipotesi verrebbero trasferiti in altre sedi anche lontane da casa. Inoltre - sottolinea Rizzetto - non scordiamoci quanto sia importante avere militari preparati per il controllo e la difesa dell'Italia>>.
    Arcidano. Infine il sindaco di Arcidano Emanuele Cera: <<Ritengo che prima di formulare qualsiasi richiesta di chiusura si debba avere un progetto occupazionale alternativo enon penalizzante per chi lavora a Capo Frasca>>.
    A Capo Frasca (fra la sezione poligono dipendente da Decimomannu e la squadriglia Radar dipendente dal comando Squadra Aerea) lavorano un centinaio di militari e una trentina di civili. L'indotto lasciato nel territorio è invece valutato in circa dieci milioni di euro annui.
    Antonello Loi

    il secondo articolo è questo:

    Dossier regionale. Rapporto sulla salute della popolazioni che vivono in aree industriali e militari

    Record di linfomi a La Maddalena e a Portoscuso rischiano i neonati
    Chi abita nell'arcipelago si ammala del tumore “non Hodgkin” il 178 per cento in più della media regionale

    Nella zona del Sulcis il cancro ai polmoni fa strage In 4 anni sono morti dieci bambini per malattie varie



    testo:
    Sei morti e trentasette ricoverati in soli tre anni. Chi abita a La Maddalena (appena 11 mila persone) si ammala del linfoma “non Hodgkin” in una
    quota che supera del 178 per cento la media regionale di questa malattia: una malattia che tra le sue possibili cause ha la radioattività. Nell'area di
    Portoscuso, invece, sono i tumori polmonari a far strage: le morti superano del 62 per cento la media sarda, i ricoveri del 62 per cento. Ma il dato ancor più drammatico riguarda i neonati: tra il 1997 e il 2001 dieci
    bambini sono volati in Cielo (per malattie varie) prima di
    spegnere la prima candelina, con un eccesso dell'85 per cento
    rispetto alla mortalità in Sardegna per quella fascia di età.
    Spostandoci a Porto Torres, scopriamo che le malattie respiratorie
    colpiscono in media per il 37 per cento in più rispetto
    al resto della regione. Questi e molti altri dati sono stati presentati ieri a Cagliari: sono contenuti nel “Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni
    residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Regione
    Sardegna”. Si tratta di un lavoro voluto dall'assessorato
    alla Sanità e svolto da un pool di medici, statistici e giuristi
    che il ministero della Salute mette a disposizione delle Regioni.
    «Per la prima volta dopo Il fatto del giorno lustri di inerzia - ha spiegato
    l'assessore Nerina Dirindin - la Regione compie uno studio
    completo». Tre, per la Regione, le zone dove i rischi per la
    salute sono alti, troppo alti: La Maddalena, poi Portoscuso e
    Porto Torres e i centri vicini a questi due poli industriali. Nell'arcipelago
    sono altissime anche le quote di tumori legati all'amianto e di cancro alla vescica, che supera del 121 per cento la media sarda. La ricerca
    ha interessato anche le aree minerarie, poi Teulada, l'Ogliastra e il Sarrabus nei pressi del poligono di Quirra, il distretto del sughero attorno a Tempio e le città di Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano e Olbia, dove sono emerse patologie in linea con quelle riscontrabili nelle grandi aree urbane.

    Marco Mostallino
    marco. mostallino@gds.sm


    allora :


    vi va di mettervi ?

    lo so che sembra strano, ma vediamo di rendere produttivo il forum, nel senso di creare qualcosa che poi vada su RDS, così mentre discutiamo creiamo.
    L

  2. #2
    w i punkillonis
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    il focus dell'articolo potrebbe essere " mentre i sindaci dell' oristanese vogliono le basi, in Sardegna si muore"

  3. #3
    Bidda de Macumere
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    Citazione Originariamente Scritto da Lutzianu
    il focus dell'articolo potrebbe essere " mentre i sindaci dell' oristanese vogliono le basi, in Sardegna si muore"

    Sarebbe utile riuscire a valutare proprio l'impatto in termini monetari dei problemi sanitari connessi all'occupazione. Tanto se alla gente non gli fai capire mostrandogli il portafogli quanto gli costa non capisce. Se poi si aggiungono sindaci interessati solo a sistemare i propri familiari in posti "sicuri". Mettiamo pure noi sardi che scempi (vedi Pistis) ne abbiamo compiuto!!!!

