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  1. #1
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    Predefinito libertà - per Pfb ed altri

    spero di non andare off topic.
    Mi servirebbe un buon (iper)testo breve (tre o quattro pagine) sulla storia dell'idea di libertà, per appoggiare una conferenza che darò tra qualche giorno.
    Lo potete postare qui direttamente.

    Spero nell'aiuto di Pfb o in chiunque altro abbia sottomano un articolo.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Re: libertà - per Pfb ed altri

    In Origine Postato da Felix
    spero di non andare off topic.
    Mi servirebbe un buon (iper)testo breve (tre o quattro pagine) sulla storia dell'idea di libertà, per appoggiare una conferenza che darò tra qualche giorno.
    Lo potete postare qui direttamente.

    Spero nell'aiuto di Pfb o in chiunque altro abbia sottomano un articolo.

    saluti
    Felix,
    E' impresa improba,si tratta infatti di storicizzare sia il significato del concetto di libertà nelle varie epoche storiche in occidente sia più in generale nelle culture a noi vicine.
    Ti segnalo alcune pagine di un libro"Bisanzio e la sua civiltà" scritto da uno storico russo,A.P.KAZHDAN,delcapitolo "i rapporti sociali",paragrafo- concezione della società-da pag.42 a pag.45.
    Qui alcuni stralci:
    --I bizantini(siamo nell 'XI sec.),quando parlavano dei loro servi,non facevano molta differenza tra servi l i b e r i e schiavi.
    La suddivisione tra liberi e schiavi venne gradualmente sostituita con quella tra servi(indipendentemente dalla posizione di schiavo o libero) e signore.
    Nella terminologia di Simeone teologo,schiavo e garzone sono due parole equivalenti.------
    La scomparsa di un confine tra schiavi e servi divenne ancor più evidente quando lo stesso concetto di <libertà> assunse un nuovo contenuto.
    L'antico concetto di libertà era negativo;la libertà era la NON schiavitù,libero era colui che non era schiavo.
    La definizione bizANTINA DELLA LIBERTà RIFIUTò QUESTA FORMULAZIONE NEGATIVA E DIVENNE PIU COMPLESSA.
    Innanzitutto la libertà non venne più contrapposta alla schiavitù ma ad altre forme di dipendenza si comincio a contrapporre gli uomini liberi ai servi della gleba.Successivamente al concetto di libertà venne dato un altro contenuto,quello di una categoria positiva.
    Michele Attaliata scriveva che Niceforo III liberò tutti gli abitanti della terra bizantina dal terrore dei tributi e li rese veramente liberi.
    Il sovrano non aveva ottenuto questo risultato con la consegna dell'anello o dando lo schiaffetto rituale(gesti simbolici con i quali si concedeva la libertà) ma aprendo le casse del suo erario e concedendo ai sudditi generose donazioni in denaro.
    La vera libertà per Attaliata è percio la libertà dal terrore che incutevano i tributi.
    E questo concetto viene espresso anche da Miche Psello Io,essere libero, non ascolto la vocce dellìesattore delle imposte".
    Etc--

    caro Felix, ti ho posto l'attenzione su una questione millenaria che sarà difficile portare a sintesi in 3 o 4 peginette.
    Comunque facci sapere come te la sarai cavata,
    buona fortuna.

  3. #3
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    Predefinito

    grazie tucidide! sono spunti interessanti, soprattutto evidenziare le differenze tra la libertà come intesa dagli "antichi" e quella dei "moderni", ed inoltre risaltare la complessità del concetto.

    Pensavo di cominciare la conferenza con una citazione da Simone Weil (La prima radice) dove definisce la libertà un "nutrimento indispensabile all'anima umana".
    Esplorare poi le differenti e talora contraddittorie accezioni dell'idea, la sua peculiarità nella tradizione occidentale, la sua incarnazione in ideali ed ideologie politiche, la sua relazione controversa o conflittiva con altre idee, ecc..

    Tema complessissimo che spero di poter riassumere in un'ora...

