Minacce e lusinghe. E' una manovra poco pulita quella che la Cdl starebbe esercitando sul presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per costringerlo a firmare la legge elettorale. A denunciarlo è Romano Prodi durante la conferenza stampa, nell'aula della commissione Difesa di Palazzo Madama, tutta dedicata alla riforma in senso proporzionale che mercoledì con ogni probabilità verrà varata dal Senato.
L'attacco del Professore è pesante, perché coinvolge se pur indirettamente l'inquilino del Quirinale, ed è inoltre condito dalla promessa che in caso di vittoria elettorale dell'Unione questa «legge anti-patriottica e anti-costituzionale» verrà cancellata con il ripristino del sistema maggioritario.
«Cinque anni fa questa stessa maggioranza - ruggisce Prodi - che allora era opposizione gridò con tutta la forza di cui era capace che mai e poi mai avrebbe accettato una riforma della legge elettorale imposta dalla maggioranza di allora. E che mai e poi mai il presidente della Repubblica avrebbe potuto promulgare una legge elettorale approvata contro l'opposizione». Di seguito il leader dell'Unione osserva che «queste medesime forze politiche sembrano pretendere ora, con minacce neppure molto velate che talvolta si alternano a lusinghe neppure troppo eleganti che il presidente della Repubblica assicuri senza indugio la promulgazione di una legge di comodo, adottata dalla sola maggioranza nel suo evidente e miope interesse di bottega e per suo esclusivo interesse di parte».
Un affondo che provoca l'immediata reazione della Cdl. E' in particolare, quel passaggio su Ciampi, che scatena il Polo. Replica Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia: «Ancora una volta - afferma in una nota l'esponente azzurro - torniamo ad invocare un giurì d'onore per stabilire il grado di veridicità delle gravissime dichiarazioni rese da Romano Prodi». «Sono - prosegue Bondi - affermazioni talmente incredibili delle quali il professor Prodi dovrà rendere conto al più presto di fronte al Parlamento e al paese».
IL RUOLO DI CIAMPI - L'ex presidente della Commissione europea spiega anche perché finora non ha chiamato in causa Ciampi sulla legge: «Non ho per nulla tirato in ballo il Presidente della Repubblica, non abbiamo voluto fare appelli al Presidente della Repubblica per il grande rispetto del suo ruolo, ma abbiamo dovuto esprimere le ragioni per cui riteniamo questa legge non seria e sbagliata dal punto di vista costituzionale».
RUTELLI: PASSO INDIETRO- Della legge elettorale ha parlato, ai microfoni del Tg1, anche Francesco Rutelli, che l'ha definita «un grande passo indietro». «Gli elettori contano molto di meno non scelgono più chi eleggono e il Parlamento vedrà maggioranze molto più risicate e ostaggio dei partiti minori, anziché stabilità e governabilità», ha aggiunto il presidente della Margherita.
13 dicembre 2005




Minacce e lusinghe. E' una manovra poco pulita quella che la Cdl starebbe esercitando sul presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per costringerlo a firmare la legge elettorale. A denunciarlo è Romano Prodi durante la conferenza stampa, nell'aula della commissione Difesa di Palazzo Madama, tutta dedicata alla riforma in senso proporzionale che mercoledì con ogni probabilità verrà varata dal Senato.
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