    La conformazione geologico-naturalistico del comprensorio che comprende Capo Frasca, le zone umide di Marceddì e il monte Linas questa è la vera ricchezza sempre feconda se sfruttata in modo ideale........ ma figurati se a Roma e ho l'impressione pure a molti di Cagliari interessa a qualcuno.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Lutzianu
    il focus dell'articolo potrebbe essere " mentre i sindaci dell' oristanese vogliono le basi, in Sardegna si muore"
    Io lascerei stare i sindaci, si rischia quasi di "criminalizzare" le loro prese di posizione che poi, a ben vedere, sono dettate dalla disperazione. Mi viene alla mente quel sindaco di un paese del nord Sardegna che, spalleggiato dai suoi compaesani, inscenò manifestazioni per non consentire lo "spostamento" della provinciale che attraversava il paese, dividendolo in due e causando morti, feriti e inquinamento, in quanto qualche automobilista ogni tanto si fermava a consumare un panino, un caffè o a comperare dei dolci nei locali del paese ...

    Sono d'accordo sul fatto che si debba denunciare il problema delle morti legate alla presenza delle basi ma, a mio modo di vedere, serve a ben poco se non si accompagna alla richiesta di un progetto occupazionale alternativo che dia speranza per il futuro. Non mi sembra che nelle parole di questo sindaco, ci sia chiusura al dialogo:

    "Arcidano. Infine il sindaco di Arcidano Emanuele Cera: <<Ritengo che prima di formulare qualsiasi richiesta di chiusura si debba avere un progetto occupazionale alternativo e non penalizzante per chi lavora a Capo Frasca>>."


    Punterei l'attenzione sul fatto che la Regione dovrebbe chiedere lo smantellamento delle basi per i motivi politici e non che conosciamo ma, nello stesso tempo, approvare una legge speciale per quelle zone in grado di garantire un piano credibile di sviluppo tale da attirare investimenti (non i grossi potentati economici) e, nello stesso tempo, creare le infrastrutture necessarie.

  5. #5
    no parri berus
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    De sa Marmilla Po s'Indipendentzia de sa Natzioi Sadra!
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    Uras. Il sindaco di Uras, Aldo Rizzetto, commenta: <<Non scordiamoci che a Capo Frasca vi lavorano tantissimi militari e civili residenti nei nostri comuni e che con l'eventuale chiusura del poligono rimarrebbero senza lavoro e nella migliore ipotesi verrebbero trasferiti in altre sedi anche lontane da casa. Inoltre - sottolinea Rizzetto - non scordiamoci quanto sia importante avere militari preparati per il controllo e la difesa dell'Italia>>.

    da vomito . perchè sicuramente tutti questi ''militari'' che si arruolano stanno pensando ad essere preparati per il controllo e la difesa dell italia .
    lo sappiamo bene tutti che dal sud italia e purtroppo anche dalla nostra sardegna quelli che si arruolano lo fanno perchè non c'è nulla da fare e l'unico stipendio sicuro è arruolarsi.

    purtroppo anche sbattendo in faccia questi dati allarmanti molte persone fanno finta di niente .la gente muore e si ammala e troppi ancora fanno finta di niente, e chi ha avuto e chi ha il potere di fare qualcosa e non lo ha fatto è persona da condannare
    sa libertade de tottusu !

  6. #6
    Ayò!!!
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    Emancipate yourselves from mental slavery, none but ourselves can free our minds...
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    da vomito . perchè sicuramente tutti questi ''militari'' che si arruolano stanno pensando ad essere preparati per il controllo e la difesa dell italia .
    lo sappiamo bene tutti che dal sud italia e purtroppo anche dalla nostra sardegna quelli che si arruolano lo fanno perchè non c'è nulla da fare e l'unico stipendio sicuro è arruolarsi.


