"Caro direttore, in California, nel braccio della morte, c'è un uomo che fino a martedì aspetterà la grazia dal governatore, un signore noto ai più come Terminator".
non fosse tragico ci sarebbe da ridere![]()


"Caro direttore, in California, nel braccio della morte, c'è un uomo che fino a martedì aspetterà la grazia dal governatore, un signore noto ai più come Terminator".
non fosse tragico ci sarebbe da ridere![]()
Originariamente Scritto da Alberich
caro direttore,in california,ci sono delle VITTIME che aspettano giustizia.
so che non sarà popolare questa mia lettera,ma la prego di ricordare a tutti coloro che le scrivono per impietosirla,che ad ogni uomo chiuso nel brqccio della morte,ci sono uomini ,donne e bambini,che piangono qualcuno ucciso da un assassino.


beh, questo non c'entra nulla. la pena di morte e la vendetta nulla hanno a che fare con la giustizia.
tua opinioneOriginariamente Scritto da Alberich
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anche la tua è tua opinione![]()
no,è diritto naturaleOriginariamente Scritto da Alberich
Ogni volta che si affronta il tema della pena di morte mi torna in mente il discorso che feci per la Festa della Toscana, all'epoca in cui ero consigliere comunale, al gran consiglio (così lo chiamavo) riunito al gran completo per l'occasione di fronte alla cittadinanza...visto che l'ho appena ritrovato nel mio pc, ve lo ripropongo...in vita mia ho cambiato idee molte volte sulle cose più disparate, dalle più sciocche alle più importanti...ma su questo tema sono da sempre assolutamente irremovibile e da sempre dico NO alla pena di morte.
La scelta della giornata odierna per la Festa della Toscana è dovuta al fatto che il 30 novembre del 1786 il Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, emanava la Legge di Riforma Criminale, al cui art. 51 veniva abolita per la prima volta al mondo la pena di morte.
Nel 1764, la pubblicazione del libro “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, stimolò una generale riflessione sul sistema penale allora vigente, ma l’unico che, oltre ad una mera riflessione, ebbe il coraggio di mettere in pratica le idee del Beccaria fu Leopoldo I, appunto con la legge del 30 novembre del 1786. Per la precisione, le disposizioni abrogative della pena di morte rimasero in vigore solo quattro anni, perché nel 1790 egli ristabilì con un editto la reintroduzione di questa pena inizialmente solo contro ribelli e sollevatori e poi in seguito anche per altri reati.
Ma perché inizia questa festa della Toscana solo a partire da quest’anno? Nulla a che vedere con il Giubileo, l’iniziativa nasce a seguito della mozione n. 20 del 20.06.2000 presentata dal Consigliere Regionale Alfonso Lippi, mozione relativa all’adesione del Consiglio Regionale della Toscana alla campagna contro la pena di morte promossa da Zapping e Amnesty International. Lo stesso Lippi, chiedeva al Presidente della Regione Toscana di dedicare una giornata straordinaria del Consiglio a questi temi, anche per sensibilizzare l’opinione pubblica di fronte all’imminente esecuzione di Bernabei, di origine toscana, che stava per essere eseguita negli Stati Uniti, esecuzione che come tutti sappiamo, è purtroppo avvenuta.
Nonostante la singola mozione sia stata firmata dal gruppo consiliare dei DS, essa è stata fatta propria ed approvata da parte di tutto il Consiglio Regionale, nessun gruppo politico escluso. Mi sembra importante sottolinearlo, così come mi sembra fondamentale affermare senza possibilità di smentita che qui, oggi, nel nostro Consiglio Comunale non esiste una maggioranza e da una minoranza, esiste solo il Consiglio nella sua interezza…
In verità su un tema come questo la sfera della politica c’entra poco e sarebbe incomprensibile e inaccettabile se una forza politica volesse arrogarsi il merito di aver sollevato la questione. Si tratta, infatti, di una questione che investe la sfera morale.
Quando ci troviamo a discutere di determinati argomenti, dal più serio al più faceto, con altre persone e quando ci rendiamo conto di avere opinioni discordanti, spesso nulla resta da fare o da dire se non prendere atto che alla fine della discussione ciascuno resterà della propria opinione. Se io dico, ad esempio, ad una persona che tifa per una certa squadra di calcio che io al contrario tifo per un’altra, ci potranno in proposito essere varie battute da scambiare, ma al di là di questo nulla più. Tifare per la propria squadra è spesso istintivo, nessuno sano di mente potrà mai pensare di poter contribuire con la propria opinione a far cambiare idea all’altro. Sull’istinto, c’è poco da fare. Questo esempio, che può apparire molto fuori luogo se rapportato all’argomento odierno, è utile a capire che quelle due persone che stanno parlando di calcio sono in verità accomunate da un comune “sentire” diverso solo qualitativamente.
Facciamo un altro esempio. Un razzista ed il suo rivale, pure se sembrano molto lontani l’uno dall’altro, non possono che essere d’accordo sul fatto che la discriminazione razziale è in ultima analisi inegalitaria: in realtà quelle due persone divergono sul considerare giusta o ingiusta questa pratica. Insomma il loro disaccordo poggia su una convinzione morale, non certo su una prova empirica.
