Iran-Olocausto: quando gli "Stati canaglia" dicono la verità
Siamo ormai al paradosso completo. E non ce ne accorgiamo.
L'Occidente pretesa "Patria dei Lumi" e dell'anti-dogmatismo non può ricercare su un argomento storico scomodo, i suoi accademici sono "vivamente sconsigliati" dal farlo (per usare un eufemismo: in realtà se lo fanno sono censurati, poi espulsi, arrestati, deportati, o, nella migliore delle ipotesi, pestati impunemente).
E dove si può dire la verità - o perlomeno cercare di risolverla? Nel famigerato Iran degli Ayatollah, quello dove secondo i gazzzettieri filo-neocon e la propaganda sionista vigerebbe la più totale privazione della libertà di pensiero, e la cultura più retriva e imbevuta di mito.
Invece imbevuti di mito siamo noi ... noi occidentali, noi con la spocchia di posssedere tutte le "virtù" razionali. Siamo in realtà - come dimostra la cappa di isteria irrazionale che copre le ricerche sull'Olocausto - perfettamente prigionieri di un conformismo e di una dittatura culturale quali se n'erano mai viste.
Perché non si può ricercare sulla reale consistenza del c.d. "Olocausto" ebraico? Perché bisogna obbligatoriamente chiudere gli occhi di fronte ai dati che sempre più smentiscono una versione ormai mummificata e affidata a "sacerdoti" di un "culto para-religioso"?
Forse perché potenti lobby e interessi ce lo impediscono minaccciandoci?
E' questa una ragione sufficiente per mettere a tacere la coscienza di chi si ritiene "libero", "indipendente", "razionale", e quant'altro, mentre invece soggiace ad un mito para-biblico che serve a chi si sente "Eletto da D-o" e superiore a tutti gli altri popoli?




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