Siam tre piccoli scimmiottin
Sul minuscolo putiferio inter-ghet a proposito dell’Iran. Intendiamoci gli iraniani hanno le loro buone ragioni ma…
…sbagliano a prendersela quelli che fremono, s’indignano e si strappano i capelli quando si fa notare che l’Iran è una potenza regionale e non l’avamposto di un fronte ideale che non esiste. E che semmai esistesse s’impernierebbe su Mosca. Torneremo i prossimi giorni sulla questione-fata/morgana di un presunto scontro mondialista-antimondialista che viene qua e là immaginato mentre si assiste invece solo ad una lineare partita di risiko.
Con le mie puntualizzazioni su Teheran mi ero ripromesso innanzitutto di far notare che ci si lascia ipnotizzare costantemente da una realtà che non è mai come appare.
La realtà nuda è ben diversa e molto meno aulica di quanto i puristi per interposto eroe si ostinano a disegnare.
In certi casi è anche schifosa (guarda la partecipazione alle repressioni in un paese invaso dal “Grande Satana” al quale la ragion di stato ha consigliato gli ayatollah di essere momentaneamente alleati). In ogni caso è machiavellica e cinica (come abbiamo ampiamente esposto nei nostri articoli e anche oggi ribadiamo su noreporter). Se vogliamo giocare a ping-pong siamo in grado di trovare ogni giorno una “sbavatura” iraniana che comprova quanto poco entusiasmante sia questa potenza che ha deciso di giocare alla Piccola Urss. Ma non è questo il mio intento. Non ho voluto scatenare una campagna anti-iraniana, l’hanno presa per tale solo quelli che, un po’ come i comunisti degli anni Sessanta, vivono di mitizzazioni lontane.
Intendiamoci, anche quelle “mitizzazioni lontane” hanno una valenza positiva, in quanto rendono coesi e corazzati quelli che da soli, di per sé, sono piccoli. Tuttavia allora quel fideismo sfociava nel sostegno ad un grande partito (che comunque se anche “veniva di lontano” alla fin fine sarebbe andato a farsi fottere). In assenza di un simil partito, che comunque le sperperò, le “testimonianze di Jeohwa” sono solo tempo perso ed energie annullate: patologie.
Pertanto volevo e voglio rammentare che si può – anzi si deve – sostenere qualsiasi paese che si trovi in rotta di collisione con la prepotenza americano/israeliana. Quando lo sia e lo sia veramente. Non si deve però in alcun caso idealizzare questo o quel paese, visto che, nessuno escluso, tutti hanno sempre perseguito e perseguono i propri interessi e non una guerra ideale che sta solo nelle teste di pochi emarginati della politica e talvolta sulle bocche dei governanti “canaglia” le cui lingue, da sei decenni a questa parte, raramente non sono anch’esse biforcute.
Si difenda pure l’Iran dagli eventuali attacchi futuri. Per non sembrare socialisti passati ai DS alla caduta di Craxi si abbia però il buon gusto di attendere a esaltare quella parte che gioisce mentre Saddam viene processato. E non solo: sostiene politicamente e militarmente i suoi aguzzini. Il buon gusto e la dignità impongono quantomeno di attendere. Poi, con la fredda capacità analitica di chi sa distinguere il sostegno dell’altro dalla sua idealizzazione, è corretto “tifare” anche per costoro. Senza però lasciarsi abbacinare e turlupinare dalle nostre auto/ipnosi.
Si sia, insomma, uomini liberi, franchi, coraggiosi, capaci di guardare negli occhi la medusa senza restarne impietriti. Si sia esenti da isterie e patologie e non si attribuiscano significati eccessivi a qualsiasi soggetto si sia scelto come surrogato alla nostra impotenza, inerzia e incapacità.
Questo era, e permane, il senso della mia pro/vocazione sul guazzabuglio iraniano.
Si aggiunge a questo la mia presa di distanza dal costrutto valoriale e civilizzatore della teocrazia iraniana. La confermo. Alcuni ritengono eccessiva, fuorviante o imprecisa la qualifica di “oscurantista” che ho dato a quel sistema. Il quale s’impegnerebbe in certi settori evolutivi, quali l’educazione e l’integrazione femminile. Sia, non intendo aprire una polemica su questo punto, anche se non sono del tutto convinto. Chiarisco che non è comunque in ciò che si definisce ai miei occhi l’ “oscurantismo” né quel che gli contrappongo (l’ideale elleno/romano di Civiltà). Uno stato guidato da un clero del libro che, senza mediazione alcuna, impone divieti e precetti, che stabilisce come si vive e dunque teologizza il privato, per alcuni sarà anche tradizionale. Per me è ossessivamente ed eccessivamente oscurantista.
Ciononostante parteggio per esso quando è minacciato dal di fuori. Quando lo è.


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