Spesso nei discorsi sulla pena di morte, nei discorsi che vengono fatti dalla gente, si ritrova un atteggiamento mentale “rinunciatario”, un atteggiamento mentale che si ferma solo alla superficie della questione. Insomma, troppo spesso, ci si limita a prendere atto che l’altro la pensa in modo diverso.
Considero questo atteggiamento molto di più che una “rinuncia”: arrendersi di fronte a chi, ancora oggi, si dichiara a favore della pena di morte, ritenendo questa opinione un qualcosa di istintivo, o peggio una convinzione morale, equivale ad acquiescenza, ad accondiscendenza.
In verità la pena di morte è un atto definitivo. L’uguaglianza e la libertà si possono “ristabilire”. La vita, purtroppo, non si può restituire. Non c’è atteggiamento, istintivo o morale che sia, che possa far considerare un atto di “giustizia” togliere la vita a qualcuno.
Sarebbe bello se potesse bastare recitare a memoria la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo o, tanto per non andare troppo lontano, la nostra Costituzione, di fronte a colui che dice: “L’unica soluzione possibile di fronte al pedofilo, al pluriomicida, al reo di efferrati delitti è la pena di morte…”.
Purtroppo non bastano tali Carte Fondamentali. E’ davvero sconsolante dirlo, ma è così…La mancata funzione deterrente della pena capitale, il crollo della convinzione – dimostrato scientificamente – che i metodi per eseguirla siano “indolori”… tutto questo non basta ad evitare l’aumento di coloro che si dicono a favore.
Eppure, la stessa nozione, “pena di morte” è di per sé una contraddizione in termini se è vero che ogni pena deve avere come finalità sua propria la rieducazione e la risocializzazione del reo. Un filosofo del diritto penale, il Maggiore, ha espresso una considerazione semplicissima. Se la pena deve tendere alla emenda del reo e ammettiamo la pena di morte, ci sono solo due possibilità: o lo uccidiamo subito, ma allora non gli diamo il tempo di redimersi, o lo uccidiamo dopo un po’ e allora è probabile che la morte sia inflitta quando il soggetto si è già redento. In entrambi i casi la pena di morte non è propriamente una pena, ma una uccisione. Al di là di quelli che possono essere i valori cattolici, la pena di morte quindi non è una pena: essa non svolge la funzione tipica, non risocializza, non redime.
Certo, mi si potrà dire: “ma perché, allo stato attuale il carcere risocializza?” No, purtroppo no. Anzi, colui che subisce il carcere senza che possa essere definito come persona socialmente pericolosa, spesso con il carcere lo diventa. Ma questo è un altro problema. Il fatto che la pena detentiva non sia in grado di svolgere allo stato attuale la funzione che le appartiene, ossia quella del reinserimento, non significa che tale funzione non sia la sua base e la sua giustificazione.
Ciò che distingue le società civili dalle altre, non è solo la capacità di darsi delle regole, delle leggi, è soprattutto quello di darsi delle leggi che tutti un giorno sanno di dover applicare non solo agli altri, ma anche a se stessi. Difficilmente coloro che si ritengono a favore della pena di morte pensano seriamente che, ove questa vi fosse, potrebbe essere effettivamente applicata nei confronti della loro persona.
Io ritengo che l’unico modo davvero efficace per combattere l’estendersi dei sostenitori della pena di morte possa essere solo quello di riformare davvero la giustizia. Le idee estreme, com’è quella di ricorrere alla morte, attecchiscono là dove non c’è una efficace prevenzione dei reati, là dove non c’è certezza della pena.
Ne consegue, a mio parere, che non basta ritrovarci tutti qui dentro a “testimoniare” contro la pena di morte. E’ importante certo, ma non sufficiente. La gente ha perso fiducia nella capacità dello Stato di combattere il crimine… la gente ha paura perché il crimine continua a dilagare e la paura, come è noto, genera “mostri”. E’ nella paura e nella insicurezza che idee come la pena di morte trovano fertile terreno di crescita. Il modo più efficace per combatterla è quello di intervenire sulla paura e sulla insicurezza della gente, facendo sentire che lo Stato è davvero in grado di garantire con la sua presenza la convivenza sociale.
tutto il ragionamento è viziato,come al solito,da una mancanza.Originariamente Scritto da Alessandra
la mancanza del soddisfacimento di un risarcimento morale per coloro che hanno avuto cari vittime di omicidio.
come al solito,si dimentica la sofferenza in nome di un non ben precisato obiettivo di rieducazione
Originariamente Scritto da itloox
Io adoro i miei vizi di ragionamento, soprattutto quando sono così viziati come questo.
Originariamente Scritto da Alessandra
peccato che siano vizi sempre a favore dei colpevoli e non tengano mai conto delle vittime![]()
come direhi muore giace,chi vive si dà pace.sennò s'attacca
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