    Pur senza entrare nel merito delle motivazioni, giuste o meno, di queste persone, non credo che limitare tutto a "lo fanno perchè non c'è nulla da fare e l'unico stipendio sicuro è arruolarsi" alla fine sia costruttivo. Io stesso a 20 anni, se ne avessi avuto la possibilità, sarei rimasto sotto le armi e non perchè sia un guerrafondaio o solo perchè era un lavoro sicuro. Mi affascinava la cosa punto e basta. Poi col tempo le cose si possono anche vedere sotto diversi punti di vista. Del resto non si può cancellare con un colpo di spugna 150 anni di orientamento del pensiero in una sola direzione.
    Ciò nonostante trovo giustissimo che i poligoni e le varie basi, soprattutto quelle a rischio (accertato o meno) vengano chiuse o ridimensionate/riqualificate. E' altrettanto vero che non si può mandare a casa la gente anche nel nome della più giusta delle cause. Credo, preventivamente, sia necessario oltre che creare una sensibilizzazione, la più capillare possibile, creare delle alternative possibili e non provvisorie, come diceva, giustamente, anche Perantoni.

    Massimo

  7. #7
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    bene meda, allora le idee che sono uscite sono tre :

    comparazione dei costi sanitari con i benefici ocupazionali
    progettazione di un piano di occupazione alternativo da parte della regione
    emergenza salute e indifferenza.

    mi sembrano tutte e tre valide, adesso proviamo a buttare giù un pezzo ?

    o delle proposte ?

  8. #8
    w i punkillonis
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    salude Barrosu, aggiungiamo un segno al punto 1

    Citazione Originariamente Scritto da Lutzianu
    bene meda, allora le idee che sono uscite sono tre :

    2-comparazione dei costi sanitari con i benefici ocupazionali
    1-progettazione di un piano di occupazione alternativo da parte della regione
    1-emergenza salute e indifferenza.

    mi sembrano tutte e tre valide, adesso proviamo a buttare giù un pezzo ?

    o delle proposte ?

  9. #9
    w i punkillonis
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    Questione inquinamento e colonizzazione.

    Dopo la pubblicazione del "Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Regione" da parte dell' Assessorato all'ambiente orami anche gli ultimi dubbi si dissolvono. La Sardegna, a causa delle scelte sconsiderate, del suo status di colonia e della incapacità della classe politica autonom-unionista è stata condannata a morte. Una morte silenziosa che uccide i figli i nipoti, le madri. Uccide il bene più prezioso: gli affetti. Ma non solo. Li uccide due volte perchè queste morti rimangono sepolte nell' indifferenza. Sfregiate dai gesti mancati, obbligate a essere taciute. Questo ci dice il Rapporto. Ma la situazione è complessa e sarebbe un errore limitarci a osservare i dati, come per esempio il 178% in più della media natzionale sarda dei linfomi “non Hodgkin" nel comune di La Maddalena. Infatti i numeri si scontrano con la disocupazione e l'impoverimento di alcune aree che a lungo andare hanno portato alla dipendenza economica da base militare o da industria altamente inquinante. Ed è per questo motivo che per molti la dismissione o la riconversione di basi e impianti deve essere accompagnata alla richiesta di un progetto occupazionale alternativo che dia speranza per il futuro. Ma allargando la questione sarebbe utile riuscire a valutare anche l'impatto in termini monetari dei problemi sanitari connessi all'occupazione. Alcuni amministratori locali del Oristanese hanno chiesto che la base di Capo Frasca non venga dismessa, adducendo però a volte dei motivi quanto meno strani : per esempio il sindaco di Uras Aldo Rizzetto dichiara sull' Unione Sarda <<Non scordiamoci che a Capo Frasca vi lavorano tantissimi militari e civili residenti nei nostri comuni e che con l'eventuale chiusura del poligono rimarrebbero senza lavoro e nella migliore ipotesi verrebbero trasferiti in altre sedi anche lontane da casa. Inoltre non scordiamoci quanto sia importante avere militari preparati per il controllo e la difesa dell'Italia>>. L'idea che i Sardi siano carne da cannone per la difesa degli italiani è il prodotto di anni di rettorica sul rapporto Sardegna-Italia e pur essendo vero che molti sardi si arruolano atrattati dal fascino della divisa, è innegabile che la stragrande maggioranza lo fa per trovare un lavoro sicuro.