  4. #4
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    Predefinito

    Molto rapidamente:
    Agli inizi del settecento Bousset, il vescovo teorico delle prerogative della "Chiesa Gallicana" aveva scritto che " Tutti gli uomini nascono sudditi. ". Qualche decennio dopo i principi fondativi degli Stati Uniti d'America sancivano, invece, che tutti gli uomini nascono liberi. La libertà come "valore universale" nasce con le rivoluzioni "borghesi", mentre ancora nel medio evo le libertà erano intese come privilegi, diritti e franchigie di gruppi particolari (ad esempio corporazioni), o magari di istituzioni municipali rispetto all'Impero o alla Chiesa (o di città-stato più potenti e limitrofe), eccetera....
    Una trattazione liberale moderna sulla libertà è quella del Costant, che sul finire del secondo decennio del XIX secolo pubblicò giustappunto un saggio sulla libertà degli antichi comparata a quella dei moderni. Per il Costant, in buona sostanza, ai moderni è privata la possibilità di godere della libertà degli antichi che era fondata sulla partecipazione. Partecipazione che significava diretto e costante co-esercizio, da parte del cittadino, dei poteri collettivi (sovranità). I cittadini dell'antichità avevano tutto il tempo a disposizione e la possibilità pratica di esercitare questa libertà partecipativa. Cosa che il mondo moderno (che vede gli uomini impegnati nelle attività del commercio e delle industrie, e vede le istituzioni forzatamente più distanti dai cittadini comuni), non consente fisicamente più. Ma se Rousseau aveva, da questo dato di fatto, ricavato una critica aspara della democrazia rappresentativa, il Costant aveva pur sempre trovato il modo di valutare in modo sereno e positivo anche questa nuova possibilità di esercizio della libertà, tipica dell'epoca moderna.
    In ultima analisi, per il Costant la libertà dei moderni risulta senza dubbio superiore a quella degli antichi in quanto questa salvaguarda l'indipenza materiale e spirituale dell'individuo, e consente il dispiegamento della libertà del singolo (dal campo politico, a quello economico-sociale, a quello religioso), e non assorbe la libertà individuale in una partecipazione ad un organismo collettivo in cui, infine, l'individuo stesso si annulla abdicando alla propria autonomia.
    Ricorda inoltre il Costant che la libertà partecipativa dei cittadini antichi era fondata sulla riduzione in schiavità della grandissima maggioranza degli abitanti della Polis, in quanto senza il lavoro disciplinato di questi "animali parlanti".....non sarebbe stato possibile a poche migliaia di cittadini di passare le loro giornate a discutere degli affari dello Stato sulla piazza cittadina, partecipando ai molti privilegi dell'esercizio della sovranità.
    Ovviamente il potere di ciascuno di questi cittadini liberi della Polis antica era molto superiore a quello del moderno cittadino dell'Impero britannico, per fatti facilmente intuibili. Per l'inglese del XIX secolo si trattava di esercitare nn potere politico-sociale mediamente inferiore accanto a un'autonomia individuale enormente superiore e una, sia pur tendenziale, universalizzazione della cittadinanza.
    Da tutto ciò non deve ricavarsene che la libertà dei moderni sia senza pericoli, infatti il Costant teme che i cittadini dei nostri tempi, assorti nei loro affari, dimentichino di usare quel po' di potere e di possibilità di partecipazione che sono tutt'ora consentiti e utilizzino la delega dei poteri implicita nel sistema rappresentativo per abdicare di fatto all'esercizio dei loro concreti diritti di influire sulla determinazione della politica generale. D'altra parte chi esercita il potere ha interesse che ciò accada, che una volta scelti i delegati i cittadini si disinteressino della cosa pubblica e dello stesso agire degli eletti ......E da qui può rafforzarsi quella tendenza al dispotismo che in qualche modo ogni potere, bene o male, coltiva.
    La soluzione prospettata dal Costant è quella di non rinunciare alla partecipazione pur nella consapevolezza che la libertà dei moderni è essenzialmente....libertà come indipendenza: ossia indipendenza dal potere politico ma anche della formazione sociale intesa come "potere organico".
    Ricordo che Foustel di Coulanges, riguardo alla libertà degli antichi aveva da parte sua rilevato come, ad esempio nell'antica Roma, la libertà non era intesa come un "diritto innato dell'uomo", come per noi moderni, quanto piuttosto come l'insieme dei diritti concessi dalla legge di Roma ai cittadini. Ma già con il dispotismo imperiale e le violazioni della libertas da parte del potere pubblico, il divorzio fra la libertas stessa e la civitas fu reso inevitabile nella coscienza degli antichi, nella misura in cui i diritti, ormai tradizionali, venivano erosi e violati e il Senato stesso umiliato. Ed in Seneca comparve una prefigurazione della libertà come diritto basato sulla legge naturale, anche se tale intuizione rimase confinata alla filosofia morale senza avere il tempo di influenzare le istituzioni e la coscienza politica diffusa.
    E' probabilmente nella battaglia condotta per la libertà di coscienza religiosa, secoli dopo la caduta dell'Impero di occidente, nel clima dello scontro fra le diverse confessioni cristiane, seguito alla Riforma, che l'idea moderna di libertà si dispiega. A metà del secolo XVII Pierre Bayle aveva scritto che i sovrani non hanno il diritto di spiare le coscienze dei sudditi, potendo soltanto reprimere i "discorsi temerari", che in qualche modo insinuano la licenza e incrinano l'ordine sociale. La libertà dei moderni aveva ormai iniziato il suo lungo cammino, e oggi noi... su questi fora ne godiamo e la esercitiamo, ciascuno a suo modo, a testimonianza del suo pieno appartenere ormai alla nostra vita quotidiana.