    apo provau a fai unu iscritu cun sa sintesi de cussu chi ais nau, poninde puru crachi cosa de a mimi.

    mancant sa fine, le conclusioni, chi suntis sa parte prus tosta.

    corrggete, aggiungete, togliete, ritocatte che poi lo pubblichiamo come "arrejonadas da su forum de iRS".

    salude
    L

  10. #10
    Meda sabios paris
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    Citazione Originariamente Scritto da Lutzianu
    Questione inquinamento e colonizzazione.

    Dopo la pubblicazione del "Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Regione" da parte dell' Assessorato all'ambiente orami anche gli ultimi dubbi si dissolvono. La Sardegna, a causa delle scelte sconsiderate, del suo status di colonia e della incapacità della classe politica autonom-unionista è stata condannata a morte. Una morte silenziosa che uccide i figli i nipoti, le madri. Uccide il bene più prezioso: gli affetti. Ma non solo. Li uccide due volte perchè queste morti rimangono sepolte nell' indifferenza. Sfregiate dai gesti mancati, obbligate a essere taciute. Questo ci dice il Rapporto. Ma la situazione è complessa e sarebbe un errore limitarci a osservare i dati, come per esempio il 178% in più della media natzionale sarda dei linfomi “non Hodgkin" nel comune di La Maddalena. Infatti i numeri si scontrano con la disocupazione e l'impoverimento di alcune aree che a lungo andare hanno portato alla dipendenza economica da base militare o da industria altamente inquinante. Ed è per questo motivo che per molti la dismissione o la riconversione di basi e impianti deve essere accompagnata alla richiesta di un progetto occupazionale alternativo che dia speranza per il futuro. Ma allargando la questione sarebbe utile riuscire a valutare anche l'impatto in termini monetari dei problemi sanitari connessi all'occupazione. Alcuni amministratori locali del Oristanese hanno chiesto che la base di Capo Frasca non venga dismessa, adducendo però a volte dei motivi quanto meno strani : per esempio il sindaco di Uras Aldo Rizzetto dichiara sull' Unione Sarda <<Non scordiamoci che a Capo Frasca vi lavorano tantissimi militari e civili residenti nei nostri comuni e che con l'eventuale chiusura del poligono rimarrebbero senza lavoro e nella migliore ipotesi verrebbero trasferiti in altre sedi anche lontane da casa. Inoltre non scordiamoci quanto sia importante avere militari preparati per il controllo e la difesa dell'Italia>>. L'idea che i Sardi siano carne da cannone per la difesa degli italiani è il prodotto di anni di rettorica sul rapporto Sardegna-Italia e pur essendo vero che molti sardi si arruolano atrattati dal fascino della divisa, è innegabile che la stragrande maggioranza lo fa per trovare un lavoro sicuro.



    apo provau a fai unu iscritu cun sa sintesi de cussu chi ais nau, poninde puru crachi cosa de a mimi.

    mancant sa fine, le conclusioni, chi suntis sa parte prus tosta.

    corrggete, aggiungete, togliete, ritocatte che poi lo pubblichiamo come "arrejonadas da su forum de iRS".

    salude
    L
    Si keres esse malu podes narrer puru ki custos sindigos si cuana in dasegus de sas bases militares po cuare sa mandronia e incapatzidade issoros de isviluppare, e tando dare atteras possibilidades de trivagliu, a sa zente de sas biddas in kistione......
    Troppu codomu....nariat Benito...Urgu!

 

 
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