    Saluti liberali


  5. #5
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    grazie, Pfb!

    ci sarebbe da discutere però sull'assimilazione della nozione di libertà da parte del liberalismo. Forme di libertà (antiche, moderne o non occidentali) si sono manifestate anche in altri fenomeni politici e religiosi. Inoltre non condivido l'idea che la nozione moderna di libertà come diritto di tutti sia superiore a quella antica o medievale. La non estensione universale della libertà (cioè l'esclusione di schiavi, servi, indegni e barbari) era proprio quel fattore che permetteva un godimento pieno ed intenso della libertà da parte degli uomini liberi!
    Noi appena possiamo immaginare la profondità e la ricchezza della libertà di cui godevano il cittadino greco o il nobile medievale.

    saluti

  6. #6
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    Vero è che la libertà dei signori era garantita dalla vita grama dei servi. Che questa condizione fosse "socialmente necessaria" è idea che non è estranea neppure al determinismo marxista. Che un poveraccio di Atene possa essere d'accordo con te, è da discutere, e che la libertà per tutti sia inferiore alla libertà di pochi, mi pare.....azzardato sostenerlo.

    Shalom

  7. #7
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    In Origine Postato da Pieffebi
    Vero è che la libertà dei signori era garantita dalla vita grama dei servi. Che questa condizione fosse "socialmente necessaria" è idea che non è estranea neppure al determinismo marxista. Che un poveraccio di Atene possa essere d'accordo con te, è da discutere, e che la libertà per tutti sia inferiore alla libertà di pochi, mi pare.....azzardato sostenerlo.

    Shalom
    Una libertà riservata a pochi eletti mi sembra ovvio che non può essere considerata tale

  8. #8
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    Infatti è "libertà" per pochi e schiavitù per molti.

    Shalom

  9. #9
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    di un certo interesse è quanto si può trovare sul sito della fondazione Acton....a partire dalla seguente pagina:

    http://www.acton.org/ital/research/libtrad/


    Saluti liberali

  10. #10
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    In Origine Postato da Felix
    grazie tucidide! sono spunti interessanti, soprattutto evidenziare le differenze tra la libertà come intesa dagli "antichi" e quella dei "moderni", ed inoltre risaltare la complessità del concetto.

    Pensavo di cominciare la conferenza con una citazione da Simone Weil (La prima radice) dove definisce la libertà un "nutrimento indispensabile all'anima umana".
    Esplorare poi le differenti e talora contraddittorie accezioni dell'idea, la sua peculiarità nella tradizione occidentale, la sua incarnazione in ideali ed ideologie politiche, la sua relazione controversa o conflittiva con altre idee, ecc..

    Tema complessissimo che spero di poter riassumere in un'ora...
    Felix,
    ho pensato che sull'argomento"libertà" non si è mai scritto molto nell'antichità.
    Mimsono fatto l'idea che la parola libertà avesse un peso che nessuno aveva la forza di sostenere.
    Quando se ne parla è sempre in un senso che noi nella nostra era non riusciamo a comprendere.
    Seneca nel suo libretto"La Vita Felice" ne fa cenno nel paragrafo 15 "Identificare la virtù con il piacere significa mortificare la libertà"
    Egli termina con un aforisma"Siamo nati stoo una tirannide:la libertà è l'ubbidire a Dio".
    Perchè te ne faccio cenno?
    Per richiamare la tua attenzione dei filosofi di allora per i quali la vita doveva essere vissuta per essere felice ; esi era felici se gli uomini sapevano mettere ordine nei loro appetiti,i piaceri che dovevano essere tenuti a freno con la virtù.
    La libertà non era ancora stata indagata come fonte di vita felice nè come un diritto politico.
    Da allora alcuni uomini hanno voluto sacrificare se stessi ed altri alla dea della"libertè-egalitè-fraternitè" ,alla ragione politica che è stata ed è fonte di discordia laddove non se ne riconosce la legittimità.
    Naturalmente la liobertà è argomento che dovrebbe far sorgere un interesse ma al momento vedo che molti internauti sono presi da altri interessi.

 

 
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